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guccione-carlo-m-100Solo la voce di Guccione a denunciare le illegittimità dell, Asp di Cosenza ma nessuna  vera attenzione penale

Il consigliere regionale Carlo Guccione interviene con una nota per informare di quanto accade nell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza «dove regnano disordine e caos amministrativo».

COSENZA – «Forniture di beni e servizi ottenute con proroghe di fatto illegittime, in violazione ai principi di concorrenza e trasparenza. Senza alcuna procedura di gara. È quanto avviene all’Asp di Cosenza. E non è più tollerabile la situazione in cui si trova l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, dove regnano disordine e caos amministrativo». A dirlo è il consigliere regionale Carlo Guccione che parla di una «gara di appalto del 2007 della durata di tre anni, sul servizio di ristorazione dell’ex As n.3 di Rossano, è stata prorogata nel corso degli anni. L’Asp di Cosenza (divenuta provinciale e assorbita l’As di Rossano) con le delibere n. 1440/2010, 1223/2011, 539/2012 ha prorogato il servizio mensa per gli anni 2010-2011-2012. Inoltre, con delibera n. 3085/2012 l’Asp di Cosenza – sottolinea il consigliere Guccione – ha continuato ad affidare, sempre alla stessa ditta, anche il servizio di ristorazione per gli ospedali di Castrovillari e Lungro. Il tutto avveniva sempre senza alcuna procedura di gara. Per una serie di “strane” vicissitudini questo servizio di ristorazione continua ininterrottamente da oltre dieci anni in costante regime di prorogatio. Tutto ciò ha, tra l’altro, aumentato le commesse e i fatturati pagati dall’Asp di Cosenza».«Ecco un altro esempio: le gare per la gestione delle Rsa di proprietà dell’Asp (ex articolo 20). Una struttura – spiega Carlo Guccione – chiusa nel 2014, di 60 posti letto per anziani, ancora non è stata aperta a distanza di cinque anni, nonostante sia stata avviata la procedura di gara. Inoltre, per un’altra Rsa sempre di proprietà dell’Asp di Cosenza, pur essendo stata avviata la gara, di fatto è stata concessa una prorogatio che dura da oltre quattro anni per la gestione della struttura. L’atto aziendale dell’Asp di Cosenza e i Dca hanno previsto per la provincia di Cosenza la realizzazione delle Case della salute di Cariati, San Marco Argentano, Mormanno, Lungro, Amantea. Ma ad oggi queste strutture esistono solo sulla carta, nonostante siano stati stanziati dal 2009, 165 milioni di euro».

«La gestione della più grande Azienda Sanitaria provinciale della Calabria, con un bilancio di circa un miliardo di euro e con i gravi problemi in cui versa, non può essere lasciata – tuona Guccione – in mano a commissari che, tra l’altro, sono costretti a dimenarsi anche con anche altre aziende sanitarie della regione. Lasciando l’Asp senza una governance forte il rischio è che, da una parte, si riducano i servizi territoriali da offrire ai cittadini e, dall’altra, aumentino gli sprechi e il malaffare, facendo emergere ancora di più le criticità».

Pubblicato in Primo Piano

fogna oliCATANZARO - L’Italia è stata deferita dalla Commissione Europea alla Corte di Giustizia dell’Ue per il mancato rispetto della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane, in pratica per la mancata depurazione delle acque di scarico. La Calabria è in testa alla classifica per il maggior numero di comuni che non hanno una gestione adeguata delle acque reflue.

La procedura di infrazione risale al 2014: lo Stato italiano avrebbe dovuto predisporre, entro il 2005, reti fognarie adeguate e sistemi di trattamento secondario prima dello scarico e, entro il 1998, cioè 21 anni fa, un trattamento migliore delle acque per le aree più sensibili e degli impianti di trattamento biologico delle acque.

La cattiva gestione delle acque reflue riguarda circa 800 Comuni, sparsi in tutta la Penisola: 18 in Abruzzo, 40 in Basilicata, 129 in Calabria, 108 in Campania, 7 in Friuli-Venezia Giulia, 4 nel Lazio, 6 in Liguria, 119 in Lombardia, 46 nelle Marche, 1 in Piemonte, 27 in Puglia, 41 in Sardegna, 176 in Sicilia, 34 in Toscana, uno nella Provincia di Trento, 5 in Umbria, uno in Valle d’Aosta e 26 in Veneto, più un’area sensibile condivisa tra quattro regioni del Nord. Alcuni degli agglomerati sono molto grandi: si tratta di città come Roma, Firenze, Napoli, Bari e Pisa.

Sul trattamento delle acque reflue urbane, cioè in pratica sugli impianti fognari e sui depuratori, l'Italia ha 4 procedure di infrazione Ue aperte, nel complesso: è stato nominato un commissario, Enrico Rolle, che ha competenza sui Comuni oggetto di procedura con deferimento in Corte; con questa procedura si allargherà il suo bacino di competenza. Il deferimento in Corte prelude a possibili sanzioni pecuniarie nei confronti dello Stato italiano.

fonde notizia

Pubblicato in Calabria

Arrivano le regionali ed i voti di Iacucci fanno gola.

Arrivano le Provinciali e Iacucci ha timore di restarne fuori.

Ed allora dopo aver detto peste e corna di Palla Palla ecco che scoppia la pace

Questo, almeno, stando a Iacchité:

 

 

“Palla Palla&Iacucci, una bella nomina nell’Ufficio di Gabinetto e torna il sereno

Allo squallore politico non c’è mai fine.

Così come non c’è mai fine ai continui salti della quaglia a cui i politici della vecchia nomenklatura partitica ci hanno abituati.

Specie di questi periodi dove si fa urgente, per i vecchi tromboni che da sempre campano di politica e denaro pubblico, trovare una nuova collocazione, con la speranza di potersi riciclare per continuare a lucrare sulle spalle della povera gente.

La sola idea di lavorare per vivere, li terrorizza. E pur di mantenere i privilegi sono disposti a tutto.

Ed è per questo che i politici marpioni si adoperano tutto il giorno a portare avanti la solita e triste tiritera: gli amici diventano nemici, e i nemici diventano amici, per poi ritornare amici con gli ex amici, e nemici con gli ex nemici.

Una continua altalena che dondola a seconda delle convenienze personali del politico marpione, disposto a ricorrere ad ogni schifezza (minacce, pressioni, ricatti) senza farsi il ben che minimo scrupolo, pur di ottenere il posto al sole.

Uno dei massimi esperti in dondolio dell’altalena è Franco Iacucci, comunista sfegatato e da sempre braccio destro di Palla Palla, con il quale negli ultimi tempi aveva rotto ogni tipo di rapporto umano e politico.

Infatti, Iacucci, ultimamente, passava le giornate a dire male di Palla Palla.

Chiunque incontrava la prima cosa che diceva era questa: Oliverio è un traditore, un meschino, e io con lui non ci voglio avere più niente a che fare.

Iacucci ha passato gli ultimi tempi a denigrare Oliverio, questo lo sanno tutti, specie i suoi compagni di partito, fino al 22 novembre del 2018, quando, non si sa il perché e il per come, Iacucci viene nominato componente dell’Ufficio di Gabinetto del presidente della giunta regionale (decreto del presidente n.125), da Palla Palla che ritorna, nella bocca di Iacucci, ad essere uno dei più bravi e onesti politici che la Calabria abbia mai avuto.

Una nomina clientelare per appaciarsi con Iacucci in vista (a novembre non aveva ancora ricevuto la botta della Dda) della sua ricandidatura alla presidenza della Regione Calabria.

Ecco, è bastato poco, o meglio un altro stipendio al “comunista” Iacucci, per ritrovare l’armonia perduta. Già, perché Iacucci non sa più neanche lui quanti stipendi prende. Senza contare gli intrallazzi che da sempre compie indisturbato nel suo paesello dove si fa solo quello che dice lui.

Come tutti potete vedere e constatare i motivi di contrasto tra i vecchi politici riguardano sempre i fatti loro.

Mai gli interessi del cittadino.

Un bel colpo, quello messo a segno da Iacucci, che oltre allo stipendio di “consulente” potrà anche esercitare il ruolo di controllore di se stesso.

Già, perché Iacucci è anche il Presidente della Provincia di Cosenza (però senza stipendio… ecco perché l’urgenza della nomina), e il suo compito nel gabinetto di Palla Palla, otre a porgergli la carta igienica, è quello di controllare il lavoro dei presidenti della Province Calabresi, compresa quella da lui guidata.

Che dire, siamo al saccheggio finale, fino a che avranno ancora un po’ di potere questa gentaglia non farà altro che continuare a derubare il cittadino.

Accumulare denaro è il loro unico scopo, e questo perchè sanno bene che per loro è l’ultimo giro di giostra. Perciò arraffano tutto quello che in questi ultimi mesi possono arraffare, e delle macerie che lasciano, poco gli importa, tanto a pagare il conto per ricostruire una regione ridotta alla fame, saranno sempre i soliti caggi: i cittadini!

Da Iacchite - 19 Gennaio 2019”

Pubblicato in Basso Tirreno

Era il 17 dicembre quando il governatore Oliverio annunciò lo sciopero della fame per protestare contro il suo coinvolgimento nell'inchiesta “Lande desolate”.

Ne parlò tutta la Calabria, gran parte dell’Italia ed anche oltre.

 

Oggi è il trentesimo giorno( 18 dicembre-16 gennaio)

Ad oggi non si hanno più notizie della sua protesta.

Fra 10 giorni arriveremo ai fatidici 40.

40 è un numero simbolico.

Quaranta furono i giorni del diluvio;

quaranta i giorni trascorsi da Mosè sul monte Sinai;

quaranta giorni durò la lotta di Davide contro Golia;

quaranta sono i giorni del cammino di Elia prima di incontrare il Signore sul monte Horeb;

per quaranta giorni Giona annuncia la parola di Dio a Ninive;

quaranta i giorni del digiuno di Gesù nel deserto prima di iniziare la sua missione;

quaranta i giorni durante i quali il Signore risorto appare ai suoi e li prepara alla loro missione;

quaranta gli anni dell’esodo;

Il numero quaranta è chiaramente un simbolo per indicare un periodo di lotta, di fatica, di purificazione in vista di grandi eventi, di importanti scelte, di un nuovo capitolo nella storia della propria vita.

Ora sembra che Oliverio non abbia sospeso lo sciopero della fame.

Anzi, scrive Pietro Bellantoni, Oliverio, “sembra invece godere di buona salute, come dimostrano le ultime foto pubbliche( In una, scattata lo scorso 9 gennaio, il presidente del Pd è stato ritratto durante un incontro a San Giovanni in Fiore con i nuovi commissari della Sanità calabrese, Saverio Cotticelli e Thomas Schael).

In quell'occasione, il governatore è apparso tutt'altro che smagrito, per niente debilitato da uno sciopero della fame che – se condotto fino in fondo – avrebbe dovuto determinare evidenti conseguenze fisiche.

Per fortuna, invece, il presidente calabrese è apparso in ottima forma o, comunque, non meno in salute rispetto al passato.

Poi una seconda verità: «Macché sciopero della fame, lo ha annunciato ma non lo ha mai portato avanti. Qualcuno lo ha consigliato male», confessa uno dei collaboratori storici del governatore. È dunque più che possibile che la sortita di Oliverio sia stata solo una mossa propagandistica, un annuncio e niente più.

Non sarebbe nemmeno la prima volta. Circa un anno fa, Oliverio aveva dichiarato pubblicamente la sua intenzione di incatenarsi davanti a Palazzo Chigi per protestare contro il commissariamento della sanità calabrese.

Inutile cercare su Google le parole “Oliverio” e “incatenamento”: non comparirà alcuna immagine del presidente con le catene ai polsi.

Altrettanto se cerchi Oliverio fine sciopero della fame.

Insomma è una bufala od un miracolo?

OLIVERIO-1140x620CATANZARO – “Il Presidente di Regione Mario Oliverio va sospeso dalla sua carica in virtù delle Legge Severino”.

Questo è quanto affermano i parlamentari calabresi del M5S Alessandro Melicchio, Bianca Laura Granato e Riccardo Tucci. “Abbiamo inviato un’istanza al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro per gli Affari Regionali, al Ministro dell’Interno e al Prefetto di Catanzaro per chiedere l’acquisizione dal Tribunale Penale di Catanzaro delle copie dei provvedimenti con i quali è stata irrogata a Mario Oliverio la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di San Giovanni in Fiore per poter valutare, alla luce della misura cautelare restrittiva inflitta al Governatore, se vi siano i presupposti per l’adozione del provvedimento di sospensione di Oliverio dalla carica di Presidente della Giunta Regionale della Calabria”. I parlamentari 5 stelle specificano poi il perché si dovrebbe intervenire a norma di legge. “Dal 17 dicembre Mario Oliverio è stato attinto, a seguito di richiesta di arresti domiciliari da parte della Procura di Catanzaro, dalla misura cautelare dell’obbligo di dimora presso il Comune di San Giovanni in Fiore adottata dal GIP del Tribunale di Catanzaro. Successivamente il Tribunale del Riesame ha confermato questa misura cautelare, che è personale, coercitiva e obbligatoria. Ma la sede della Giunta Regionale della Calabria si trova a Catanzaro mentre il Consiglio Regionale, di cui Oliverio è membro, si trova a Reggio Calabria. Il GIP e il Tribunale del Riesame disponendo l’obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore, di fatto hanno vietato a Mario Oliverio di fare ingresso nelle due città dove dovrebbe svolgere il mandato elettorale”. Tutto ciò, secondo i pentastellati, andrebbe inquadrato con riferimento all’articolo 8 della Legge Severino che prevede la sospensione dalla carica del Presidente della Giunta Regionale quando il divieto di dimora riguarda la sede dove si svolge il mandato elettorale. “Abbiamo chiesto di intervenire per far rispettare la legge - concludono Melicchio, Granato e Tucci – ma Oliverio avrebbe dovuto dimettersi immediatamente, se davvero avesse avuto a cuore la Calabria. Il governatore finge che la dimora obbligata a San Giovanni in Fiore non pesi affatto nella concreta gestione degli affari correnti, ma la sua vicenda giudiziaria non può compromettere il futuro della nostra regione. È giunta l'ora di far rispettare la legge e archiviare la sua fallimentare amministrazione, per il bene della Calabria”.

 
Alessandro Melicchio, Bianca Laura Granato, Riccardo Tucci

portavoce del MoVimento 5 Stelle

Pubblicato in Calabria

Primo. Oliverio ‘assume’ telefonicamente 287 lavoratori

Il presidente della Regione Calabria ristretto a San Giovanni in Fiore con obbligo di dimora ha partecipato attraverso collegamento telefonico alla cerimonia della firma dei contratti di 287 lavoratori ex legge 28/08. Novità per ex lsu – lpu

“Avevo assunto un impegno con voi ed è stato mantenuto. L’obiettivo non è solo il raggiungimento del lavoro, ma è quello di svolgerlo con dignità e certezza”.

Lo ha detto il presidente della Regione, Mario Oliverio intervenendo telefonicamente, oggi – riporta un comunicato dell’ufficio stampa della Giunta regionale – “durante la cerimonia con la quale i 287 lavoratori ex legge 28/2008 hanno firmato i contratti con cui transiteranno dal 1 gennaio 2019 nei ruoli di Azienda Calabria Lavoro grazie alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato.

Si tratta di un altro importante passo nel percorso di stabilizzazione dei precari calabresi in linea con gli impegni assunti dal presidente Oliverio e dall’assessore regionale al Lavoro Angela Robbe”. “Ho sempre dichiarato – ha aggiunto Oliverio – l’impegno ad affermare il superamento della precarietà a difesa del lavoro stabile. Quest’obiettivo lo stiamo perseguendo concretamente giorno dopo giorno. Non ho mai mollato l’impegno per realizzare questo. La bussola che mi ha sempre guidato è l’affermazione del diritto al lavoro e della dignità e tranquillità nel suo esercizio. Per questo sono contento di avere messo voi lavoratori nelle condizioni di stabilità e di fuori uscita dalla precarietà”.

“Auguri dunque – ha concluso Oliverio – per essere stati messi finalmente in uno stato di certezza del lavoro. Mi dispiace non essere potuto essere con voi ma è come se ci fossi stato”.

Secondo. Enza Bruno Bossio risolve il problema degli LSU che non aveva risolto in passato. Ecco come.

“Grazie alla circolare della Regione di questa mattina, quegli ex Lsu Lpu calabresi che i Comuni non sono ancora in grado di stabilizzare, potranno avere la proroga del loro contratto a tempo determinato anche per il 2019, fino ad aprile, ovvero fino a quando si potranno coprire le esigenze finanziarie con i 39 milioni stanziati dalla Regione”.

Lo afferma, in una dichiarazione, la deputata del Pd Enza Bruno Bossio. “Mi auguro che nelle prossime settimane – prosegue Bruno Bossio – questi irresponsabili del governo nazionale gialloverde saranno in grado di correggere l’articolo della legge di bilancio e definire con certezza risorse e percorso per tutti i 4500 ex Lsu/Lpu calabresi”.

Terzo. Luce per gli ex Lsu-Lpu, circolare della Regione “proroga” i contratti

Una luce a fine anno per gli ex Lsu-Lpu della Calabria: un proroga dei contratti a tempo determinato dei lavoratori almeno fino al 31 di ottobre del 2019.

Una circolare della Regione - firmata dall'assessore al Lavoro Angela Robbe e sottoscritta dal dirigente generale del Dipartimento competente, Fortunato Varone - inviata agli enti interessati, illustra infatti leprocedure da seguire per la proroga previstanella nuova Legge di Bilancio.

Il Governo ha inserito appunto delle disposizioni relative alle procedure di stabilizzazione a tempo indeterminato dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità e nelle more del completamento di queste procedure sono previste le proroghe dei contratti.

Quanto a quest’ultima possibilità, la circolare della Regione ha confermato anche e “sin da subito” la disponibilità di risorse previste e inserite nel bilancio 2019, 39 milioni di euro.

L’ente rimane comunque in attesa del decreto ministeriale o di un altro provvedimento analogo “funzionale all'individuazione e quantificazione delle risorse assegnate” alla Calabria per la proroga.

Quanto agli enti in dissesto o in riequilibrio finanziario, viene specificato che non sono sottoposte al controllo preventivo della Commissione competente per la stabilità finanziaria degli enti.

La circolare, infine, detta istruzioni operative, spiegando come gli enti possano provvedere alle proroghe dei contratti degli Lsu-Lpu, con la scadenza al 30 aprile 2019, estensibile al 31 ottobre dello stesso anno, “subordinatamente all'adozione del decreto attuativo del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali” e attraverso una serie di modalità come l’adozione di una delibera di Giunta di presa d'atto della stessa circolare regionale.

Pubblicato in Calabria

Con l’accusa di corruzione, Gerardo Mario Oliverio, potrebbe da questo momento passare alla storia politica della Regione Calabria come il politico di professione che ha seppellito in un secondo, l’intero patrimonio e l’eredità morale, etica, culturale e politica della sinistra calabrese, tenacemente costruita da un popolo di braccianti, operai, donne, contadini poveri, giovani coraggiosi, intellettuali e militanti, antifascisti e democratici, in un lungo, lunghissimo secolo e mezzo di lotta di classe, talvolta anche sanguinosa e durissima, in cui si è temprata un’orgogliosa differenza ideale e sociale dagli agrari, dai mafiosi, dai clericali, dai qualunquisti, dai delinquenti e dagli affaristi, purtroppo miseramente perduta e indegnamente gettata nel fango.

Infrangendo le ‘regole sacre’ di quella che un tempo veniva propugnata da Togliatti, Longo, Natta, Amendola, Napolitano, Berlinguer la supremazia, il primato della diversità comunista, pur appartenuto al ceppo di quella sinistra prima stalinista e poi progressista, Oliverio ne avrebbe purtroppo calpestato i valori fondamentali dimenticando le proprie origini e il proprio passato da cui pure ha ricavato ingenti quanto evidenti benefici personali.

Si sarebbe tentati di paragonarlo ad un piccolo Lula italiano, affetto da una sindrome brasiliana, forse per via della sua biografia ‘elettrica’, per via del fatto che egli fu ed è stato sempre consigliere e assessore regionale, amministratore comunale, parlamentare di lungo corso, legato alla vicenda industriale della Sila e degli impianti Enel che in quelle lande dominano da oltre centro anni, manomettendo l’ambiente, deviando il corso dei fiumi, costruendo dighe, sempre attento allo stretto rapporto tra agricoltura, pataticoltura e bacini idroelettrici silani, esattamente quasi travolto da un prevedibile destino, la cui mano invisibile lo ha scaraventato nello scandalo per corruzione della Vallata dell’Inferno, stesso ambito geo-politico-energetico, pittoresco in cui far cadere in trappola quest’ultimo tracotante presidente della Regione Calabria.

Ma si potrebbe anche figurativamente assimilarlo a una sorta di piccolo Mussolini, per come anche lui con la pelata, si ritrova ristretto e confinato nel ridotto di una sua Salò, dalle più modeste dimensioni di una frazione comunale più prosaicamente denominata Palla Palla.

In realtà, dando per a priori che la magistratura non fa politica, e che quindi l’azione della Legge resta sempre e comunque avulsa dagli schemi della politica, succede quasi sempre e ovviamente che lo schema della politica si appropri a suo modo e per i propri fini delle conclusioni oggettive e soggettive postulate dal teorema penale.

Per cui se all’imputazione della Procura Antimafia di Catanzaro, Oliverio continuerà a opporre una personale quanto logicamente dovuta resistenza di chi si dichiara e si professa innocente, questa nuova situazione ha posto un problema di coscienza e di responsabilità istituzionale non solo a lui, che certamente non si dimetterà, quanto all’intera compagine che lo sostiene dentro e fuori il Consiglio Regionale, dal Presidente del Consiglio Regionale ai membri dei gruppi consiliari che ne compongono la maggioranza in assemblea, e che sembrano oggi far parte di un vero e proprio branco di struzzi stabulanti nell’aula di Palazzo Campanella.

Per non dire del Partito Democratico della Calabria con sede a Lamezia e comandi a Cosenza che, in quanto soggetto politico usurpato, strumentalizzato e offeso da una cricca di ‘briganti’ della politica, una sorta di banda dei quattro alla cinese, la stessa che ha rubato il cuore e lo stemma alla sinistra calabrese laica, progressista, cattolica, socialista, democratica, ambientalista, popolare, repubblicana ecc., non ha ancora sciolto riserve e dettato la linea al novello Ragionier “Corrotto” che finirebbe a memoria a far da pari a Don Ciccio Mazzetta, al secolo Francesco Macrì, sindaco democristiano di Taurianova, tratteggiato dal decano collega Pantaleone Sergi nella prosa implacabile di un reporter di classe:

   “… lo inchiodarono, facendogli trascorrere i primi 39 giorni in carcere, il procuratore di Palmi, Agostino Cordova, e il sostituto Francesco Neri, che gli contestarono ben 48 capi d’ imputazione. Da tempo don Ciccio ha ingaggiato un braccio di ferro con la magistratura di Reggio e provincia. I magistrati erano andati a indagare tra le carte del comune, dell’ex amministrazione ospedaliera, dell’Usl, del Comitato provinciale caccia e dell’Antimalarico provinciale che Macrì aveva presieduto, dell’Istituto professionale di Stato dove avrebbe dovuto insegnare francese. Sono scaturite tante inchieste e diversi processi. Un commerciante reggino lo accusò di pretendere la tangente su ogni acquisto. Da qui il nome Ciccio Mazzetta, con cui lo indicano anche i carabinieri”.

Già, è proprio così. La storia del regionalismo, la storia della Regione Calabria, la storia della politica calabrese si riscrive continuamente quasi uguale a se stessa, improvvisamente, tumultuosamente.

Da Iacchite - 31 dicembre 2018

Pubblicato in Calabria

Catanzaro Brutto colpo per il governatore Mario Oliverio che aveva molto confidato nei giudici del Riesame per vedersi ridimensionate l’accusa di abuso d’ufficio che gli rivolge la procura di Catanzaro nell'ambito dell'operazione Lande Desolate .

 

Il Tdl, infatti, dopo l’udienza di ieri, per il presidente della giunta regionale ha confermato la misura dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza.

Pertanto il governatore continuerà a rimanere “sospeso” dalla sua carica e la Regione sarà guidata dal vice-presidente Russo.

Tra l’altro, Oliverio, adesso dovrà rispondere pure di corruzione nell’ambito della stessa indagine “Lande desolate” che lo vede incriminato assieme ad altri 15 soggetti.

Alla vigilia di Natale gli è stato notificato, al riguardo, un nuovo avviso di garanzia.

Oggi all’esito dell’udienza preliminare in corso per il caso “Calabria Verde” per Oliverio però è arrivata una buona notizia, in quanto rispetto alla richiesta di rinvio a giudizio, per la vicenda dell’assegnazione del “comando” di Serra San Bruno, distretto dell’azienda forestale regionale è arrivato il proscioglimento da parte del gup di Catanzaro .

Paolo Orofino

Pubblicato in Calabria

La procura di Catanzaro contesta anche il reato di corruzione a Mario Oliverio.

Stamattina al governatore della Calabria è stato notificato un avviso di garanzia con questa ipotesi di reato.

 

 

 

Oltre all’abuso d’ufficio già contestato a Oliverio, adesso si procede anche per corruzione.

Ed entriamo in una situazione e in una ipotesi di reato notevolmente più grave, che tra l’altro sembrava già tratteggiata il 17 dicembre, quando per Oliverio scattò l’obbligo di dimora.

Adesso, però, Gratteri sostiene apertamente e direttamente che Palla Palla è un corrotto e non è una novità di poco conto.

L’oggetto del contendere è sempre l’appalto per la costruzione dell’impianto sciistico di Lorica, affidato all’imprenditore Giorgio Barbieri, vicino al clan Muto e che avrebbe beneficiato di risorse pubbliche non dovute assicurando in cambio il rallentamento del cantiere di piazza Fera/Bilotti a Cosenza.

Proprio per questa vicenda la procura ha deciso di formalizzare l’ipotesi di reato di corruzione, visto che è un atto contrario ai doveri d’ufficio.

Si fa più pesante il carico di accuse contro Mario Oliverio.

Una nuova grave contestazione, quella mossa dalla Procura di Catanzaro, che si aggiunge a quella già nota di abuso d'ufficio per la quale, da alcuni giorni, il governatore è sottoposto a obbligo di dimora nella sua San Giovanni in Fiore.

Le nuove accuse riguardano sempre il presunto patto da lui stipulato con l'imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri.

Quest'ultimo, infatti, avrebbe dovuto bloccare i lavori di piazza Bilotti, a Cosenza, cosi da penalizzare il sindaco di quella città, Mario Occhiuto, e in cambio lo stesso Barbieri avrebbe ottenuto un finanziamento extra - oltre quattro milioni di euro - per completare i lavori delle piste da sci di Lorica, in Sila.

Rispetto a tali fatti, l'ufficio diretto da Nicola Gratteri ipotizzava solo il reato di abuso d'ufficio, ma era stato lo stesso gip firmatario dell'ordinanza a ravvisare un difetto di contestazione, suggerendo agli inquirenti di procedere con l'accusa di corruzione.

Detto fatto.

E non finisce qui.

Nell'avviso di garanzia,infatti, è ventilata anche un'ipotesi di associazione a delinquere dai contorni, però, ancora da chiarire.

Sempre da chiarire eventuali altri cointeressati.

Pubblicato in Calabria

Un giorno atteso da tutti i calabresi

Ovviamente in modi diversi.

C’è chi vorrebbe una pronuncia a favore del Governatore, una pronuncia che fosse anticipatrice della sua piena e totale assoluzione da parte del VERO tribunale penale.

C’è invece chi vorrebbe che il Tribunale del Riesame di Catanzaro confermasse l’obbligo di dimora disposto dal GIP

Ed anche in questo caso la speranza sarebbe quella che il presidente della Regione, Mario Oliverio, accusato di abuso d’ufficio nell’ambito dell’indagine “Lande Desolate” su presunti appalti “pilotati”, condotta dalla Dda del capoluogo calabrese, fosse irreversibilmente avviato verso la fine della sua infelice gestione della regione che ha distrutto la Calabria.

Non solo.

Ma c’è gente che, nel caso di una pronuncia favorevole ad Oliverio, spera che Gratteri ricorra ed ottenga gli arresti domiciliari

Forse domani stesso sapremo!

Pubblicato in Calabria
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