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Il mistero delle grotte di Coreca

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Nel territorio della nostra Amantea esistono aree di estremo lignaggio speleo- archeologico. una di queste, ma non è certo l’unica, e quella di Coreca e delle sue grotte marine.

 

 

 

 

Tra queste, dopo quella sottostante la rocca del centro storico e che non appare estranea alla stessa Odissea, sicuramente quelle di Coreca e della foce dell’Oliva.

Le più importanti dal punto di vista geologico, antropologico ed archeologico sono sicuramente le grotte, aperte nella falesia calcarea di Coreca, prossime l’una all’altra dette “I Gruttuni” che possiede un ampio imbocco così che la luce che vi penetra dall’esterno rischiara diffusamente la gran parte degli ambienti sotterranei, e “A grutta du’ Scuru” presenta , al contrario, un piccolo imbocco che, dopo un breve percorso in discesa, immette in una vasta sala completamente oscura.

Sono due cavità, a circa 10 metri l’una dall’altra, del tutto prive di fenomeni di concrezionamento, sviluppate per diverse decine di metri.

Esse in tempi remoti dovevano essere situate sul livello del mare, come testimoniano fori di molluschi litodomi sulle pareti rocciose.

I loro ingressi risultano difficilmente raggiungibili in quanto aperti su pareti rocciose verticali.

Quanto in esse contenuto è stato conservato proprio grazie alla difficile accessibilità degli ingressi .

Nella storia recente delle grotte si segnala infatti solo l’uso durante la seconda guerra mondiale da parte di un Corachese che vi si rifugiò per non fare il militare( vedi tirreno-news)

Il loro interesse antropologico ed archeologico venne segnalato da speleologi piemontesi.

E successivamente , nel 2012-2014, con la collaborazione del Comune di Amantea e della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria,da ricognizioni esplorative, condotte da Fabiola Arena, della università di Ferrara e del centro regionale di speleologica “Enzo dei medici” , e Felice Larocca della Università Aldo Moro di Bari, in occasione delle quali si riscontrarono che le pi antiche frequentazioni umane dei siti restano collocano nella tarda età del Bronzo( tra il 1300 a.C al 700 a.C), con presenze successive di età storica .

Mentre la Caverna “I Gruttuni” mostra evidenze che richiamano un uso residenziale degli ambienti ipogei, la Grotta du’ Scuru, al contrario, appare connotata in senso funerario.

Le due cavità, nel loro complesso, hanno restituito abbondanti resti di contenitori in terracotta, macine litiche e ciottoli a superficie levigata di provenienza alloctona.

Recentemente sono state rinvenute parti anatomiche riferite a due individui: un adolescente di sesso imprecisato ed un giovane adulto di sesso maschile la cui datazione radiocarbonica le fa risalire all’VIII-IX secolo d.C, suggerendo un uso funerario di tale cavità.

Tutte queste ipotesi però appaiono in palese contrasto con la storia di Temesa, quando si costruivano bellissime ville romane e di Tempsa quando nella città vivevano ed operavano ….

La presenza nel territorio rappresenta una novità di rilievo nel quadro della dislocazione dei fenomeni sotterranei regionali d’interesse archeologico.

Si impone, pertanto, che siano condotte altre campagne di ricerca speleologiche ed archeologiche per acquisire maggiori dati sulla presenza umana nel territorio in periodi per i quali si posseggono poche informazioni.

Conoscere la storia della città significa conoscere i suoi abitanti

Giuseppe Marchese

Foto Felice Larocca

Foto Felice Larocca

Redazione TirrenoNews

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