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Ragazzo lancia un cestino contro la professoressa di Francesco Gagliardi

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La storia che sto per raccontarvi, cari amici lettori, è vera, non è frutto della mia fantasia. Siamo a Mirandola, un paese della provincia di Modena, tristemente noto perché colpito dal vasto terremoto dello scorso anno, Istituto Professionale “Galileo Galilei”, prima superiore, finito nell’occhio del ciclone per un video postato sul web in cui si vede benissimo un ragazzo di 15 anni che tira con estrema violenza un cestino dei rifiuti alla professoressa di matematica durante l’ora di lezione seduta in cattedra che resta tuttavia immobile. Se da un lato molti che hanno visto il video si sono indignati per il vile gesto compiuto dal ragazzo, dall’altro lato non c’è stata alcuna reazione, anzi hanno cercato di minimizzare l’accaduto. Sono dei piccoli episodi insignificanti che si verificano nelle classi scolastiche.

Il ragazzo non voleva colpire l’insegnante e non aveva nessuna intenzione di fare del male.

Ha poi chiesto scusa.

In fondo è un ragazzo.

Il vile gesto, però, non è finito qui, ora è al vaglio delle forze dell’ordine.

Due alunni sono stati denunziati per interruzione di pubblico servizio e violenza a pubblico ufficiale ed un terzo ragazzo, quello che ha postato il video sul web, per diffamazione.

C’è da dire che altri episodi di bullismo si sono verificati nella stessa scuola e il capo branco, guarda caso, ancora una volta, è lo stesso ragazzo di 15 anni, albanese, il quale risulta di aver pestato un ragazzo di 11 anni.

Appena la Preside è stata informata da un genitore di un alunno che frequenta la stessa classe del ragazzo albanese ha convocato un Consiglio d’Istituto per prendere i provvedimenti del caso.

Ai miei tempi il ragazzo sarebbe stato severamente punito con l’allontanamento da tutte le scuole del Regno.

Del vile gesto ne hanno parlato quasi tutti i giornali.

E Massimo Gramellini sul Corriere della Sera nella sua rubrica “Il Caffè” ha scritto una lettera alla professoressa intitolandola ”La forza del cestino”.

A Gramellini più della bravata del bulletto, lo ha colpito la mancanza di reazione della professoressa.

“Il cestino le rimbalza addosso eppure lei non alza nemmeno la testa, vittima muta e inerte di un oltraggio inaccettabile, ma evidentemente considerato ineluttabile”. Ineluttabile? Contro cui non possiamo fare niente? Ma stiamo davvero diventando matti? Ecco perché la scuola italiana, la nostra amata scuola, sta andando a catafascio. E il Ministro della Pubblica Istruzione addirittura vuole togliere il voto di condotta dalla pagella scolastica. Così la scuola da luogo di educazione e di istruzione diventerà, fra non molto, un bivacco di delinquenti e malfattori. La professoressa dell’Istituto Galilei non ha reagito al vile gesto perché sa che se anche avesse reagito e avesse preso severi provvedimenti nei confronti del ragazzo arrogante, maleducato, i genitori prenderebbero le sue difese dando la colpa all’insegnante che non sa fare il suo dovere e che in classe non sa farsi rispettare. In fondo i loro figli sono sempre dei bravi ragazzi e se qualche volta sbagliano bisogna comprenderli. La colpa non è loro, ma della scuola, della società, del Governo. Mai dei ragazzi e dei loro genitori che non li hanno saputi educare. E i Capi d’Istituto? Per difendere il buon nome della scuola cercano di minimizzare l’accaduto o fanno finta di niente. Lasciano, così, che si calpesti la dignità dei professori. Io sono un ex insegnante e ho insegnato nelle scuole statali per oltre 40 anni. Una cosa del genere non mi è mai capitata. Se mi fosse capitata avrei reagito a malo modo. Al ragazzo gli avrei dato una infinità di sonori scappellotti che avrebbero lasciato il segno. Ai genitori, se fossero venuti in classe a protestare, li avrei buttati dalla finestra. Ma queste cose, diciamole per favore, nella vecchia scuola non si sono mai verificate. L’insegnante era rispettato e riverito e quando entrava in classe i ragazzi si alzavano in piedi e quando lo incontravano per strada lo salutavano con affetto e riconoscenza. Nostalgia di quei tempi? Molta.

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