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L'inizio del XVIII secolo ha rappresentato l'apice della piccola era glaciale.

In quel periodo le popolazioni d'Europa dovettero affrontare inverni molto duri, con condizioni climatiche ben diverse rispetto ad oggi

In Calabria invece si ebbero grandi piogge che fecero crescere fiumi e torrenti che portarono verso il mare grandissime quantità di materiale litoide che allontanarono il mare.

 

Ci si illuse che sarebbe stata una condizione stabile tanto che ognuno si spinse a costruire in prossimità del mare illusi che i lungomari avrebbero difeso le costruzioni

Oggi la verità.

Il mare avanza

Vedi per esempio Fuscaldo dove è bastata una mareggiata nemmeno eccezionale per porre a rischio una palazzina di via Messinette, composta da otto appartamenti, che è stata sgomberata e sequestrata perché a rischio crollo.

Le fondamenta dell’immobile sono state compromesse da una violenta mareggiata.

Una famiglia di cinque persone è stata evacuata e si trova attualmente senza casa.

Il Comune non avrebbe al momento offerto garanzia per una diversa sistemazione.

Sul posto sono giunti Vigili Urbani, Ufficio tecnico e Capitaneria di Porto.

E’ stata convocata l’unità di crisi, sentita la Prefettura di Cosenza.

Danni sono stati registrati anche alla condotta fognaria comunale ed alle opere di difesa a mare.

Anche i binari della Ferrovia rischiano grosso.

Ed in molte parti come ad Amantea anche la SS18

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Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato Stampa

“Nella giornata di ieri, il capogruppo di Oliverio Presidente, nonché leader di Italia del Meridione, il consigliere regionale Orlandino Greco, ha presentato una proposta di integrazione alla legge istitutiva dell'Autorità Idrica della Calabria.

Di fatto la proposta legislativa apre, in prospettiva, un dibattito concreto che obbliga la massima assise regionale a emanare un provvedimento necessario a dare dignità, autonomia e risorse ai comuni dell'entroterra calabresi, in cui territori sussistono sorgenti, pozzi, depositi, derivazioni di acqua e laghi che vengono immessi negli acquedotti regionali”.

Sono le parole di soddisfazione espresse da Antonio Pappaterra, referente Idm del tirreno Cosentino e Scalea, alla luce del lavoro legislativo redatto con Orlandino Greco e l'avv. Michele Arnoni e depositato a Reggio Calabria in consiglio regionale.

“ La proposta di integrazione alla legge regionale 18 del 18 maggio 2017, - ha dichiarato Pappaterra,- segna un primo passo istituzionale importante per il percorso che riconosce equità sociale ai territori dell'entroterra, da cui vengono sfruttate risorse senza un minimo di ritorno economico.

Si da sfogo così al dialogo etico per l'autonomia dei comuni calabresi, soggetti molte volte a spopolamento per mancanza di servizi e soldi.

Da molti anni si parla di zone abbandonate e mancanza di gestione e manutenzione dei territori di collina, dissesti idrogeologici, servizi inefficienti e inesistenti, ma come può un comune gestire questi gap senza risorse?

Questo provvedimento, se discusso e approvato, risponde proprio a questa necessità e da soluzioni a l'esigente domanda di risorse che mancano alle istituzioni locali per fornire servizi ai propri cittadini.

Quanti comuni di montagna danno acqua alle nostre città della costa?

Sono più del 30 % in Calabria e in nessun comune viene speso un Euro di ritorno dal servizio idrico e quindi nessuna istituzione locale prende un centesimo dallo sfruttamento delle proprie sorgenti.

Il dibattito avviato grazie al consigliere regionale Orlandino Greco, può essere sostenuto dai consigli comunali, dai sindaci, dai consiglieri comunali e dai cittadini interessati e propone un riconoscimento del fondo di solidarietà che si ridistribuisce, in base ai consumi prodotti, equamente in tutto l'entroterra calabrese.

E' un vero contributo reale, - ha concluso con entusiasmo Antonio Pappaterra,- a favore dell'autonomia della Calabria”.

Scalea lì 05/10/2019 Antonio Pappaterra

Impossibile non sorridere.

Vuoi perché la proposta giunge a due mesi dalle elezioni.

Vuoi perché occorrerà vedere il percorso dell’acqua e quindi la sua provenienza

Vuoi perché l’acqua si appartiene a chi ha la sorgiva e non a chi ha la pioggia

E poi chi sta sotto e riceve le acque che la allagano secondo questa “aberrante” logica dovrebbe chiedere i danni a chi gliela manda?

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SCALEA – 31 ott. 19 - La Corte di Cassazione ha scritto la parola fine a distanza di quattro anni e cinque mesi sull’operazione denominata convenzionalmente Plinius 2.

Si tratta dell’attività dei carabinieri della compagnia di Scalea, del 21 maggio 2015, ritenuta come una sorta di prosecuzione della precedente operazione Plinius del 12 luglio 2013, che aveva colpito l’amministrazione in carica in quel periodo ed esponenti della malavita locale.

La sesta sezione della corte di Cassazione si è pronunciata definitivamente al termine dell’udienza di martedì.

La corte ha rigettato alcuni ricorsi, quelli di: Ettore Arcuri, 42 anni di Scalea; Raimondo Barbaro, 67 anni di Napoli; Franco Cipolla, 58 anni di Cetraro; Giuseppe Crusco, 49 anni, di Scalea; Gian Claudio Lombardo, 31 anni di Scalea; Guido Maccari, 37 anni di Cetraro; Giuseppe Misiano, 44 anni di Scalea; Alessandro Stummo, 32 anni di Scalea; tutti condannati, fra l’altro, al pagamento delle spese processuali.

La Corte di Cassazione ha poi dichiarato inammissibili i ricorsi di Ferdinando Aliberti, 37 anni di Scalea; Anthony Johnny Della Montagna, 29 anni di Scalea; Edone Esposito, 32 anni di Scalea; Gaetano Favaro, 34 anni di Belvedere; Emilio Iacovo conosciuto come “Miliuzzo lo stalliere” 56 anni, di Cetraro; Carmelo Valente detto “testa bianca”, 55 anni di Scalea; Luigino Valente, 38 anni di Scalea; questi ultimi condannati al pagamento delle spese processuali e ciascuno al versamento della somma di duemila euro in favore della cassa delle ammende.

Il 13 luglio dello scorso anno, la Corte d’Appello di Catanzaro aveva rideterminato la pena a: Franco Cipolla, condannato a 4 anni di reclusione e 2000 euro di multa; in primo grado la condanna era stata ad un anno; a Guido Maccari, 3 anni, 9 mesi e 23 giorni, oltre a 2.400 euro di multa; in primo grado la condanna era stata di: 3 anni, 5 mesi e 20 giorni; per Raimondo Barbaro, in ordine ad alcuni reati era stata confermata l’estinzione per intervenuta prescrizione; in ordine ad un ulteriore capo di imputazione era stata rideterminata la pena inflitta in 4 anni, 8 mesi e 20 giorni e 2.200 euro di multa; in primo grado la decisione era stata per una pena di 3 anni e 4 mesi di reclusione. Con la riqualificazione del reato, la corte d’Appello aveva deciso anche la pena per Ettore Arcuri, condannato a 8 anni e 4 mesi di reclusione; in primo grado la pena inflitta era a 8 anni di reclusione. Per Giuseppe Crusco la pena inflitta in Appello era di 8 anni e 8 mesi; in primo grado erano stati inflitti 9 anni. Per Gian Claudio Lombardo, la pena decisa era di 4 anni di reclusione e 2000 euro di multa; in primo grado la condanna era ad un anno di reclusione. Giuseppe Misiano, era stato condannato a 5 anni e 8 mesi e ad una multa di 2200 euro; nella precedente decisione la condanna era a 5 anni e 4 mesi. Alessandro Stummo era stato condannato a 4 anni e 4 mesi e ad una multa di 2.200 euro; nel precedente grado di giustizia la pena era di un anno. I giudici d’Appello avevano confermato la sentenza di I grado impugnata: Ferdinando Aliberti, 8 anni di reclusione; Antony Johnny Della Montagna, 7 anni e 4 mesi; Esposito Edone, 7 anni e 4 mesi; Gaetano Favaro, 3 anni e 4 mesi; Emilio Iacovo, 6 anni e 8 mesi; Carmelo Valente, 10 anni e 8 mesi; Luigino Valente, 7 anni e 4 mesi.

Miocomune

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