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«L'Università Magna Grecia di Catanzaro dovrebbe avviare le procedure di reclutamento speciale per iniziare la stabilizzazione degli oltre 60 lavoratori precari dell'ateneo».

Lo afferma il deputato M5s Paolo Parentela in una lettera inviata al Ministro della Pubblica Amministrazione Madia ed al Ministro della Pubblica Istruzione Fedeli.

«Presso l'Università di Catanzaro – spiega Parentela – vi sono oltre 60 unità di personale assunto con contratto a tempo determinato.

Molti di loro hanno maturato i requisiti per accedere al così detto 'reclutamento speciale', vale a dire la possibilità (concessa dallo Stato con una legge del 2013) di non disperdere le esperienze acquisite dai lavoratori assunti a tempo determinato e mirato a ridurre il precariato nella pubblica amministrazione».

Il Cinque Stelle continua: «In una regione come la Calabria, in cui la mancanza di lavoro è uno dei problemi atavici che contribuiscono ad affossare l'economia del territorio, non si comprendono i motivi per cui l'ateneo debba continuare ad assumere precari, specie facendo leva sui contratti di collaborazione.

Spesso i cittadini assunti con co.co.co svolgono mansioni che di norma spettano a personale stabilizzato».

«È singolare – conclude Parentela – che l'Università continui a prorogare i contratti a tempo determinato senza ricorrere al reclutamento speciale, che consentirebbe di stabilizzare i precari.

È soprattutto singolare che venga bandito un concorso per l'assunzione di una sola unità.

Spero che i ministri intervengano presto per dipanare questa matassa»

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Militari della Stazione Carabinieri di San Sosti unitamente ai colleghi della Stazione Carabinieri Forestale hanno posto sotto sequestro preventivo in località Ierisi l’impianto di depurazione del Comune di Mottafollone.

 

Durante il controllo dei militari, finalizzato a verificare le condizioni della struttura, si è accertato il mancato funzionamento dello stesso.

 

Gli scarichi provenienti dalla fognatura pubblica, pur non subendo alcun processo di trattamento depurativo, attraverso una condotta, si riversavano nel Torrente “Occido” ed i fanghi presenti all’interno del depuratore erano depositati sul suolo.

Dalle verifiche effettuate è stato anche appurato che per l’impianto di Mottafollone, negli anni, non c’è alcuna traccia di avvenute operazioni di smaltimento degli stessi.

 

Al suo interno sono state inoltre rinvenute alcune lastre deteriorate di eternit depositate in modo incontrollato sul suolo.

Il personale intervenuto ha provveduto quindi al sequestro del depuratore e al deferimento all’autorità giudiziaria di amministratori e tecnici comunali per gestione illecita di rifiuti, getto pericoloso di cose, deturpamento e danneggiamento.

Cosenza 24 marzo 2017

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E’ una sentenza epocale quella emessa dal Tribunale di Catanzaro per la vicenda della Field.

 

Brevemente.

La fondazione Field fu un ente in house delle Regione Calabria, oggi posto in liquidazione dopo la vicenda di cui stiamo parlando.

La vicenda partì da un ammanco di 500 mila euro nelle casse dell'ente.

L'inchiesta sul buco della fondazione Field fu avviata dopo una dettagliata denuncia del revisore dei conti, che scoprì l'ammanco e lo segnalò alla Procura della Repubblica, informando anche la giunta regionale dell'epoca (guidata da Giuseppe Scopelliti) che sospese Barile.

 

Vicenda portò, ad ottobre 2013, all'arresto dell'ex presidente di Field, Mimmo Barile.

Barile venne condannato ed a febbraio 2016 la corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a quattro anni.

La Procura di Catanzaro, però, nell'aprile 2014, aveva chiesto il giudizio immediato oltre che per Domenico Barile anche per Lucio Marrello, all’epoca direttore amministrativo.

 

Secondo l'accusa Marrello, che non avrebbe vigilato e non avrebbe segnalato la distrazione dei fondi dal conto corrente della Field.

La richiesta era stata avanzata dal sostituto procuratore Paolo Petrolo al termine dell'inchiesta sull'ammanco di 500mila euro dalla società.

Successivamente, dopo una richiesta di patteggiamento a 4 anni, la posizione dell'ex manager era stata stralciata.

Ora il Tribunale di Catanzaro ha condannato Lucio Marrello, accusato di peculato in concorso con Barile, a 3 anni e 6 mesi di reclusione.

Insomma 4 anni per chi “distrae i fondi” e tre anni e mezzo per chi non vigila e non denuncia gli ammanchi.

Il revisore non venne coinvolto nell’inchiesta proprio perché vide l’ammanco e lo denunciò.

Un segnale evidente,ci sembra, per tutti gli enti che hanno un revisore!

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