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Divisione-EreditariaLa successione ereditaria rappresenta spesso motivo di contenzioso tra i vari soggetti che, a ragione o a torto, reclamano i propri diritti su uno o più beni lasciati in eredità. Un caso particolare è quello in cui l'eredità venga destinata a più persone, ciascuna delle quali diventa coerede, dando così origine alla comunione ereditaria. Uno dei coeredi può chiedere ed ottenere di sciogliere la comunione ereditaria per diventare titolare esclusivo della parte di eredità che gli spetta: tale processo, come spiega il portale specializzato di Avvocato Accanto, prende il nome di divisione ereditaria.

La normativa di riferimento

La divisione ereditaria viene disciplinata dal Codice Civile. Secondo quanto disposto dall'articolo 713, i coeredi hanno sempre la facoltà di richiedere la divisione dell'eredità. In altre parole, tale prerogativa appartiene solo ai soggetti che abbiano già accettato l'eredità. I presupposti necessari alla divisione ereditaria sono: la presenza di una massa ereditaria unica, l'istituzione di coeredi (ossia di più eredi diversi) per quote ideali. Ciò vuol dire che la divisione non è possibile se a ciascun erede è stato destinato un singolo bene specifico.

Nel caso in cui uno o più coeredi non abbiano ancora compiuto la maggiore età, "il testatore può disporre che la divisione non abbia luogo prima che sia trascorso un anno dalla maggiore età dell'ultimo nato". In aggiunta, il testatore può disporre che la divisione dell'eredità non abbia luogo prima che siano trascorsi massimo cinque anni dalla sua morte.

Ad ogni modo, anche in presenza delle disposizioni di cui sopra, l'autorità giudiziaria - come stabilito dal comma 3 dell'articolo 713 del Codice Civile - "qualora gravi circostanze lo richiedano, può, su istanza di uno o più coeredi, consentire che la divisione si effettui senza indugio o dopo un termine minore di quello stabilito dal testatore".

L'articolo 714 ("Godimento separato di parte dei beni") stabilisce che la divisione ereditaria può essere richiesta anche nel caso in cui uno o più coeredi abbiano goduto separatamente di parte dei beni ereditati, a meno che non si sia verificata l'usucapione (definito dall'articolo 1158 del Codice Civile come "la proprietà dei beni immobili e gli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi si acquistano in virtù del possesso continuato per venti anni").

L'adempimento della divisione ereditaria

Il Codice Civile annovera anche i casi in cui la divisione ereditaria è possibile solo al verificarsi di determinate condizioni. Se, ad esempio, tra gli aventi diritto alla successione ereditaria, vi è un 'concepito', la divisione non può essere concretizzata prima della nascita dello stesso (articolo 715 del codice).

La divisione non può aver luogo neanche durante "la pendenza di un giudizio sulla filiazione di colui che, in caso di esito favorevole del giudizio, sarebbe chiamato a succedere" né, tanto meno, può verificarsi durante lo svolgimento della procedura per l'ammissione del riconoscimento. Ad ogni modo, l'autorità giudiziaria può comunque autorizzare la divisione ereditaria, a patto di stabilire le opportune misure cautelari, anche nel caso in cui tra gli aventi diritto alla successione vi siano "nascituri non concepiti". Se per questi ultimi non è stata determinata alcuna quota ereditaria, l'autorità giudiziaria può attribuire tutti i beni (o una parte di essi) agli altri coeredi, dovendo, al contempo, disporre "le opportune cautele nell'interesse dei nascituri".

Quando la divisione si concretizza, ciascun erede ottiene la proprietà esclusiva della propria quota ereditaria ma perde i diritti pregressi sulle altre quote per via dell'effetto retroattivo della divisione.

Sospensione della divisione ereditaria

Secondo quanto stabilito dall'articolo 717 del Codice Civile, uno dei coeredi può presentare istanza di sospensione della divisione ereditaria. L'autorità giudiziaria, una volta accolta l'istanza, può sospendere la divisione (di una parte dei beni o dell'intera eredità) per un periodo non superiore a cinque anni "qualora l'immediata sua esecuzione possa recare notevole pregiudizio al patrimonio ereditario".

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finanzaA più di un anno dall’entrata in vigore della direttiva Mifid II quali sono stati gli effetti sui costi e sugli oneri connessi agli investimenti?

A fornire una risposta olistica sulla chiarezza delle condizioni economiche legate al mondo degli investimenti è il report di ricerca elaborato da School of Management del Politecnico di Milano e da Moneyfarm. La principale finalità dello studio è stato quello di analizzare in ottica comparata la reportistica ex ante ed ex post prodotta da venti più importanti intermediari finanziari operanti in Italia, focalizzati su una clientela retail e istituzionale.

Con l’entrata in vigore della Direttiva MiFID II, le imprese di investimento sono tenute a sottoporre ai clienti un prospetto delle condizioni economiche applicate (commissioni di gestione, di deposito, di consulenza ed ogni altro onere economico), che gravano sulla performance per l’investitore.

All’apertura della relazione gli intermediari finanziari sono tenuti a consegnare ex ante ai clienti/risparmiatori l’informativa ed ex post il report di fine periodo. A fine primo semestre del corrente anno sono risultate moltissime le imprese di investimento che non avevano provveduto alla reportistica.

Per richiamare l’attenzione degli stessi intermediari sugli obblighi normativi, la Consob ha sentito l’esigenza di argomentare sugli obblighi cogenti e sulla chiarezza e trasparenza dei costi degli investimenti.

La ricerca condotta dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con Moneyfarm ha analizzato in ottica comparata i servizi offerti da oltre venti delle principali imprese di investimento.

I parametri oggetto di valutazione preventiva sono ascrivibili ai seguenti:

  • la modalità di somministrazione dell’informativa a seguito del contatto da parte del potenziale investitore,
  • la disponibilità dell’informativa sul sito web,
  • il contenuto delle informazioni relative ai costi: spese ‘una tantum’, ‘costi per le operazioni’, spese correnti, spese per i ‘servizi accessori’ e commissioni di performance,
  • il formato relativo alla documentazione prodotta,
  • l’indicazione dei costi attraverso situazioni simulazioni di scenario.

Dall’analisi è emerso che solamente il 25% della documentazione relativa alla consulenza finanziaria riporta la totalità delle informazioni raccomandate dalla normativa MiFID II. Le spese correnti e le spese una tantum sono più frequentemente dettagliate, mentre l’informativa relativa ai costi per le operazioni, alle commissioni di performance ed alle spese per i servizi accessori è carente. Gli oneri vengono esplicitati in valore assoluto nel quarantacinque percento dei casi per la consulenza finanziaria e nel 19% per la gestione di portafoglio.

Nel 31% delle istanze relative alla gestione patrimoniale la documentazione è stata consegnata verbalmente, mentre tale percentuale sale al sessanta percento per la consulenza finanziaria.

È emerso che nella maggior parte dei casi è stato necessario recarsi direttamente presso le sedi fisiche per ottenere informazioni relative alle condizioni economiche relative ai servizi offerti. Nonostante sia un obbligo normativo fornire al cliente informazioni relative agli oneri prima di stipulare il contratto, si è manifestata una sorta di difficoltà nell’interpretarli.

In definitiva, dal quadro è emersa la necessità per gli intermediari finanziari di migliorare l’informativa ex ante, di rendere più trasparente le informazioni e valorizzare al contempo le good

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trendLo scopo di un Trader è, ovviamente, quello di guadagnare. Per farlo è necessario azzeccare il trend giusto. Anticipare un trend, interpretandone il movimento, significa, infatti, poter entrare o uscire dal mercato al momento opportuno così da poter ricavare il giusto guadagno dall’operazione. Ci sono molti metodi per farlo e tutti utilizzano metodi di analisi, interpretazioni dei grafici e altro ancora, che spesso risultano quantomeno difficili da applicare soprattutto per coloro i quali si avvicinano per le prime volte al mercato del Forex. Eppure esiste una strategia piuttosto semplice, ma poco utilizzata dai più, che può essere utile per capire quale sarà l’andamento di un trend: è quella di osservare il suo prezzo di chiusura. Esistono molti metodi per cominciare ad investire e guadagnare nel mercato dei Bitcoin. Dal 2010 ad oggi la crescita di utenti ed investitori è stata esponenziale.

Grazie ad alcune piattaforme infatti, come bitcoin revolution 2019 ognuno di noi, con un piccolo investimento iniziale ( 2 euro, 10 euro, 100 euro) può cominciare a compiere alcune semplici operazioni. Il metodo è molto facile e costantemente monitorato, potrai vedere infatti il tuo profilo ogni volta che vuoi da pc o smatphone in qualsiasi luogo e intervenire in caso di acquisto o vendita. L’automatizzazione del sistema stesso, permette inoltre di lavorare in modo autonomo, seguendo formule matematiche predefinite, senza intervenire anche per lunghi periodi.

Piccole nozioni di Forex

Una delle nozioni basilare del Forex è quella relativa al movimento bullish, un andamento che descrive i livelli dei massimi e dei minimi più elevati di un dato trend definendone così l’andamento al rialzo. Il suo esatto opposto è costituito dal bearish, il movimento che descrive, appunto, un trend che tende al ribasso attraverso il rilevamento dei massimi e dei minimi più bassi. Per verificare l’attendibilità delle oscillazioni dei prezzi ed individuare l’andamento di un trend, non sono necessarie complicate operazioni matematiche, che tra l’altro la maggior parte degli operatori non saprebbe risolvere, ma è sufficiente osservare il prezzo di chiusura che ci consentirà di confermare o negare l’andamento osservato sino a quel momento. In che modo possiamo dunque osservare il prezzo di chiusura per comprendere l’andamento del trend? Il prezzo di chiusura va osservato tenendo conto di tre semplici elementi: • l’apertura: il prezzo della chiusura deve essere superiore di quello osservato all’apertura;

• la posizione sul grafico: la chiusura deve porsi al di sopra della linea mediana all’interno del range della barra;

• la chiusura precedente: la chiusura osservata nel momento di nostro interesse deve risultare maggiore rispetto a quella osservata precedentemente.Come molti di voi avranno intuito le condizioni appena descritte si riferiscono ad un trend al rialzo. Nel caso in cui almeno due di queste tre le condizioni del prezzo di chiusura si verifichino avremo la certezza di trovarci dinnanzi ad un trend al rialzo. Anche nel caso di un trend al ribasso possiamo analizzare tre elementi che ci indicheranno il reale andamento:

• La chiusura deve porsi al di sotto del livello osservato in apertura;

• Osservandone la posizione sul grafico la chiusura deve porsi al di sotto della linea mediana del range del trend;

• Infine, paragonata alla chiusura precedente, la chiusura osservata deve risultare inferiore.

Come è facile osservare il trend al ribasso presenta in chiusura condizioni esattamente opposte di quelle evidenziate per quello al rialzo: la sussistenza di due dei tre elementi presi in considerazione confermerà l’andamento del trend che stiamo osservando, aiutandoci così a decidere come operare nei suoi confronti. Si tratta, come avrete avuto modo di vedere, di un metodo davvero molto semplice, alla portata anche dei meno esperti, ma che garantisce un elevato grado di affidabilità.

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