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Cosenza - "Ho il timore che la 'democrazia della rete' di cui si parla con orgoglio ormai in tutto il mondo, alla fine rischi di provocare più danni di quanto non ne provocasse ai miei tempi, io ancora giovane sacerdote nella provincia di Reggio Calabria, l'urlo della lupara".

Lo afferma, in una lettera aperta, l''ex arcivescovo di Cosenza, mons. Salvatore Nunnari, tornando sulla vicenda della donna che ha raccontato alla trasmissione "Le Iene" di avere avuto una relazione con un prete che poi l'avrebbe indotta ad abortire, così come avrebbe fatto lo stesso mons. Nunnari, all'epoca vescovo in carica.

“Ormai sono vecchio abbastanza - scrive mons. Nunnari - per non temere più nulla, ma questa mattina per la prima volta nella mia vita mi sono ritrovato costretto a varcare il portone principale della Procura della Repubblica di Cosenza per denunciare le aggressioni subite in queste ore.

Aggressioni ingiuste, fuori da ogni regola deontologica, pesanti come proiettili, che entrano nella vita di un uomo in maniera dirompente, devastando e distruggendo quel poco di quiete che la vita ancora ti riserva.

Mi sono chiesto mille volte in queste ore, perché così tanta cattiveria?

Perché proprio io?,

Perché proprio ora?

Che male avrò fatto davvero per meritare una campagna così denigratoria e pesante?

Questa mattina sulla rete è comparso il post di un signore di Cosenza che propone per me l'isolamento a Porto Cervo.

Cosa c'entra la mia vita con tutto questo?

Credo di essere stato un buon prete.

Credo di aver servito la causa del Signore fino in fondo, dall'inizio fino alla fine.

Mi sono sempre considerato un 'Vescovo per caso', ma anche da Vescovo non ho fatto altro che pregare per il mio popolo, aiutare la mia gente, dare voce e correre incontro a chi in Calabria non ha mai avuto voce".

"In questa vicenda umana, dolorosissima e tragica - dice ancora l'ex arcivescovo - non c'è nulla che possa chiamare in causa la mia responsabilità di uomo e di pastore della Chiesa.

E per dimostrare le mie ragioni e la mia assoluta buona fede questa mattina ho chiesto l'aiuto della Giustizia”.

“Al Procuratore della Repubblica – aggiunge -  ho chiesto di andare fino in fondo perché giustizia prevalga, perché verità sia fatta, sulle mille insinuazioni e accuse che continuano a piovermi addosso.

Il solo vero conforto di queste ore sono le centinaia e centinaia di attestazioni di stima e di rispetto che ricevo, e di questo non finirò mai di dire grazie alla mia gente.

Che Dio mi aiuti a superare questa triste vicenda.

Prego Dio perché illumini anche la ragione e il cuore di questa giovane donna, ne rafforzi la volontà di elaborare il lutto, per alleviare il dolore dell'anima, per le decisioni prese tanti anni fa, quando ancora era molto giovane e inesperta”.

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I dispositivi pare siano stati installati con l’obiettivo di far cassa e non di evitare incidenti spesso mortali

Turisti, pendolari e residenti più volte hanno segnalato anomalie sugli autovelox della statale 106. Posti spesso sugli unici rettilinei in cui è possibile sorpassare in sicurezza.

Dispositivi apparentemente istallati, attraverso appalti affidati a ditte private, in malafede con l’unico obiettivo di far cassa. Sul caso ha indagato la Procura di Castrovillari a seguito di una denuncia anonima.

Il Tribunale di Castrovillari ieri ha rinviato al mese di maggio la prosecuzione del dibattimento a carico di sindaci e tecnici dell’Alto jonio cosentino accusati di non aver rispettato la normativa vigente nell’implementare gli autovelox.

Non solo perchè, come ripetutamente ribadito dagli automobilisti, i pannelli led che indicavano se il dispositivo fosse attivo o meno erano di regola spenti di giorno anche se le multe continuavano a fioccare.

C’è di più.

La segnaletica apposta in maniera scorretta non andava ad assecondare l’obiettivo di far rallentare le auto per evitare incidenti, ma induceva semplicemente l’automobilista in errore facendolo incorrere in ingiuste sanzioni.

Inoltre i contratti con cui la gestione degli autovelox è stata affidata a ditte private dai Comuni di Amendolara, Roseto Capo spulico, Rocca Imperiale e Montegiordano sarebbero per la pubblica accusa illeciti.

A risponderne saranno gli amministratori che erano in carica nel 2010: Mario Melfi, Francesco Belmonte, Matteo Fittipaldi, Domenico Brumacci, Giorgio Soria, Francesco Cosentino, Ottavio Chiappetta e Antonio Intorno.

Noi insistiamo.

Lo diciamo al procuratore , al Prefetto, ai parapolitici calabresi ed italiani

Volete risolvere il problema?

Volete risolvere queste porcherie e lasciare Giudici di Pace e Tribunali a giudicare ALTRE cose ?

E’ semplicissimo!

Basta dire per legge che i proventi delle contravvenzioni elevate dalla polizia municipale devono essere versati allo Stato che poi annualmente li distribuirà in proporzione alle strade comunali di TUTTI I COMUNI ITALIANI!

Così passerà la voglia di usare gli autovelox ed i photored come bancomat!

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Nel tardo pomeriggio l’arcivescovo emerito di Cosenza mons. Nunnari in una nota trasmessa dal suo legale Enzo Paolini ha detto che intende querelare Le iene.

Sostiene che : “Non ho mai assecondato o discusso pratiche abortive”

Ha detto di essere a conoscenza della vicenda e rispondendo alla giornalista ha aggiunto: “e allora che avrebbe dovuto fare (il prete), dovevano sposarsi?”

Poi annuncia di aver “dato mandato di querelare per diffamazione e con ampia facoltà di prova, i responsabili de Le Iene e gli autori del servizio trasmesso nella puntata di ieri, su Italia 1, sulla vicenda raccontata da Francesca”. 

Il servizio, nel quale le inviate de Le Iene parlano anche con mons. Nunnari, contiene, secondo il legale dell’arcivescovo emerito “prospettazioni ed affermazioni che, per quanto riguarda mons. Nunnari, non sono vere e appaiono gravemente lesive della figura dell’arcivescovo emerito di Cosenza.

Nessun ruolo attivo ha svolto mons. Nunnari nella vicenda in oggetto.

Men che meno ha assecondato o discusso di pratiche abortive nelle circostanze oggetto del servizio.

Altri elementi del servizio diffamatorio – conclude la nota del legale – saranno portati da mons. Nunnari all’attenzione di diversi organismi competenti per le valutazioni e le determinazioni del caso”.

La povera Francesca, però, ha raccontato tutt’altrosostenendo di essersi recata da Nunnari, su invito di Don Giuseppe che voleva sbarazzarsene e ‘farla ragionare’, per chiedere conforto e che lui le avrebbe proposto due soluzioni: partorire e allontanarsi oppure abortire.

Ma non sarà difficile smentire una semplice parrocchiana che ha vissuto emarginata e nel silenzio di un dolore per anni o puntare il dito contro l’unico prete che l’ha difesa e ha detto le cose come stanno…

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