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Di Sergio Ruggiero in collaborazione con Giuseppe Sconza Testa – Agosto 2020

 

Carta aragonese (estratto).

Si leggono Amantea, Aiello, Petramala (Cleto).

Motta di Lago e Laghitello sono in posizione discutibile.

 

Il fiume di Amantea lo chiama Oliva, il fiume Oliva lo chiama Torbido e il Torbido lo chiama Fiumara di Cleta.

Alcuni errori sono ricorrenti nella cartografia antica. Idrisi sbagliando disse: “Amantea, città fiorente sul golfo dell’Oliva”.

 

La premessa La carta che mostriamo è un estratto delle “Carte aragonesi” (fedele riproduzione settecentesca del Galiani), la cui produzione fu avviata da Alfonso d’Aragona e conclusa dal figlio Ferrante nella seconda metà del 1400.

Le originali sono oggi conservate a Parigi, sottratte alla città partenopea nel corso della discesa di Carlo VIII verso la fine di quel secolo. Semplificando, diciamo che le “Carte aragonesi”, realizzate con metodi assolutamente innovativi per i Tempi, rappresentano il territorio del regno di Napoli con dettagli corografici e abbondanza di toponimi, riportando monti, vallate, pianure, torrenti, fiumi, laghetti, coste, scogli, paesi, castelli, santuari, città murate, rovine e molto altro ancora, delineando un paesaggio ricchissimo di elementi sia medievali sia risalenti all’antichità classica… sulla scorta di antiche carte di tradizione romana (Fernando La Greca – Dipartimento Scienze dell’Antichità Università Salerno).

 

La domanda Non intendiamo in questa sede approfondire il ruolo assunto dalle “Carte aragonesi” nella tradizione cartografica occidentale, ma la premessa era necessaria per tentare di capire cosa possa rappresentare quel poligono ocra che segnaliamo con il cerchio rosso.

Era ancora tra noi Peppe Marchese quando Giuseppe Sconza Testa, che si sta occupando delle Carte aragonesi, nell’ambito de’ Lo Scaffale pose la domanda: Cos’è quell’articolato poligono di colore ocra tra l’abitato di Petramala e la foce del Torbido?

 

La risposta Il colore ocra indica che si tratta di una costruzione, lunga circa un miglio e larga mezzo miglio, insistente sul territorio dell’attuale Cleto. La risposta è stata univoca e istantanea: “Per dimensione e articolazione potrebbe trattarsi dei resti di un’antica fortificazione.

Riteniamo dunque che possa trattarsi delle mura di cinta di Tempsa, la colonia romana dedotta nel 194 a.C., citata da Polibio e Tito Livio e rappresentata sulla Tabula Peutingeriana.

 

Per rammentare gli accadimenti originari facciamo ricorso a uno studio dell’Università di Pisa, Dipartimento di Scienze Archeologiche Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici: Dopo il discusso stanziamento di 300 armati ai Castra Hannibalis (Catanzaro Lido?) del 199 a.C. due coloniae civium romanorum vengono poste, nel 194 a.C., a presidio delle coste, ionica e tirrenica, in prossimità di due tra i principali e maggiormente strategici siti costieri della regione: Tempsa247, in un luogo non ancora ben determinato tra le foci dell’Oliva e del Savuto248, a controllo degli approdi connessi con le foci dei due fiumi suddetti, e Kroton… 246 COSTABILE 1994, p. 442. 247 Liv. 34, 45, 4-5. 248

 

Della Tempsa romana sappiamo pochissimo: nulla la documentazione epigrafica, scarsissima quella archeologica riferibile alla prima metà del II sec. a.C., tanto che non esiste tuttora un’ubicazione condivisa della colonia. Sulla questione cfr. LA TORRE 1999, pp. 116-117. 249 Liv. 34, 45, 4-5. Si osservi come, nelle note, Costabile (richiamando La Torre) riferisce che si sa pochissimo della Tempsa romana (nota 248), collocandola in un luogo imprecisato tra le foci dell’Oliva e del Savuto. A questo punto ci chiediamo: Costabile e La Torre hanno mai osservato la Carta aragonese?

La conoscevano? Si sono posti la domanda di cosa potesse rappresentare il poligono ocra lungo un miglio e largo mezzo miglio che noi indichiamo con il cerchio rosso? Forse sì. O forse no.

 

Tabula Peutingeriana (Riproduzione medievale di una carta romana di epoca imperiale). Temsa (Tempsa) è a 10 miglia da Clampeta (Amantea). Considerando saliscendi, curve e tornanti, la distanza è attendibile. Nel 2008 Fernando la Greca e Vladimiro Valerio (Università di Venezia), in un saggio sulle Carte aragonesi riflettevano sulla disattenzione del mondo scientifico rispetto alla ricchezza di informazioni che esse contengono, per rigidità disciplinare e per paura di sconvolgere ricostruzioni storiche che sembravano consolidate, disattenzione, difficoltà di aggiornamento, disinteresse verso aree minori e subalterne… Da semplici appassionati delle nostre antichità, senza mettere in discussione i professori dell’archeologia e senza paura di sconvolgere alcunché, noi de’ Lo Scaffale pensiamo che il poligono rosso possa corrispondere ai resti delle mura della Tempsa romana e poi altomedievale, per come apparivano agli estensori delle Carte aragonesi del XV sec. Ortofoto con indicazione orientativa dell’area interessata dal poligono riportato sulla Carta aragonese. 

 

La posizione di Tempsa da noi ipotizzata è compatibile con le necessità di una colonia militare, disponendo nelle vicinanze di un’ansa alla foce del Torbido in cui approdare agevolmente, data la convenienza di spostarsi via mare, e di un approvvigionamento idrico garantito dalle fonti perenni che alimentano il torrente Torbido (Cece, San Giovanni, Santa Barbara…). Le colonie di fondazione romana, realizzate a seguito delle conquiste, avevano un preminente ruolo di presidio militare del territorio, e si connotavano per il loro impianto derivato dagli accampamenti legionari (castra). L’insediamento normalmente era caratterizzato da vie dritte che si intersecano in modo ortogonale, attorno all'intersezione cruciforme del cardo e del decumano." Il nostro poligono è articolato perché risente dell’accidentalità dell’orografia, e perché, probabilmente, nel corso dei secoli ha subito ampliamenti e riduzioni a causa di sconvolgimenti sia bellici che naturali.

Dovendo condurre campagne militari lontano da Roma, a partire dalla fine del IV sec. a.C., l’esercito romano fu costretto a trovare delle soluzioni difensive adatte al pernottamento delle truppe in territori spesso ostili. Ciò indusse i Romani a creare accampamenti militari da marcia fortificati, per proteggere le armate. Nascono così le colonie militari romane.

 

Le colonie romane militari erano poste ai confini o sulle coste, le colonie latine, più dedite alla valorizzazione del territorio, stavano all'interno. Nelle colonie latine venivano stanziati 2500 coloni, nelle colonie romane 300, come nel caso di Tempsa. Pag 4 La villa romana rinvenuta in zona Principessa Nel 2010, nella zona Principessa, a sud di Campora san Giovanni, sono iniziati gli scavi archeologici che hanno riportato alla luce una villa romana del secondo secolo d.C..

D’altra parte, è noto come tutta l’area costiera compresa tra il Torbido e l’Olivo sia ricca di giacimenti che di tanto in tanto affiorano in occasione di qualsiasi scavo, e come a Serra d’Aiello sia stato rinvenuto, in località Cozzo Piano Grande, un vasto complesso residenziale della seconda metà del IV sec. a.C. che si imposta sui resti di un abitato di capanne del VII e VI sec. a.C., coevo all'ampia e ricca necropoli di località Chiane, non molto distante dal tempio di Imbelli risalente a un’epoca arcaica.

 

Omero nell’Odissea la cita nei versi 182-184 del I libro: ... con la nave e i compagni, navigando sul mare scuro come vino verso genti straniere, verso Temesa, in cerca di rame, e porto ferro fiammante… rivelando come Temesa fosse famosa per le sue miniere di rame ubicate vicino alla citta' (Strabone) … ed era, nella Calabria protostorica, tra il IX e l’VIII sec a. C., centro attivo di scambio con il mondo greco e con l’Oriente fenicio, miceneo e siroanatolico (Licia Landi, 1996). La villa della Principessa fa pensare alla continuità insediativa della Temesa magnogreca poi romanizzata a partire proprio dalla istituzione della colonia romana di Tempsa (di cui ci stiamo occupando) avvenuta nel 194 a.C. L’insediamento di Temesa (Tempsa o Temsa) sopravvisse fino al VII sec. d.C. divenendo anche sede vescovile. Il suo abbandono definitivo è da ascrivere probabilmente alle difficoltà difensive di fronte alle scorrerie dei Saraceni e ai conflitti con i Longobardi. A tal proposito, è ipotizzabile che gli abitanti dispersi di Tempsa trovarono riparo nei più difendibili centri viciniori di Amantea, Aiello, Petramala (Cleto). Da secoli ormai sugli antichi luoghi è sceso il silenzio, ma a noi "resta quel nulla d’inesauribile segreto" (Ungaretti, Il porto sepolto). La citazione l’abbiamo rubata a Licia Landi, ma era troppo bella per non farlo.

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CIVITAS LABORATORIO D’IDEE
IL LABORATORIO D’IDEE ha il fine di promuovere lo sviluppo culturale, economico e sociale di AMANTEA che ha urgenza di ritrovare il suo ruolo di città turistico-commerciale a partire dal disegno del suo territorio nell’integrazione con le comunità del comprensorio per costituirsi come modello competitivo nel contesto regionale e nazionale.
Il territorio è il centro della riflessione, il catalizzatore che storicamente ha formato la prosperità dei popoli. I luoghi Calabresi hanno una geomorfologia unica, uno scenario sospeso tra mare e monti che rappresenta l’identità originale del suo paesaggio: un insieme antropologico frutto di saperi e culture millenarie che hanno prodotto bellezze di borghi architettonici esclusivi, sapori enogastronomici di rara qualità, itinerari naturalistici mozzafiato.

 

L’IDEA FONDAMENTALE E’ PROMUOVERE E REALIZZARE UN’UNICA GRANDE AREA URBANOPAESAGGISTICA CHE SAPPIA RACCONTARE LA PROPRIA IDENTITA’.
Attraverso l’integrazione e la valorizzazione dei territori comunali, si vuole creare un unicum di città del futuro possibile che comprenda: Amantea e Campora S. Giovanni, Belmonte Calabro, Longobardi, Fiumefreddo Bruzio, Lago, San Pietro, Cleto, Serra d’Aiello e Aiello Calabro.
Una visione innovativa, da ripensare con progetti oculati, ecosostenibili che coniugano novità, rispetto biologico e preesistenze in un sistema d’integrazione tra i differenti ambiti, dal turismo al commercio, dall’agricoltura all’artigianato, dal paesaggio al ridisegno urbano e all’arte.

Solo facendo rete, uniti nel recupero e rilancio dei tesori disseminati nel nostro comprensorio, si può definire la narrazione di un’identità calabrese, un viaggio originale tra mito, cultura, natura e sapori, l’unico oggi in grado di suscitare maggiore interesse, attrarre forze economiche di rilievo e valorizzare i nostri borghi tutelandone l’autenticità. Questa coesione in un solo ambito con l’interconnessione fra i suoi settori produttivi sono i presupposti per un accesso più facile a finanziamenti europei, nazionali e regionali mirati alla valorizzazione di parti significative del nostro territorio per un rilancio complessivo di tutte le attività economiche.
Integrazione sarà la parola d’ordine capace di armonizzare le parti urbane, dal mare fin dentro il centro storico, per una giusta rivalutazione degli spazi e del patrimonio architettonico esistente in grado di restituire un’immagine efficace di Amantea.

I livelli di attenzione su cui intervenire sono diversi e ognuno non esclude l'altro.
Occorre urgentemente affrontare e risolvere i grossi problemi d'inefficienza che hanno ridotto allo sbando AMANTEA, dialogando con gli attuali commissari per rendere la città un sistema funzionante sulle attività di base: scuole efficienti, acqua, decoro urbano, strade, rifiuti, attività di welfare locale e così via. Dall'altro, è importante avere una visione futura su cui costruire lo sviluppo socioeconomico di una comunità e dare una speranza alle nuove generazioni.

 

In questo quadro, il LABORATORIO D’IDEE ha l’obiettivo di diffondere la cultura della partecipazione cittadina e si pone, in modo permanente, organizzato in gruppi di lavoro che si occuperanno con specifiche competenze dello sviluppo economico e socioculturale del territorio, sia nei diversi settori produttivi sia nelle problematiche d’interesse pubblico. In tali ambiti potrà svolgere analisi e ricerche, redigere e presentare proposte progettuali e programmatiche sia di natura generale e d’indirizzo sia di natura specifica e di dettaglio, promuovendone il confronto, la discussione e la valutazione fra i cittadini come fra le associazioni di categoria e di rappresentanza di qualsiasi genere, i comitati, le istituzioni culturali e scientifiche, gli enti aventi finalità di promozione sociale e gli organi politici e/o amministrativi competenti.

A tal fine potrà avvalersi, oltre che del contributo volontario dei propri associati anche di soggetti esterni, altresì in via professionale, qualificati per competenze ed esperienza.
Tocca a noi, insieme, lavorarci per uscire dall'attuale "cono d'ombra".
Abbiamo tutti bisogno di una nuova luce.
Si riparta dalle idee.
Noi ci crediamo e "lavoreremo insieme per una città migliore" .

#unacosaseria
#lavoriamoinsieme
#perunacittamigliore

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teatro

 

Ci scrive l'ex Funzionario del Comune di Amantea Silvio Clemente, promotore di una serie di incontri che nei prossimi mesi porteranno sicuramente alla creazione di un movimento civico cittadino, ponendo a se stesso ed ai nostri lettori una serie di domande e riflessioni, tutte a nostro parere lecite che vi sottoponiamo.

 

 

"A scanso di equivoci chiedo:

Questa volta l'errore non è nostro. 

È un doppio errore che diventa quindi erroraccio delle autorità preposte.

Mi spiego:

1). È possibile allocare in un palazzo per civile abitazione 13 positivi? 

Prima di sistemarli in questo appartamento qualcuno aveva la responsabilità di verificare se tale struttura fosse idonea?

2). È possibile nel bel centro dell estate trasferire 13 positivi in una città a forte vocazione turistica?

Personalmente sono convinto che giusto sarebbe stato porsi queste 2 domande. 

Entrambe le domande hanno una risposta.

 

 

La verità vera che l'Italia è un paese troppo approssimativo.

È quello che penso.

Tutela per i migranti ma anche tutela per i residenti.

Inoltre mi ha chiesto, una cara amica, cosa penso  sui cori razzisti

Eccovi la risposta:

questa domanda, mia cara, non puoi certo farla a me. 

Il razzismo è dilagante e strisciante in ogni dove dell universo mondo. 

Personalmente non ne sono affetto e al contrario sono un sostenitore delle "città aperte". 

Ponti e non muri.

 

 

Ciò detto vorrei precisare che Amantea e i suoi abitanti, in stragrande maggioranza, hanno sempre accolto. 

Sempre, tanto che si dice: Amantea amante dei forestieri. 

Il razzismo questa volta non c'entra nulla. Mi dispiace per chi lo pensa.

Precisazioni sulla manifestazione di stamattina, ieri per chi legge, che ho ritenuto dare ad una signora".

"sono andato via quando le cose stavano prendendo una brutta piega. 

Li condanno eccome i cori razzisti. 

 

 

Sono lontano da tutto ciò. 

Tuttavia non posso risponderne per loro. 

Io rispondo alla mia coscienza e contestualmente condanno ogni forma di razzismo in qualsiasi modo si manifesti"

Ho precisato solo per dovere. 

Chi mi conosce sa bene il mio pensiero.

Città aperte è un concetto base della mia cultura. 

 

Grazie di avermi dato modo di precisarlo.

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