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La Federazione di Cosenza parteciperà convintamente alla Manifestazione nazionale indetta dal Partito Democratico a Roma per il prossimo 30 Settembre al fine di costruire l’alternativa politica, sociale e dal basso a questo governo sempre più posizionato a destra e sempre più inconcludente negli atti di governo e per incoraggiare gli italiani ad abbandonare la paura e a tornare a lottare per i diritti civili, sociali ed economici.

Allo stesso modo, in questi giorni, si sta lavorando all’organizzazione della Festa regionale de l’Unità, in piena collaborazione con l’Unione regionale, che quest’anno si terrà a Rogliano nella nostra provincia.

Sarà un’occasione importante per discutere e confrontarsi sulla nuova organizzazione da dare al Partito ma soprattutto delle politiche che il PD intende mettere in campo sia a livello nazionale che regionale.

Martedì 2 Ottobre, inoltre, sarà convocata la Segreteria provinciale di cui fanno parte

Armando Bossio,

Concetta Castiglione,

Livio Chidichimo,

Simona Colotta,

Maria Crescente,

Maria Pia Funaro,

Luigi Gagliardi,

Enzo Giacco,

Manuela Giordano,

Vincenzo Granieri,

Carmine Le Pera,

Luca Lepore,

Cesare Loizzo,

Francesco Madeo,

Paolo Pappaterra,

Gabriele Petrone,

Carmine Quercia,

Margherita Ricci,

Era Rocco,

Antonio Tiano,

Francesca Tolve,

Riccardo Ugolino,

Cristiana Viola,

Alessandro Porco (che assumerà il ruolo di Vice-Segretario),

con diversi punti all’Ordine del giorno tra cui l’organizzazione della Festa regionale, la programmazione dell’attività politica, la nomina dei Dipartimenti provinciali e dei Forum tematici.

Durante la riunione, infine, il Segretario Provinciale Luigi Guglielmelli provvederà ad assegnare le deleghe e le funzioni ad ogni membro della Segreteria al fine di consentire ad ognuno di lavorare al meglio nei settori di loro competenza e dare così un contributo operativo e di contenuto all’intero PD della Provincia di Cosenza.

Pubblicato in Cosenza

Atti osceni davanti a una minorenne. Il giudice assolve l'albanese: "Non è reato". E Salvini scrive a Bonafede: "Rivedere la depenalizzazione voluta dal Pd"

Masturbarsi in pubblico non è più reato, nemmeno se la belva lo fa davanti a una minorenne.

 

A deciderlo è stato il governo di centrosinistra. Risultato: un 28enne albanese che si era toccato davanti a una ragazzina non avrà conseguenze penali ma solo una multa. Un'ingiustizia che ha spinto Matteo Salvini a scrivere al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per chiedergli di rimediare, al più presto, a "un altro regalo del Pd agli italiani a cui cercheremo di rimediare".

"Giù le mani dalle donne e dai bambini!". Salvini ora vuole andare fino in fondo. Affinché un altro episodio, come quello raccontato la scorsa settimana dal Gazzettino di Venezia, non capiti nuovamente. I fatti risalgono a quattro anni fa, quando a San Donà di Piave una ragazzina, che si era riparata dalla pioggia nell'androne di un palazzo, era incappata nell'albanese che, dopo essersi abbassato i pantaloni, avava iniziato a masturbarsi proprio davanti a lei. Venutolo a sapere, i genitori lo avevano portato a processo per atti osceni nella speranza che la giustizia potesse fare il suo corso e assicurare l'orco dietro alle sbarre. Ma così non è stato. Perché, se fino a qualche anno fa il reato di atti osceni in luogo pubblico veniva punito con la reclusione da 3 mesi a 3 anni, nel 2016 un decreto legislativo voluto dal precedente governo lo ha depenalizzato. Adesso gli atti osceni "in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico" vengono puniti con una semplice sanzione amministrativa.

All'epoca dell'aggressione la ragazzina aveva sedicenne. L'orco che si è masturbato davanti a lei adesso è libero di rifare la stessa schifezza con altre ragazzine. "Il governo del Pd che nel 2016 ha voluto depenalizzare gli atti osceni evitando così una pena di tre anni a malati sessuali o depravati - ha commentato il vice presidente del Senato, Roberto Calderoli - ha di fatto lasciato liberi di colpire potenziali stupratori". Salvini ha promesso che intende rimediare all'ennesimo errore commesso dal Partito democratico. Nei prossimi giorni scriverà al Guardasigilli per chiedergli di cancellare la depenalizzazione dei reati approvata dalla sinistra.

Sergio Rame - Mar, 18/09/2018 - 12:05

Pubblicato in Italia

Il Pd chiude a de Magistris: «Mai pensato alla sua candidatura»

Massimo Costa e Tommaso Ederoclite, segretario metropolitano e presidente dell'assemblea del partito democratico di Napoli, dicono:

 

 

«È davvero stucchevole il dibattito che si è aperto in queste ore.

In nessun organismo provinciale, regionale o nazionale si è mai pensato a de Magistris come nostro candidato alla presidenza della regione Campania».

«A tratti fa anche sorridere questa posizione.

Il Pd di Napoli è al governo regionale con De Luca e il nostro appoggio al presidente è indiscutibile. De Magistris è un personaggio in cerca di autore, con la città in ginocchio e i servizi al minimo storico cerca sponde per poter assecondare le sue velleità politiche.

Dorma tranquillo, nessuno pensa a lui - sottolineano –

L'unica preoccupazione che abbiamo è quella di dare supporto civile e politico ai cittadini che sono stremati per la cattiva gestione della città».

«Dopo quasi otto anni di fallimenti è comprensibile che il sindaco cerchi di riposizionarsi politicamente, la sua carriera politica va verso il suo esaurimento, e tra le Europee e la Regione Campania cerca solo di trovare una poltrona e qualcuno che gliela offra.

Il Pd di Napoli - concludono - dovrà lavorare, e molto, per mettere una pezza e cercare di far uscire la città dal guado in cui è finita.

E di questa situazione de Magistris è il principale responsabile».

Intanto De Magistris attacca de Luca dicendo che cerca i voti della Lega.

Pubblicato in Italia

Ecco cosa scrive il buon Pino Furano:

Che il PD da quando è nato (2007), raggiungendo il massimo con Renzi, ha preso per i fondelli tutti gli elettori che lo hanno votato pensando di votare per una politica di sinistra, solo gli ingenui o quelli in malafede possono disconoscerlo!

Che il M5S, che qualche idea di sinistra sembra portarla avanti, ci prenda pure per i fondelli è ancora presto per dirlo!

Io penso che se il M5S dovesse mantenere solo la promessa che dopo due legislature bisogna ritornare alla vita normale e lavorare, compirebbe il più grande atto rivoluzionario di tutti i tempi.

Proviamo a immaginare se questa regola valesse per tutti i partiti in Italia e in tutto il mondo!

Una riforma a costo zero che aiuterebbe l’affermazione e l’esercizio della democrazia!

E non è sensato pensare che questa riforma potrebbe essere un argine alla corruzione e alla clientela?

E provate a immaginare solo per un attimo l’Italia senza corruzione e clientela!”

Sarebbe l’Eden

Pubblicato in Basso Tirreno

Con 382 voti a favore e 11 contrari, la Camera ha approvato in via definitiva il decreto che dispone la cessione di 12 unità navali alla Libia per il contrasto al traffico di migranti.

 

 

Dopo un pomeriggio contraddistinto dall'intervento di tutti i deputati dem.

Il Pd non partecipa al voto: “Nessuna garanzia su diritti umani”

Ci aveva provato anche Minniti ma sempre il PD aveva fermato tutto!

Passa alla Camera tra polemiche e accesi scontri politici il decreto per la cessione alla Libia di 12 motovedette, dieci ‘Classe 500’ della Guardia Costiera e due unità navali “Classe Corrubia” della Guardia di Finanza, imbarcazioni di 27 metri con un’autonomia di navigazione di 36 ore: dopo il via libera del Senato del 25 luglio, è arrivata l’approvazione definitiva, con 382 deputati che hanno votato sì, 11 voti contrari, un astenuto e il Pd che non ha partecipato alla votazione.

Lo scontro più energico si è consumato tra il M5s e il Pd che ha rallentato di molto i lavori dell’Aula. L’ultima miccia è stata un intervento della deputata friulana dei Cinquestelle Sabrina De Carlo che ha attaccato le opposizioni spiegando che non hanno a cuore il Paese tanto che se “avessimo una soluzione immediata alle guerre nel mondo, loro farebbero il tifo per i conflitti pur di remarci contro”.

Una presa di posizione che ha suscitato la protesta del Pd che ha improvvisato una sorta di ostruzionismo: tutti i deputati si sono iscritti a parlare. Marta Grande, M5s, presidente della commissione Esteri, ha cercato di placare gli animi per abbassare i toni dello scontro, ma i democratici stanno proseguendo la loro protesta.

Ma il muro contro muro è andato avanti per tutta la seduta. La tensione è palpabile e la situazione è esemplificata da quanto accaduto tra il dem Gennaro Migliore e il leghista Eugenio Zoffili, relatore al provvedimento sulle motovedette. Nel corso del dibattito, il relatore ha mostrato la sua contrarietà all’intervento del collega dem dicendogli “che c… vuoi” e aggiungendo, accompagnando il tutto con il gesto della mano, “vieni qui”. Un gesto che ha scatenato la bagarre nell’emiciclo. 

Il Pd: “Dicono no a emendamenti su diritti umani”

In precedenza l’Aula aveva respinto le pregiudiziali di costituzionalità: il deputato di PiùEuropa Riccardo Magi aveva chiesto lo stop dicendo che l’intervento, in linea con quanto stabilito dal precedente governo, è incostituzionale perché “promuove i respingimenti“. Il Partito Democratico punta il dito contro il governo:“I grillini”, ha scritto il presidente Pd Matteo Orfini, “in Aula bocciano i nostri emendamenti che su cessioni motovedette alla #Libia chiedono come condizione il rispetto dei diritti umani in quel paese. Ancora una volta dimostrano di essere esattamente come i leghisti. Anzi no, una differenza c’è: sono più ipocriti”. “Alla Camera il governo, la Lega e i Cinque Stelle svelano il loro vero volto. Respinti tutti i nostri emendamenti sul potenziamento immediato delle attività di rispetto dei diritti umani in #Libia”, scrive su Twitter il segretario Maurizio Martina.

Nel merito, spiega Piero Fassino, il Memorandum d’intesa con la Libia stipulato dal Governo Gentiloni nel 2017 prevedeva, nel sostenere la cooperazione per il contrasto dell’immigrazione illegale, “anche due impegni precisi e per noi estremamente importanti: il finanziamento di programmi di crescita sociale ed economica delle regioni più colpite dal fenomeno migratorio; e l’apertura di una nuova stagione di tutela assoluta dei diritti delle persone presenti nei centri di accoglienza temporanei, autorizzando controlli del personale dell’Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ndr) e dell’Onu“. Elementi che non sono nel decreto. Per questo il Partito Democratico ha quindi deciso di non partecipare al voto. Viceversa, secondo Luca Pastorino, deputato di Liberi e Uguali, si tratta semplicemente di un comportamento in continuità con le politiche del predecessore del Pd Marco Minniti“.

No al blocco navale

L’aula di Montecitorio, durante l’esame del testo, aveva bocciato ad amplissima maggioranza un emendamento di Fratelli d’Italia che proponeva il blocco navale davanti al Paese nordafricano. “Tutti, da Lega a M5S, Pd, Leu, votano no all’emendamento di FdI per vincolare la cessione delle nostre unità navali al governo libico all’impegno di un blocco navale – scrive su Twitter la presidente di Fdi, Giorgia Meloni – Davvero un voto incomprensibile, dopo anni in cui sicuramente tutto il centrodestra ha chiesto il blocco navale…”.

Cosa prevede la legge

Il provvedimento ora diventato legge consente anche l’utilizzo di due droni da parte della Guardia costiera italiana. Si tratta di due velivoli che verranno utilizzati in via sperimentale innanzitutto per le operazioni di ricerca e soccorso in mare e che potranno essere utili ad individuare eventuali barconi in difficoltà. Inizialmente dovrebbero essere dislocati a bordo delle due navi che la Guardia costiera impiega per il pattugliamento del Mediterraneo centrale, la Diciotti e la Dattilo, ma in futuro potranno anche essere utilizzati per tutte le funzioni istituzionali del Corpo, dai compiti di polizia marittima al controllo delle coste. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge, il ministero delle Infrastrutture dovrà emanare un regolamento per stabilire le modalità d’utilizzo dei velivoli.

L’obiettivo dell’Italia è che già entro fine mese almeno le imbarcazioni della Guardia costiera (le due motovedette della Gdf dovrebbero essere pronte ad ottobre) possano entrare nella disponibilità dei libici: c’è infatti “la straordinaria necessità e urgenza di incrementare la capacità operativa” della Guardia costiera e della Marina libiche, si legge nel provvedimento, in modo da “assicurare la sicurezza della navigazione nel Mediterraneo, contrastare i traffici di esseri umani e salvaguardare le vita umana in mare”. Il decreto stanzia un milione e 150 mila euro per “il ripristino in efficienza, l’adeguamento strutturale e il trasferimento” delle imbarcazioni in Libia e un milione 370mila euro per la formazione del personale della Guardia costiera e della Marina libica.

Gentilonui aveva firmato ma non aveva consegnato le motovedette

Pubblicato in Italia

Lappano .Sei consiglieri del comune si sono dimessi sfiduciando e mandando a casa il sindaco Maurizio Biasi (Pd).

Il primo cittadino Maurizio Biasi rieletto era in carica dal 6 giugno 2016.

 

Ora dopo non poche tensioni e polemiche la crisi dell’amministrazione comunale del piccolo borgo cosentino.

A provocare il terremoto politico è stata la totale assenza di trasparenza e la totale assenza di democrazia all’interno del consiglio comunale, oltre che alle continue mancanze di rispetto nei confronti dei tre consiglieri di minoranza, componenti del gruppo Movimento Liberal Democratico e dei tre consiglieri della maggioranza, che nei mesi passati hanno costituito un gruppo autonomo in consiglio comunale di fatto staccandosi dalla maggioranza.

La presa di posizione dei sei consiglieri Iolando Iusi, Ottavio Scarpelli e Loredana Aiello (Mld) e Pasquale Principe, Giuseppe Iannuzzi ed Elvira Fabbricatore (Gruppo Trasparenza e Partecipazione) è avvenuta in consiglio comunale a seguito della votazione del revisore dei conti oltre i termini previsti dalla legge.

Infatti il Consiglio è stato convocato dal sindaco solo dopo la missiva ricevuta da parte del prefetto circa la nomina del revisore dei conti ed esponendo i consiglieri comunali a possibili responsabilità penali per comportamento omissivo.

Successivamente, è stato esaminato il punto all’ordine del giorno proposto dalla minoranza riguardante le dimissioni del consulente di staff del sindaco, il quale avrebbe operato non solo con poca trasparenza ma con pagamenti reiterati a suo favore, dei quali il sindaco non ha saputo dare chiarimenti.

Pubblicato in Cosenza

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa del PD

“Un anno di consiliatura del Segretario PD Amantea Enzo Giacco

 

 

 

 

 

Venerdì 29 giugno 2018 alle ore 20.00 in Piazza Calavecchia - presso la cantina Amarcord – il Segretario del Partito Democratico di Amantea, Enzo Giacco, terrà una conferenza per tirare le somme del primo anno di consiliatura.

L’occasione sarà utile per fare il punto su quanto fatto in merito alle politiche culturali, all’associazionismo, agli stimoli offerti alle politiche socio-assistenziali e socio-sanitarie del Poliambulatorio cittadino, allo sport ed alla gestione delle strutture comunali, alla regolamentazione dei vari aspetti della vita dell’Ente comunale.

Sarà un momento anche per riflettere sulle azioni che dovranno caratterizzare il futuro dell’azione amministrativa, anche con riferimento agli stimoli che il Partito Democratico ha voluto dare nelle ultime settimane.

Tutti i cittadini sono invitati a partecipare.

Amantea, 23 giugno 2018                                                     PD AMANTEA

Pubblicato in Politica

Lo spread sale ed i migranti ci invadono!

Intanto il commissario Ue Oettinger dice: «I mercati insegneranno all’Italia a votare giusto».

Ecco la verità! L’Italia non ha più democrazia, la tanto decantata democrazia costituzionale.

Non ha senso far votare gli italiani.

Al loro posto voteranno i mercati.

Non solo ma la Bce incalza: «L’Italia ripassi le regole».

E poi Moscovici avverte l’Italia: «Ha il destino nelle sue mani».

E non serve a nulla che Salvini dica che . “E senza vergogna”

E che il M5Sn dica : «Juncker smentisca».

Ancor meno che il Pd si indigni e dica che “E’ offensivo”

«I mercati insegneranno agli italiani a votare nella maniera giusta»: è un’entrata a piedi uniti, nella crisi politica, finanziaria ed istituzionale dell’Italia quella del commissario europeo al bilancio Gunther Oettinger. La frase è stata pronunciata dall’esponente della commissione di Bruxelles nel corso di un’intervista a un tv tedesca e lo stesso Oettiger l’ha retwittata. L’intervista andrà in onda in forma integrale questa sera ed è destinata a suscitare reazioni a catena. Lo stesso esponente della Ue pochi giorni fa aveva adombrato il dubbio che l’Italia non fosse salvabile. «Lo sviluppo negativo dei mercati porterà gli italiani a non votare più a lungo per i populisti» si augura adesso Oettinger.

«Ma l’Italia riceverà più soldi»

Le parole di un esponente «falco» della politica comunitaria? Per la verità Oettiger, tedesco ed esponente del Ppe aveva usato una tattica «bastone e carota» nei confronti di Roma, affermando che la Ue si appresta ad aumentare la fetta di fondi comunitari a favore dell’Italia: «Paesi dell’Europa orientale come la Slovacchia, i Paesi Baltici e la Polonia riceveranno meno soldi» da Bruxelles nell’ambito della politica di coesione europea nel prossimo bilancio 2021-2027, essendo diventati più «competitivi», mentre altri che «negli ultimi anni si sono ritrovati in una situazione di maggiore stagnazione, come l’Italia, riceveranno più soldi» aveva detto il commissario in un dibattito all’Europarlamento di Strasburgo.

I mercati

Spread vola fino a 320 punti, la Borsa trema

Salvini: «Io non ho paura»

Immediata la pioggia di reazioni alle parole di Oettinger. «Pazzesco, a Bruxelles sono senza vergogna. Il commissario europeo al Bilancio, il tedesco Oettinger, dichiara `i mercati insegneranno agli italiani a votare per la cosa giusta´. Se non è una minaccia questa. Io non ho paura» annuncia via twitter Matteo Salvini. «Chiediamo al Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker di smentire immediatamente il Commissario Oettinger» dice la capodelegazione del M5S a Srasburgo Laura Agea. Anche il segretario del Pd Maurizio Martina si schiera. «Nessuno può dire agli italiani come votare. Meno che mai i mercati. Ci vuole rispetto per l’Italia». Il commissario viene rimbrottato anche dal presidente del Consiglio Ue Donald Tusk: «Per favore rispettiamo gli elettori, siamo qui per servirli non per impartire lezioni». Sia Salvini che il Pd hanno chiesto le dimissioni di Oettinger.

Juncker: «Commento sconsiderato»

«Juncker è stato informato di questo commento sconsiderato, e mi ha chiesto di chiarire la posizione ufficiale della Commissione: compete agli italiani e soltanto a loro decidere sul futuro del loro paese, a nessun altro»: così il portavoce del presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker a proposito dei commenti di Oettinger. Anche il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani stigmatizza le dichiarazioni: «L’Italia non è una democrazia a sovranità limitata. Non sono i mercati a decidere il destino della Repubblica, ma i cittadini con il loro libero voto e le Istituzioni che li rappresentano. Chiedo a tutti di rispettare la volontà degli italiani, in loro ho piena fiducia».

La precisazione di Oettiger

La bufera ha indotto Oettiger e Berndt Thomas Riegert, il giornalista tedesco che per primo aveva diffuso il testo della dichiarazione (e poi rimossa su Twitter) ad alcune precisazioni: «Le prossime settimane - ha detto il commissario - dimostreranno che l’evoluzione dei mercati potrebbe spingerà gli elettori per non votare per populisti di destra e sinistra ...spero che questo mandi un segnale perché non venga data la responsabilità di governare a populisti di destra e sinistra».

Anche Moscovici avverte Roma

Un fatto appare ormai chiaro: non solo i mercati e le agenzie di rating incalzano l’Italia sospettata di voler allentare le politiche di rigore finanziario (innescando il rialzo brusco dello spread e lo slittamento verso il basso della Borsa); anche le istituzioni comunitarie hanno aumentato il pressing politico su Roma. Prova ne siano anche le parole pronunciate in queste ore da un altro commissario Ue, quello all’economia, Pierre Moscovici. «Gli italiani hanno il destino nelle loro mani - ha premesso Moscovici - e sono loro che lo definiscono, tutti come europei siamo attaccati all’idea dell’Italia pienamente europea, al cuore dell’Europa al cuore della zona euro, e ci auguriamo che questa situazione politica trovi la migliore soluzione.

L’analisi

Spread in rialzo: ma perché i mercati continuano a crollare?

La Bce: «l’Italia ripassi le regole»

Non bastasse la commissione Ue, anche la Bce non resta a guardare. Il vicepresidente della banca centrale europea Vitor Constancio ha ricordato (in un’intervista allo Spiegel) che ogni intervento di salvataggio da parte delle autorità monetarie nei confronti di Paesi in difficoltà «è soggetto a regole molto chiare. Intervenire sui mercati dei titoli di Stato di Paesi vulnerabili può essere utilizzato solo se il paese in questione accetta anche un programma di aggiustamento. L’Italia conosce le regole. Forse dovrebbe il caso di dargli di nuovo uno sguardo»

«Fino a quando l’Italia potrà permetterselo»

L’apprensione contagia un po’ tutti gli ambienti, compresa l’informazione. Il siti della Frankfurter Allgemeine Zeitung, la voce più autorevole della comunità finanziaria tedesca, oggi dedica l’apertura proprio a quanto sta accedendo a Roma con un interrogativo eloquente: «Fino a quando l’Italia potrà permetterselo?». La Faz si mostra preoccupata proprio dalla svolta impressa agli avvenimento questa mattina, quando il rendimento dei titoli di stato italiani a breve termine è balzato dallo 0,8% al 2,3%: «Questo è il sintomo di una crisi di prim’ordine perché in tempi normali...questi titoli non divergono all’interno dell’area euro. Non c’era un divario tanto grande dai tempi della crisi del 2012» di Claudio Del Frate

Pubblicato in Mondo

TERREMOTO NEL PD! Il capo della cooperativa “29 giugno” intercettato conferma versamenti diretti alla Open di Marco Carrai oltre che per le cene.

Il tesoriere: “Restituiti dopo l’arresto”

 

 

Per partecipare alla cena con Renzi “ho versato 15mila euro al Pd e 5mila alla Leopolda”. 

Salvatore Buzzi, sodale di Massimo Carminati nel Mondo di mezzo, fa il conto di quanto gli è costato sedersi a tavola a poca distanza dal premier.

Lo dice lui stesso nel corso di una telefonata intercettata due giorni dopo l’evento.

Dalle carte dell’inchiesta Mafia Capitale 2 emerge una nuova verità sulla presenza di Buzzi alla serata di raccolta fondi del Partito democratico organizzata dal segretario Matteo Renzi la sera del 7 novembre 2014 al Salone delle Tre Fontane di Roma: il ras della cooperativa 29 Giugno non ha versato solamente 10mila euro come era emerso lo scorso dicembre dalla prima ondata di arresti nella Capitale.

Non solo: oltre ai soldi al Pd spunta un nuovo versamento da 5mila euro effettuato alle casse della Fondazione Open, la cassaforte personale del premier guidata dal fidato Marco Carrai e dall’avvocato Alberto Bianchi nonché dal ministro delle Riforme e rapporti con il parlamento Maria Elena Boschi e da Luca Lotti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’editoria e segretario del comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe).

Nel pomeriggio del 6 novembre Guarany telefona a Buzzi dicendogli di chiedere i dettagli della serata a Lionello Cosentino, ultimo segretario del Pd di Roma, commissariato da Matteo Orfini lo scorso dicembre. “Orario della cena e come ci sediamo?”. 

Buzzi esegue e comunica anche i nomi dei presenti: “Io, Guarany, Nanni (l’allora direttore generale di Ama, la municipalizzata romana per l’ambiente, Giovanni Fiscon, ndr)”.

Tutti e tre ora sono in carcere ma quella serata andò benissimo tanto che i tre continuarono a parlarne nei giorni successivi.

La mattina dell’8 novembre alle ore 11.14 Buzzi svela a Fiscon di aver fatto due versamenti diversi per poter partecipare alla cena: 15 mila euro al partito e 5 mila a Renzi per la Leopolda.

Oltre ai riscontri bancari dei versamenti gli inquirenti riportano il messaggio inviato a Buzzi il pomeriggio prima della cena dall’onorevole Micaela Campana con gli estremi per il pagamento al Partito democratico: “c/c intestato a Partito democratico presso: Banca Intesa San Paolo Spa Iban IT 47T0306903390680300093335 Causale: Erogazione liberale”.

Messaggio che poi Buzzi gira al commercialista Paolo Di Ninno.

Una volta ricevuto il messaggio del buon esito dell’operazione il patron delle coop dava “conferma del bonifico appena effettuato” alla stessa Campana.

Quando nel dicembre 2014 dalle carte dell’inchiesta Mafia Capitale emerse che Buzzi aveva versato 10 mila euro al Pd, il tesoriere del partito Francesco Bonifazi si era impegnato a rendere trasparenti i versamenti ricevuti alle due cene di raccolta fondi organizzate a Milano e Roma.

Dopo una settimana di insistenze da parte della stampa e di richieste di informazioni, Bonifazi comunicò che la sera del 7 novembre con l’evento nella Capitale il Pd aveva registrato 840 adesioni, 441 bonifici per un incasso complessivo di 770.300 euro per poi fare marcia indietro sull’annunciato elenco dei benefattori: “Ferma restando l’intenzione del partito di dare massima trasparenza alla cena di finanziamento esistono ostacoli oggettivi legati alla normativa sulla privacy e sulla divulgazione dei dati”.

Ora, a distanza di sei mesi e con altri 44 arresti che hanno coinvolto l’intero Pd capitolino e fatto emergere persino una richiesta di soldi diretta a Buzzi per pagare gli stipendi del partito da parte del tesoriere cittadino,Carlo Cotticelli, la necessità di trasparenza appare ancora maggiore.

La legge sulla privacy a tutela di quanti finanziano movimenti e fondazioni politiche è spesso usata come paravento per coprire i benefattori come ha detto lo stesso Renzi nelle settimane successive allo scandalo promettendo un intervento legislativo per attuare una reale trasparenza.

Il premier, del resto, conosce bene la materia considerato che dal 2007 a oggi ha avuto due associazioni (Noi Link e Festina Lenta) e due fondazioni (Big Bang e Open) attraverso le quali ha raccolto circa quattro milioni di euro e dei quali solamente si conosce la provenienza di appena il 40%.

Ma dei cinquemila euro versati da Buzzi alla Open “ce ne siamo accorti”, afferma Alberto Bianchi, tesoriere della fondazione contattato il 10 giugno dal Fatto.

“Mi sono insospettito per quel nome ‘coop 29’ indicato nella voce mittente del bonifico, ma era incompleto”, spiega.

“Dopo gli arresti di dicembre però non volevamo lasciare nulla al caso, ovviamente il clamore era enorme e così ho deciso di proporre al cda di restituire quel versamento: nel dubbio meglio agire radicalmente, così poi è stato deciso con unanimità nel corso di un apposito cda”.

Noi, aggiunge Bianchi, “siamo da sempre più trasparenti possibile e spesso abbiamo per questo anche perso dei finanziatori”.

Anche Buzzi se ne fa vanto.

Lo dice ai pm. “Noi non abbiamo mai finanziato illegalmente la politica, ma tutto legalmente: Rutelli,Veltroni, Alemanno, Marino, Zingaretti, Badaloni, Marrazzo, tutti praticamente, anche Renzi: tutti contributi dichiarati in bilancio”.

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Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

Da http://www.tg-news24.com/2018/05/13/terremoto-nel-pd-risultano-versamenti-di-buzzi-da-5mila-euro-alla-fondazione-di-renzi-e-da-15-mila-al-pd-2/amp/

Pubblicato in Italia

Il segretario regionale della Uil Santo Biondo da inizio alle degnazioni delle illogicità di Oliverio che sembra non si legga i discorsi che gli preparano.

Infatti commentando l’intervento del governatore nelle celebrazioni per il Primo Maggio dice che : «Con quel discorso ha preso a schiaffi se stesso»

Ecco il testo riportato da Il Corriere della Calabria:«Ho letto e riletto l’intervento fuori programma del governatore Oliverio alla Montagnella di Carfizzi, in occasione della festa del Primo Maggio. Mi sono impegnato a farlo perché volevo saziare la mia stupita curiosità. L’ho fatto perché avevo intenzione di capire se quelle parole fossero state proferite proprio dal presidente della giunta regionale o da uno dei tanti sindacalisti o dei tantissimi lavoratori presenti a Carfizzi».

È quanto afferma, in una nota, il segretario generale della Uil calabrese, Santo Biondo.

«Quelle parole dette dal presidente Oliverio, infatti – prosegue Biondo – mi sono parse da subito paradossali.

Era come se il capo del governo regionale stesse abiurando se stesso e il proprio lavoro quadriennale, come se volesse salire a bordo di una macchina del tempo per cancellare gli ultimi quattro anni di storia legislativa calabrese, come se fosse quello il primo giorno di una dura campagna elettorale avviata per portare il centrosinistra al governo della Calabria. Mario Oliverio pronunciando quel breve discorso ha preso a schiaffi se stesso.

Ha buttato alle ortiche quel poco che la sua squadra di governo è riuscita a fare in questi anni. Ha ammesso la bancarotta delle sue politiche. Ha detto a chiare lettere che il suo passaggio ai piani alti della cittadella di Germaneto è stato fallimentare».

«Le sue parole sono risuonate irreali – dice ancora Biondo – fuori contesto, quasi fossero pronunciate da un marziano della politica.

Che il lavoro sia uno dei problemi più importanti di questa terra lo sanno anche i muri.

Che sia necessario ottenere un piano nazionale di interventi straordinari lo stiamo sostenendo da tempo, tanto che siamo scesi in piazza il 16 novembre dello scorso anno, insieme alla Cgil, per portare all’attenzione della giunta regionale una piattaforma analitica su cosa serve alla Calabria per uscire dalla crisi profonda in cui è precipitata.

Da quel documento bisogna far ripartire il confronto costruttivo con le organizzazioni sindacali ma, sino a oggi, il governatore ha fatto finta di non capire il messaggio lanciato dalla piazza del 16 novembre. La situazione della Calabria non è migliorata, questa terra non ha bisogno di comizianti fuori posto, questa regione non può attendere a lungo un concreto cambio di passo».

«Al presidente Oliverio, che ha insistito sulla necessità di un piano nazionale di interventi – sostiene ancora il segretario generale della Uil calabrese – vorremmo ricordare che il Masterplan tutto è tranne che un piano straordinario, rappresentando, invece, solo una riorganizzazione di risorse messe già a disposizione della Calabria da quel governo sostenuto da un partito, il Pd, di cui egli stesso è esimio rappresentante in terra calabra.

Davanti allo stallo amministrativo alla Regione ribadiamo con forza la nostra idea che l’ultima fase politica del governo regionale debba essere finalizzata alla realizzazione di un programma di fine legislatura che sia basato su pochi e qualificati punti, utili al rilancio produttivo, economico e sociale della nostra terra.

Intanto, la Calabria ha bisogno di vedere realizzata la tanto attesa legge regionale sulla stabilizzazione del precariato. Dovrebbe, poi, ritornare all’attenzione del governo regionale il destino del porto di Gioia Tauro. Su questa importante infrastruttura si sta giocando una partita delicata. Mct e Msc avevano preso degli impegni con il Governo, che per il momento è ancora in carica, ma questi non sono stati rispettati».

«In ultimo, ma non per ultimo – conclude Biondo – ricordiamo al governatore Oliverio che il settore della forestazione ancora aspetta la sottoscrizione del Contratto integrativo regionale che era stata strumentalmente promessa dal presidente della giunta a poche ore dalla mobilitazione del 16 novembre dello scorso anno e, ad oggi, sparita dal ragionamento del governatore».

Pubblicato in Calabria
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