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La lettura del programma del M5s ci induce a parlare del debito che hanno gli amanteani e che è derivato dalla grave situazione delle finanze comunali.

 

Potrebbe trattarsi di un debito di almeno 38 milioni di euro.

 

Essi dovrebbero essere sono così rappresentati:

- debiti fuori bilancio pari ad euro 14.645.786, 22;

- un grave disavanzo dell’ultimo risultato di amministrazione per un ammontare di euro 24.045.895,81

 

Insomma parliamo di circa 38.681.000 di euro.

Se fosse così ogni residente ad Amantea avrebbe un debito di circa 2700 euro.

2700 euro per ogni anziano, per ogni pensionato sociale, per ogni bambino, per ogni disoccupato

Ma forse non è così, ad almeno non è soltanto così.

 

Ad ogni amanteano dovremmo aggiungere la quota dei mutui che gli amministratori precedenti hanno diluito in 20-30-40 anni spalmandoli anche alle future ed incolpevoli generazioni.

Sarebbe importante che qualcuno ci dicesse TUTTA la verità.

Sarebbe importante che qualcuno ci spiegasse se è vero che ci sono anche debiti ancora non emersi da aggiungere a quelli finora descritti.

Ma forse non è così.

Forse è tutta una bufala.

 

Se fosse così sarebbe impossibile che nessuno chieda la verità e dica la verità.

A meno che lo stato di compromissione della politica, di ogni tempo, non sia talmente grave che questo silenzio sia da interpretare come un silenzio di ignoranza o di malafede.

Riteniamo che oggi questo dovere appartenga alla Commissaria Colosimo, che proprio per la sua carica, sia perfettamente in grado di sapere e, per la sua posizione di non appartenenza politica, di dire.

Sappiamo bene che questo sarà il compito principale della OSL, ma la obbligata seppur coraggiosa dichiarazione di dissesto, della quale Amantea la ringrazia, la pone in condizione di essere molto vicina alla verità!

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Non è dato sapere la verità sul perché una sola ragazza non sia stata avvertita della gita scolastica in Sicilia.

 

Probabilmente siamo in presenza di una vera e propria discriminazione. 

Certamente di una beffa, se è vero quanto denuncia la madre della giovane: “Come ogni mattina - ha raccontato all'Ansa la mamma della quattordicenne - ho accompagnato mia figlia a scuola. Una volta arrivata nell'istituto l'insegnante di sostegno mi ha comunicato che la classe era in gita per tre giorni».

 

La ragazza, che soffre di una particolare sindrome che provoca un ritardo dello sviluppo, è seguita da un insegnante di sostegno, ma non ha problemi di deambulazione.

 

Poi, continua la mamma: “Mia figlia è fisicamente più piccola rispetto alla sua età, ma è intelligente e capisce ciò che accade; quindi stamattina è rimasta male quando ha appreso la notizia.

Io nel vederla soffrire mi sono sentita morire. Ho chiesto spiegazioni alla preside che mi ha assicurato che aveva dato direttive precise, e quindi mi avrebbero dovuto avvisare, ma l'insegnante di sostegno ha scelto di non farlo.

Un fatto gravissimo perché ha precluso a mia figlia la possibilità di vivere un'esperienza nuova con i compagni».

 

Inoltre, conclude: “«Un diritto fondamentale, quello di essere felice e di visitare un posto nuovo insieme ai suoi compagni le è stato negato».

Ed Infine: “Se l’avessimo saputo, avrei anche potuto accompagnarla io”

 

Ma nemmeno questo è potuto succedere. Nessuna delle due ha saputo niente. La scuola ha deciso per lei.

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Da tempo ad Amantea sembra che abbiamo perso la capacità di indignarci

Se mai l’abbiamo avuta.

Ed un popolo che non si indigna è un popolo prono, che non si ribella.

Un popolo senza dignità, un popolo di yesman.

Perché mai, vi chiederete, queste riflessioni?

 

Semplice! Anticipano (speriamo che mi sbagli) il dubbio che, ancora una volta, la città elegga persone inadatte ed indegne e tali da far chiedere chi mai le abbia elette.

E’ un popolo, quindi, quello che pensa di poter sopravvivere soltanto accattivandosi la simpatia di un politico egoista, poco lungimirante, che pensa solo al suo avvenire e non a quello della sua città e della sua gente?

D’altro canto non mancano qui, giù da noi, nel meridione, popoli che non si indignano nemmeno per quelle scelte illogiche ed assurde adottate dai politici pensando, furbescamente e stupidamente, che esse riverberino, i loro effetti, verso gli altri e non verso di se?

Già, qui da noi, che eravamo l’espressione territoriale di briganti che non si piegavano agli abusi dei potenti , il popolo è come l'asino: paziente , docile e politicamente utile, e come l’asino viene bastonato.

Ma può in popolo mancare di grandezza morale?

Purtroppo penso di sì, quando questa grandezza morale manca anche all’uomo.

Storia antica, direte, se anche in passato Bernanos diceva che “Il popolo ha perduto il suo proprio carattere, la sua originalità razziale e culturale ed è diventato un immenso serbatoio di stupidi intrighi, cui si aggiunge un minuscolo semenzaio di futuri borghesi”.

Tempi passati, anche, quelli durante i quali Tolstoi affermava che «La differenza tra le persone sta solo nel loro avere maggiore o minore accesso alla conoscenza»

Oggi sembra che la differenza tra le persone stia nella loro morale e nella morale della società, del popolo.

Già aveva ragione Astimede , come ricordato da Tito Livio, quando affermava che “ I popoli, come gli individui, hanno particolari inclinazioni: alcuni sono portati all'ira, altri all'audacia, altri alla viltà.”

Oggi tanta ipocrisia , tanto opportunismo e tanta viltà.

Un popolo che si divide tra la dichiarazione di Enrico De Nicola che soleva dire che “La grandezza morale di un popolo si misura dal coraggio con cui esso subisce le avversità della sorte, sopporta le sventure, affronta i pericoli, trasforma gli ostacoli in alimento di propositi e di azione, va incontro al suo incerto avvenire”.

Ben lontano da chi affermava che “Nessuno pensi di piegarci ( a noi Italiani) senza avere prima duramente combattuto”, ma parlava di un popolo” geloso del suo onore”

Ed è per questo che la frase del film “I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei popoli” resta soltanto e sempre più nel mondo dei fumetti, lontana dalla realtà.

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