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Parliamo del piccolo Carmine Ricco di 8 anni morto mentre giocava a pallone nel cortile di casa

Ricordiamo che il bambino, come emerso dalle indagini, avrebbe colpito accidentalmente con il pallone la vetrata del portone di casa

dalla quale sarebbe partita la scheggia di vetro che ha reciso l'arteria femorale.

La famiglia, rappresentata dall'avvocato Davide Rossella, ha presentato denuncia in Procura

Per il pm Anna Chiara Fasano (titolare del fascicolo) i soccorsi sarebbero stati tardivi

Per questo la Procura di Paola ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro persone ritenute responsabili della morte del piccolo Carmine Ricco.

Emergerebbe anche la responsabilità della baby sitter che «non avrebbe adottato un adeguato controllo del minore».

Secondo la Procura di Paola ci sarebbero state omissioni nelle operazioni di soccorso al piccolo deceduto a Cosenza.

Al medico del 118 - uno degli indagati - viene contestato inoltre di non aver dialogato opportunamente con la centrale operativa del 118.

Tra gli indagati risultano un infermiere - accusato di "imperizia assistenziale" - e l'autista del 118 che non avrebbe individuato una pista idonea all'atterraggio dell'elisoccorso. 

A nulla, infatti, è valso l'intervento dell'elisoccorso che ha trasportato Carmine all'ospedale di Cosenza dove dopo qualche ora è morto proprio a causa di quella profonda ferita.

Secondo la Procura il piccolo doveva essere trasportato d'urgenza al pronto soccorso più vicino, ovvero al "Iannelli".

NdR. Ci poniamo una sola domanda: sarebbe ancora vivo Carmine se ci fosse stata una vetrata infrangibile?

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La Guardia di Finanza a settembre 2016 scoprì una piantagione di 200 piante di “canapa indiana” di un’altezza di circa tre metri Piante rigogliose e curate.

 

Erano coltivate in un terreno posto in una zona impervia del Comune di Cetraro, per raggiungere il quale gli agenti avevano dovuto muoversi su una serie di ripidi sentieri facendosi largo tra la fitta vegetazione ed aprendosi qualche improvvisato varco tra i rovi.

Ora il Sostituto procuratore, Anna Chiara Fasano, alla quale non possiamo non porgere i nostri ringraziamenti, ha chiesto al Gip presso il Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, l’arresto dei tre coltivatori responsabili della custodia del tesoro illegale, nonché ad altre due persone accusate in concorso di detenzione di “marijuana” ai fini di spaccio.

 

Tutti e cinque gli indagati sono di Cetraro.

Gli arresti sono stati eseguiti dal Comando provinciale di Cosenza.

Le indagini, effettuate sotto la direzione della Procura di Paola, ha permesso la piena ricostruzione dei fatti ed ha consentito, inoltre, di rinvenire e sottoporre a sequestro:

 

-circa 600 grammi di marijuana,

-una pistola colt con matricola abrasa,

-una Bmw serie 1,

-due cellulari e

-un'agenda manoscritta.

 

Le piante di “canapa indiana” sul mercato avrebbero prodotto un profitto illecito pari ad oltre 500 mila euro.

L'operazione permette di cogliere la necessità della presenza sul territorio delle Fiamme Gialle per avere un moderno e funzionale presidio di sicurezza pubblica e di legalità economico-finanziaria sull’intero territorio di competenza.

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Un territorio deve essere tutelato, aiutato, difeso da tutto lo Stato, sia esso rappresentato dall’ente comune che dalle forze del’ordine.

 

E’ il caso di Praia a Mare che non ha solo un bel paesaggio e tante ricchezze naturali, ma anche una organizzazione ambientale tale da meritare la bandiera Blu ma nel quale la Guardia di Finanza trova una discarica abusiva di rifiuti speciali.

 

Già! La Guardia di Finanza fa sul serio come avvenuto a Praia a Mare.

Qui ha trovato e sottoposto a sequestro una discarica abusiva di rifiuti con materiale edile di scarto, in particolare vetro, alluminio e guaine bituminose in avanzato stato di decomposizione.

 

Un totale di 58 tonnellate di rifiuti speciali abbandonati in un terreno di una società immobiliare.

E per scoprire i responsabili degli abbandoni sono stati effettuati appostamenti, anche in orari notturni, fino a che è stato individuato il soggetto, che, ripetutamente e tramite alcuni mezzi di trasporto, raccoglieva rifiuti e resti di attività industriali ed edili abbandonandoli illecitamente nel terreno.

 

L'area è stata posta immediatamente sotto sequestro e il responsabile delle violazioni contestate è stato denunciato all'autorità giudiziaria per "Attività di gestione di rifiuti non autorizzata".

 

Ora la società immobiliare che non ha controllato il suo terreno sarà tenuta a effettuare le operazioni di rimozione, di recupero, smaltimento dei rifiuti, nonché di bonifica e di ripristino dello stato dei luoghi.

Ovviamente in con il responsabile dell'illecito abbandono dei detriti.

Le operazioni necessarie a ciò saranno disposte con un'ordinanza del sindaco del Comune interessato che fisserà il termine entro cui provvedere, decorso il quale si procederà all'esecuzione in danno dei soggetti obbligati.

L'autore del reato rischia l'arresto da uno a tre anni e un'ammenda fino a 52.000 euro.

 

NdR.

Ma nessuno ha visto questi mezzi che trasportavano rifiuti? Nessuno li ha fermati per verificare se erano autorizzati al trasporto di rifiuti?. Nessuno accede ai cantieri edili per chiedere dove vengono inviati rifiuti? Forse c’è qualcosa da rivedere!

Sarebbe bastato seguire una sola volta uno degli automezzi e si sarebbe evitato un abuso continuato.

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