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Redazione TirrenoNews

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Su Eurointelligence, Wolfgang Münchau offre una piccola rassegna stampa e commenta in prima persona la recente crisi diplomatica tra Francia e Italia. Anche agli occhi degli europeisti convinti, come è Münchau, l a mossa di Macron sembrerebbe, per modalità e tempi, un vero e proprio colpo di testa fatto per motivi di politica interna, ed evidenzia la sua debolezza politica e la sua inadeguatezza per il ruolo. Non solo, infatti, compatta il governo italiano, ma toglie anche al presidente francese ulteriore credibilità come leader del fronte europeista alle prossime elezioni europee. Anche gli europeisti convinti dunque non esitano più a definirlo un buffone.

La Francia ha richiamato il suo ambasciatore in Italia, una mossa che non ha precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale. La causa scatenante è stata l'incontro tra Luigi Di Maio e i gilets jaunes, ma in gioco c'è molto di più.

Di Maio e Matteo Salvini stanno attaccando Emmanuel Macron da mesi. Fino ad ora il presidente francese ha ignorato questi attacchi considerandoli insignificanti e ha ribadito che tratta soltanto col primo ministro italiano. Cosa è cambiato? Elevare una crisi politica ad affare di stato è una mossa alquanto straordinaria, che avrà conseguenze politiche. Macron ci ha riflettuto?

Per prima cosa esaminiamo la causa scatenante: Di Maio si è incontrato con membri della lista di Ingrid Levavasseur e di un altro dei rappresentanti più espliciti dei gilets jaunes, il controverso Christophe Chalencon. Di Maio ha quindi postato una foto tutti insieme in un tweet entusiasta su Twitter. La Levavasseur non c'era, aveva anche avvertito che Di Maio stava pregiudicando il progetto su cui stavano lavorando e ha ribadito che, anche se erano presenti dei membri della sua lista, la lista non c'entra niente. Quindi questa foto è soltanto un po' di fumo negli occhi, destinato agli elettori Cinque Stelle? La strategia di fomentare il risentimento contro il presidente francese può essere un modo per aumentare la sua visibilità in vista delle elezioni europee? Secondo il canale televisivo italiano La 7, la settimana scorsa Giuseppe Conte avrebbe detto ad Angela Merkel che Di Maio punta ad attaccare la Francia per recuperare il terreno perso in vista delle elezioni europee, poiché è rimasto indietro rispetto a Salvini che ha già dalla sua parte il tema dell'immigrazione.

Adesso che Macron ha risposto in modo così pesante, il gioco è cambiato. Il fatto che Chalencon abbia invocato un colpo di stato militare nelle prime settimane dei jilets jaunes aiuta il governo francese a sostenere la tesi per cui questo, dopo tutto, è un affare di stato. Ma non ci sembra un collegamento essenziale. Lo stesso ambasciatore è rimasto sorpreso dalla mossa di Macron di richiamarlo a Parigi. Les Echos cita un ex-ambasciatore in Italia che la considera una reazione eccessiva e pensa che sarà di breve durata.

Cosa ne viene a Macron? A livello europeo, Macron può sperare di rianimare il suo fronte anti-populista. Manda un'immagine forte, di un presidente che agisce se provocato. Gli elettori francesi di destra che lo hanno considerato troppo remissivo nei confronti degli interessi tedeschi col trattato di Aachen potrebbero rallegrarsi di questa risposta vigorosa all'Italia.

Ma questa messa in scena avrà effetti duraturi? Non gli si ritorcerà contro se cercherà egli stesso di formare un'alleanza transnazionale per le elezioni europee?

C'è un intento strategico dietro la decisione di Macron?

Non si può negare che la decisione francese di richiamare il suo ambasciatore dall'Italia rappresenti una grave crisi europea. Come ricordano i giornali italiani, questa è la prima volta che accade dal 1940 - quando si verificò per ovvie e differenti ragioni. I media italiani riportano che la decisione non è stata preceduta da una telefonata. Il ministro degli esteri lo ha appreso da un comunicato stampa, come chiunque altro. L'effetto immediato della mossa di Emmanuel Macron è quello di creare coesione tra il governo italiano e i suoi critici. Prendete Lucia Annunziata, direttrice dell'Huffington Post Italia e nota ospite dei talk show televisivi, una persona che abbiamo sempre reputato vicina a Matteo Renzi. Di seguito la sua analisi di stamani:

"Improvvisamente, in un primo pomeriggio qualunque di febbraio, siamo entrati in "guerra" con la Francia. Ma il conflitto arriva in un precipitare di dichiarazioni, risposte, e ragioni esposte e negate, che si susseguono in un percorso affrettato, imprevisto, caotico: nessun passo formale fra i governi delle due nazioni, nessun passaggio istituzionale o telefonata fra i vertici dei due paesi. Precipitiamo in uno scontro frontale Italia-Francia per via extraistituzionale, come se si trattasse di uno scontro fra due partiti. Che, alla fine, è esattamente quello di cui si tratta: due campagne elettorali che si incrociano e che esplodono nello spazio comune europeo."

Annunziata non si schiera con le tattiche di Luigi Di Maio, ma riserva gran parte della sua critica a Macron. Considera la sua decisione un segno di debolezza, visto il fallimento nel procurarsi il necessario sostegno alla sua visione europea.

In Italia, la generale reazione politica è stata contenuta. Il Primo Ministro Giuseppe Conte ha detto di essere semplicemente sbalordito - senza parole, più che arrabbiato. I politici Cinque Stelle hanno interpretato la reazione di Macron come un colpo di cannone che dà inizio alla campagna per le elezioni europee, e promettono di farlo anche loro. La Lega ha cercato di prendere le distanze dai Cinque Stelle, mentre la rivalità tra i due partiti cresce in vista delle elezioni europee. E, come suggerisce un articolo del Corriere di stamani, questo conflitto ha risollevato il profilo pubblico dei Cinque Stelle, rimasto sotto tono rispetto a quello della Lega. In un colpo solo, i Cinque Stelle sono di nuovo sulla ribalta.

Nikolas Busse offre una prospettiva diversa nel suo commento sul Frankfurter Allgemeine. Non si concentra tanto sul fatto che Macron abbia ragione o torto ad agire in questo modo, quanto sull'impatto negativo che i populisti italiani hanno già avuto sulla cultura del dialogo politico in Europa. L'intera idea dell'integrazione europea è quella di risolvere le differenze legittime in modo civile, attraverso le negoziazioni. Quando un ministro italiano dialoga con dimostranti violenti, incluso un uomo che invoca una dittatura militare in Francia, ha attraversato una linea rossa. I teppisti di destra e di sinistra in Europa sono riusciti a distruggere le relazioni bilaterali tradizionalmente buone tra gli stati membri, in un breve periodo di tempo.

Scrive Wolfgang Münchau del Financial Times:

Macron ha trasformato un confronto politico transfrontaliero in un confronto tra stati. Supporrei, ma non posso esserne certo, che ci siano altri calcoli dietro questa mossa, oltre a quello che ci è stato detto. Suppongo anche, ma non posso esserne certo, che abbia una strategia d'uscita. Ha considerato se diventerà più facile o più difficile per lui dar vita a un'alleanza in un paese dove non ha alleati naturali nello spettro politico - eccezion fatta per Matteo Renzi, il lupo solitario della politica italiana? Un'altra domanda è come questa storia finirà nei paesi più piccoli della UE, che tradizionalmente sono sensibili alle prepotenze da parte dei paesi UE più grandi. I politici come Sebastian Kurz si schiereranno con il vicino italiano o con Macron?

Mi chiedo anche come Angela Merkel consideri questa situazione. Suppongo che Macron non l'abbia nemmeno consultata sulla decisione - poiché non si è nemmeno preoccupato di avvisare né Conte né il Presidente italiano Sergio Mattarella. Mattarella ha agito in modo molto professionale e si è offerto come mediatore nella disputa. Per quale motivo Macron non lo ha cooptato prima di prendere la decisione? La mossa di Macron coincide con un'altra: cancellare la sua partecipazione alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco per concentrarsi sui temi interni. Sono solidale con la posizione francese sul Nord Stream 2, ma non è stupido attaccare l'Italia e la Germania nello stesso giorno? In Inghilterra, ricordo che fino a non molto tempo fa il concetto di "diplomazia tedesca" era considerato un ossimoro. In questi giorni, se volete vedere reazioni diplomatiche impulsive, dovete guardare a sud delle Alpi e a ovest del Reno. La modalità delle decisione, la mancanza di coordinamento e la breve cronistoria della presidenza Macron mi portano a concludere che sia stato un atto impulsivo, fatto nel contesto della politica interna, senza alcuna considerazione per il bene e gli interessi della UE. La tragedia degli europeisti come noi è che il nostro rappresentante politico più illustre nella UE agisce come un buffone

Wolfgang Münchau, 8 febbraio 2019

Lega e M5Stelle come i ladri di Pisa di Francesco Gagliardi

Lunedì, 11 Febbraio 2019 10:05 Pubblicato in Italia

Amici miei carissimi oggi vi voglio raccontare con semplicità quello che sta accadendo nelle stanze dei bottoni e nelle piazze italiane e quello che è accaduto nelle urne elettorali della Regione abruzzese. Il clima è molto teso, i nervi dei maggiori esponenti politici che ci governano sono a fior di pelle.

La visita di Salvini al cantiere della Torino – Lione ha lasciato strascichi. Di Maio non ha gradito l’intervento di Salvini e lo ha avvertito che se continua così, allora potrebbe finire male. E Salvini non ha gradito la visita che Di Maio ha fatto ai Gilet gialli in Francia. E poi c’è il caso della nave Diciotti ed ancora non si sa con precisione come voteranno in Giunta per l’autorizzazione a procedere contro Salvini e poi in Parlamento. Ma non solo la Tav e la nave Diciotti hanno portato scompiglio e litigi in seno alla compagine governativa, ma anche il Venezuela, le accuse alla Francia, le nomine alla Banca d’Italia ed in ultimo le elezioni regionali in Abruzzo. Salvini, Di Maio, Di Battista, Conte, quattro amici al bar molto litigiosi, uniti in matrimonio dopo le elezioni del 4 marzo dell’anno scorso, con l’intenzione di cambiare il mondo.

Volevano, purtroppo, non ci riescono perché sono molto litigiosi fra di loro.

Oggi li troviamo seduti a qualche bar a bere dei whisky o forse non li troveremo da nessuna parte perché ognuno pensa ai fatti suoi a rincorrere i propri guai che giorno dopo giorno combinano. Salvini e Di Maio con l’aiuto di Di Battista tornato dall’America se la danno di santa ragione come pugili sul ring. Lo scontro ormai è arrivato a livelli preoccupanti e il povero Premier, preoccupatissimo, fa suonare il gong e sale sul ring per fermare i contendenti.

Ma gli argomenti che in queste ultime settimane sono stati al centro dell’attenzione e dell’intero sistema di informazione hanno infiammato lo scontro tra alleati. Dice Salvini:- La Tav è un’opera utile e deve essere completata. Sono fiducioso che la Tav si faccia. Non voglio litigare con i 5 Stelle. Ragioneremo con pacatezza e, come facciamo sempre, troveremo un compromesso-. E si presenta a Chiomonte con pettorina arancione da operaio edile per ribadire il proprio Sì alla Tav nell’istante in cui l’altro Vice Premier Luigi Di Maio con giacca e cravatta annuncia alla Camera che la Tav non si farà mai fino a quando i 5 Stelle saranno al Governo-.

Ed annuncia che il Governo non cadrà perché con la Lega troveremo una soluzione condivisa. Campa cavallo che l’erba cresce. Fanno finta di litigare e intanto le opere sono ferme, lo spread aumenta e il Pil nei prossimi anni non raggiungerà neppure l’1% programmato. Salvini e Di Maio sanno recitare come due attori provetti la loro parte in accordo fra di loro e intanto si spartiscono il potere fatto di nomine e di gestione personale delle aziende di Stato. A questo punto entra in scena Di Battista tornato dall’America e che Di Maio come un cucciolo se lo porta a spasso in Abruzzo perché da solo non ce la fa a tenere a bada l’alleato di governo. Attacca Salvini, torna da Berlusconi e non rompere i coglioni. La Tav, dice, è una stronzata.

Ma Salvini, ancora una volta, all’attacco dei 5 Stelle, risponde pacatamente:- Troveremo una soluzione. Io non vedo spaccature nel governo. La Tav non serve a Salvini ma serve agli italiani -. Dalla Tav alla Diciotti, dalla Francia al Venezuela, dalle trivelle al premio di cittadinanza, fino alla legge di legittima difesa, sempre più tensione tra Lega e 5 Stelle, ma non rompono, continuano a governare.

A questo punto, amici, mi è venuta alla mente una antica tradizione toscana, un’antica storiella: I ladri di Pisa. Sì proprio loro.

Durante la notte andavano a rubare tutti insieme e poi litigavano fra di loro tutto il giorno per dividere il bottino.

Così fanno Salvini e Di Maio, credendo di prendere per fessi gli italiani che li hanno votati.

Danno a vedere di non trovarsi d’accordo su varie scelte, ma poi continuano comunque a governare insieme, perché sanno che se questo assurdo matrimonio giallo verde dovesse naufragare sia l’uno che l’altro si troverebbero senza occupazione e dovrebbero ritornare nelle proprie regioni a trovarsi un lavoro o mendicare il premio di cittadinanza in qualche ufficio di cerca lavoro. Ieri si è votato in Abruzzo per il rinnovo del Consiglio Regionale.

Ebbene il Movimento 5 Stelle che un anno fa sfiorò il 40% dei voti a distanza di un anno è crollato. Ha vinto il candidato del centro destra.

E il candidato del centro sinistra alla guida di otto liste elettorali che con spocchia affermava che il Pd era in forte e costante ascesa ed era sicuro di poter vincere le elezioni regionali si è dovuto accontentare del secondo posto con appena il 31% dei voti.

Il rischio di crisi di governo ora è altissimo dopo il clamoroso flop del Movimento 5 Stelle e la schiacciante vittoria della Lega diventata il primo partito.

A Sanremo ha vinto la giuria non il pubblico: leggete i dati

Domenica, 10 Febbraio 2019 22:40 Pubblicato in Italia

Ultimo attacca la Rai: «Festival deciso dai giornalisti, televoto farsa»

Televoto Sanremo, Codacons annuncia esposto all'Antitrust: pubblico umiliato

Sulla vittoria di Mahmood al festival di Sanremo e sul caso televoto interviene il Codacons che annuncia un esposto all'Antitrust.

L'associazione dei consumatori «depositerà domani un formale esposto all'Autorità per la concorrenza denunciando il meccanismo di voto dell'ultima serata del Festival, che ha di fatto annullato le preferenze espresse dal pubblico con possibile danno economico per i cittadini».

«Nella finalissima di ieri il cantante Ultimo - sostiene il Codacons - è risultato essere il più votato dal televoto, ottenendo il 46,5% dei voti del pubblico, addirittura 30 voti percentuali in più rispetto al vincitore Mahmood, che ha ottenuto solo il 14,1% delle preferenze.

Nonostante tali numeri schiaccianti, il voto della sala stampa e della giuria d'onore ha ribaltato la classifica del televoto, assegnando la vittoria a Mahmood.

Ma così facendo - denuncia il Codacons - il voto del pubblico da casa è stato di fatto annullato e umiliato, con conseguenze enormi sul fronte economico, considerato che i telespettatori hanno speso soldi attraverso il televoto, un televoto reso inutile dalle decisioni delle altre giurie».

Il meccanismo delle votazioni, quindi, conclude il Codacons, «sembra aver arrecato un danno a quegli utenti che da casa hanno espresso la propria preferenza (a pagamento) e potrebbe addirittura realizzare la fattispecie di pratica commerciale scorretta. In tal senso il Codacons depositerà domani formale esposto ad Antitrust affinché apra una indagine sulla classifica di Sanremo 2019».

Domenica 10 Febbraio 2019, 19:54 - Ultimo aggiornamento: 10-02-

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