BANNER-ALTO2
A+ A A-

MIEI CARI

Vota questo articolo
(0 Voti)

fitoioo88Forse, ancora una volta, non è il caso di piangere sterilmente, quanto piuttosto di ritentare, di nuovo, la ricerca delle cause del flagello che si abbatte sulla nostra cittadina ogni qualvolta si rinnova l’amministrazione comunale.

. Amare la propria terra è comunemente il sentimento più ancestrale e originario dell’umanità. La terra in cui si è nati significa essere dotata di radici, linfa, storia, educazione, valori, cultura, affetti, relazioni, lavoro e sacrifici, lingua. È il terreno fertile su cui germoglia prima, cresce e fiorisce l’albero della vita, che può essere sradicato solo da uragani, dallo stesso uomo o dal taglio che lo recide. Ma anche in questi casi l’albero rivela le sue origini perché finisce col generare altri frutti il cui pregio deriva proprio dalla terra in cui è nato.

“E subito sbarcato in quel terreno, abbracciandolo quasi con affetto per memoria degli antichi nostri padri, colsi alla riva del mare una di quelle brecce che la riserbo ancora per memoria” Lettera da Costantinopoli di Pietro della Valle all’amico calabrese nonché zio del pittore Mattia Preti, Mario Schipano.

Uno strano torpore si impossessa della mia persona all’alba di un nuovo giorno invernale. Nella nebbia del primo mattino, tutto ciò che riesco a vedere è una striscia argentata sull'acqua: niente alberi, niente isola, niente barche. Scendo dalle rocce bagnate fino al bordo della rientranza e tiro la corda. La puleggia scricchiola e Zuby II rimbalza sugli scogli.

Dopo un po’, la prua della mia piccola barca danese solca il grande Mare nella nebbia, scintillante di rugiada. La tiro quasi a riva, sgancio la cima, mi calo nell'inevitabile pozzanghera sul sedile, vado adagio verso il largo e dolcemente scompaio nella nebbia che ammanta l’Ulisse. Le persone che amo giacciono nei caldi sacchi a pelo nelle loro tende sulla spiaggia, ascoltando il rumore del mio fuoribordo che si allontana.

Non si potrebbe non amare la propria terra. Ed io, come molti amo questa terra e questa cittadina che mi ha visto andar via parecchi anni orsono. Da circa 10 anni passo gran parte del tempo qui e ciò che pensavo impossibile si è materializzato davanti ai miei occhi e davanti alle mie orecchie.

Sono uscito per osservare, dal minuscolo cabinato di Zuby II, la nebbia che si alzava sullo Stromboli e per pensare a cosa significa amare un posto. Mia figlia Lorenza era lontana, presso la Scuola di Giornalismo di Urbino. Al cellulare, voleva sapere come le isole modificano il mare e come la vita marina modella la costa un po’ boscosa – alberi caduti nell’insenatura per dare rifugio a gamberetti, piccoli saraghi e qualche branzino – tutte connessioni belle e complicate che hanno fatto fiorire la vita sulla costa tirrenica della Calabria, nel tempo. Questo è quello che volevo capire anch’io ritornando a viverci. Capire l’amore per le persone e l’amore per i luoghi che si nutrono a vicenda e sostengono tutti noi.

C’è gente e non è poca che non ama la propria terra. Amano altre cose, aliene e alienanti, addirittura sporche. E a tanti, quasi a tutti, non resta che il sentimento drammatico, quando non tragico, di quell’inesauribile amore, la disperazione di amare, di voler restare, ma di voler nello stesso tempo fuggire: “Iativinni”! (Andatevene) gridava, un giorno di tanti anni fa in piazza Commercio quello che da lì a poco sarebbe diventato il sindaco democristiano di Amantea. “Iativinni!”, gridava ai giovani come me che andavano per le strade a cantare l’Internazionale comunista.

E da qui, da questo Sud, di nuovo oggi, si ricomincia a sentire quel lontano grido dello Sparaballe che invoglia le nuove generazioni ad andarsene da queste antiche mura e da questo mare che ha visto l’Eroe di Itaca navigare, come racconta il divino Omero.

Non molto tempo fa, leggendo distrattamente Repubblica, dalla rubrica del perbenista Corrado Augias, lo stesso giornalista e autore televisivo, rispondendo a dei lettori, proprio sul degrado meridionale, scriveva: “Il capolinea non esiste, il fondo non si tocca mai. Si continua a scendere. Pochi giorni fa, quasi nel centro di Napoli, la polizia che cercava di arrestare due rapinatori è stata assaltata dalla folla. E’ l’ennesimo episodio, destinato a ripetersi, di una Napoli dove il concetto di legalità è stato accantonato. E non da oggi”.

Sembra, allora, pressoché inutile che dai vari pulpiti si critichi il malgoverno di questa mia bistrattata Amantea e degli altri paesi calabresi e si denuncino gli atti che rasentano l’illegalità. Sembrerebbe inutile, allora, nutrire desideri e lottare.

Una amica di mia figlia qualche estate fa, un giorno mi chiedeva il perché di tanto degrado, di tanta immondizia, di tanta incapacità delle persone di migliorare la propria terra, poi tante di queste stesse persone, emigrando, diverranno probabilmente grandi professionisti e uomini illustri. Già, perché?

Credo che proprio in questa domanda si annida il “segreto di Pulcinella” Penso sia necessario porsi almeno altre due domande, e cioè: cos’è una società moderna? E che cosa ha impedito a questo paese di evolversi? Una breve analisi, breve per necessità di spazio e perché si fa conto che tutti conoscano la nostra storia, potrà forse rintracciare delle risposte plausibili, e forse anche offrire delle ipotesi di soluzione. Soluzioni semplici come accendere le luci sotto i passi ferroviari che immettono sul degradato lungomare che dopo le cinque di sera resta al buio, mi dicono per esigenze di risparmio energetico e per rientrare dagli ultimi incrementi di salario della Giunta Amministrativa e dalle spese degli appena assunti nuovi consulenti, che non permettono di vedere, quando cala la sera, le opere pittoriche rappresentate sulle pareti dei sottopassi ferroviari.

Scrivo di queste apparentemente “sciocchezze” forse per evitare di capire veramente ciò che non ha consentito, e in gran parte non consente neanche oggi, la nascita di una classe dirigente meno mariuola . E si sa che quando manca una simile classe, contestualmente viene a mancare una forma di benessere diffuso e non egoisticamente truffaldino e prepotente.

Una tale situazione ha riproposto negli ultimi 40 anni una classe politica faccendiera impegnata a creare problemi alla cittadinanza, invece di risolverli.

Una classe politica incapace di pensare a modelli sociali e di sviluppo che non siano, appunto, faccendieri e clientelari. Tant’è che non è per niente vero che nel Sud non esista lo Stato o che lo Stato sia latitante. Al contrario, vi è fin troppo Stato: basta guardare ai pletorici, burocratici, dispendiosi, mal funzionanti e inutili organigrammi di tutto il Sud e dei suoi enti locali. Lo Stato nel Sud è il datore di lavoro, sia nelle sue espressioni politiche, sia, e soprattutto, in quelle amministrative. Quello che conviene mettere in atto , agli onesti cittadini, è organizzare una colletta, di quelle che si vedono fare nelle chiese cattoliche, per pagare l’elettricità e accendete le luci in questo e su questa Cittadina che ne ha un urgente bisogno.

Finisco di scrivere pensando che domani domenica andrò con il caro amico Vittorio a vedermi la partita di Calcio dell’Amantea 1927 sempre in trasferta come è successo negli ultimi 12 incontri.

Gigino Adriano Pellegrini & G elTarik

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove è consentito

BANNER-ALTO2

I Racconti

Meteo - Amantea

© 2010 - 2021 TirrenoNews.Info | Liberatoria: Questo sito è un servizio gratuito che fornisce ai navigatori della rete informazioni di carattere generale. Conseguentemente non può rappresentare una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità predefinita. Non può, pertanto, essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 7 marzo 2001. L'Autore del sito non è responsabile dei commenti inseriti nei post o dell’utilizzo illegale da parte degli utenti delle informazioni contenute e del software scaricato ne potrà assumere responsabilità alcuna in relazione ad eventuali danni a persone e/o attrezzature informatiche a seguito degli accessi e/o prelevamenti di pagine presenti nel sito. Eventuali commenti lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all’autore del sito, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Nei limiti del possibile, si cercherà, comunque, di sottoporli a moderazione. Gli articoli sono pubblicati sotto “Licenza Creative Commons”: dunque, è possibile riprodurli, distribuirli, rappresentarli o recitarli in pubblico ma a condizione che non venga alterato in alcun modo il loro contenuto, che venga sempre citata la fonte (ossia l’Autore). Alcune immagini pubblicate (foto, video) potrebbero essere tratte da Internet e da Tv pubbliche: qualora il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del sito che provvederà prontamente alla loro pronta. Qualunque elemento testuale, video, immagini ed altro ritenuto offensivo o coperto da diritti d'autore e copyright possono essere sollecitati inviando una e-mail all'indirizzo staff@trn-news.it. Entro 48 ore dalla ricezione della notifica, come prescritto dalla legge, lo staff di questo Blog provvederà a rimuovere il materiale in questione o rettificarne i contenuti ove esplicitamente espresso, il tutto in maniera assolutamente gratuita.

Continuando ad utilizzare questo sito l'utente acconsente all'utilizzo dei cookie sul browser come descritto nella nostra cookie policy, a meno che non siano stati disattivati. È possibile modificare le impostazioni dei cookie nelle impostazioni del browser, ma parti del sito potrebbero non funzionare correttamente. Informazioni sulla Privacy