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Redazione TirrenoNews

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IL CT DELLA NAZIONALE MANCINI PREMIA POSTE ITALIANE

Mercoledì, 17 Ottobre 2018 06:37 Pubblicato in Italia

dL’azienda guidata da Del Fante vincitrice del torneo di calcio tra le aziende Top sponsor della Nazionale

Roma, 16 ottobre 2018 – Si è svolta oggi a Roma, presso la sala Conferenze

dell’ufficio postale di piazza San Silvestro, la cerimonia di premiazione della squadra di Poste Italiane vincitrice della “Azzurri Partner Cup”, il torneo di calcio a 7 organizzato dalla Figc tra le aziende Top sponsor della Nazionale.

Ospiti di Matteo Del Fante, amministratore delegato di Poste Italiane e di Giuseppe Lasco, responsabile Corporate affairs di Poste Italiane, il direttore generale della Figc Michele Uva e Roberto Mancini, commissario tecnico della Nazionale.

"Sono molto contento per questa iniziativa e per la partnership con la Nazionale e sono ancora più fiero della nostra squadra" – ha detto l’Amministratore delegato Matteo Del Fante durante la cerimonia di premiazione. I giocatori della squadra di Poste Italiane, che hanno battuto in finale i campioni uscenti della Fiat ai calci di rigore, provengono da diverse parti d’Italia e da differenti realtà aziendali.

Tutte le fasi della competizione, dalla preparazione alla finale sullo storico campo di Coverciano fino alla premiazione di oggi. Oltre alla “Azzurri Partner Cup”, Poste ha portato a casa anche il premio per il miglior portiere assegnato a Luca Fava.

A premiare tutti i “campioni gialloblu” è stato il Commissario Tecnico degli azzurri Roberto Mancini che ha consegnato ai giocatori il pallone ufficiale della Nazionale autografato.

Poste Italiane è la più grande rete di distribuzione di servizi in Italia. Le sue attività comprendono il recapito di corrispondenza e pacchi, i servizi finanziari e assicurativi, i sistemi di pagamento e la telefonia mobile. Con una storia di oltre 150 anni e grazie a una rete di 12.800 Uffici Postali, più di 135 mila dipendenti, 510 miliardi di euro di masse gestite e più di 34 milioni di clienti, Poste Italiane è parte integrante del tessuto sociale e produttivo del Paese e rappresenta una realtà unica in Italia per dimensioni, riconoscibilità, capillarità e fiducia da parte della clientela.

Poste Italiane

Media Relations

Parliamo della sommossa di Paola del 1736

Martedì, 16 Ottobre 2018 21:48 Pubblicato in Paola

Nel 1736 la Camera Marchesale decise di imporre una nuova gabella sulla macina dei grani, precisamente 3 carlini per tomolo di grano e 2 carlini per tomolo di grano d’india.

Tale tabella costituiva il cespite più gravoso, pari quasi al doppio della tassa cives che colpiva direttamente i fuochi.

Al tempo c’erano 7 gabelle che davano poco più di un sesto della gabella della macina.

La introduzione della gabella avvenne con il consenso degli amministratori delle università.

Contro questa gabella si mosse la protesta della popolazione.

Inizialmente si tentò di chiedere l’intervento regio per ridurre il peso fiscale.

Poi la situazione sfuggì di mano ed il 5 novembre 1736 a Paola si verificò una sommossa.

La città era governata dagli Spinelli, una famiglia al culmine della potenza politica, i quali erano anche principi di Cariati e di Scalea, e Giuseppe, fratello del Marchese di Fuscaldo, era cardinale arcivescovo di Napoli nel 1735.

La popolazione, colpita dalla pressione fiscale, si riversò sulle strade guidata da Francesco e Nicola Barone e dal chierico Mazzei.

La sommossa durò due mesi, durante i quali furono incendiate le case dei notabili e dei gabellieri feudali.

Tanto potenti da spingere Bernardo Tanucci, ministro di Carlo III, a parlare di Spinelleria, specialmente quando nel 1746 l'arcivescovo chiese la restaurazione del Santo Uffizio ed ottenne dal re Carlo un deciso rifiuto.

Il feudatario Tommaso Francesco Spinelli su costretto ad asserragliarsi nel castello.

Poi , il 6 gennaio 1737, cessò, grazie all'intervento del clero locale.

I capi della sommossa si riunirono nel collegio dei Gesuiti e qui il padre lettore catalano arringò la folla esortandolo alla pace.

I capi della rivolta furono tutti arrestati.

La repressione della rivolta di Paola fu violenta ed il capo degli insorti, Nicola Barone, fu tradotto a Cosenza e condannato a morte.

Gli altri furono condannati a pene più lievi ma vennero strapazzati e “de fatto martoriati” dal marchese Spinelli

La gabella sulla macina dei grani.

Il termine “Gabella” (dall’arabo dialettale gabēla, variante di qabāla – lett. “versamento” -, passando per il latino medievale gabulum) indicava, nel diritto tributario all’origine in Francia e in Italia, le imposte indirette sugli scambi e sui consumi di merci. Erano riscosse da esattori particolarmente invisi alla popolazione, i gabellieri, figura a metà fra l’ufficiale pubblico e il libero concessionario in proprio.

Le gabelle sui generi alimentari di prima necessità (grano ecc.) erano spesso applicate in maniera onerosa ed abusiva.

Tristemente famosa era la gabella sul sale, istituita in Francia nel XIV secolo. La gabella emigrationis era la tassa corrisposta da un emigrante per il capitale che portava con sé. La gabella hereditatis era la tassa dovuta per mandare all’estero un dono o un’eredità.

Genova.Al processo “spese pazze”, il pm chiede 22 condanne

Martedì, 16 Ottobre 2018 20:33 Pubblicato in Italia

Tutto è nato dopo un esposto di una funzionaria di palazzo Tursi.

Poi nelle scorse settimane la guardia di finanza ha sequestrato tutta la documentazione contabile per il periodo tra il 2012 e il 2017.

 

 

Le pezze giustificative, molto spesso, si riferivano a periodi festivi: Natale, Capodanno, Pasqua e Pasquetta, 25 aprile e primo Maggio. Giorni «sospetti» per svolgere attività istituzionale. Le accuse, a vario titolo, sono di peculato e falso.

Sono oltre 60 le persone indagate tra ex e attuali consiglieri regionali nelle varie inchieste della procura di Genova.

Il procuratore Francesco Pinto ha chiesto la condanna per 22 tra ex e attuali consiglieri regionali.

Eccole:

Il procuratore aggiunto Francesco Pinto ha chiesto:

2 anni e 2 mesi per Michele Boffa (ex presidente del Consiglio regionale, Pd),

3 anni per Antonino Miceli (ex consigliere regionale Pd)

2 anni e 3 mesi per Marco Melgrati (Fi, attuale sindaco di Alassio),

2 anni e 6 mesi per Luigi Morgillo (ex consigliere regionale Fi) e

tre anni e sei mesi per Matteo Rosso (ex Forza Italia, attuale capogruppo in consiglio regionale per Fratelli d’Italia);

2 anni e tre mesi, come per Franco Rocca (Fi, attuale sindaco di Zoagli), e per Alessio Saso (Ncd). Chiesti 2 anni e 3 mesi per Francesco Bruzzone, attuale parlamentare della Lega e già presidente del Consiglio regionale.

Chiesti 3 anni e 6 mesi per Marco Limoncini (Udc).

Poi ci sono i due consiglieri della Lista Burlando Ezio Chiesa, per cui è stata chiesta l’assoluzione,

e Armando Ezio Capurro, per cui sono stati chiesti 2 anni e 3 mesi.

Gli altri imputati sono Aldo Siri (chiesti 2 anni e 6 mesi),

Lista Biasotti; Matteo Rossi (2 anni e 6 mesi, Sel) e

Alessandro Benzi (2 anni e 2 mesi, Sel);

Raffaella Della Bianca (ex Fi, 2 anni e 6 mesi) e

Roberta Gasco (1 anno e 4 mesi) la ex Idv Marilyn Fusco (1 anno e 4 mesi), e

Giacomo Conti (2 anni e 6 mesi) (ex Rifondazione Comunista).

Stefano Quaini (Diritti e Libertà), per cui è stata chiesta l’assoluzione, e

e l’assoluzione per Massimo Donzella (Pd);

3 anni e 4 mesi per il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi.

Per l’accusa i consiglieri regionali si sarebbero fatti rimborsare con soldi pubblici, spacciandole per spese istituzionali, cene, viaggi, gite al luna park, birre, gratta e vinci, ostriche, fiori e biscottini.

In alcuni casi, sempre secondo l’accusa, venivano consegnate ricevute che erano state dimenticate da ignari avventori.

In altri venivano modificati gli importi a mano.

Per un ammontare di diverse centinaia di migliaia di euro.

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