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«È indispensabile rivedere con rapidità la rete dell’assistenza ospedaliera, al fine di determinare con esattezza il fabbisogno di personale per le assunzioni necessarie nella sanità calabrese».

Lo afferma, in una nota, il deputato M5S Francesco Sapia, della commissione Sanità, che aggiunge: «Spesso si parla di assunzioni in termini astratti, senza criteri e obiettivi.

A riguardo la retorica di attori politici e sociali è stata deleteria.

 

Del commissario Saverio Cotticelli ho potuto invece apprezzare la serietà e l’impegno, peraltro in una lunga fase di tensioni istituzionali e di reggenza temporanea delle aziende del Servizio sanitario regionale, che devono avere vertici stabili, capaci, sganciati dal potere e in grado di assicurare il rispetto della legalità e la piena tutela della salute».

«Confido – prosegue il deputato del Movimento 5 Stelle – che la sub-commissaria Maria Crocco, appena insediatasi, definisca il fabbisogno di personale sulla scorta di un’attenta riorganizzazione della rete dell’assistenza ospedaliera, che rappresenta la base per procedere al reclutamento del personale sanitario in ospedali e strutture territoriali.

Il vecchio quadro delle assunzioni risente di logiche clientelari e non garantisce affatto l’affidabilità dell’emergenza-urgenza».

«Le unità operative e i cittadini della Calabria – sottolinea il parlamentare – hanno subito oltremodo sterili campanilismi, squallide speculazioni politiche, sfacciati favoritismi, timori di più direttori generali reggenti, grossi interessi di privati, pesanti carenze di organico nel dipartimento regionale Tutela della salute e perfino dei mezzi di base nella struttura commissariale.

Ora bisogna cambiare partendo dalla riorganizzazione ragionata dei servizi sanitari e rimuovendo quelle prassi di palazzo, anche ministeriali, che bloccano le nuove assunzioni e infine creano paralisi inaccettabili dei reparti, come per esempio successo a Castrovillari, a Corigliano-Rossano e a San Giovanni in Fiore».

«Mi auguro – conclude Sapia – che gli alleati di governo del Pd concordino sulla necessità di allontanare definitivamente dalla gestione della sanità calabrese il presidente della Regione, Mario Oliverio, e il proprio consulente Franco Pacenza, primi responsabili politici del grave degrado di tante strutture sanitarie pubbliche».

Cosenza, 12 settembre 2019 - Il presidente della Giunta regionale ieri con un colpo di spugna ha tentato, con una proposta di legge “fuori sacco”, non iscritta all’ordine del giorno del Consiglio, di evitare una discussione sul fallimento del Corap, Ente che gestisce gli ex consorzi industriali della Calabria.

 

 

 

 

 

Una proposta di legge con il chiaro intento di cercare di nascondere le responsabilità del governatore sugli sprechi, le clientele che hanno caratterizzato la gestione del Corap da parte di chi è stato chiamato a dirigerlo in questi sei anni con nomina del presidente della Giunta regionale.

Una proposta che non si preoccupava neanche di salvaguardare i livelli occupazionali di oltre cento dipendenti, ma autorizzava il commissario del Corap a poter utilizzare la liquidazione coatta amministrativa dello stesso Ente non prevista nell’attuale normativa regionale.

La vera malagestione di questo nuovo Ente, che viene costituito formalmente dall’attuale Giunta regionale, è emersa in questi anni con la mancanza di un vero e proprio Piano che affrontasse la riduzione del debito attraverso un rilancio della politica industriale abbattendo i costi superflui.

È successo invece che ad oggi non risultano approvati i bilanci del Corap degli anni 2016, 2017, 2018, né gli atti fondamentali previsti dall’articolo 15 della legge regionale 24/2013 quali lo Statuto, il regolamento di organizzazione e funzionamento, il programma annuale delle attività.

In questi anni sono stati accumulati ulteriori debiti che hanno portato a un assoluto stato di insolvenza che ha assunto carattere strutturale e definitivo sullo stato di crisi irreversibile.

Avevamo chiesto più volte in Consiglio regionale e al presidente Oliverio di fare chiarezza sul Corap.

A marzo 2019 ho presentato un’interrogazione per conoscere quali iniziative urgenti volesse assumere per evitare che il Corap potesse precipitare in una crisi irreversibile.

Solo attraverso una reale programmazione a medio termine, attraverso l’adozione di un piano industriale si potrebbe rilanciare il Consorzio e dare la possibilità all’Ente di uscire da questa situazione che rischia di portare a una irreversibile insolvenza economico-finanziaria.

Interrogazione alla quale non è mai giunta risposta.

Sono trascorsi mesi, ma registriamo solo inerzie e incompetenze che hanno prodotto come risultato un punto di non ritorno.

Carlo Guccione Consigliere regionale

Ndr: Oliverio lascia libera la Calabria!

Pubblicato in Calabria

Noi calabresi paghiamo sempre le solite scelte sbagliate della politica calabrese, quali sono gli ATO corrispondenti ai territori delle province.

Province come quella di Cosenza che sono quasi una regione o più grandi

Come se fosse possibile mettere d’accordo 150 sindaci della provincia di Cosenza.

Sindaci che nemmeno si conoscono.

 

 

 

Sindaci dello Ionio e del tirreno.

Sindaci del pollino e della sila.

Come se fosse logico, facile, possibile inviare i rifiuti a 100-150 km di distanza

Era ben prevedibile che si corresse il rischio che i rifiuti restassero per strada.

Ma la cosa più vergognosa è che nessuno rileva e rivela il fallimento totale della politica regionale.

Non solo nella provincia di Cosenza (che è il caso più grave ed emblematico) ma in tutta la regione.

Troppo comodo tentare di inviare i rifiuti verso siti lontani.

La gente doveva e dovrebbe essere educata a capire che i rifiuti appartengono ai territori che li producono, così da essere istintivamente spinti a fare una raccolta differenziata altissima, correndo il rischio di mantenere nel proprio territorio i propri rifiuti

Ed è forse ridicolo che si tenti di risolvere il problema andando domani 12 settembre dal prefetto Paola Galeone.

Siamo in piena emergenza rifiuti, non basta correre per evitare che i rifiuti restino in strada.

Occorre ridurre le dimensioni degli ATO.

E’ inevitabile .

Che ognuno conservi ed elimini la propria spazzatura.

Pubblicato in Paola

In verità non sono ancora andati a trovarlo i suoi amici tra cui Oliverio, la Boldrini.

Nemmeno i giornalisti di Fortune, che avevano posto Lucano tra i 50 uomini importanti del mondo e che ora parlano solo male del governo giallo verde e di quota 100, sono andati a trovalo.

Ne parla solo Beppe Fiorello che vuole la proiezione del suo film "Tutto il mondo è paese", ambientato proprio a Riace per raccontare il progetto di accoglienza di Lucano.

 

Comunque appena tornato a Riace Mimmo Lucano accolto da una decina di amici e fans dice :

“Per ben 5 volte sono state fatte richieste di revoca delle mie misure cautelari e ogni volta sono state rigettate, tranne dalla Cassazione che già nei mesi scorsi si è pronunciata sull’assenza delle esigenze cautelari, annullando con rinvio il divieto di dimora”.

Così Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, in conferenza stampa dopo il suo ritorno a casa, avvenuto nei giorni scorsi. “La mia vicenda giudiziaria – ha aggiunto – ha un livello giudiziario e uno mediatico.

C’è stata una strategia denigratoria, e sono le accuse sul piano morale quelle che fanno più male; c’è stato un tentativo di costruire fatti non veri”.

Provato, amareggiato, non più sindaco, né consigliere comunale, neppure di minoranza e con un processo penale sulle spalle dall’esito ancora molto incerto.

Ma tutt’altro che disposto a mollare, a piegarsi e a pensare che sul cosiddetto “Modello Riace”, in tema di accoglienza di uomini, donne e bambini che fuggono dalle guerre e dalle persecuzioni, si possa mai calare del tutto il sipario.

Mimmo Lucano, ex sindaco della cittadina collinare della Locride nota in tutto il mondo per i famosi Bronzi ma anche per l’accoglienza che almeno nell’ultimo decennio ha dato a centinaia di rifugiati, non si dà per vinto.

“Dopo 11 mesi di ‘esilio’, visto il divieto di dimora che mi è stato imposto dall’autorità giudiziaria di Locri ad ottobre scorso, sono tornato, da uomo finalmente libero, nella mia cittadina, a Riace, dove conto, anche se non sono più amministratore comunale, di continuare a dare aiuto a chi ne avrà bisogno.

Farò di tutto per lavorare e favorire i progetti di accoglienza perché ormai, nel mondo, Riace rappresenta questo”, dice. Lucano tornato a Riace, grazie alla revoca del divieto di dimora decisa dal Tribunale di Locri giovedì scorso nonostante il parere contrario della Procura, è imputato per aver favorito l’immigrazione clandestina, per l’illecito affidamento a due cooperative di Riace della raccolta dei rifiuti e per abuso d’ufficio nel processo “Xenia” che indaga su una presunta illecita gestione dei fondi destinati all’accoglienza dei migranti.

Nella sua prima conferenza stampa a Riace, dopo 11 mesi di esilio, Lucano, nonostante il “disturbo” del suono a festa, ogni dieci minuti, delle campane della chiesa (“Il parroco del paese, ha detto Mimmo Lucano, lo sta facendo di proposito.

Del resto lui alle ultime elezioni comunali ha votato per la lista della Lega..”), ha fermamente ribadito di essere “stato accusato e mandato sotto processo per reati che non ho affatto commesso.

L’altro aspetto grave – ha aggiunto l’ex sindaco, alla guida della cittadina collinare della Locride dal 2004 al 2019 – è che con la vicenda di Riace è stato fatto passare un messaggio politico, governativo e istituzionale pericoloso e grave: aiutare un altro essere umano è reato. Io mi rifiuto di avere un governo così, con questa cattiveria in corpo.

Tutto questo è disumano”. Gli ultimi passaggi Lucano li ha poi voluti dedicare ai suoi mandati di sindaco di Riace e all’inchiesta in atto nei suoi confronti: “Io ho cercato di fare il sindaco per fare del bene, per riscattare questa fetta di territorio calabrese.

Riace era un paese alla deriva in tutti i sensi, spopolato e abbandonato.

Io da sindaco ho cercato solo di ridare vita e futuro al paese.

Su quanto successo a Riace pretendo sia faccia al più presto chiarezza. Pretendo anche risposte chiare.

Qui a Riace è arrivato, negli ultimi dieci anni, il mondo intero tessendo lodi.

Com’è possibile, allora, che a Riace sia stato compiuto quello che la Prefettura di Reggio Calabria e la magistratura hanno ipotizzato. Io con l’anima e il cuore ho cercato di non fare solo il semplice sindaco che si mette la fascia e basta ma di creare una realtà diversa, di far emergere, con accoglienza e ospitalità, un territorio fin troppo bistrattato e abbandonato dallo Stato da decenni”.

Quicosenza.it

Pubblicato in Calabria

Da ottobre fino a primavera c’è una sfilza di elezioni regionali di peso, in grado di modificare non solo la geografia politica dello Stivale, in termini federali, ma anche gli schemi a livello nazionale.

Il possibile un accordo politico Pd-M5s si amplierebbe anche nelle regioni, Calabria compresa.

Umbria, Calabria, Emilia Romagna e Toscana saranno chiamate alle urne e il dialogo Pd-M5S sarà guida per accordi regionale.

 

 

In questa possibile intesa sarà eliminato Oliverio o davvero i Cinque stelle ingoieranno il rospo di votare Palla palla.

Noi non ci crediamo.

Ma non possiamo sottovalutare quello che ha detto il coraggioso senatore Magorno ( quello che beve l’acqua di mare!)

«L'interlocuzione che si è aperta a livello nazionale tra Pd e M5S può essere replicata anche in Calabria in vista delle prossime elezioni regionali».

«È fondamentale - aggiunge - aprire la via a una fase di rinnovamento che sia in netta discontinuità con la passata esperienza di governo e che possa avere come primo obiettivo l'individuazione di un candidato a governatore slegato da vecchie logiche e quindi credibile agli occhi degli elettori calabresi.

In questo senso il dialogo col Movimento 5 Stelle offre una duplice opportunità: da un lato può essere il modo per mettere in campo una proposta nuova in termini di volti e contenuti e dall’altro è l’unica via possibile per provare a cambiare le sorti di un destino che, diversamente, sarebbe già segnato e che riporterebbe la Calabria in mano alla coalizione di centrodestra».

 

Pubblicato in Calabria

Catanzaro.- Continua la conta all'interno del Partito democratico in vista delle elezioni regionali rispetto alla possibile ricandidatura di Mario Oliverio.

Dopo il sostegno dei comitati pro Oliverio e il no di una parte del partito tra cui il senatore Ernesto Magorno, sono alcuni componenti dell’Assemblea nazionale del PD a chiudere all'ipotesi di un Oliverio bis.

Le firme sono quelle di Bianca Rende, Maria Marino, Serena Iacucci, Giuseppe Mazzuca, Antonella Lombardo, Cristina Viola, Gianluca Cuda, Marilina Intrieri, Maria Di Cianni, Maria Salvia e Sergio Contadino.

«La clamorosa sconfitta alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 - scrivono i firmatari - sarebbe dovuta bastare a condurre verso la ragionevolezza il presidente della Regione Calabria, Oliverio, facendolo desistere da un proposito tanto ottuso quanto personalistico». 

«Bisogna prendere atto - aggiungono i componenti calabresi dell'assemblea nazionale - che il Pd ormai è isolato.

Sostenere che Oliverio abbia ben operato, a differenza di ciò che reputa la maggioranza schiacciante dei calabresi, non può trasformarsi da argomento di cortesia politica e istituzionale ad arma nelle mani di chi pensa di far leva su ciò per autoperpetuarsi.

La Calabria chiede un cambio di metodo e di prospettiva.

Chiede un passo di modernità e di apertura.

Paradigmatica l’incapacità di approvare la legge sulla doppia preferenza.

Dannoso e autolesionista il braccio di ferro di questi anni con Roma sulla sanità, che ha ridotto a lazzaretti i pronto soccorso degli ospedali e sta provocando un peggioramento evidente dei Livelli essenziali di assistenza e danni irreparabili alla tutela della salute dei calabresi.

Ora bisogna pensare a costruire una nuova fase ed un percorso che ci porti a competere alle prossime elezioni regionali.

Non devono prevalere le tifoserie ma il buon senso e il ragionamento politico.

Dobbiamo parlare a un elettorato deluso, riconquistare il consenso dei calabresi».

«Le primarie farlocche - concludono i componenti dell’Assemblea del Pd - non farebbero altro che far perdere ancor più credibilità al partito».

Il Quotidiano

Pubblicato in Catanzaro

Oliverio non ci sta!

Il PD nazionale non può e non deve tentare di mandarlo via il Re Sole della Calabria

Loro non sono nessuno.

La Calabria è mia e guai a chi osa tentare di toccarmela.

 

 

 

 

Il PD e la Calabria non possono dimenticare che io ho parlato tra i primi del “Mare da bere” anche se non ho bevuto l’acqua come Magorno, ed oggi tutti parlano di lui e non di me.

Il PD e la Calabria non possono dimenticare che io ho fatto lo sciopero della fame tra l’altro proprio prima delle feste di Natale.

Il PD e la Calabria non possono dimenticare che io ho anche minacciato di mettermi le catene quando mi hanno mandato Scura che voleva gestire la "mia" sanità..

Ed allora io mi merito il regno di Calabria

Quello che ho tutelato dai partiti , nominando assessori non elett.

Ora non può venire uno Zingaretti qualsiasi a decidere per mio conto :

Se lo tenga il PD

Io Mi faccio il mio partito privato, una sommatoria di comitati fatti di gente a me amica.

Zingaretti lo sa che se non candida me perderà la Calabria.

Pubblicato in Calabria

Pd, no ad Oliverio ma si ad una candidatura unitaria.

Ieri riunione del Pd a Lamezia Terme per discutere del futuro del partito democratico.

La riunione è stata voluta dal responsabile del Pd per il Mezzogiorno Nicola Oddati che ha ribadito ciò che aveva già dichiarato Zingaretti.

“Il no ad Oliverio non è una novità – ha detto – ne avevo già parlato.

Una fase di rinnovamento è indispensabile se vogliamo competere”. Oddani ha ammesso che la situazione lasciata da Scoppelliti non era facile da gestire.

Il responsabile del Pd per il Mezzogiorno ha ribadito: “Il rinnovamento è indispensabile se vogliamo competere Chiedo ad Oliverio un lavoro comune per costruire la nuova fase” .

L’obiettivo del Pd è una candidatura unitaria per evitare le primarie.

Oddani ci prova ma gli scontri saranno probabilmente inevitabili.

“È importante che diciamo come la pensiamo in maniera diretta: il buon lavoro fatto non basta per competere contro un’ondata di destra molto forte.

In questo territorio abbiamo anche problemi legati ad alcune inchieste giudiziarie, se non ne tenessimo conto faremmo un errore”.

Il responsabile del Pd ha indicato di voler costruire il rinnovamento insieme a Oliverio “Non servono contrapposizioni ma un lavoro comune. E non è detto che si debbano avere rotture. È legittima la ricandidatura di Oliverio ma noi pensiamo che sia sbagliata, cioè che non basta. Pensiamo che a partire da questa esperienza bisogna andare avanti, fare una coalizione più larga, unire il partito. Già qualche settimana fa in un’assemblea dei quadri del partito a Cosenza avevo detto che ci sono alcune precondizioni: il Pd dev’essere il più unito possibile, e se non è unito dietro una candidatura c’è un problema, poi la coalizione dev’essere larga, aperta, e se possibile andare oltre quello che si è fatto in questi anni” ha spiegato.

A quanto pare il partito di Zingaretti vuole andare oltre.

“Non è una punizione per nessuno, anche perché non ci sono ruoli che vengono affidati per opera dello Spirito Santo o per discendenza divina.

Sono scelte che si fanno tutti insieme. C’è il territorio ma c’è anche l’opinione del partito e del gruppo dirigente nazionale, della quale pure si deve tenere conto”. La candidatura verrà decisa in maniera comune.

“Qui in Calabria con tutto il territorio: con il gruppo dirigente calabrese, con la società calabrese, non possiamo decidere dall’alto, ma siamo qui per fare questo lavoro insieme”.

L’idea sarebbe quella di trovare un nome comune evitando le primarie.

Quale sarà adesso la mossa di Oliverio che aveva già istituzionalizzato le primarie?

Intanto sono già nati i primi circoli a sostegno della sua candidatura. Oliverio sceglierà di opporsi o si rimetterà al volere del partito?

Carmen Mirarchi 8 Agosto 2019

Oliverio dice : “Il lavoro iniziato non si deve fermare”

Faso tuto da me

“Abbiamo ereditato una situazione disastrosa e abbiamo invertito la rotta. Siamo partiti con gli stivali nel fango. -ha affermato Oliverio- Abbiamo avviato un’opera di bonifica e di trasparenza guidati dalla bussola della legalità. Abbiamo messo in discussione interessi e scardinato assetti di potere consolidati nel corso di decenni non senza difficoltà e resistenze. Abbiamo lavorato per l’affermazione dei diritti e per cancellare la pratica della discrezionalità nell’uso delle risorse. Abbiamo invertito il trend negli indicatori economici e sociali. Abbiamo messo la Calabria sul binario della crescita anche se c’è tanta strada da fare. Questo lavoro non si deve fermare. Questa è la mia unica preoccupazione, che va ben oltre le prospettive personali.

La Calabria prima di tutto”.

Ed a proposito della candidatura alle prossime elezioni regionali, Oliverio ha tenuto a ribadire quanto ha affermato a Tropea, a margine del convegno sul Codice Carratelli :”Ho dato -ha detto- la mia disponibilità a scendere in campo per proseguire l’impegno e portare a compimento un ciclo di governo che in questi anni è stato finalizzato a tirare la Calabria fuori dalla palude. Nessuno poteva immaginare che la crisi strutturale calabrese si potesse risolvere con un semplice colpo di bacchetta magica. Oggi, possiamo dire di aver messo la Calabria sul binario giusto, sulla direttrice per il futuro. Un’opera di siffatta portata non poteva essere fatta con un colpo magico in una breve stagione. È un lavoro arduo che deve necessariamente essere proseguito e deve ancora vincere forti resistenze. È evidente che chi tenta di contrastare questo percorso si sente orfano della vecchia Regione. La scelta è quella di camminare lungo questa direttrice o favorire un ritorno all’indietro. Ribadisco proprio per questo che non c’è alcun problema di tipo personale. Se ci dovessero essere altre candidature si mettano in campo e saranno valutate. Ad oggi abbiamo visto manifestarsi solo una lotta di potere dalla quale non emergono né idee e proposte di governo né tanto meno nomi di candidature alternative. Anche l’eventuale ricorso alle primarie non può essere inteso in una accezione divisiva ma da utilizzare come la sottoscrizione di un patto di lealtà e l’assunzione del vincolo di appartenenza verso la coalizione. Oltretutto, qui in Calabria, se lo si vuole, si può ricorrere all’istituto normato per legge a sicura garanzia di un corretto svolgimento delle primarie. Al gruppo dirigente nazionale del PD -ha concluso il presidente della Giunta regionale-chiedo lealtà e rispetto”.

Pubblicato in Calabria

CATANZARO - «Dopo una valanga di insistenti richieste pubbliche e moltissimi incontri, ho deciso di rompere gli indugi e di candidarmi a presidente della Regione Calabria alle prossime elezioni».

Con queste parole l'ex capo della Protezione Civile Calabrese, Carlo Tansi, ha definitivamente rotto gli indugi annunciando la sua volontà a candidarsi, volontà, peraltro, già evidenziata nell'intervista rilasciata alcuni giorni fa al Quotidiano del Sud

Tansi precisa che la sua candidatura nasce «con l’intento di costruire una ampia coalizione civica che nasca dalle istanze più genuine della società civile, composta da cittadini di tutte le estrazioni e provenienze ideologiche, inclusa la parte sana dei partiti e dei movimenti, accomunati dal desiderio di trasformare in risorse i tanti tesori inespressi della nostra Terra, e dare così prospettive di un futuro nuovo e dignitoso ai nostri figli. Insomma, una vera e propria alleanza sociale per la Calabria».

Tra gli obiettivi principali ci sarà il mettere al centro «le nostre risorse storiche: l’agricoltura, il mare, l’ambiente, la cultura e il turismo. Basta con i miliardi sperperati in fantomatici e inconsistenti progetti di sviluppo industriale, tra l’altro incompatibili con il nostro territorio.

Si, invece, alla tutela a oltranza dei diritti civili contemplati dallo Statuto della Regione ma sempre più trascurati e talvolta negati: lavoro, studio, sanità, assistenza sociale, libertà di parola e di partecipazione».

L'ex capo della Prociv Calabrese ha «deciso di mettere la faccia in una battaglia di orgoglio e di speranza per la Calabria, una vera e propria rivoluzione che spero di combattere assieme a persone che abbiano la determinazione, la voglia di impegnarsi e i requisiti morali idonei.

Voglio dar voce alla moltitudine di Calabresi che non votano più da anni: quel “partito degli astensionisti” che in occasione delle ultime elezioni regionali del 2014 ha raggiunto l’incredibile percentuale del 57%». 

Inoltre, Tansi rivendica «di avere dimostrato con i fatti durante il triennio alla guida della Protezione Civile calabrese (fino ad allora uno dei settori più malsani della Regione) che le cose si possono cambiare, se si vuole.

Voglio applicare il mio metodo di lavoro a tutto il resto dell’amministrazione regionale; voglio circondarmi delle migliori professionalità e dei Calabresi più capaci, politici compresi; desidero la collaborazione costruttiva della gente che ama la nostra Terra.

In questo modo ritengo di poter cambiare la Calabria.

Voglio costruire una Calabria con i Calabresi migliori; che valorizzi i suoi figli nella nostra Terra e in piena meritocrazia; che non li costringa a scappare altrove per vedere riconosciuti i propri meriti e diritti. I migliori on devono più assistere allo spettacolo penoso offerto dagli incapaci ai posti di comando». 

Ma il geologo riconosce che «la lotta che ci aspetta non è facile: combattere la corruzione e il malaffare, che hanno preso da tempo aspetti palesemente criminali; riformare radicalmente la burocrazia regionale che ha frenato per i propri interessi di casta qualsiasi tentativo di rilancio, tagliandone gli sprechi e aumentandone l’efficienza: la Regione trabocca di professionalità mortificate per logiche clientelari e interessi di casta, è ora di invertire la tendenza; riformare profondamente la Sanità, atto non più eludibile; dotare la regione di quelle infrastrutture di cui ha bisogno a tutti i livelli; tutelare il mare, il territorio, e l’ambiente; “imporre” quell’innovazione tecnologica di cui non si può più fare a meno in nessun settore. Solo così sarà possibile rilanciare l’economia e creare occasioni di lavoro».

Quelli indicati «sono solo alcuni dei punti che sto approfondendo in queste ore assieme ad esperti qualificati.

Presenterò - ha concluso - un programma essenziale ma realizzabile, perché dopo cinquant’anni di regionalismo segnati da programmi fantasmagorici proclamati e mai attuati, per incapacità amministrativa e politica, la nostra terra non può più attendere.

Sono pronto a camminare assieme a tutte le persone oneste e di buona volontà perché tutti insieme distruggeremo quel sistema di potere perverso che ha bloccato il decollo della regione più bella e ricca d’Italia, la nostra Calabria».

Pubblicato in Calabria

Nuovi problemi giudiziari per il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio.

Il Governatore Oliverio, infatti, è indagato dalla Procura di Catanzaro per l'ipotesi di peculato perché secondo i magistrati avrebbe sovvenzionato un evento giornalistico al Festival dei due mondi di Spoleto finalizzato alla promozione della Regione Calabria mentre in realtà si sarebbe tramutato in un talk show per la promozione del personaggio politico.

Il costo complessivo dell'operazione è stato pari a 95mila euro a carico del bilancio regionale.

In forza dell'indagine la Guardia di finanza di Catanzaro ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo ai fini della confisca per 95 mila 475 euro nei confronti del Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio e Mauro Luchetti, legale rappresentante della "Hdrà", società di Roma, operante nel settore della comunicazione e dell'organizzazione di eventi, per la promozione del turismo distratti per finanziare un format giornalistico a Spoleto.

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari, Antonio Battaglia, su richiesta della procura della Repubblica di Catanzaro, nell’ambito dell'indagine condotta dal sostituto procuratore Graziella Viscomi, con il coordinamento del procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e del procuratore della Repubblica Nicola Gratteri.

«La contestazione preliminare - scrive la Finanza - riguarda l’ipotesi di peculato per l’utilizzazione di oltre 95 mila euro di fondi pubblici, destinati alla promozione turistica della regione calabria, impiegati per finanziare un evento giornalistico, svoltosi nel luglio 2018 a Spoleto, con finalità privatistiche di promozione politica.

Le indagini, svolte dal gruppo tutela spesa pubblica del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Catanzaro, hanno accertato che, con delibera della giunta regionale n. 244 del 14 giugno 2018, era stato rimodulato il piano di sviluppo turistico regionale, inserendo fra le attività finanziate “la partecipazione della Regione Calabria alla manifestazione festival dei due mondi in programma a Spoleto”.

In realtà, - puntualizzano le Fiamme gialle - l’evento finanziato era un format giornalistico svoltosi a margine del festival spoletino, nel cui contesto non venivano promosse le attività turistiche regionali, bensì si realizzavano le interviste tipiche di un talk show.

Si rilevava che i fondi pubblici oggetto di indagine sono stati destinati a finanziare la materiale organizzazione dell’evento giornalistico, ivi inclusa l’ospitalità (alberghi e cena di gala) di personalità del giornalismo e dello spettacolo, intervistate nel corso della manifestazione, tra cui anche il presidente della Regione Calabria».

In conclusione, i risultati delle indagini «hanno consentito di ipotizzare che si sia dissimulato l’uso del denaro pubblico per finalità di promozione turistica, utilizzandolo, al contrario, per fini personalistici (la promozione del personaggio politico) e per il pagamento di tutti i costi sostenuti dal talk show che evidentemente avevano scopi diversi dalla promozione turistica della Regione Calabria».

Il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio ha affidato al proprio legale, l'avvocato Enzo Belvedere, la propria difesa.

Questi ha precisato come «vi sia una enorme confusione tra l’agire politico, l’amministrare il denaro pubblico, il differenziare, soprattutto dopo l’entrata in vigore della Legge Bassanini, la responsabilità degli atti amministrativi dal mero indirizzo politico ed ipotesi di reato destituite di qualsivoglia, pur minimo, fondamento».

Per il legale di Oliverio «si contesta che la partecipazione, nell’ambito di un festival, c.d. “Dei due Mondi”, in Spoleto ad un evento pubblico, denominato

“Gli incontri di Paolo Mieli”, sia stata effettuata non per fini, appunto, pubblici, ma “privatistici”! Difficile far capire a chi non vuol intendere cosa sia un’attività di sponsorizzazione dell’immagine di una Regione, che si effettua, anche e soprattutto, con la partecipazione a questi eventi e che si sostanzia non solo in una lunga intervista al Presidente della Regione, che parla a nome della sua Regione e non a titolo personale, quanto con palchi e spazi e cartellonistica dedicati esclusivamente alla Regione Calabria, con cena con i prodotti tipici calabresi e con chef calabresi, con desk nel quale veniva distribuito materiale di promozione turistica, con pubblicità su stampa nazionale e su televisioni nazionali, il tutto durato per ben 15 giorni di reiterata promozione. Forse mai soldi son stati spesi in maniera migliore ed efficace, rispetto al nostro territorio!

E che questo sia il modo per proseguire in una giusta e doverosa azione politica, non improntata a fini personali, ma collettivi, lo spiega bene il fatto che nell’ambito dello stesso format, “I dialoghi di Paolo Mieli”, negli anni precedenti, con medesimo denaro pubblico, vi è stata la pubblicità di Ministeri, INPS, ENEL, ENI, Ferrovie dello Stato, Poste Italiane, CONI, G7!

Oltre che altre e numerose regioni».

Pertanto «le ipotesi di reato non si possono infrenare, se non con procedimenti che saranno lunghi e che restituiranno la verità della onesta e doverosa azione politica (oltre che quella del Dipartimento che ha istruito la articolata pratica e giustamente non è stato indagato di alcunché), ma alla luce di quanto si sta verificando in questi mesi di fine Legislatura, con procedimenti tosto stigmatizzati anche dalla Suprema Corte di Cassazione di fumus persecutionis, si appalesa più che un dubbio che si voglia per via giudiziaria sbarrare la strada alla prosecuzione di un’azione politica e di governo, che vede in prima linea il Presidente Oliverio»

Pubblicato in Calabria
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