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I carabinieri della Stazione di Soriano Calabro, supportati dai militari di Monterosso Calabro, Polia e dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Serra San Bruno, hanno eseguito questa mattina una serie di perquisizioni domiciliari.

In particolare, a Soriano, all’interno di un garage, è stato rinvenuto un bidone in plastica contenente circa 6 chilogrammi di marijuana già essiccata e confezionata in vari pacchi di cellophane, suddivisi nelle diverse grammature, pronti per essere immessi sul mercato.

Nel contempo è stata ritrovata una bilancia ed una scatola contenente varie bustine e cellophane utile per il confezionamento futuro di altro materiale.

La sostanza avrebbe fruttato un illecito guadagno di circa 60.000 euro nella vendita al dettaglio. L’attività si è conclusa, quindi, con l’arresto di due persone, Antonio Criniti, 28 anni, e Filippo De Marco, 39 anni, entrambi utilizzatori abituali del garage in questione.

Gli arrestati, espletate le formalità di rito, sono stati condotti agli arresti domiciliari in attesa delle disposizioni dell’autorità giudiziaria di Vibo Valentia mentre tutto il materiale è stato posto sotto sequestro

La sostanza stupefacente, già essiccata e pronta per essere immessa sul mercato, è stata trovata dai carabinieri dentro un bidone.

Avrebbe fruttato circa 60mila euro

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La decisione di stoppare la nomina era stata era stata adotta dal giudice del Lavoro. L’Azienda: «Le funzioni saranno esercitate dal direttore sanitario»

 

 

 

 

 

«Michelangelo Miceli, nella sua qualità di Direttore Generale facente funzioni di questa Azienda sanitaria, ha provveduto alla immediata sospensione della deliberazione n. 1313 del 23/11/2017 con la quale sono stati approvati gli atti della procedura selettiva ed è stato conferito l’incarico di direttore del Distretto sanitario unico dell’Asp di Vibo Valentia al dr Damiani Vincenzo».

Lo rende noto un comunicato dell’ufficio stampa dell’Asp di Vibo dopo la decisione del giudice del Lavoro di stoppare la nomina (ve lo abbiamo raccontato qui) lo scorso 17 giugno.

«In attesa delle determinazioni che saranno adottate dal direttore generale, Angela Caligiuri, temporaneamente assente per motivi di salute – conclude la nota -, le funzioni della direzione del Distretto sanitario unico dell’Asp di Vibo Valentia saranno esercitate dal direttore sanitario aziendale».

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Forte attenzione ha sollevato nel sistema sanitario calabrese la decisione del giudice Ilario Nasso (Tribunale di Vibo – sezione Lavoro e Previdenza), che, con provvedimento del 17 giugno, ha accolto l’istanza cautelare

 

proposta dagli avvocati Nicola Gasparro e Francesco Domenico Crescente in rappresentanza di Anna Maria Renda, dirigente medico dell’Asp vibonese che ha appunto fatto ricorso contro la nomina di Damiani.

Nel ricorso viene segnalata una serie di presunte irregolarità nella procedura di nomina

Il Giudice del lavoro, in attesa del giudizio di merito fissato per il prossimo 12 luglio, ha quindi sospeso la nomina del direttore del distretto sanitario unico dell’Asp di Vibo.

Ne ha parlato Sergio Pelaia ne il corriere della calabria.

Ecco come:

“Una nuova tegola si abbatte dunque sull’Azienda sanitaria vibonese guidata dalla dg Angela Caligiuri.

Proprio la dg aveva infatti affidato, il 23 novembre del 2017, al medico 57enne Vincenzo Damiani la guida del distretto sanitario provinciale che ha inglobato e sostituito i tre distretti di Vibo, Tropea e Serra San Bruno.

Già direttore del distretto, Renda ha segnalato una serie di presunte irregolarità nella procedura di nomina, a partire dalla composizione della commissione giudicatrice e alle scelte da questa compiute, sostenendo inoltre la presunta «inesistenza – in capo a Damiani – dei requisiti di partecipazione alla procedura, e segnalando – in ogni caso – l’inosservanza dei canoni di correttezza e buona fede, da parte dell’azienda e della commissione esaminatrice».

Contestazioni, queste, respinte dall’Asp di Vibo che ha invece sostenuto davanti al giudice la «piena conformità alla legge delle determinazioni assunte dall’ente pubblico, la legittima composizione della commissione giudicatrice, l’ineccepibilità della scelta compiuta dal direttore generale, e fiduciariamente ricaduta sulla persona di Damiani», prospettando poi «l’horror vacui derivante – in danno dei servizi sanitari erogati dall’azienda – in caso di rimozione del provvedimento attributivo della carica di dirigente del distretto sanitario unico».

Analoghe controdeduzioni, mirate a sostenere l’inammissibilità del ricorso, sono state proposte dallo stesso Damiani, ma il giudice in via preliminare le ha ritenute infondate, quantomeno in relazione alla tutela cautelare.

Secondo il giudice la commissione non ha prodotto, come previsto dalla legge e dall’avviso pubblico, una terna di candidati, bensì un elenco di tredici persone presentate in mero ordine alfabetico.

Il direttore generale, poi, «nel designare alla direzione del distretto uno dei candidati non collocatisi al primo posto in graduatoria (e oltretutto ammesso con riserva per espressa determinazione della commissione esaminatrice), non ha “motivato analiticamente”, come pure apertamente imposto dalle conferenti norme primarie, riproposte dallo stesso avviso pubblico».

Il giudice rileva quindi che la delibera con cui il direttore ha conferito l’incarico «è silente in ordine alla scelta compiuta in favore di Damiani (unico candidato, peraltro, a esser stato ammesso con riserva)», mentre le motivazioni della nomina sono state ritenute estremamente lacunose”.

Un primo fermo ai direttori delle ASP.

Ora altri aspettano decisioni similari.

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