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Uno spaccato dell’Italia che non vuole cambiare di Francesco Gagliardi

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bandieraL’Italia, il paese dove io sono nato e abito dopo aver lavorato, sceso e salito tante scale all’estero, è un bel paese. Abitato, però, da tanti furbetti, furfanti, falsi e imbroglioni.

E da tantissimi giovani laureati e molto preparati che, non trovando un posto di lavoro, prendono un volo low cost e oltrepassano i confini del nostro paese con poche cose nello zainetto ed un computer in mano e molte, ma molte aspettative in testa. Sono diversi dai nostri nonni, dai nostri padri che espatriavano con la valigia di cartone legata con lo spago. Sono dei cervelli in fuga. Gente che parte perché vuole dimenticare, vuole lasciare alle spalle un paese che non piace più, dove per far carriera o trovare un posto di lavoro devi fare tante giravolte e qualche volta addirittura vendere il tuo corpo. Partono non per imparare ma per dimenticare i soprusi ed i compromessi. Vi voglio raccontare ora alcune storie di questi giorni che hanno catalizzato l’attenzione della gente e riempito le pagine dei giornali. Sono storie diverse tra loro, ma che ben ci presentano uno spaccato dell’Italia che non vuole cambiare. Tutte hanno un punto di partenza comune: la falsità e gli imbrogli.

Domenica 6 novembre u.s. si è votato in Sicilia per il rinnovo dell’Assemblea siciliana e per l’elezione del Governatore. E a 48 ore dalla fine dello spoglio delle schede un deputato regionale appena eletto è stato posto agli arresti domiciliari. Eletto con 5.418 preferenze nella lista messinese dell’UDC è stato arrestato per associazione a delinquere e per evasione fiscale. Il neo Deputato regionale era tra i candidati detti impresentabili. Ma per l’On. De Luca anche questa inchiesta finirà in una bolla di sapone come gli altri 14 processi: archiviati e con sentenza di assoluzione.

Carne avariata in scuole ed ospedali: blitz dei NAS di Firenze. Sequestrata oltre mezza tonnellata di carne avariata destinata ai bambini delle scuole e ai degenti delle strutture ospedaliere. I responsabili sono finiti agli arresti per associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni degli Enti Pubblici. Nell’inchiesta sono coinvolte 17 persone tra cui commercianti, personale preposto alla ricezione della merce, militari e veterinari dell’Asl.

A Foggia e a Bari 4 giudici tributari sono stati arrestati con l’accusa di corruzione, falso e truffa per aver venduto sentenze. I commercianti che avevano debiti o contenziosi con il fisco pagavano i giudici e la facevano franca. Le sentenze venivano pilotate in cambio di denaro e favori. Alcuni erano addirittura nei libri paga dei commercianti.

A Cosenza sono stati indagati 33 insegnanti assunti nelle scuole con titoli di studio falsi. La Procura di Cosenza ha chiuso le indagini ritenendo gli insegnanti responsabili di falsità ideologica commessa da privato e falsità materiale in atto pubblico. L’attività investigativa condotta dai militari dell’ Arma dei Carabinieri è stata avviata nell’ottobre del 2016. Gli insegnanti avevano esibito le attestazioni contraffatte per aumentare i punteggi nelle varie graduatorie e nelle assunzioni nelle scuole primarie e dell’infanzia. Alcuni dirigenti scolastici hanno già adottato provvedimenti urgenti di sospensione nei confronti degli insegnanti fedifraghi assunti sulla base di titoli di studio risultati falsi.

In vari Comuni italiani molti dipendenti, i cosiddetti furbetti del cartellino,vengono pizzicati a timbrare il cartellino per poi allontanarsi arbitrariamente dal posto di lavoro. Non solo arrecano grave danno ai cittadini ma anche alla pubblica amministrazione e non fanno fare bella figura all’Amministrazione comunale e al Sindaco che forse li ha assunti. Si è concluso appena un mese fa il processo a Cosenza contro alcuni dipendenti del Comune di Pedace accusati a vario titolo di truffa aggravata perché assenteisti. A Villanova d’Asti addirittura sono stati indagati il Comandante della Polizia Municipale e un suo agente. Quest’ultimo la mattina presto strisciava il suo badge e quello del suo capo che vive a Torino, ma che arrivava sul posto di lavoro senza alcuna giustificazione due ore dopo.

Questa è l’Italia che a noi non piace e che purtroppo non vuole cambiare

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