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TERREMOTO NEL PD! Il capo della cooperativa “29 giugno” intercettato conferma versamenti diretti alla Open di Marco Carrai oltre che per le cene.

Il tesoriere: “Restituiti dopo l’arresto”

 

 

Per partecipare alla cena con Renzi “ho versato 15mila euro al Pd e 5mila alla Leopolda”. 

Salvatore Buzzi, sodale di Massimo Carminati nel Mondo di mezzo, fa il conto di quanto gli è costato sedersi a tavola a poca distanza dal premier.

Lo dice lui stesso nel corso di una telefonata intercettata due giorni dopo l’evento.

Dalle carte dell’inchiesta Mafia Capitale 2 emerge una nuova verità sulla presenza di Buzzi alla serata di raccolta fondi del Partito democratico organizzata dal segretario Matteo Renzi la sera del 7 novembre 2014 al Salone delle Tre Fontane di Roma: il ras della cooperativa 29 Giugno non ha versato solamente 10mila euro come era emerso lo scorso dicembre dalla prima ondata di arresti nella Capitale.

Non solo: oltre ai soldi al Pd spunta un nuovo versamento da 5mila euro effettuato alle casse della Fondazione Open, la cassaforte personale del premier guidata dal fidato Marco Carrai e dall’avvocato Alberto Bianchi nonché dal ministro delle Riforme e rapporti con il parlamento Maria Elena Boschi e da Luca Lotti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’editoria e segretario del comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe).

Nel pomeriggio del 6 novembre Guarany telefona a Buzzi dicendogli di chiedere i dettagli della serata a Lionello Cosentino, ultimo segretario del Pd di Roma, commissariato da Matteo Orfini lo scorso dicembre. “Orario della cena e come ci sediamo?”. 

Buzzi esegue e comunica anche i nomi dei presenti: “Io, Guarany, Nanni (l’allora direttore generale di Ama, la municipalizzata romana per l’ambiente, Giovanni Fiscon, ndr)”.

Tutti e tre ora sono in carcere ma quella serata andò benissimo tanto che i tre continuarono a parlarne nei giorni successivi.

La mattina dell’8 novembre alle ore 11.14 Buzzi svela a Fiscon di aver fatto due versamenti diversi per poter partecipare alla cena: 15 mila euro al partito e 5 mila a Renzi per la Leopolda.

Oltre ai riscontri bancari dei versamenti gli inquirenti riportano il messaggio inviato a Buzzi il pomeriggio prima della cena dall’onorevole Micaela Campana con gli estremi per il pagamento al Partito democratico: “c/c intestato a Partito democratico presso: Banca Intesa San Paolo Spa Iban IT 47T0306903390680300093335 Causale: Erogazione liberale”.

Messaggio che poi Buzzi gira al commercialista Paolo Di Ninno.

Una volta ricevuto il messaggio del buon esito dell’operazione il patron delle coop dava “conferma del bonifico appena effettuato” alla stessa Campana.

Quando nel dicembre 2014 dalle carte dell’inchiesta Mafia Capitale emerse che Buzzi aveva versato 10 mila euro al Pd, il tesoriere del partito Francesco Bonifazi si era impegnato a rendere trasparenti i versamenti ricevuti alle due cene di raccolta fondi organizzate a Milano e Roma.

Dopo una settimana di insistenze da parte della stampa e di richieste di informazioni, Bonifazi comunicò che la sera del 7 novembre con l’evento nella Capitale il Pd aveva registrato 840 adesioni, 441 bonifici per un incasso complessivo di 770.300 euro per poi fare marcia indietro sull’annunciato elenco dei benefattori: “Ferma restando l’intenzione del partito di dare massima trasparenza alla cena di finanziamento esistono ostacoli oggettivi legati alla normativa sulla privacy e sulla divulgazione dei dati”.

Ora, a distanza di sei mesi e con altri 44 arresti che hanno coinvolto l’intero Pd capitolino e fatto emergere persino una richiesta di soldi diretta a Buzzi per pagare gli stipendi del partito da parte del tesoriere cittadino,Carlo Cotticelli, la necessità di trasparenza appare ancora maggiore.

La legge sulla privacy a tutela di quanti finanziano movimenti e fondazioni politiche è spesso usata come paravento per coprire i benefattori come ha detto lo stesso Renzi nelle settimane successive allo scandalo promettendo un intervento legislativo per attuare una reale trasparenza.

Il premier, del resto, conosce bene la materia considerato che dal 2007 a oggi ha avuto due associazioni (Noi Link e Festina Lenta) e due fondazioni (Big Bang e Open) attraverso le quali ha raccolto circa quattro milioni di euro e dei quali solamente si conosce la provenienza di appena il 40%.

Ma dei cinquemila euro versati da Buzzi alla Open “ce ne siamo accorti”, afferma Alberto Bianchi, tesoriere della fondazione contattato il 10 giugno dal Fatto.

“Mi sono insospettito per quel nome ‘coop 29’ indicato nella voce mittente del bonifico, ma era incompleto”, spiega.

“Dopo gli arresti di dicembre però non volevamo lasciare nulla al caso, ovviamente il clamore era enorme e così ho deciso di proporre al cda di restituire quel versamento: nel dubbio meglio agire radicalmente, così poi è stato deciso con unanimità nel corso di un apposito cda”.

Noi, aggiunge Bianchi, “siamo da sempre più trasparenti possibile e spesso abbiamo per questo anche perso dei finanziatori”.

Anche Buzzi se ne fa vanto.

Lo dice ai pm. “Noi non abbiamo mai finanziato illegalmente la politica, ma tutto legalmente: Rutelli,Veltroni, Alemanno, Marino, Zingaretti, Badaloni, Marrazzo, tutti praticamente, anche Renzi: tutti contributi dichiarati in bilancio”.

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Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

Da http://www.tg-news24.com/2018/05/13/terremoto-nel-pd-risultano-versamenti-di-buzzi-da-5mila-euro-alla-fondazione-di-renzi-e-da-15-mila-al-pd-2/amp/

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Il segretario regionale della Uil Santo Biondo da inizio alle degnazioni delle illogicità di Oliverio che sembra non si legga i discorsi che gli preparano.

Infatti commentando l’intervento del governatore nelle celebrazioni per il Primo Maggio dice che : «Con quel discorso ha preso a schiaffi se stesso»

Ecco il testo riportato da Il Corriere della Calabria:«Ho letto e riletto l’intervento fuori programma del governatore Oliverio alla Montagnella di Carfizzi, in occasione della festa del Primo Maggio. Mi sono impegnato a farlo perché volevo saziare la mia stupita curiosità. L’ho fatto perché avevo intenzione di capire se quelle parole fossero state proferite proprio dal presidente della giunta regionale o da uno dei tanti sindacalisti o dei tantissimi lavoratori presenti a Carfizzi».

È quanto afferma, in una nota, il segretario generale della Uil calabrese, Santo Biondo.

«Quelle parole dette dal presidente Oliverio, infatti – prosegue Biondo – mi sono parse da subito paradossali.

Era come se il capo del governo regionale stesse abiurando se stesso e il proprio lavoro quadriennale, come se volesse salire a bordo di una macchina del tempo per cancellare gli ultimi quattro anni di storia legislativa calabrese, come se fosse quello il primo giorno di una dura campagna elettorale avviata per portare il centrosinistra al governo della Calabria. Mario Oliverio pronunciando quel breve discorso ha preso a schiaffi se stesso.

Ha buttato alle ortiche quel poco che la sua squadra di governo è riuscita a fare in questi anni. Ha ammesso la bancarotta delle sue politiche. Ha detto a chiare lettere che il suo passaggio ai piani alti della cittadella di Germaneto è stato fallimentare».

«Le sue parole sono risuonate irreali – dice ancora Biondo – fuori contesto, quasi fossero pronunciate da un marziano della politica.

Che il lavoro sia uno dei problemi più importanti di questa terra lo sanno anche i muri.

Che sia necessario ottenere un piano nazionale di interventi straordinari lo stiamo sostenendo da tempo, tanto che siamo scesi in piazza il 16 novembre dello scorso anno, insieme alla Cgil, per portare all’attenzione della giunta regionale una piattaforma analitica su cosa serve alla Calabria per uscire dalla crisi profonda in cui è precipitata.

Da quel documento bisogna far ripartire il confronto costruttivo con le organizzazioni sindacali ma, sino a oggi, il governatore ha fatto finta di non capire il messaggio lanciato dalla piazza del 16 novembre. La situazione della Calabria non è migliorata, questa terra non ha bisogno di comizianti fuori posto, questa regione non può attendere a lungo un concreto cambio di passo».

«Al presidente Oliverio, che ha insistito sulla necessità di un piano nazionale di interventi – sostiene ancora il segretario generale della Uil calabrese – vorremmo ricordare che il Masterplan tutto è tranne che un piano straordinario, rappresentando, invece, solo una riorganizzazione di risorse messe già a disposizione della Calabria da quel governo sostenuto da un partito, il Pd, di cui egli stesso è esimio rappresentante in terra calabra.

Davanti allo stallo amministrativo alla Regione ribadiamo con forza la nostra idea che l’ultima fase politica del governo regionale debba essere finalizzata alla realizzazione di un programma di fine legislatura che sia basato su pochi e qualificati punti, utili al rilancio produttivo, economico e sociale della nostra terra.

Intanto, la Calabria ha bisogno di vedere realizzata la tanto attesa legge regionale sulla stabilizzazione del precariato. Dovrebbe, poi, ritornare all’attenzione del governo regionale il destino del porto di Gioia Tauro. Su questa importante infrastruttura si sta giocando una partita delicata. Mct e Msc avevano preso degli impegni con il Governo, che per il momento è ancora in carica, ma questi non sono stati rispettati».

«In ultimo, ma non per ultimo – conclude Biondo – ricordiamo al governatore Oliverio che il settore della forestazione ancora aspetta la sottoscrizione del Contratto integrativo regionale che era stata strumentalmente promessa dal presidente della giunta a poche ore dalla mobilitazione del 16 novembre dello scorso anno e, ad oggi, sparita dal ragionamento del governatore».

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bandiera-italianaSperiamo che me la cavo, dice il “guagliune” napoletano appena uscito dal colloquio col Presidente della Repubblica Mattarella. Vuole a tutti i costi diventare Presidente del Consiglio. Vuole passare alla storia come il più giovane Premier della Repubblica Italiana.. Alle elezioni politiche del 4 marzo scorso il suo Movimento ha preso il 33% dei voti validi, non sufficienti però per formare da solo un nuovo governo. Ha bisogno di un altro partito, di destra o di sinistra, che faccia da stampella. Ha tentato di coinvolgere Matteo Salvini. Non c’è riuscito perché il leader leghista fino adesso ha tenuto duro, non ha voluto tradire la coalizione di centro destra e Berlusconi in particolare. Ora, però, dopo il fallimento con la Lega, Di Maio vuole coinvolgere il Pd, il partito che dalle urne è uscito sconfitto e umiliato. Quel partito che per cinque anni ha dovuto subire rampogne, umiliazioni, contumelie, insulti volgari, offese da Grillo, Di Maio, Di Battista e altri. Per loro i piddini erano mafiosi, schifosi. Erano delle merde, dovevano morire. La senatrice che diceva queste cose ieri sera è apparsa in televisione e non si è pentita delle parole pronunciate contro gli esponenti del Partito Democratico col quale ora vuole fare un nuovo Governo. Ma davvero le liti e le offese saranno facilmente dimenticate? Per il bene del Paese? No! Per il tornaconto personale di alcuni deputati e senatori che non vogliono perdere la comoda poltrona di Ministro. Franceschini che non vuole lasciare la poltrona di Ministro e aspira a diventare Presidente della Camera se Fico dovesse diventare Primo Ministro. Veltroni e Fassino alla spasmodica ricerca di un incarico di prestigio. Ma Veltroni non è quello che doveva abbandonare l’Italia quando venne sconfitto da Berlusconi e andare lontano lontano? Sì, è proprio lui. Doveva partire per l’Africa. Evidentemente neppure in Africa lo hanno voluto. Fassino, invece, è disoccupato e anela ad un posticino di prestigio, Di Maio permettendo. Di Maio, guagliune molto furbo e scaltro, ha dimenticato il torbido passato e guarda al futuro e cerca di trovare una intesa con quel che resta del Pd e con il reggente Martina, possibilmente con il bene placito di Matteo Renzi, che fino ad ieri è stato zitto. La strada è stretta e lunga, comunque, ci sta tentando, anche perché se si dovesse andare di nuovo al voto con la stessa legge elettorale difficilmente uscirebbe dalle urne un vincitore. Resta, però, ancora una probabile intesa con Matteo Salvini dopo il voto del Friuli Venezia Giulia. Dipende dal risultato elettorale. Per un accordo col Pd Di Maio dirà sicuramente sì a tutte le proposte che faranno i piddini salvo poi tirare loro un bel calcio nel sedere quando non ne avrà più bisogno. Ha in mente una sola cosa e non ci dorme la notte. Vuole Palazzo Chigi. Lo hanno capito pure le mosche che gli ronzano attorno. Non ci sono ostacoli quando c’è un nobile fine da raggiungere. E poi si ricorda di Macchiavelli quando dice che il fine giustifica i mezzi. E’ propenso a coinvolgere gli attuali Ministri Franceschini, Fedele, Lorenzin e perché no? Anche il desaparecido Angelino Alfano. Quest’ultimo ha fatto da stampella a Renzi e Gentiloni, continuerebbe anche con Di Maio. Che c’è di male. Che male c’è. Ma nel Pd che fu di Renzi, Bersani, Veltroni, Fassino, D’Alema, la confusione oggi regna sovrana e c’è pure spazio per un gigante della politica italiana, quel Pierferdinando Casini che nella sua lunga vita di parlamentare ha fatto casini a non finire. Ha cambiato partiti e schieramenti politici una decina di volte. Riporta “Repubblica” la dichiarazione fatta da questo illustre parlamentare:- Il Pd è davanti a scelte drammatiche. Ha bisogno del suo leader-. E chi sarebbe il leader? Ancora una volta Matteo Renzi uscito sconfitto dalle urne nel referendum costituzionale e nelle elezioni politiche del 2018. Ma Casini pensa ai fatti suoi. Se si dovesse andare di nuovo a votare chi garantirebbe per lui una nuova candidatura ed in un collegio blindato? Casini, come del resto tutti i nuovi parlamentari appena eletti due mesi fa, sono terrorizzati ora che lo spauracchio delle elezioni anticipate bussa alle porte. E così Casini, come del resto gli altri parlamentari porta borse, bussano alla porta dei grillini:- Per favore, fateci entrare. Non daremo fastidio. Staremo buoni buoni. Fate la carità ad un povero cieco!- Sì, sono diventati non solo ciechi, ma sordi e muti. Direbbe Dante Alighieri:- Ahi serva Italia, di dolore ostello. Nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello -. Che Iddio ce la mandi buona! Cosa possa unire il programma dei grillini e quello del Pd per me è un mistero. Tre punti soltanto, però, ci sono e sono l’antiberlusconismo, il famoso conflitto di interesse e le poltrone. Solo questi tre punti potrebbero avvicinare Pd e Movimento 5 Stelle. Ahi Italia, asservita agli interessi di uomini faziosi, ignoranti, qualunquisti, senza aver mai lavorato, luogo di sofferenza, priva di un governo autorevole, stabile e duraturo, 200 mila insegnanti che fra non molto perderanno il posto di lavoro, le nostre coste invase da immigrati africani, le nostre scuole frequentate da alunni delinquenti incalliti, dove i professori e le maestre non sanno più reagire, i pronto soccorsi intasati, malati curati per terra, per una visita medica in ospedale bisogna aspettare mesi e mesi, le nostre città invivibili ed inospitali. A Di Maio, a Renzi, a Martina, a Di Battista, a Mattarella e agli altri questo vorrei dire usando una terzina di Dante Alighieri:- Vieni a veder la gente quanto s’ama! / e se nulla di noi pietà ti move, / a vergognar ti vien de la tua fama-.

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elezioni regionali urnaIl 22 aprile si è votato nella più piccola regione italiana e il centro destra ha conquistato la Regione che fino ad ieri era governata da una coalizione di centro sinistra. Anche in questa piccolissima regione è continuata la parabola discendente del Pd il quale è sceso al di sotto del 10%. Ma quello che più mi preme sottolineare è che Il Movimento 5 Stelle che alle ultime elezioni politiche del 4 marzo scorso era risultato il primo partito è stato sonoramente sconfitto e nel giro di appena due mesi ha perso ben sette punti. Questo significa: Addio sogni di gloria per Di Maio, aspirante Primo Ministro, il quale aveva puntato sull’elezione del candidato grillino a Governatore della Regione Molise. Il risultato ottenuto dai grillini significa oltretutto che il voto di protesta degli elettori si è fermato e che essi hanno capito di che pasta sono fatti: incapaci ad amministrare una regione, figuriamoci a governare una nazione come l’Italia. E’ dunque chiaro a tutti ormai, ma forse sarebbe meglio aspettare le votazioni della prossima settimana in Friuli Venezia Giulia e un’altra vittoria del centro destra, che il clima è molto favorevole a Matteo Salvini che a Di Maio. Quest’ultimo si aspettava che il Molise fosse la prima Regione italiana conquistata dai grillini, invece si ritrova con un candidato sconfitto al di sotto del 40%. L’ambizione dei 5 Stelle che ambivano ad eleggere il loro primo Governatore per continuare a chiedere con maggiore insistenza il ruolo di Premier per Di Maio si è sciolta come neve al sole di aprile. Dalle urne è uscito un centro destra vincente, compatto, più frizzante del previsto, e il partito di Berlusconi anche se di poco è risultato il primo partito della coalizione. Questo dato di fatto ha scombussolato i piani segreti di Matteo Salvini e di Di Maio. Il 4 marzo scorso Di Maio ebbe facile gara nel promettere agli elettori italiani il reddito di cittadinanza e gli elettori del Sud hanno abboccato, gli hanno creduto e gli hanno dato il voto. Subito dopo, però, sono rimasti delusi e presi in giro. Si sono recati in massa nei vari comuni alla ricerca dei moduli per incassare subito il reddito promesso, il sussidio gratis, e non trovandoli hanno capito subito la bufala del guagliune napoletano dal sorriso smagliante e in Molise l’hanno punito. Scomparso il reddito di cittadinanza dal contratto che voleva firmare con un suo eventuale alleato, Lega o Pd pari sono, sono scomparsi anche i voti. In questo lasso di tempo che ci separa dal 4 marzo Di Maio ha voluto fare lo spaccone, il puro, il prezioso, l’incontaminato, l’incorruttibile, l’uomo dalle mani pulite che non se l’avrebbe mai sporcate andando a governare l’Italia con gli altri e ora si trova impelagato nella palude dei tatticismi e dei veti incrociati e siamo arrivati alla conclusione che se vuole diventare Premier dovrà ingoiare molti rospi e deve fare i conti col “delinquente” Berlusconi, col “condannato Berlusconi, col male assoluto. Ora che ha fatto la prima donna per due mesi dovrà scendere dal piedistallo, dovrà prendere un vecchio pallottoliere che si usava una volta nella scuola elementare e incominciare a fare i conti e vedrebbe che per governare l’Italia i voti di Forza Italia sono indispensabili. Il successo ottenuto nelle elezioni del 4 marzo gli ha annebbiato il cervello. E proprio questo insperato successo sarà la sua rovina. Un movimento basato soltanto sulla protesta, senza radici nella storia, né ancoraggio ideologico, non potrà avere un domani. Ma ciò non toglie che oggi ha un presente. Infatti il Presidente della Repubblica Mattarella ha dato mandato esplorativo al Presidente della Camera con il compito di verificare se sia possibile una intesa di maggioranza parlamentare col Pd, uscito dalle elezioni politiche sconfitto e umiliato, a formare un nuovo governo. Impresa alquanto difficile. Sperano molto nel successo i vari Franceschini e Co. che non vogliono mollare la comoda poltrona.

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Si farà peccato, ma pensare che i due sconfitti alle elezioni del 04 marzo, in perfetta sintonia, e con l’aiuto di tanta informazione, stiano cercando di cuocer a fuoco lento Di Maio e Salvini non è poi così assurdo!

 

 

 

 

La commedia dell’assurdo che il PD e FI stanno recitando dal 05 marzo i sospetti li fa nascere e come! Andiamo per ordine.

Il Rosatellum, che ha messo l’Italia in questa seria difficoltà di avere un governo è stata consapevolmente e colpevolmente voluta, anche a colpi di fiducia costituzionalmente scorretti, da tre personaggi Renzi ,Berlusconi e Salvini.

Non è, e non è stato mai mistero per nessuno che questa legge è stata pensata e approvata per fregare il M5S, agevolare le coalizioni del PD e di FI e rendere il voto degli italiani ininfluente se non avessero votato come i tre imbroglioni speravano.

Ma i tre protagonisti dell’approvazione del Rosatellum avevano ognuno anche il retro pensiero di poter fregare il compagno.

Berlusconi e Renzi di poter fregare Salvini sperando a un 25-30% alla coalizione del PD e un circa 20% a FI ed essere così pronti a fare le larghe intese (per necessità! La loro!) e continuare a governare l’Italia contro gli italiani e per i loro interessi.

Salvini, con la speranza di arrivare primo nella sua coalizione di oltre il 40% per cento e cosi fregare e mettere da parte lentamente il Berlusca.

Gli italiani, con il voto del 04 marzo, hanno fatto fallire tutti i piani ,ma sopratutto i piani di Renzi e Berlusconi che sono stati sonoramente sconfitti.

Il risultato delle elezioni ci dice che i governi possibili sono: centro destra-M5S, centro destra-PD,M5S-Lega, M5S-PD.

Ora i primi due non sono realizzabili per le dichiarazioni, senza se e senza ma, rispettivamente di Di Maio (mai con Berlusconi) e di Salvini (mai con il PD).

In tutte le democrazie del mondo e, prima delle ere Berlusconi e Renzi, anche in Italia i dirigenti politici dopo una sonora sconfitta, almeno per un pò di tempo, si sono ritirati.

Per Restare in zona sinistra basti pensare a Dalema che si dimise da presidente del Consiglio perché il suo partito aveva avuto una sconfitta alle elezioni Regionali e a Veltroni che si dimise avendo perso le elezioni contro Berlusconi anche se il PD aveva preso il 34%.

Berlusconi in 10 anni ha perso oltre 6 milioni di voti e imperterrito è sempre il capo e padrone assoluto di FI.

Renzi in 5 anni ha perso : regionali, amministrative, referendum, elezioni politiche e 5 milioni di elettori, ed è ancora il padrone assoluto del PD.

Anche in questo, e non solo, i due “caimani” vanno d’amore e d’accordo!

In un paese (Germania) con politici seri che guardano, come è giusto, agli interessi del paese, la Merkel ha vinto ma non aveva i numeri per governare; ha provato a fare un contratto di governo con liberali e verdi ma seduti al tavolo hanno verificato che il contratto non era possibile.

Si sono seduti al tavolo con i socialdemocratici e dopo sei mesi hanno scritto dettagliatamente le cose da fare e ora sicuramente governeranno, nell’interesse dei tedeschi, per l’interomandato.

Il M5S, primo partito alle elezioni del 04 marzo, con lineare responsabilità democratica per un sistema proporzionale, ha rivolto, al PD e alla Lega, secondo e terzo partito, di sedersi al tavolo per verificare la possibilità di fare quello che hanno fatto in Germania.

Ma in Italia, paese con una classe politica che guarda sopratutto ai propri interessi e dei clienti, il PD non si è voluto neanche sedere al tavolo, la lega ha posto la condizione di portarsi al tavolo anche Berlusconi e Meloni.

In definitiva entrambi, fregandosene dei problemi degli italiani, pur essendo quelli che hanno voluto questa legge elettorale, che tutti sapevano che difficilmente avrebbe prodotto un unico vincitore capace di avere i numeri per governare, giocano a sfiancare il M5S, per inseguire i lorointeressi.

Berlusconi e Renzi sperano di poter realizzare quello che volevano prima delle elezioni, un bel governo insieme o di largheintese; Salvini non si è capito se non può o non vuole, per calcoli di futuro politico, abbandonare ilB.

Ma ogni italiano dotato di un minimo di intelligenza ha capito che dietro queste sceneggiate, c’è la vendetta, di R. e B., contro gli italiani :non avete votato come noi vi abbiamo detto e ora “muoia Sansone con tutti i filistei” e vi serva di lezione per la prossima volta!

E noi italiani a dipendere dagli interessi di questi signori che ci hanno governato e hanno creato tutti i problemi che l’Italia oggi ha!

Se il PD fosse un partito serio, non di sinistra, per carità, ma semplicemente di serio centro che non guarda a destra, sapendo che l’80% degli elettori persi hanno votato M5S, si sarebbe dovuto sedere al tavolo con il M5S, individuare 5-6 temi e far nascere un governo per risolvere i problema degliitaliani.

Ma Renzi e renziani sono consapevoli che il M5S avrebbe messo sul tavolo del contratto sicuramente temi tradizionali di sinistra: diseguaglianza accettabile, aiuti ai più deboli, conflitto di interessi, lotta alle clientele e alla corruzione e alle mafie con una seria legge anticorruzione, abolizione degli assurdi privilegi dei politici, limitazione del numero dei mandati, tutela del lavoro e dei lavoratori, serie riforme per sanità e scuola pubbliche e cose simili.

Come potrebbe, il PD renziano, dire no a un programma di governo basato su questi temi senza perdere definitivamente la faccia e disvelare l’inganno del suo volersi ancora definire di sinistra?

Meglio fare di tutto per non disvelare l’inganno e magari governare, senza tenere conto che il 04 marzo gli italiani hanno detto NO a governi R. e B.!

E i vari Cuperlo, Orlando e i tanti semplici militanti che si ostinano a dirsi di sinistra?

Solo qualche pigolio!

Ci resta l’unica speranza che la sentenza di Palermo smuova le acque e metta in difficoltà il piano dei duecaimani!

Giuseppe Furano

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Ecco il testo integrale:

“Consiglio Regionale della Calabria On. Domenico Bevacqua Presidente Quarta Commissione

Assetto e Utilizzazione del Territorio e Protezione dell’Ambiente

Prot. N. 29/2018

 

 

Dott. Enzo Giacco Segretario del Circolo del Partito Democratico di Amantea

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OGGETTO: Riscontro lettera aperta recante “Richiesta di bonifica della Valle dell’Oliva”

Caro segretario,

ho ricevuto e letto con la dovuta attenzione la missiva aperta prodotta dall’esecutivo del circolo da te diretto, relativa alla richiesta di bonifica della Valle dell’Oliva.

Voglio preliminarmente affermare che ne ho particolarmente apprezzato il merito e i toni, nonché, in particolare, condiviso l’interesse verso una tematica rispetto alla quale mi sono prodigato per lungo tempo nell’ambito delle funzioni istituzionali che ineriscono al mio ruolo di Presidente della Commissione Ambiente e Territorio.

Come opportunamente si rammenta nel rapido excursus che la lettera riepiloga, la

Commissione da me presieduta si è impegnata a fondo al fine di addivenire a una conoscenza chiara e puntuale di tutti gli aspetti concernenti la problematica in oggetto, giungendo a tenere, per la prima volta nella storia dell’istituzione regionale, una seduta ad hoc nell’aula consiliare della Casa comunale di Amantea, che si è tradotta in una vera e propria indagine conoscitiva.

Trattandosi di materia eminentemente tecnica, l’iter istituzionale seguito è stato correttamente incardinato in ordine alla redazione dell’analisi di rischio ambientale affidata all’Arpacal dal Dipartimento Ambientale della Regione.

Dalle conclusioni illustrate dal Commissario Arpacal nella seduta del 3 novembre 2016, si evincono i seguenti punti fermi che vado, per sommi capi, a elencare: Relativamente alla matrice suolo, si osserva che i superamenti dei metalli sono nel complesso riconducibili a valori di fondo riportati nella normativa nazionale;

Per le acque di falda, sono stati analizzati 37 campioni afferenti sia al sub-alveo del fiume Oliva, sia alle aree esterne all’alveo. In linea di massima, le entità e la distribuzione dei valori osservati sono compatibili con un contesto di fondo naturale; Per le acque superficiali, i profili di concentrazione lungo l’asse longitudinale costituiti da 14 stazioni di campionamento, non evidenziano una distribuzione correlabile con la presenza di rifiuti interrati e/o di aree critiche;

Per quanto riguarda gli aspetti radiometrici, le indagini condotte non hanno mostrato significative criticità, non vi sono evidenze della presenza di radionuclidi artificiali o di radionuclidi naturali riconducibili ad attività illecite di scarico;

È stato rilevato che gli abbancamenti di rifiuti appurati sono sprovvisti di idonea barriera geologica impermeabile e/o di sistemi di impermeabilizzazione artificiale, di rete di drenaggio del percolato e relativa raccolta e trattamento con eventuale rete di captazione e smaltimento del biogas, l’esistenza di una copertura superficiale e di una rete di drenaggio e raccolta delle acque meteoriche.

Pur non rilevando condizioni di rischio, permanendo, a tutt’oggi, i rifiuti all’interno dell’alveo del Fiume Oliva, gli stessi soggiacciono a quanto prescrive l’art. 192 del D.Lgs. 152/06;

Settori del fiume Oliva, in corrispondenza di corpi rifiuto, manifestano fenomeni

erosivi potenzialmente in grado di intercettare i corpi rifiuto. Per tali aree si suggerisce di procedere a valutazioni quantitative delle condizioni reali del rischio rappresentato e alla messa in sicurezza ove necessario;

Tenendo conto che è ancora attiva una parte della rete di piezometri installati durante le attività del P.d.C del Fiume Oliva, è certamente utile monitorare periodicamente i parametri chimico-fisici delle acque di falda al fine di individuare eventuali variazioni

del chimismo accertato.

Rispetto a quanto emerso, si evince che il rapporto esclude condizioni di rischio. Ciò non ostante, in ragione del principio di precauzione e della priorità della salvaguardia della salute pubblica e dell’ambiente, la Commissione si è unanimemente espressa affinché il competente Dipartimento regionale ponesse in atto tutte le misure idonee a fugare ogni concreto pericolo.

Quanto all’inserimento del sito all’interno del Piano Regionale delle bonifiche, ciò esula dalle competenze della Commissione, trattandosi di materia di esclusiva pertinenza dell’Esecutivo regionale.

Restando a disposizione per ogni azione istituzionalmente congrua, in ogni caso, sarà mia cura inoltrare all'Assessore Regionale all'Ambiente e al Presidente Oliverio la lettera aperta a me indirizzata dal Circolo del Pd di Amantea.

Con cordialità

Reggio Calabria 20 aprile 2018-04-20                  Domenico Bevacqua

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Amantea e le sue verità sono difese solo dal PD. Dov’è la politica locale?

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo i titoli in prima pagina e due intere pagine interne de “Il Quotidiano del sud” che parlano dell’Oliva, solo il PD prende posizione, nel silenzio perdurante della politica locale( ovviamente parlo della maggioranza e minoranza).

E l’Esecutivo del PD AMANTEA formula una “Lettera aperta al Presidente della Commissione consiliare Ambiente Regione Calabria riguardante la richiesta di bonifica della Valle dell’Oliva”.

Ecco il testo:

Gentile Presidente, come Lei ricorderà, in data 13 novembre 2015 – anche in seguito alle dichiarazioni allora rese dal geologo Giovanni Michele Vizziello alla Corte d’Assise di Cosenza, nell’ambito dell’udienza “Valle Oliva inquinata”, che confermavano la contaminazione del sottosuolo della vallata con fanghi industriali, materiale ferroso e anche rifiuti solidi urbani (come ampiamente riportato dalla stampa locale) – il PD AMANTEA Le ha chiesto di occuparsi dell’annosa questione del fiume Oliva chiedendoLe di inserire la bonifica della valle nel Piano Regionale dei siti potenzialmente pericolosi.

All’incontro del 18 febbraio 2016 - organizzato dal nostro gruppo di lavoro “Tutela, cura e politiche ambientali” - tanti cittadini, sindacati ed il Comitato Civico “Natale De Grazia” Le hanno ribadito la necessità di intervenire per affrontare quello che è innanzitutto un problema di salute. In quell’occasione, Lei indicò la delicata questione dell’inquinamento dell’Oliva come una delle priorità ambientali alla quale dare risposte concrete e definitive.

In tal senso si proponeva di riunire la Commissione entro il mese di marzo per concordare un percorso sinergico ed individuare, nel giro di un anno, le procedure di bonifica per un ritorno alla normalità di uno dei luoghi più caratteristici ed attraenti dell’intera regione.

Due mesi dopo, il 20 aprile 2016, la Commissione che Lei presiede ha tenuto una riunione itinerante ad Amantea ribadendo nei fatti la volontà di concordare i termini di un percorso per giungere alla bonifica delle aree compromesse.

Tuttavia, a inizio novembre 2016 la Commissione – così così venne scritto nel resoconto della seduta – prese atto delle indagini dell’Arpacal che, relativamente all’inquinamento del fiume Oliva, escludevano un danno diretto alla popolazione.

Ed, inoltre, relativamente alla necessità di pervenire allo smaltimento dei rifiuti, dava mandato al Dipartimento Ambiente di individuare un percorso per affrontare fattivamente e risolvere il problema.

Purtroppo, ad oggi, non abbiamo contezza di tale percorso.

E non abbiamo notizie riguardo ad altre azioni poste in essere dalla Quarta Commissione per affrontare e risolvere il problema.

Oggi la stampa regionale ritorna sul caso e riporta le motivazioni della sentenza del processo riguardante la Valle dell’Oliva che ribadiscono la contaminazione del fiume e dell’area; una contaminazione «certa» dovuta a materiale interrato.

La Corte d’Assise di Cosenza, pur assolvendo gli imputati, riconosce che in una vasta area del bacino del fiume Oliva sussiste «una gravissima forma di inquinamento del sottosuolo e delle circostanti acque limitrofe e persino sotterranee, con particolare riferimento alle Località Foresta, Carbonara, Giani e di tutta una serie di aree alle stesse limitrofe».

Per tale ragione rinnoviamo la necessità di inserire la bonifica della Valle dell’Oliva nel Piano Regionale dei siti potenzialmente pericolosi e di verificare le ulteriori possibilità per giungere quanto prima al ripristino ambientale della Valle dell’Oliva.

Ed in tale ottica, Le chiediamo si sottoporre nuovamente la questione alla Commissione competente che Lei presiede per individuare davvero un percorso che affronti e risolva il problema.

Riteniamo che la nostra richiesta rientri in una complessiva volontà pubblica volta ad attuare misure di riparazione del danno ambientale e di prevenzione del rischio, con l’obiettivo di tutelare la salute delle popolazioni che abitano nelle zone interessate dall’inquinamento e l’ambiente.

Un problema ambientale è soprattutto un problema di salute, pertanto è un’urgenza prioritaria intervenire con atti legislativi, economici e sociali.

Amantea, 17 aprile 2018 Esecutivo PD Amantea.

Ndr: La verità è una cosa importante. Amantea è una cosa importante. La difesa della verità e di Amantea sono cose importanti. Per questo ringraziamo l’ esecutivo del PD per l’attenzione che dà al problema dell’Oliva. Ma al PD ed all’amministrazione chiediamo di acquisire una copia ,da porre nella pubblica disponibilità, delle sentenze e degli atti TUTTI relativi al fiume oliva ed alla denunciata « gravissima forma di inquinamento del sottosuolo e delle circostanti acque limitrofe e persino sotterranee, con particolare riferimento alle Località Foresta, Carbonara, Giani e di tutta una serie di aree alle stesse limitrofe».

Ma in particolare è indispensabile acquisire e porre nella pubblica disponibilità la relazione del geologo Giovanni Michele Vizziello alla Corte d’Assise di Cosenza, nell’ambito dell’udienza “Valle Oliva inquinata”, che confermava la contaminazione del sottosuolo della vallata con fanghi industriali, materiale ferroso e anche rifiuti solidi urbani.

Una relazione che sembra non sorretta dalla relazione del Ministero della sanità che ha escluso la valle dell’Oliva dai siti bisognevoli di bonifica, forse per la intervenuta “sterilizzazione” dei rifiuti urbani in esso fiume versati nel silenzio di tanti….

Pubblicato in Primo Piano

Eccoli:

-Egidio Viola Vice Presidenti dell'Assemblea provinciale del Partito Democratico di Cosenza.

-Gianluca Cannata, consigliere della Direzione provinciale

-Tonino Chiappetta, consigliere della Direzione provinciale

 

-Mariolina Fera, consigliere della Direzione provinciale

-Enzo Giacco, consigliere della Direzione provinciale

-Totonno Veltri, consigliere della Direzione provinciale

Auguri ai neo eletti.

Ma ecco il comunicato finale della federazione del PD, ricevuto e che pubblichiamo:

“Si è svolta l'assemblea provinciale del Partito Democratico di Cosenza.

All'inizio dei lavori l'assemblea ha eletto Presidente Lucia Nicoletti, Salvatore Ciciarelli, Teresa Massimilla, Antonio Nicoletti, Stefania Chimento ed Egidio Viola Vice Presidenti dell'Assemblea stessa.

Presidente della Commissione di Garanzia è stato eletto Gaetano Bencivinni, come componenti Ernesto Bruno, Saverio Barca, Francesca Lupia e Francesco Martino.

Successivamente l'Assemblea ha eletto la nuova Direzione provinciale che è così composta: Riccardo Ugolino, Carmine Quercia, Pierpaolo Guardia, Enzo Giacco, Maria Pia Funaro, Enzo Aprile, Raffaele Zunino, Francesco Lanzone, Mariolina Fera, Totonno Veltri, Luca Lepore, Procellini Mauro, Rinaldo Malito, Rosita Di Napoli, Acro Dora Magdalena,Marco Pizzino, Eugenio Greco, Pasquale Villella, Pierfrancesco Balestrieri, Graziella D'Acri, Maria Leone, Pasquale Bauleo, Era Rocco, Adriana Amodio, Francesca Tolve, Aldo Zagarese, Teodoro Calabró, Giuseppe Aiello, Teresa Groccia Daniela Maratea, Giovanni Guido, Salvatore Loria, Romilda Zaretta, Domenico La Cava, Tonino Candalise, Yvonne Spadafora, Giovanni Varca, Rosa Perri, Anna Teresa D'Ambrosio, Nicoletta Pittelli, Antonio Angió, Marino Bongiorno, Anna Celso, Pamela Cappello, Danilo Cofone, Angelo Grosso, Bruno Pascuzzo, Francesco Pagnotta, Eugenio Altomare, Cesare Loizzo, Cristiana Viola, Simona Colotta, Antonio Mungo, Giovanni Fazio, Elisa Fasanella, Gaetano Noia, Domenico Filardi, Pina Cavallo, Manuela Giordano, Paolo Pappaterra, Giovanni Mannoccio, Mario Nigro, Salvatore De Luca, Carlo Caravetta, Franco Aceto, Francesco Adamo, Gabriele Petrone, Damiano Covelli, Francesco Alimena, Antonio Ambrogio, Rosy Caligiuri, Luciana Ianni, Nella Fagiani, Arturo Intrieri, Francesco Midulla, Giuseppe Cufari, Maria Crescente, Loretta Sicoli, Francesca Pisani, Ludovico Serra, Leofranco Rizzuti, Gianluca Cannata, Ornella Perrone, Alessandro Porco, Luigi Gagliardi, Roberto Rizzuto, Mario Amodeo, Daniela Provenzano, Giuseppe Cervarolo, Davide Lauria, Wladimiro Parise, Mario Amendola, Barbara Scorza, Mazzei Francesco, Silvia Fata, Rodolfo Trotta, Graziano Di Natale, Francesco Città, Chiara Donato, Angela Donato, Michele Dima, Massimo Bentivedo, Biagio Cataldo, Pietro Cannataro, Tonino Chiappetta,Carolina Casalinuovo.

Sono membri di diritto il Presidente della Regione, il Presidente della Provincia, i Sindaci della Provincia di Cosenza e i delegati dell'organizzazione giovanile.

È stata eletta tesoriere Eleonora Ienaro.

"Oggi la Federazione di Cosenza ha completato i propri organismi per ripartire dopo la pesante sconfitta elettorale del 4 Marzo". È quanto ha dichiarato a margine dell'Assemblea il Segretario provinciale Luigi Guglielmelli.

"Si riparte con umiltà, con spirito inclusivo e con grande determinazione per superare questa fase molto difficile.

Nei prossimi giorni procederò con la nomina della segreteria provinciale, dei Dipartimenti e dei Forum tematici"

Pubblicato in Politica

"Pd alla resa dei conti: Adamo elimina (anche) Giudiceandrea

Quando è guerra è guerra. E in guerra vince chi spara di più. E a sparare contro Giudiceandrea, così come vi avevamo annunciato, è Luigi Guglielmelli.

 

 

Che si aggiunge alla già folta schiera di cecchini che Nicola Adamo ha mobilitato contro di lui.

Nicola ha deciso che Giudiceandrea non deve più far parte della loro paranza perché non lo ritiene affidabile.

E se si vuole ricandidare a consigliere regionale è meglio che inizi a cercarsi un altro partito da sfruttare.

Tanto, dice Nicola, Giuseppe è abituato a saltare fossi.

Perché il nostro prossimo candidato a consigliere regionale già c’è.

Ed è Luigi Guglielmelli.

Il perché Nicola abbia deciso di schierare le sue truppe in assetto di guerra contro Giudiceandrea è intuibile: impossessarsi totalmente di quel che resta del PD in Calabria, lasciando “dentro” solo coloro i quali hanno giurato obbedienza a lui e a Palla Palla.

E Giudiceandrea, che ha pretese di poltrone e velleità politiche varie, non rientra nell’idealtipo di Nicola.

C’è da scommetterci che dietro la ferma volontà di Nicola di dar battaglia a Giudiceandrea, c’è anche lo zampino di Ferdinando Aiello.

Che tanto si era speso per far eleggere Giudiceandrea in consiglio regionale.

Una “cortesia” che Giudiceandrea non ha mai ricambiato.

Tant’è che una volta eletto non c’ha pensato su due volte a mollare Aiello, pugnalandolo alle spalle.

Per meglio sistemare il suo culo sulla poltrona.

Lo scopo di Nicola e Palla Palla è quello di formare un bel gruppone di fedeli cagnolini, senza oppositori interni, e giocarsi quei pochi voti clientelari che gli sono rimasti alle prossime regionali, con la speranza di conquistare qualche nicchia di potere che gli permetta di sopravvivere ancora un altro po’.

E quei pochi voti clientelari che sono rimasti non bastano più per sistemare tutti. E le scelte si impongono.

Ecco perché Giudiceandrea, capito questo, tenta la sortita televisiva convinto, nella sua infinita stupidità, di impressionare Nicola e Madame Fifì, e di costringerli quantomeno ad una contrattazione.

Non capendo invece di aver fornito l’assist giusto a Nicola, che ora può accusarlo di mettere in cattiva luce il PD con le sue esternazioni personali non concordate con il partito, per dare il via al plotone di esecuzione.

Insomma Giudiceandrea, per Nicola, è nu lignu stuartu che è meglio abbandonare al proprio destino.

Porta sulu problemi. E di questo dovrà farsene una ragione anche Palla Palla che, se costretto a scegliere tra Nicola e Giudiceandrea, non potrà far altro che abbandonare il suo servo sciocco al proprio destino. Con la scusa di: “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

Di fare la sparata da Giletti non gliela aveva ordinato il medico.

L’attacco di Guglielmelli è mirato. Sa dove colpire.

E spara centrando il bersaglio della vera ragione del fare politica di Giudiceandrea: il denaro. E dice: se Giudiceandrea è così interessato a far risparmiare i cittadini abolendo i vitalizi ai consiglieri, come mai non scioglie il suo gruppo in consiglio regionale “Democratici e Progressisti”, di cui è il presidente, che costa alla collettività quasi 200mila euro all’anno, ed è attualmente composto da due persone? Che utilità ha mantenere questo gruppo in consiglio?

La risposta è semplice dice Guglielmelli: mantenere la gestione dei fondi destinati ai gruppi. Altro che lotta alla casta!

Guglielmelli svela a chi ha ancora qualche leggerissimo dubbio sulle qualità politiche del comunista col culo degli altri, la vera natura politica di Giudiceandrea: garantire a se stesso e alla sua cerchia, benessere e privilegi, amministrando, oltre il suo già lauto stipendio, altre forme di economia, che la carica di consigliere comporta.

Ma la sua parabola politica finisce qui. Mettersi contro Nicola non è cosa di tutti, men che meno di un Giudiceandrea qualsiasi. Nicola ha già sentenziato: Giudiceandrea e Guccione sono fuori, e questo è già nei fatti.

Non resta che “ratificarlo”. Ma non tutti i mali, a volte, vengono per nuocere. Chiusa una porta si apre un portone.

E il portone per Giudiceandrea potrebbe essere proprio Guccione. Una loro eventuale alleanza potrebbe, in qualche modo, disturbare il manovratore.

E non è detto che ciò non accada.

Chi guerra!

Da Iacchite - 11 aprile 2018

 

Pubblicato in Calabria

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa del PD

“Si è svolta nella serata di lunedì 9 aprile l’Assemblea degli iscritti al Partito Democratico di Amantea, Sezione “Moro-Berlinguer”.

Un’assemblea partecipata e aperta, alla quale hanno partecipato cittadini, elettori del PD ed esponenti del mondo dell’associazionismo e sindacale. Presente anche l’Assessore comunale Emma Pati.

I lavori – coordinati da Antonio Chiappetta – sono stati aperti dalla relazione del Tesoriere Antonio Morelli che ha partecipato alla platea la situazione delle casse del Partito. In seguito all’approvazione del bilancio consuntivo 2017 e del preventivo 2018, sono state formulate una serie di proposte per l’autofinanziamento delle attività del Partito.

L’Assemblea ha, quindi, affrontato una analisi dei possibili scenari post voto, approfondendo le dinamiche calabresi e locali. Nella sua relazione introduttiva il Segretario Enzo Giacco ha espresso parole di apprezzamento nei confronti dell’azione messa in campo dal governatore Oliverio ed ha sottolineato le buone cose fatte dai governi Renzi-Gentiloni. Ha quindi posto l’attenzione sulle problematiche che riguardano Amantea ponendo l’attenzione sulle priorità che devono rientrare nell’agenda dell’amministrazione comunale.

La discussione è stata animata da tanti interventi, contributi e proposte riguardanti il governo della città.

A conclusione dei lavori l’Assemblea unanime ha approvato il seguente dispositivo:

«Ripartiamo con umiltà e unità e con una mobilitazione straordinaria.

Organizziamo assemblee aperte nei seimila circoli Pd.

Ripartiamo dal nostro popolo.

Tutti devono essere parte di questo lavoro»

È uno dei passaggi fondamentali del pensiero di Maurizio Martina del dopo 4 marzo: “la nostra comunità prima delle correnti”.

Questo spirito rappresenta un auspicio ed una speranza.

L’auspicio che il nostro essere comunità prevalga sul disfattismo e sia linfa di nuova motivazione. Che il protagonismo locale, con i sacrifici che questo comporta, sia utile a stimolare davvero il Partito ad investire sui territori e sulla partecipazione diretta dei Circoli alle scelte politiche da compiere.

La speranza che tale prospettiva possa tradursi, però, in una partecipazione consapevole superiore, che si accompagni ad una lettura politica e culturale capace di interpretare intimamente il presente.
In questo quadro è necessario che le unità organizzative territoriali offrano un contributo edificante.

Non solo interrogandosi, bensì agendo.

Ci sono due cose che noi possiamo fare.

•La prima è aprirci ulteriormente alla partecipazione della società civile anche lavorando sulla capacità di fare rete. Il Partito locale – e questo è un bene - è molto cambiato negli ultimi anni. E gode, oggi, del contributo di diversi nuovi iscritti espressione proprio della società civile. Questo lavoro di apertura deve continuare. Dall’altra parte è necessario investire nelle reti. L’esperienza della “Rete Difendiamo La Salute” deve essere estesa a tutti i temi riguardanti le povertà, le fragilità, le vulnerabilità. In questo senso possiamo (e dobbiamo) fare un lavoro umile ma concreto per meglio interpretare e riconoscere le situazioni più delicate, mappare i disagi ed affrontarli con le politiche ovvero, dinnanzi alla eventuale sordità dei diversi livelli istituzionali, con azioni di lotta. A tal riguardo salutiamo con favore la proposta di collaborazione avanzata dal Segretario dello Spi Cgil in data odierna – Salvatore Amendola – sui temi concernenti il Piano sociale di zona.

•La seconda: riformulare le priorità dell’azione di governo. A giugno, dopo un anno dalle elezioni, sarà necessario e doveroso fare il punto delle cose fatte dall’Amministrazione comunale. È importante, tuttavia, riformulare sin da subito il quadro delle priorità del governo cittadino, sintetizzabili in cinque punti:

1. Occupazione

Una volta approvata la programmazione del fabbisogno sarà necessario accelerare le procedure per potenziare l’apparato comunale che in questo momento si trova fortemente sottodimensionato in tutti i settori. Un dato che sta creando non pochi disagi e lentezza nel dare risposte alla Città. Una ulteriore e seria riflessione, inoltre, va fatta per i servizi appaltati all’esterno. Realtà finalizzate soprattutto all'inserimento lavorativo di soggetti socialmente svantaggiati non possono produrre precarizzazione patologica. Il tema di una clausola a salvaguardia della dignità del lavoratore va affrontato.

2. Lungomare

Bisogna iniziare quanto prima i lavori del Lungomare.

3. Periferie e contrade

È necessario avviare celermente i lavori già programmati nelle periferie e nelle contrade, dove alcune case sono ancora difficilmente raggiungibili perfino dai mezzi di soccorso.

4. Centro storico

In previsione della stagione estiva è necessaria una basilare opera di riqualificazione delle vie d’accesso, messa in evidenza dei percorsi storici e ordinaria cura degli spazi. In quest’ottica una riflessione va fatta anche sulla valorizzazione del “Percorso della conoscenza” e dei ruderi restaurati della Chiesa di San Francesco.

5. Poliambulatorio e Casa della Salute

Occorre convocare con urgenza il tavolo tecnico istituzionale per verificare lo stato di avanzamento del piano di fattibilità ed accelerare l’iter per convenzionare la Casa della salute di Amantea.

Queste priorità dovranno rappresentare per il Partito un Patto con la Città.

Il Partito Democratico di Amantea chiede, inoltre, al governo provinciale e regionale di prestare un’attenzione straordinaria riguardo i tempi di realizzazione della Casa della Salute, l’emergenza concernente le infrastrutture scolastiche (per cui si rende necessario ristrutturare la struttura ex Giudice di Pace), l’apertura del Palazzetto dello Sport ed i tempi di scorrimento della graduatoria del bando porti (per risolvere le criticità oggi presenti al Porto Turistico di Campora).

Un’ultima considerazione

Il dissesto, gli stringenti vincoli di bilancio, la riduzione dei trasferimenti centrali, le difficoltà a “fare cassa” con gli introiti di competenza locale si sono inevitabilmente tradotti in minore welfare, opportunità, servizi e sviluppo, e maggiore povertà, insicurezza, precarietà. Ma ciò non deve rappresentare un alibi.

Da una parte, è necessario un cambio di passo dell’amministrazione.

Dall’altra, bisogna riflettere sull’opportunità di andare oltre le attuali realtà amministrative, e fare leva sulla capacità delle nostre comunità di evolversi in collettività più ampie, mettendo a sistema economie, risorse, competenze, potenzialità.

In questo senso, è possibile aprire una riflessione sul grande comune. Amantea può guidare consapevolmente e responsabilmente quello che potrebbe essere un processo capace di rappresentare un punto di volta per il benessere delle cittadine e dei cittadini.

È necessario lavorare tutti insieme per contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone ed alleviare le pene di chi vive situazioni di difficoltà.

Bisogna generare fiducia tra di noi e con gli altri.

Questo auspicio dovrà guidare l’azione politica del Partito.

9 aprile 2018 L’Assemblea degli iscritti al PD Amantea Sezione “Moro-Berlinguer”

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