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gigino2020Il coronavirus ha messo a nudo i problemi più acuti della nostra vita collettiva, insieme alle sue contraddizioni. Uno degli aspetti è costantemente esacerbato dai mass media: siamo arrivati al punto di temerci ​ l'un l'altro. Abbiamo ricominciato a progettare di tagliare i contatti internazionali. Riemerge il problema dall’evitare le comunicazioni personali. In quello che sta accadendo molti pensano alla mano dei cinesi, altri alle mani americane, altri ancora pensano agli arabi e così discorrendo. Un altro breve passo e il razzismo riciccerà, e come sempre in momenti di difficoltà. Abbiamo iniziato a parlare della nascita di un "nuovo mondo", in cui le persone non solo hanno paura di stringersi la mano, ma sono sospettose l’una dell'altra.

Nella scena finale di “Kill Bill”: Volume 2 del regista Quentin Tarantino, la protagonista Beatrix sconfigge il malvagio Bill colpendolo con la "Five Point Palm Exploding Heart Technique", il colpo più letale di tutte le arti marziali.

La tecnica consiste in una combinazione di cinque colpi eseguiti con la punta delle dita su cinque diversi punti del corpo dell'avversario: dopo aver subito il colpo, non appena la vittima volta le spalle e fa cinque passi, il suo cuore gli esplode e muore. Nel film questo parte della mitologia delle arti marziali di origine cinese, non può essere riprodotto nella realtà. La protagonista, Beatrix, dopo aver colpito Bill il cattivo, fa tranquillamente pace con lui prima che questi faccia cinque passi e spegnersi per sempre.

Qualcuno, ingenuamente, si chiede cosa non ha funzionato nel sistema liberal-democratico occidentale per essere stato colto impreparato dalla pandemia nonostante alcuni autorevoli personaggi del mondo scientifico ne annunciavano l’arrivo? Questo dovrebbe richiamare alla mente l’attacco alle torri gemelle e alla “impreparazione” della sicurezza statunitense che non si accorse dei 4 aerei che svolazzavano tranquillamente nei cieli nordamericani. Roba da fumetti dell’altro secolo.

Chissà, potrebbe essere giunto il momento di aprire almeno un occhio e prendere atto che questa pandemia, forse, non è chiaramente solo un fenomeno biologico che colpisce l'uomo at random. Forse servirebbe, per comprenderne la diffusione, considerare, quel che è venuto giù, da non si sa dove: le “scelte” culturali, economiche, il commercio globale, la fitta rete di relazioni internazionali, insieme ad alcuni congegni ideologici di paura e panico come gli interventi massmediatici al totale servizio dei potenti della Terra.

Il virus, semplicisticamente sembrerebbe rifarsi ad una popolare poesia di Totò, ma a ben vedere non livella tutti e tutti non pagano le medesime conseguenze.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Politica

nuovo2020Il filosofo Noam Chomsky pensa che l’unico modo per l’umanità di riprendersi dal COVID-19 sia quello di immaginare un mondo diverso. Il piccolo grande problema, cosa che forse Chomsky non ha avuto il tempo e i modi di valutare è la schiavitù moderna con una faccia molto diversa da quella del nostro immaginario, nelle piantagioni di cotone in America. Oggi i padroni della Terra non pretendono di possedere altre persone. Anzi, stanno cercando di liberarsene perché non più tanto necessari. I nuovi rais, saranno un migliaio, fanno parte di un club molto esclusivo e non si preoccupano di essere eletti democraticamente nei rispettivi Paesi. Ciononostante, questo gruppetto di persone decidono i destini di intere nazioni; manipolano i grandi mercati finanziari e “piazzano” i loro uomini nei posti di comando di vari governi occidentali. Fra questi l’Italia che in questi ultimi cinque sei anni ne ha avuti tre. Carlo Azelio Ciampi, Mario Monti e adesso si appresta a fare il presidente del consiglio, Mario Draghi. Tutti e tre provengono dallaGoldman Sachs. Si tratta di una delle banche d’affari più grandi del mondo. Opera a livello globale in cinque aree principali di attività: investment banking, capital markets, investing and lending, asset management e research. L’opinione pubblica italiana, invece di infuriarsi, sembra accettare tutto questo come la manna dal cielo. Gli italiani vedono che le banche – le prime responsabili della crisi – la fanno franca, mentre la disoccupazione è vicina al 25 per cento e fra poco cesserà il periodo durante il quale non si poteva licenziare i lavoratori. Subito dopo il mandato a Mario Draghi da parte di Sergio Mattarella, è riapparso su Facebook un post della fine di agosto del 2020 del giornalista Francesco Amodeo in cui annunciava che, entro fine dicembre, Matteo Renziavrebbe indotto una crisi di Governo e Mattarella avrebbe poi chiamato Draghi per un esecutivo tecnico, evitando le urne. Il post era anche un appello agli italiani, in cui chiedeva aiuto per denunciare quello che, a suo avviso, era un destino ineludibile per l’Italia ed aggiungeva che per realizzarlo si sarebbe approfittato di un forte stato di shock economico, politico e sociale dell’Italia. Ovviamente Amodeo non poteva sapere della pandemia ma sapeva che avrebbero agito avvalendosi della strategia della shock economy perché era da sempre il loro copione.  

Molti politici che in Italia sembrano appartenere a schieramenti opposti appartengono in realtà alle stesse lobby ed il meccanismo di queste organizzazioni è lo stesso che prevale dell’Unione Europea, ossia quello che dice che il governo italiano deve fare gli interessi dell’Europa in Italia e non gli interessi dell’Italia in Europa. La chiave si chiama Matteo Renzi che, prima nelle file del PD si è staccato formando un gruppo a sé (IV) e con questo ha fatto saltare il governo Conte , spalancando le porte a Draghi. “Un evento che ad occhio nudo può sembrare insolito come insolito può sembrare il fatto che Mattarella abbia aperto le porte del Quirinale alla Commissione Trilaterale, organizzazione in passato molto vicina a Mario Draghi che nell’ultima convention, proprio a Roma, ha invitato praticamente tutti i renziani. A quel punto si è capito perché Renzi fu l’unico politico italiano chiamato al Bilderberg, il “think tank dei poteri forti, nel 2019.” La grande vittoria del migliaio di potenti è esser riusciti ad innescare la marcia d’avvio; la direzione è quella imposta da un paradigma economico che è una variante neoliberista dato che poi sono gli Stati a pagare le conseguenze delle turbolenze finanziarie innescate dalla crescente brama di potere e ricchezza di questi individui.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Primo Piano

ulisseE da allora io mi sono bagnato nel Poema

del Mare, infuso d’astri e lattescente,

divorando gli azzurri-verdi: dove, ondeggiamento pallido

e rapito, un perduto pensiero talvolta discende. Arthur Rimbaud

Forse la nuova tecnologia renderà più facile avere figli, oppure renderà averli meno costosi, anche se è difficile immaginare la tecnologia rendere più facile allevare tre bambini. O forse c'è una pressione sociale per la conservazione della specie o lo status sociale nell'avere molti figli. Forse le tate robotiche cambieranno tutto e avere più di due bambini diventerà di moda. Non è impossibile speculare sui modi per mantenere lo status quo. Ma anche se la popolazione globale si stabilizzasse e mantenesse un numero costante, l’umanità non sembrerebbe avere una tale esperienza che suggerisca grandi progressi provenienti da una popolazione stagnante come quella attuale. In termini retorici è sempre stato detto a tutti noi sessantottardi che attraverso il dialogo le persone sarebbero state in grado di rafforzare la resilienza dell'intera comunità a far fronte ai “poteri forti”. Quello dei poteri forti sono stati, per la generazione di chi scrive, quasi dei nemici invisibili, e subito si correva a leggere personaggi come Amedeo Bordiga fondatore e primo segretario del Partito Comunista d’Italia (sezione dell’Internazionale Comunista), oppositore intransigente dello stalinismo. A leggerlo oggi fa una certa impressione: “Se è vero che il potenziale industriale ed economico del mondo capitalistico è in aumento e non in deflessione, è altrettanto vero che maggiore è la sua virulenza, peggiori sono le condizioni di vita della massa umana di fronte ai cataclismi materiali e storici. A differenza della piena periodica dei fiumi, la piena dell’accumulazione frenetica del capitalismo non ha come prospettiva la decrescenza di una curva discendente delle letture dell’idrometro, ma la catastrofe della rotta”. E qui ricicciano i “poteri forti” e il loro grande salto avvenuto con la globalizzazione dell’economia, con la moltiplicazione delle grandi multinazionali e con la nascita di strutture sempre più importanti come le agenzie di rating di cui sentiamo parlare continuamente in televisione, che con le loro valutazioni possono determinare terremoti politici e finanziari e, soprattutto in Italia, valutare la disponibilità economica di un Paese e dunque condizionare i tassi di interesse sul debito pubblico. E, per non farci riflettere, ecco apparire Virus, spauracchio dell’intera umanità!

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Cronaca

poloiticaLeggo, sempre su Tirreno News, fonte inesauribile di notizie su Amantea, che il consigliere comunale, Roberto Aloisio, ha rinunciato ad una caterva di “deleghe”. Probabilmente l’intenzione del sindaco era quella di delegare i consiglieri comunali più fidati a seguire alcune tematiche, e questo perché la delega al consigliere comunale, per chi non lo sapesse, è un atto di pura rappresentanza. Per intenderci, l’assessore alla Manutenzione svolge poteri esecutivi ed amministrativi, avendo lui la diretta responsabilità della delega, nonché potere autonomo, gestionale e di firma. La stessa delega ad un consigliere comunale affida semplici funzioni collaborative di carattere generale, ma estranee a quelle competenze prettamente assessoriali. E del resto è ciò che stabilisce l’articolo 42 del TUEL(Testo unico degli enti locali), che individua nella figura del consigliere comunale funzioni di indirizzo e di controllo politico-amministrativo dell’attività della Giunta (composta da Assessori) e del Sindaco. Il consigliere quindi non può essere chiamato a gestire direttamente un settore dell’amministrazione per conto del Sindaco perché si troverebbe contemporaneamente nella posizione di controllato (in quanto consigliere delegato) e di controllore (in quanto consigliere). Secondo la giurisprudenza però lo statuto comunale però può prevedere la delegabilità da parte del sindaco ad un consigliere di alcune competenze, che non comportino l’adozione di atti a rilevanza esterna e compiti di amministrazione attiva, limitate ad approfondimenti collaborativi per l’esercizio diretto delle predette funzioni da parte del sindaco che ne è titolare. Un probabile motivo della rinuncia delle innumerevoli deleghe, da parte del consigliere Aloisio, potrebbe risultare la presa di coscienza dello stesso sul valore effettivo di una “delega”. Infatti, il consigliere comunale delegato non è componente della giunta. Non riveste la carica formale di assessore, ma solo quella di “delegato” nei settori indicati».  Vale, tuttavia, il criterio generale secondo il quale il consigliere può essere incaricato di studi su determinate materie e di compiti di collaborazione circoscritti all'esame e alla cura di situazioni particolari, che non implichino la possibilità di assumere atti a rilevanza esterna, né di adottare atti di gestione spettanti agli organi burocratici.
Il consigliere, infatti, svolge la sua attività istituzionale in qualità di componente di un organo collegiale, il consiglio, che è destinatario dei compiti individuati e prescritti dalle leggi e dallo statuto. 
Poiché il consiglio svolge attività di indirizzo e controllo politico-amministrativo, partecipando «alla verifica periodica dell'attuazione delle linee programmatiche da parte del sindaco e dei singoli assessori» (art. 42, comma 3, del Tuel) ne scaturisce l'esigenza di evitare una “inadeguata” commistione nell'ambito dell'attività di controllo.  Meglio tardi che mai, per il consigliere Aloisio, scoprire che le deleghe sono molto fumo e niente arrosto. Meglio andare a funghi, ed essere coinvolto direttamente nell’azione.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Politica

induzioneNon c’è singolo personaggio la cui vita non sia rovinata dall’avere pochi soldi o dall’averli troppo tardi nella vita, o dalle pressioni di convenzioni sociali che sono ovviamente assurde ma non possono essere messe in discussione. Un’attempata zitella ricompensa con bevute una vita inutile; un bel ragazzo sposa una donna abbastanza vecchia da poter essere sua madre; un modesto maestro rimanda il matrimonio con la donna amata fino a quando entrambi sono di mezza età e inariditi; un uomo di buon cuore è infastidito a morte dalla moglie; una donna straordinariamente intelligente e vivace sciupa la possibilità di una relazione amorosa avventurosa con un uomo più anziano e ricade nella futilità del quotidiano; in ciascun caso la ragione ultima del disastro sta nell’obbedire al codice sociale accettato o nel non avere abbastanza risorse per aggirarlo. Alcune delle sopracitate situazioni sono abbastanza tipiche del Mezzogiorno d’Italia.

A differenza della maggior parte dei viaggiatori, i quali, nei loro resoconti del viaggio nel meridione, aggiungono spesso giudizi negativi sugli abitanti, io non posso esentarmi dal mostrare invece costantemente simpatia per le genti del Sud Italia, soprattutto per i calabresi di cui conosco e ammiro la dignità e la gentilezza. Ciononostante, non posso dimenticare, sull'Italia meridionale post-unitaria, il focatico, l’imposta diretta personale riscossa per fuoco o famiglia, in genere in misura uguale qualunque fosse il numero dei componenti e il loro reddito. L'evidente decadenza del Sud in confronto agli splendori del passato; le vessazioni del nuovo Stato con i dazi: il contribuente tenuto a pagare l’imposta personale, sia che fosse capofamiglia sia che vivesse solo anche senza essere provvisto di beni sia che vivesse con altri ma fosse provvisto di redditi propri. Anche se l'abitazione comprendeva più gruppi familiari. Ritornando a vivere in parte nel Sud, non ho potuto non notare la contorta “dipendenza” tipica degli sconfitti che viene ribadita quasi quotidianamente in qualsiasi circostanza, anche nel cercare con diritto di ottenere un qualsiasi banale certificato. Anche in questo viene sottolineato il “favore” che ti viene fatto. Osservo come su gran parte della collettività vi sia una spada di Damocle! Secondo il racconto di Cicerone, Damocle era un membro della corte di Dionisio II, detto il “Vecchio”, tiranno di Siracusa. Damocle, in presenza del tiranno, durante un banchetto iniziò a toccare con mano i piaceri dell'essere un uomo potente. Solamente al termine della cena egli notò, sopra la sua testa, la presenza di una spada sostenuta da un esile crine di cavallo. Dionisio gli propose allora di prendere il suo posto per un giorno, così da poter assaporare tale fortuna, e Damocle accettò. Dionisio fece sospendere sul suo capo la spada perché Damocle capisse che la sua posizione di tiranno lo esponeva continuamente a grandi minacce per la sua incolumità. Immediatamente l’ingenuo Damocle perse tutto il gusto per i cibi raffinati che stava assumendo, nonché per i bellissimi ragazzi che gli stavano intorno e chiese al tiranno di poter terminare lo scambio, non volendo più essere "così fortunato”. Forse esposto per anni in eccesso ad altre culture, orgoglioso della storia della propria regione, mi son sentito intrappolato in un freddo e fumoso paese cattolico dove è impossibile stare a proprio agio senza una spessa imbottitura di ipocrisia tra l’uomo ed il mondo che lo circonda. Dietro il mio tono rabbioso e dolente avvertivo la percezione che gli orrori della vita nella Calabria post unitaria e Savoiarda fossero in gran misura non necessari. Il sudiciume, la stupidità, l’abiezione, la povertà sessuale, la dissolutezza nascosta, la volgarità, le cattive maniere, l’atteggiamento di censura – queste cose sono superflue, poiché il moralismo di cui sono una reliquia non sostiene più la struttura della società. Gente che avrebbe potuto essere felice, senza perdere in capacità, scelse invece di essere triste, inventando tabu insensati con cui terrorizzare sé stessa.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Italia

voto02Tutti conosciamo il rinnegamento di Pietro e tutti siamo sempre pronti a deprecare e a condannare questo vile atto compiuto da un discepolo di Gesù nei Suoi confronti, proprio nel momento in cui più che mai Gesù avrebbe avuto bisogno di solidarietà e di sostegno da parte di coloro che più gli erano stati vicini.

Ritengo utile soffermarmi un po’ sui particolari di questo episodio per cercare di cogliere, come sempre, degli spunti utili.

 Dopo aver arrestato Gesù, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano.  Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. 

Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: “Anche questi era con lui”.

 Ma egli negò dicendo: “Donna, non lo conosco!”.  Poco dopo un altro lo vide e disse: “Anche tu sei di loro!”. Ma Pietro rispose: “No, non lo sono!”.  

Passata circa un’ora, un altro insisteva: “In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo”.  

Ma Pietro disse: “O uomo, non so quello che dici”. E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò.  Allora Gesù, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte”. 

Una riflessione attenta sul comportamento di Pietro dopo la cattura di Gesù e sulla facilità con cui passò da una conclamata fedeltà al rinnegamento del suo Maestro avrebbe potuto essere una preziosa lezione per il neo eletto sindaco di Amantea al quale è bastato una sola volta per rinnegare il suo mentore e ideatore della lista che ha vinto le elezioni.

“Vuoi che la tua fidanzata continui a lavorare? Allora tu, lei e la sua famiglia mi dovete votare.” È questo il ricatto che ha fatto finire in carcere il consigliere comunale di Amantea, Marcello Socievole, 53 anni, e il suo mentore politico, l’ex consigliere regionale ed ex sindaco Franco La Rupa, 61 anni.
Per i magistrati della procura di Paola sono entrambi responsabili di voto di scambio e tentata estorsione in concorso, mentre a Socievole la procura contesta anche il reato di violenza privata.
I fatti risalgono alla campagna per le ultime amministrative. All’epoca, secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri del comando provinciale di Cosenza, il consigliere comunale era alla ricerca di voti che ne garantissero l’elezione, mentre La Rupa si muoveva come sostenitore-ombra della coalizione guidata dall’attuale sindaco di Amantea, Mario Pizzino.

Pur di accumulare preferenze, i due politici non avrebbero esitato ad utilizzare ricatti e minacce.
Oggetto delle pressioni un ragazzo di Amantea, obbligato a convincere la fidanzata e la famiglia di lei a votare per Socievole, pena il mancato rinnovo del contratto di lavoro che la ragazza aveva con la scuola materna gestita dal comune di Amantea attraverso una cooperativa. Un ricatto cui nessuno – né i due fidanzati, né la famiglia di lei avrebbe accettato di sottostare.
Per tentare di sottrarsi i genitori della ragazza avrebbero persino registrato di nascosto Socievole, minacciando poi di denunciarlo. Ma il consigliere comunale non avrebbe tenuto minimamente in conto la loro determinazione. Al contrario, avrebbe tentato di intimidirli prospettando un’azione giudiziaria nei loro confronti. Anche in questo caso però, le minacce del politico non avrebbero avuto effetto alcuno.
Quel nastro è stato messo a disposizione degli investigatori, che in pochi mesi hanno trovato evidenze e riscontri alla denuncia dei due fidanzati e dei genitori di lei. Elementi sufficienti a chiedere e ottenere l’arresto del politico e del suo mentore.
 Se oggi abbiamo delle certezze che ci sembrano incrollabili, non è detto che in momenti di dura prova, queste certezze non vacillino e non siano più tali. Quando si guarda ad Amantea ci si può aspettare di tutto. E si può anche scoprire che i malavitosi, oltre a tessere le file del potere e della politica, è capace anche di far eleggere oppure sciogliere un consiglio comunale solo perché non gradisce le linee imposte da amministratori pubblici fedeli e lontani da logiche mafiose. Chiaramente non è questo il caso. I signori che oggi occupano il ruolo di amministratori hanno accettato di far parte del gruppo pur sapendo dove, questo loro atto volontario, li avrebbe condotti, E così, usando le regole della liberal democrazia possono esser fatti fuori da i loro mandanti: basta minacciare un buon numero di consiglieri comunali, obbligandoli a dimettersi, e il gioco è purtroppo fatto poiché di conseguenza viene decretato lo scioglimento dell'amministrazione e la decadenza del sindaco che, come se non fosse successo nulla, ha dichiarato: "Ci siamo proposti con un progetto politico chiaro, indirizzato alla legalità e alla trasparenza. Sono queste le due direttrici che segnano il nostro cammino, oggi come in futuro, nel rapporto con la comunità e con le nuove generazioni, linfa vitale della società.” Senza tentennamenti ha aggiunto “L'onestà è il nostro credo".

Gigino A Pellegrini & G el Tarik di ritorno dal Libano

 

Pubblicato in Primo Piano

ponteLe Amministrazioni Comunali, in quanto non proprietari bensì custodi dei beni comuni, dovrebbero esercitare nei confronti di tali beni un diritto di cura fondato non sul singolo interesse, come nel caso del diritto di proprietà, bensì sull'interesse generale.

Agli amministratori viene chiesto di essere "disinteressati" in quanto dovrebbero andare oltre il diritto di proprietà per prendersi cura di beni che sono di tutti.

In entrambi i casi, si tratterebbe di un'evoluzione quanto mai positiva della specie umana, che dimostrerebbe in tal modo di saper uscire dalla ristretta cerchia familiare e dall'individualismo proprietario per aprirsi al mondo.

Questo porta all’interesse pubblico che è “generale”, cioè di tutti, solo in questo senso: perché tutti, attraverso i meccanismi della rappresentanza politica e attraverso l’esercizio dei diritti di libertà costituzionalmente garantiti, devono avere la possibilità di partecipare alla scelta.

D’altra parte, in un ordinamento democratico ed in una società complessa in cui gli interessi da proteggere sono tanti e fra loro in vario modo confliggenti (ad esempio, l’ambiente e lo sviluppo), questo è l’unico modo per concepire correttamente (dal punto di vista giuridico) l’interesse pubblico. Nell’Ordinamento italiano vige il principio per cui l’interesse “pubblico” (come qui definito), quando è individuato dalle istituzioni legittimate con l’osservanza della Costituzione e del diritto, prevale su qualsiasi altro interesse, “generale” o “non generale” che sia : ad esempio, il Comune che in sede di pianificazione urbanistica decide, nel rispetto delle leggi, in un certo momento e in una certa situazione, di consentire l’edificazione di una vasta area, individua come interesse pubblico (perciò prevalente) l’interesse (di per sé “generale”) allo sviluppo economico sull’interesse (anche questo di per sé “generale”) alla maggiore tutela dell’ambiente.

 

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Dopo tale premessa, veniamo alle miserie locali e alla vecchia SS18 ormai parte della rete viaria di Amantea. In località “Catocastro”, a unire le due sponde del fiume che porta lo stesso nome, vi è un ponte in acciaio costruito agli inizi del 1900 che da anni desta preoccupazione nella popolazione che deve attraversarlo. Inoltre, nel 2013 l’Amministrazione comunale riteneva il ponte “di importanza strategica ai fini della protezione civile in quanto rappresenta una via di fuga dal centro Storico”.

Questo faceva spendere alla stessa Amministrazione € 9.997,90 per uno “Studio di vulnerabilità statico/sismica” dello stesso ponte, presentato dall’ing. Clemente Caruso. Non è dato sapere i risultati di tale “indagine”.

Gli unici segni della “campagna di indagini e prove sia in situ che in laboratorio” sono dei solchi profondi che attraversano il sopracitato ponte, e che sono andati a far compagnia ad una cinquantina di buche già presenti per tutto il tragitto e che nel tempo hanno danneggiato decine di macchine. In aggiunta, all’uscita nord del ponte esiste una biforcazione che conduce alla chiesetta di San Giuseppe. Sulla destra di questa strada vi sono delle abitazioni servite da una stradina (via Indipendenza, che però non permette alle auto di raggiungere la seconda delle abitazioni come risulta da una “diffida” formale , presentata, a Giugno del 2016, nella persona del Sindaco da parte del signor Giuseppe Veltri, al fine di far rispettare quanto è nell’interesse di tutti ….di esercitare il sacrosanto diritto all’accesso “ alla propria abitazione”.

Chiaramente ad oggi il ponte è sempre nelle pessime condizioni di sempre e la richiesta-diffida del sig. Veltri rimane e rimarrà lettera morta. Quello che servirebbe a questa Cittadina derisa e umiliata, sarebbe un profondo cambiamento di ‘senso’, non più di segno: intendendo con questo il recupero della più originale, più forte e più grande tradizione che ci appartiene, che appartiene a tutti quei paesi che si affacciano sul grande lago Mediterraneo. Purtroppo, si sta facendo sempre più strada un sentimento di scoramento anche nei più entusiasti delle finalità dello Stato. Vedo negli Amanteani una rinuncia, forse dovuta ad una stanchezza della mente, dello sguardo e del cuore. Una sempre più accentuata sfiducia nella ragione e nella capacità di creare una nuova realtà degna della storia di questo paese.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

comeNel film “Sleeper” (Il Dormiglione) di Woody Allen, Miles Monroe, entrato in ospedale nel 1973 per un'ulcera, viene ibernato e scongelato due secoli dopo. Nel futuro le coppie si appartano in un'apposita macchina cilindrica, l'Orgasmatron, in grado di portare uomo e donna all'orgasmo in pochi secondi. Fino a duecento anni prima l'amore era spesso chiamato l'emozione suprema, una esperienza di picco. Al suo risveglio Miles scopre che, durante il suo lungo sonno, era scoppiata la guerra nucleare e il mondo era stato diviso in due blocchi, uno dei quali comandato dal "Grande Leader". Miles si finge un robot e riesce a fuggire, poi si unisce ai ribelli e penetra in un laboratorio dove tentano di clonare il leader con ciò che resta di lui dopo un attentato. La seduzione del design anni sessanta dalle forme morbide e sinuose richiama certamente il tema dell’erotismo che, nei films, si manifesta anche attraverso il ruolo della nuova tecnologia. In “Barbarella” la Excessive Machine è un complicato meccanismo di tortura che obbliga la vittima ad avere un orgasmo mortale: si tratta di una specie di sarcofago-fisarmonica dentro il quale viene infilata la protagonista e che, suonato come una pianola meccanica, porta la donna fino al piacere fatale. Barbarella , però, riesce a neutralizzare la macchina mandandola in tilt. Siamo entrati nell'era dei social network, degli avatar e della scomparsa dei contatti umani nella vita reale? Anche il sesso, dunque, è destinato a diventare qualcosa di digitale e impalpabile.

 

Il film "Her" di Spike Jonze nel 2014 regalò al cinema il primo orgasmo tra un essere umano e una voce robotica.

Nel mondo odierno, di Internet e dei social media la rotta, su cui veleggiare per trovare l'amore può essere più difficile che mai. Il 1990 ha visto la nascita di una nuova tendenza: Speed dating. Ideato da un rabbino californiano per aiutare i single ebrei a fare nuove conoscenze e a sposarsi. Il trend era dettato dalla velocità della vita moderna dove le persone non hanno più il tempo di passare attraverso il codice del corteggiamento vecchia scuola.

 

Lo Speed ​​dating fa ruotare gli interessati con appuntamenti molto brevi tête-à-tête, che durano da tre a otto minuti.

Dopo una rotazione completa l'organizzatore compila una lista di preferenze, e assicura che coloro che si piacciono a vicenda possono incontrarsi realmente e in maniera prolungata. Secondo alcuni scienziati moderni, gli esseri umani genererebbero impressioni durevoli di un potenziale compagno-amante entro i primi tre secondi del rendez-vous. Il tradizionale modo di fare risulterebbe obsoleto. Dunque, appuntamenti, telefonate, lettere e messaggi, sarebbero solo portatori di ansia non salutare. Al contrario, fin da oggi, le persone possono aumentare le loro scelte amorose in modo esponenziale attraverso servizi di incontri online come OkCupid e Match.com.

Nel post scriptum del 1984 per Il nome della rosa, il romanziere e filosofo italiano Umberto Eco ha scritto circa le difficoltà di dire "ti amo" in un'epoca in cui quelle parole erano state esaurite. Ad esempio, quando un amante moderno chiede "perché proprio io e non un-altro?" la partner, se onesta, non può che rispondere "perché sei uno di loro."

 

In un mondo dove esistono le nostre conversazioni in centri di server cloud-based nel deserto finlandese, dove una generazione sta crescendo condizionata per condividere momenti privati ​​in spazi pubblici, forse anche noi censuriamo noi stessi; plasmiamo noi stessi come se da un momento all'altro qualcuno potrebbe sintonizzarsi. Una donna trentenne ha scritto che quando era lontana dal suo fidanzato in viaggio d'affari a Tokyo, e un terremoto scosso il suo albergo, ha mantenuto la webcam accesa mentre dormiva in modo che potesse vegliare su di lei e avvisarla in caso di pericolo.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Mondo

padellaDa una analisi dei siti politici realizzati finora, emerge la persistenza di un modello di comunicazione verticale ed unidirezionale, che nei siti istituzionali si affianca ad una limitata utilizzazione delle potenzialità della rete per fornire servizi effettivi ai cittadini. Se è vero che le tecnologie sono un agente di trasformazione radicale degli assetti sociali, allora, dobbiamo aspettarci grandi trasformazioni nella forma stessa della democrazia attuale. Ma quale tipo di democrazia sarà questa democrazia virtuale futura? Quello che si intravvede è una democrazia virtuale che sta per rivelarsi in tutta la sua pericolosa illusione e che nasconde un nuovo e tecnologico totalitarismo? Il momento attuale ci pone di fronte a un paradosso. I primi quindici anni di questo secolo sono stati un periodo di progressi sorprendenti nel settore delle comunicazioni e delle tecnologie dell'informazione, tra cui la digitalizzazione, piattaforme video accessibili, smartphone, l’accesso a Internet per milioni di persone e molto altro. Questi cambiamenti dovrebbero essere indice di un processo di crescita, sia dell'individuo sia delle collettività, e sull'incremento della stima di sé, e dell'autodeterminazione, e dovrebbero far emergere risorse latenti che avrebbero potuto portare l'individuo ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale. Eppure, nonostante questi cambiamenti, nel mondo occidentale, la democrazia - un sistema politico basato sul concetto di empowerment degli individui - è in questi anni diventata paludosa. Il numero di nazioni “democratiche” oggi non è maggiore di quello che era all'inizio del secolo. Quando la polarizzazione avviene senza un consenso generalizzato sulle regole del gioco democratico, lo stesso sistema rischia l’implosione. Inoltre, gli autocrati hanno, in modo significativo incrementato il monitoraggio, vincolando, e persino bloccando le cosiddette tecnologie che dovevano essere di “liberazione”. Il capitale, è indotto da un istinto potente alla concentrazione e alla sua legittimazione. Non è affatto vero che la tecnologia digitale abbia disarticolato le gerarchia di potere e la sua concentrazione. I media restano fortemente oligopolistici, intrecciati con le élite che detengono l’autorità politica e il loro ruolo di intermediazione è ancora potentissimo. Insomma, quello della socializzazione democratica del potere comunicativo attraverso la tecnologia è nulla più di un mito accuratamente coltivato da chi attraverso una selezione dell’agenda pubblica – dove il silenzio su ciò che non si dice conta più di quello che si dice – riproduce un’egemonia ferrea sulle masse. Al facile ottimismo che in varie forme si è manifestato nelle affermazioni dei teorici della democrazia elettronica, si oppone una fitta schiera di critici le cui argomentazioni non sono prive di rilievo. Infatti la democrazia telematica, facendo a meno degli istituti della mediazione e della rappresentanza politica, potrebbe dare luogo ad un rapporto diretto tra governante e governato. La partecipazione popolare si ridurrebbe così ad una sorta di sondaggio elettronico. In parte lo è già oggi. Se poi si pensa alla grande influenza che mezzi di comunicazione hanno nella determinazione della opinione pubblica, ci rendiamo conto che la destabilizzazione dell'equilibrio tra forme e istituzioni della politica può far emergere la parte dormiente della stessa democrazia, indirizzandola verso forme pericolose di "tecno-populismo". Dalla democrazia diretta si passerebbe alla democrazia plebiscitaria, che è l'anticamera della tirannide. A volte, si possono avere idee così sbagliate che solo una persona molto intelligente può ritenerle valide.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

Pubblicato in Italia

acquaNessun uomo entra mai due volte nelle stesse acque, perché l’acqua non è mai la stessa, ed egli non è lo stesso uomo. Anche se si tratta del Mare di Ulisse, il mare è l’acqua più pura e più impura. Per i pesci che la popolano è potabile e permette loro di vivere, mentre per gli esseri umani è imbevibile e nociva. Il filosofo greco Eraclito traeva origine dalla consapevolezza del mistero che circonda l’umanità, ma anche dall’impotenza di squarciare il velo della non-conoscenza. Da tale buio proviene l’angoscia esistenziale, schiacciata dalla volontà di indagare, di risolvere razionalmente gli interrogativi che opprimono gli esseri umani. La risposta da alcuni è ritenuta impossibile, altre volte una falsa soluzione è prospettata dal possesso dei beni terreni, mezzi per godersi la vita, eludendo il fine ultimo. E il tempo impietoso trascina i suoi passi e non concede tregua. Inseguendo le ombre di sogni impossibili e brancolando tra i tentacoli dei problemi sociali e individuali, l’uomo alla fine solamente si accorge che il suo percorso sta per volgere al termine e spesso capita che non abbia neppure la possibilità di avvedersene, fulminato sul sentiero della vita dalla sorte avversa, senza aver avuto la possibilità di trovare risposte.

Forse una storia era destinata a durare perché non era una storia d’amore. Era una storia di pioggia e di sole, di vento e di calma, d’attesa e passione, d’amicizia e condivisione, di tempo e concretizzazione, di sintonia e incomprensione, di silenzi e rumori. Non era una storia d’amore. Era una storia. Con dentro l’amore. O, forse, era amore. Con dentro una storia… Così l’uomo scopre, avendone l’opportunità, che Lei manca ma non si può dire. Manca al di là del mancabile. Manca il fatto di non poterle dire che manca. Allora la follia induce a scrivere su di un foglio bianco con una penna senza inchiostro, per scrivere, urlando, che Lei non c’è in maniera spropositata. Senza lasciare spazio tra le parole, perche una tale mancanza non consente fiato. Si continua a scrivere, pur senza inchiostro su carta bianca, un foglio bianco, vuoto, senza Lei. La Sua mancanza è la più presente di tutte le assenze.

Gli elementi fondamentali che caratterizzano il mondo in cui l'uomo è costretto a vivere sono il mutamento, il divenire e la contraddizione. Forse è questo il messaggio che il filosofo greco lanciava attraverso i suoi oscuri poemi, nei quali cercava di parlare ad una società profondamente mutata e che non sembrava disposta ad ascoltarlo. La guerra è il padre del mondo, diceva Eraclito, e la realtà è un perpetuo fluire e trasformarsi di tutte le cose. Lo stato di quiete che appare a volte nelle cose, in realtà non è altro che un precario equilibrio fra forze opposte. E’ come una lucida follia, oppure l’oscura chiarezza. Il tutto privo, in apparenza, di qualsiasi senso logico. L’uomo è riuscito a inventare tutto tranne la soluzione ai mali gravi, alla melanconia alle assenze e alla morte. Vivere allora si trasforma in un atto imposto di cui pesa la scelta all’origine, sicuramente diversa se fosse stata concessa, in un fantasiosa ipotesi, la libertà di decidere se affacciarsi alla vita oppure no. E i macigni in cui il passo inciampa durante il cammino esistenziale sono tanti e diversi tra loro.E alla fine ci attende l’abisso. “O viva morte, o dilettoso male,/come puoi tanto in me, s'io nol consento?” come scriveva Francesco Petrarca. Allora ci vorrebbe qualcuno che ci facesse capire che la conciliazione degli opposti non può essere compiuta solo nel pensiero, ma anche nella realtà sociale. Biasimando la mentalità bigotta, i comportamenti superstiziosi della gente o l’uso di adorare delle immagini che è lo stesso che parlare col muro.

In piedi davanti al mare
meravigliato della propria meraviglia:

io un universo d’atomi
un atomo nell’universo.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

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