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Emergenza rifiuti a Reggio Calabria. “La situazione dei rifiuti nel territorio ha raggiunto livelli insostenibili”a

Adesso Falcomatà si scaglia contro Oliverio: “serio rischio di ordine pubblico”.

I sindaci dei Comuni della Città metropolitana di Reggio Calabria si recheranno oggi alla Cittadella regionale di Catanzaro, auspicando un incontro con il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio.

Lo comunica l’ente metropolitano specificando come la “situazione dei rifiuti nel territorio ha raggiunto livelli insostenibili”.

I primi cittadini chiederanno al governatore l’apertura di un tavolo politico istituzionale permanente per affrontare nell’immediato la questione.

Oggi il sindaco metropolitano Giuseppe Falcomata‘, intervenendo ad un’iniziativa all’Associazioni industriali ha messo in evidenza la difficolta’ nel conferimento dei rifiuti indifferenziati e organico negli impianti regionali.

“Da quindici giorni non riusciamo a conferire – ha affermato – questo sta comportando una produzione di microdiscariche.

La causa ha nome e cognome: la Regione Calabria che ha chiuso le porte degli impianti di conferimento solo ai 97 Comuni dell’area metropolitana di Reggio Calabria.

Le altre province, invece, conferiscono regolarmente. Stiamo facendo di tutto per risolvere questa situazione”.

“Finora la Regione ci ha chiesto di rientrare almeno dell’80% del debito per poter conferire nuovamente – ha precisato Falcomata’ – nonostante le difficolta’ di molti Comuni, molti sono in dissesto, con problemi legati alla liquidita’, tutti si sono messi in linea e sono arrivati vicini a quella percentuale”.

Il sindaco metropolitano si chiede quindi “se la salute dei cittadini puo’ essere demandata al calcolo ragionieristico.

Se la situazione non si sblocchera’ – ha concluso Falcomata’ – c’e’ il serio rischio di ordine pubblico”.

Ma come abbiamo già scritto ieri su StrettoWeb, ci chiediamo come mai in concomitanza con il blocco delle discariche si sia fermata anche la raccolta porta a porta dei rifiuti differenziati (plastica, vetro, carta e cartone).

In città monta la rabbia e si insinua il dubbio della mega-truffa sulla differenziata, imposta ai cittadini ma non completata regolarmente.

Non è che vada a finire tutto in discarica?

Perchè che la raccolta porta a porta si sia fermata completamente da quasi 15 giorni è una strana coincidenza…

Emergenza rifiuti a Reggio Calabria, il comunicato stampa di Falcomatà: il Sindaco chiede un tavolo politico istituzionale permanente

«Le porte degli impianti di smaltimento dei rifiuti calabresi sono chiuse per i 97 Comuni del territorio metropolitano di Reggio Calabria, e solo per loro, sicché si creano microdiscariche ovunque e l’indifferenziato non viene raccolto da 15 giorni. E questo avviene per responsabilità della Regione». L’ha detto questa mattina il sindaco Giuseppe Falcomatà, intervenendo al convegno sul tema “Economia circolare, ambiente e futuro – Sfide culturali e imprenditoriali per lo sviluppo sostenibile” svoltosi nella Sala convegni di Confindustria Reggio Calabria.
«I tecnici regionali, se non avessero disertato quest’appuntamento, vi avrebbero detto che per riaprire le porte della discarica di Crotone e tornare a farci scaricare occorre che i Comuni del Reggino rientrino dell’80% dal loro debito con la Regione in materia ambientale – ha proseguito il primo cittadino –. In realtà, malgrado tanti tra loro siano in dissesto e in predissesto, tutti gli Enti locali del territorio metropolitano si sono “messi in riga” e sfiorano ormai quella soglia. Ma se anche così non fosse, la salute dei cittadini e l’igiene pubblica non possono essere demandate a una percentuale imposta peraltro non da una norma, ma da dirigenti e funzionari della Regione. Né i gestori degli impianti hanno accettato d’avere rapporti direttamente con l’Ato, il neocostituito Ambito territoriale ottimale per la gestione dei rifiuti: “Abbiamo un rapporto diretto con la Regione e vogliamo continuare così”, ci hanno risposto, visto che la legge regionale sui rifiuti non prevede “filtri” tra gli Enti locali e i soggetti che gestiscono gli impianti. Però gli altri territori provinciali continuano a conferire i propri rifiuti in discarica mentre noi no; e nessuno sa perché».

Falcomatà sta allora nella circostanza che «l’interlocuzione politica con l’Ente regionale è completamente saltata. Proprio per questo, i colleghi sindaci del territorio metropolitano hanno fisicamente sbarrato l’accesso di tutti i camion delle altre quattro province calabresi al termovalorizzatore di Gioia Tauro – ha annunciato il primo cittadino reggino – Sì, perché a proposito d’economia circolare, oggi sotto il profilo ambientale grazie a siti come Gioia, ma anche Siderno e Sambatello, proprio il territorio metropolitano reggino potrebbe essere oggi quello più autonomo dell’intera Calabria, invece di fatto è quello più intollerabilmente penalizzato. Chiediamo adesso che venga istituito immediatamente un tavolo regionale di concertazione permanente e che della questione venga investito direttamente il Ministero per l’Ambiente con la massima urgenza».

Strettoweb

Pubblicato in Calabria

La deputata del Pd, intervenuta riunione della Direzione provinciale del partito di Cosenza “Oliverio ha fatto tanto per la Calabria con dei cambiamenti importantissimi contro tutto e tutti”.

La replica di Oddati “triste e grave che si ricorra a questi metodi per alzare polveroni. Gratteri non ha suggerito nulla a nessuno”

Non accettiamo imposizioni, rivendichiamo l’autonomia e siamo pronti al dialogo.

 

Dalla partecipata riunione della direzione provinciale del Pd cosentino nel mirino è finita la segreteria nazionale e il commissario Graziano, ma anche l’assoluta necessità di uscire dall’empasse del partito che a 60 giorni dalle elezioni, non ha espresso ancora un nome.

O meglio, per la direzione provinciale del Pd cosentino un nome c’è ed quello di Mario Oliverio che sarà comunicato allo stesso Graziano.

E a sostenere la ricandidatura del governatore uscente anche la deputata Enza Bruno Bossio, presente alla riunione che ha spiegato quale sarebbero i motivi del veto su Oliverio “come si fa a mortificare così un dirigente nazionale? – ha detto la Bossio – devono dare una spiegazione razionale.

Anzi, ve la dico io.

È Gratteri che ha ordinato a Zingaretti di non ricandidare il Presidente uscente.

Proviamo a resistere per la nostra dignità, la nostra forza e quei piccoli cambiamenti che abbiamo fatto.

In questi 5 anni, contro tutti, il governatore Oliverio ha fatto dei cambiamenti importantissimi: dalle infrastrutture, alla ferrovia jonica, alla velocizzazione del treno verso Roma, agli aeroporti fino alle scuole.

L’unica cosa dove il presidente non è riuscito a intervenire è la sanità perchè sia con il Governo precedente, poi con quello gialloverde e ancora con quello in carica l’unica cosa che sono riusciti a fare è quello del Commissariamento”.

Oddati “Gratteri non ha suggerito nulla a nessuno”

A replicare alle affermazioni della parlamentare cosentina è Nicola Oddati della segreteria nazionale Pd “vorrei dire all’Onorevole Bruno Bossio che il procuratore Gratteri ovviamente non ha suggerito nulla a nessuno.

Ed è molto triste e grave che si ricorra a questi metodi per alzare polveroni e fuggire dalla realtà. È stato semplicemente il buon senso e l’amore per la Calabria a suggerire un processo di cambiamento e un rinnovamento della proposta politica del Partito Democratico”.

Pubblicato in Cosenza

Si parla poi di una fantomatica Direzione che si esprime a favore della candidatura di Oliverio e di un Congresso fatto con un accordo che non è mai stato mantenuto.

È ormai chiaro a tutti che Luigi Guglielmelli, continuando su questa posizione, vuole collocarsi al di fuori del Pd.

Piuttosto che seguire linee non conformi al Partito nazionale, ci spieghi perché sotto la sua reggenza ha perso tutte le competizioni elettorali e oggi si permette di perseverare ancora sulla candidatura di Mario Oliverio.

Penso che sia giusta la linea intrapresa dalla segreteria nazionale e quindi chi la pensa diversamente deve fuoriuscire dal Pd.

E Guglielmelli se avesse un briciolo di dignità dovrebbe immediatamente dimettersi dal suo illegittimo mandato.

Illegittimo perché, lo ricordiamo a tutti, la sua elezione è stata possibile sulla base di un accordo unitario con il sottoscritto.

Ma oggi le regole vengono meno, gli accordi vengono disattesi dallo stesso segretario provinciale del Pd che ora ci propina uno pseudo deliberato di un organismo illegittimo.

Giuseppe Mazzuca Assemblea nazionale Pd

Pubblicato in Cosenza

Da Iacchite - 21 Ottobre 2019

Come Socrate amava dire… Tanto tuonò che piovve… a Calabria Verde. Una nuova tempesta giudiziaria ampiamente annunciata si è abbattuta sul Maximo General Commissario Mariggiò. Ce l’ha detto lui stesso attraverso uno dei maggiori media di regime, che ha pubblicato una lettera inviata alle procure di Catanzaro e Salerno, nella quale inveisce con forza, irruenza e presunzione nei confronti della Polizia Giudiziaria (in questo caso la Guardia di Finanza) che insieme alle procure (Catanzaro e Castrovillari), incapaci e forse anche corrotte – a giudizio del Generale – stanno indagando sul suo conto.

La domanda spontanea che ci verrebbe da fargli è se tali giudizi così crudi erano presenti nella sua mente quando si trovava dall’altra parte (carabinieri), ma chiaramente è un pensiero che ci attraversa e che non troverà nessuna risposta.

Ma torniamo alle indagini farlocche, secondo il pensiero del Generale, o presunte tali, che il Maximo contesta via stampa e non nelle sedi opportune, minacciando denunce a magistrati ed organi di polizia giudiziaria colpevoli del reato di… lesa maestà.

Ciò che risalta maggiormente e l’aneddoto nel quale si racconta del suo interrogatorio con il pm Prantera, dove addirittura si paventa di un comportamento scorretto da parte di un finanziere nei confronti del nostro Maximo General e la sua volontà di far cessare l’incontro con la classica frase italiana “lei non sa chi sono io”, che sembrava un chiaro riferimento ad un ex ministro dell’Interno.

E che dire dei “continui abusi” degli organi giudiziari e addirittura delle violenza subite dai dipendenti durante le fasi investigative?

Il tutto accompagnato dalle confessioni del plurindagato O’Principale Furgiuele (alla faccia delle fughe di notizie!) che gli racconta in via confidenziale le domande che la Guardia di Finanza gli avrebbe posto.

Domanda al nostro Maximo General: ma Furgiuele non era stato allontanato dall’Azienda ? Malelingue raccontano che il nostro O’Principale in cambio di un silenzio su qualche politico famoso sia stato salvato miracolosamente…

Tornando all’indagine nella quale il Generale risulta indagato, i reati contestatigli sono molteplici. Si va dalla turbativa d’asta all’abuso d’ufficio e via dicendo.

Con lui risulta indagato un funzionario che siede alla sua destra e che svolgendo gare d’appalto, fraziona magistralmente gli affidamenti diretti per tenerli sotto soglia, così da favorire un imprenditore lametino vicino ad Oliverio che ripara automezzi a prezzi doppi e che risulta proprietario di diverse aziende tutte beneficiarie da parte del Generale.

Senza contare che in queste autorimesse si riparavano automezzi pagati più volte, autoveicoli di dipendenti, senza che nessuno controllasse o per meglio dire avesse la volontà di controllare, così tutto filava liscio.

Altra indagine in corso riguarda il famigerato imprenditore napoletano Luigi Matacena. Sì, sempre lui, quello degli elicotteri. Infatti, come al solito, gli è stata pagata una transazione milionaria sempre con lo stesso sistema e sempre con gli stessi attori (storia vecchia e ritrita) e sempre con le stesse modalità. Ma, caro Generale, non potevate inventare qualcosa di nuovo con San Giuseppe Campanaro? Un po’ di fantasia tra un caffè e l’altro che consumate insieme al Bar Tiramisù… Ma lo sa che San Giuseppe Campanaro è interdetto e perciò le sue collaborazioni sono vietate? Il prossimo caffè è pagato, promesso, anche se noi non prendiamo 7800 euro al mese come lei.

Ma il vero capolavoro è la lettera aperta del Generale ad Oliverio nella quale gli preannuncia nuovi guai giudiziari a stretto giro di posta. Ma come fa a saperlo? Forse riguardano il suo incarico illegittimo ed illegale o forse ha in mano altre notizie che arrivano dal suo vecchio lavoro di carabiniere?

Comunque è tutto molto inquietante. Noi speriamo che sia un modo per mettere le mani avanti per non restare indietro, ma la verità è che se un sia pur ex Generale dei Carabinieri, insomma un uomo dello stato, fa queste affermazioni vuol dire che come minimo – visto anche il silenzio seguito alla lettera – le procure in questione sono corrotte. Non vi pare?

Pubblicato in Calabria

Reggio Calabria, 1 ottobre 2019 - Bocciata la proposta di legge sul Corap proposta dalla Giunta regionale. Ieri nel corso della seduta congiunta delle Commissioni Bilancio e Affari istituzionali si è deciso di rinviare e modificare il testo che prevede la liquidazione coatta amministrativa dell’Ente.

Una proposta di legge che, in realtà, serviva a nascondere con un colpo di spugna un sistema torbido e clientelare attorno al Consorzio regionale per le attività produttive.

 

 

Infatti, non avrebbe salvaguardato né i livelli occupazionali, così come hanno ribadito puntualmente anche i sindacati, né l’ingente patrimonio dell’Ente (valutato contabilmente per oltre 400 milioni di euro e circa un miliardo di euro come valore di mercato).

Risulta lacunosa anche sulle funzioni e la mission istituzionale del Corap, un Consorzio che avrebbe dovuto rappresentare lo strumento per attrarre investimenti nel territorio calabrese invece nulla è previsto su chi dovrà garantire questi compiti.

La proposta, tra l’altro, è arrivata in Commissione senza il parere dell’ufficio legislativo del consiglio regionale.

Parere propedeutico a capire la compatibilità legislativa dell’atto proposto che prevedeva la liquidazione coatta dell’Ente.

Il commissario nominato dalla Regione Calabria, il dottor Caldiero, stranamente non ha prodotto alcuna relazione analitica sullo stato dell’Ente e sulla proposta di liquidazione coatta.

Solo in un secondo momento, nel corso dell’audizione, si è giustificato affermando che faceva propria la relazione del Revisore dei Conti che andava in direzione opposta rispetto alla proposta di liquidazione coatta da lui stesso proposta.

Ma il dato più evidente che manifesta inerzia e omissioni è il fatto che il Revisore dei Conti, dott. Tempo, ha ribadito che lui ha più volte informato con l’invio di atti e verbali il presidente della II Commissione regionale, il presidente Oliverio e la Giunta regionale.

A quanto pare nessuno ha mai sentito l’esigenza in questi quattro anni di intervenire e fare chiarezza nonostante la Regione sia per legge l’Ente vigilante del Corap.

Ma in questi anni è accaduto di tutto. Paradossale è la vicenda della sede in Marocco con un progetto costato oltre 110mila euro.

A questo si aggiungono poi incarichi e consulenza in 18 mesi da 454.682,68 euro.

Emerge un quadro in cui l’utilizzo delle risorse pubbliche è effettuato ad uso clientelare tendendo a favorire un sistema che sicuramente non è servito alla costituzione del Corap e alla sua missione istituzionale.

Nei prossimi giorni presenteremo una proposta di legge che va nella direzione di salvaguardare i dipendenti, il patrimonio dell’Ente e il rilancio delle funzioni per attirare investimenti nel territorio calabrese.

Una proposta che punterà alla ricapitalizzazione, la predisposizione e adozione di un piano di risanamento e di riequilibrio finanziario attraverso un piano industriale.

Carlo Guccione                                  Consigliere regionale

Pubblicato in Calabria

CATANZARO – Interpellato dal Quotidiano del Sud, Stefano Graziano, commissario regionale del Pd, ha risposto così alla convention di Oliverio di sabato scorso che lo aveva duramente attaccato: «È stata una inutile prova muscolare.

Ci appassiona la politica e non i muscoli.

Siamo in una fase politica nuova e Oliverio non sarà il candidato del Partito Democratico.

 

 

Anzi con queste operazioni si allontana sempre più dal Partito democratico».

Dunque, nessun passo in avanti verso la ricomposizione della lite.

Anzi due passi indietro considerato il tono usato nei confronti dei dem oliveriani che gli hanno consegnato cinquemila firme (ma poi, chi le ha certificate?).

La tenzone procede per inerzia, non si rompe e non si cuce.

La vecchia malattia dei democratici, la pietrificazione degli animi sperando che il tempo lenisca le ferite.

Per decifrare la questione calabrese, per capire dove si andrà a parare, conviene leggere e tradurre le notizie che giungono da fuori regione.

Più precisamente dai territori interessati alle elezioni regionali.

Ce n’è traccia persino nel documento votato per acclamazione dai partecipanti alla convention di Oliverio laddove si legge: «Non va consentito che la Calabria possa diventare merce di scambio nelle contrattazioni politiche in corso a livello nazionale.

È prioritario evitare il rischio di offrire una lettura sbagliata della realtà sociale e politica di una regione dove è in atto uno scontro tra conservazione e rinnovamento, tra assistenzialismo e sviluppo, tra trasparenza e illegalità».

Lo scambio riguarderebbe l’Emilia-Romagna con la Calabria.

E non è finita qui.

Dalla stampa campana si viene a sapere che neanche la ricandidatura di Vincenzo De Luca sarebbe certa, a fronte, peraltro, di sondaggi a lui favorevoli.

Nei giorni scorsi era stato fatto un parallelo tra Oliverio e De Luca, concludendo che quest’ultimo è un personaggio nazionale a differenza del primo.

Infatti, tanto per dire, è stato invitato al Forum Ambrosetti, alla Festa nazionale dell’Unità, viene intervistato da network europei.

Insomma, una bella differenza.

E tuttavia – secondo quanto riferisce il sito orticalab – Nicola Oddati brigherebbe per non farlo ricandidare preferendo «il magistrato Raffaele Cantone, che ha da poco lasciato l’Anticorruzione; e il Rettore della Federico II, Gaetano Manfredi.

Guarda caso, entrambi vicini al Pd e graditi ai 5Stelle».

Una purga? Chi invece mostra una certa confusione è l’onorevole Maria Elena Boschi, nuovo capo gruppo del partito di Renzi alla Camera, che – sul sito Lettera 43 – sostiene che «”Italia Viva” non corre né in Umbria né in Emilia-Romagna […] ma è possibilista sugli appuntamenti in Toscana, Calabria, Campania e Puglia».

Sulla linea della Boschi, ovvero quella di articolare le varie situazioni in base alle dinamiche politiche che emergono, è il senatore Ernesto Magorno, la punta più avanzata del renzismo calabrese.

Bruno Gemelli Il quotidiano

Pubblicato in Calabria

Inoltriamo la relazione del consigliere regionale Carlo Guccione sulla vicenda CORAP.

Della questione se ne discuterà domani, prima del Consiglio regionale, nel corso della II Commissione - Bilancio, programmazione economica e attività produttive, affari dell'Unione Europea e relazioni con l'estero convocata alle ore 13.00, in seduta congiunta con la I Commissione - Affari istituzionali, affari generali e normativa elettorale.

 

Ordine del giorno:

1) Audizioni su: Proposta di Legge n.460/10^ di iniziativa dei Consiglieri M. MIRABELLO, O. GRECO, G. GIUDICEANDREA recante: " Modifiche alla legge regionale 16 maggio 2013, n. 24 " Relatore: F. SERGIO

Sono invitati:

- i consiglieri proponenti O.Greco e G. Giudiceandrea;

- il VicePresidente della Giunta regionale Prof. Francesco Russo;

- l'Assessore al Bilancio e alle Politiche del personale dott.ssa Mariateresa Fragomeni;

- l'Assessore al Lavoro e welfare dott.ssa Savina Angela Antonietta Robbe;

- il Dirigente Generale del Dipartimento Sviluppo Economico, Attività Produttive;

- il Commissario del CORAP Dott. Ferdinando Caldiero;

- il Revisore dei conti del CORAP Dott. Sergio Tempo;

- le Organizzazioni Sindacali CISL, CGIL UIL e UGL.

Buon lavoro

RELAZIONE CONSIGLIERE CARLO GUCCIONE

Quella del CORAP si presenta come una vicenda dai contorni poco chiari, per certi versi torbidi, sulla quale è urgente fare chiarezza. È certo, in tutti i modi, che l’esito di tale vicenda non può essere deciso né frettolosamente né sulla base di poche e sommarie informazioni perché si tratta di determinarsi sul destino di oltre cento famiglie e sulla politica industriale della nostra regione. Questo non può lasciarci indifferenti.

Ciò che ci compete è fare una operazione verità, perché è solo da questa che può scaturire una decisione ben ponderata, giusta, libera dai legittimi sospetti che hanno attraversato l’aula del Consiglio regionale. Sospetti che vertevano tutti in una medesima direzione: ovvero, che la norma presentata in aula, fuori sacco, altro non celasse che la volontà e l’interesse di mettere una pietra sopra alle malefatte della gestione targata Oliverio. Commissari che sono riusciti nel difficile intento di fare peggio di quanto non avesse già saputo fare quello nominato da Scopelliti nel lontano agosto del 2013.

Diciamo innanzitutto che noi siamo chiamati ad occuparci di fatti politici e non intendiamo addentrarci in discussioni di chiaro stampo giuridico. Ovvero, se i Consorzi Industriali possano o non possano essere assoggettati a procedure concorsuali è un fatto che ci interessa marginalmente, essendo noi chiamati a svolgere ben altro compito.

Infatti, non siamo contrari per principio all’approvazione della norma proposta dall’attuale commissario -il dottor Caldiero- circa la procedura coattiva (LCA) verso cui avviare il CORAP. Non siamo contrari a condizione che si parta, come ho detto, da un’operazione verità, che si salvaguardino i livelli occupazionali attuali, che si immagini un futuro operoso per il CORAP, evitando di accrescere il castello di menzogne costruito per nascondere favoritismi, clientele e, diciamolo con chiarezza, strane ed oscure commistioni. Percorrendo questa strada, non siamo convinti che si pervenga alla stessa determinazione cui sembrano essere pervenuti il dottor Caldiero e la Giunta; anche per le responsabilità che ricadrebbero sul Consiglio regionale al quale per anni è stata impedita qualsiasi discussione sull’argomento, nonostante le interrogazioni e gli ordini del giorno presentati. Tant’è che abbiamo predisposto un nostro provvedimento legislativo a salvaguardia delle funzioni e della missione del Corap e di tutti i dipendenti.

Basterebbe prendere in mano il DPGR n.115 del 2016 a firma Oliverio. A quel decreto di nomina del terzo commissario del CORAP e di definitiva costituzione dell’Ente sono allegati i dati contabili delle cinque ex ASI. Dati contabili, dunque, che non potevano essere ignorati dal firmatario di quello stesso Decreto e dai quali è facile evincere che le “malfamate ASI”, in epoca antecedente all’accorpamento, pur tra mille difficoltà molte delle quali, come abbiamo appena accennato, create proprio dalla Regione, producevano servizi e, conseguentemente, ricavi; addirittura chiudendo gli esercizi contabili in utile.

In parole povere, l’attuale Governatore -prima- firma il decreto di definitiva costituzione del CORAP ove sono riportate le situazioni contabili delle cinque Asi calabresi alla data del 31/12/2015 che illustrano, come detto, risultati di bilancio positivi e -subito dopo- dimenticando ciò che egli stesso aveva appena sottoscritto, comincia il suo battage pubblicitario sull’azione sanificante portata avanti dall’ente regionale.

Sui motivi che hanno indotto il Governatore a maturare convincimenti in aperto contrasto con gli atti che egli stesso ha assunto, sarà la storia a spiegarcelo: certo è che anche quella del CORAP è una vicenda desolata, paradossale, fatta di piccoli e grandi intrighi, di sotterfugi, di furbizie e, come ho detto, di intrecci poco chiari.  

La Regione Calabria è Ente vigilante del Corap ai sensi della L.r. 24/2013, a valle dell’accorpamento, non ha provveduto per inerzia e inadempienza:

  1. A limitare l’azione dei “commissari nominati” che, per legge, avrebbero dovuto permanere al governo dell’Ente per soli nove mesi con il compito di adempiere a pochi e definiti compiti. Ed, invece, i “commissari di fiducia” del Governatore sono stati lasciati al governo del CORAP per anni ed anni, senza che questi avessero specifiche competenze e facendo in modo che accentrassero nelle loro mani sia i poteri di indirizzo che quelli di gestione: caso più unico che raro nell’intero panorama nazionale per il cui ordinamento quegli stessi poteri vanno tenuti separati.
  2. Alla nomina degli organi del CORAP previsti dalla legge (Direttore generale e Comitato di Programmazione) così da lasciare che i commissari disponessero indisturbati dei beni e delle risorse finanziarie del CORAP come fossero i propri. L’unico organo che la Regione ha nominato, costretta da una norma nazionale assai stringente, è stato il Revisore Unico dei Conti che, come ripeteremo più avanti, non ha avuto vita facile come accade di sovente e tutti coloro che non si piegano ai “desiderata” dei potenti di turno.
  3. A sollecitare i “commissari nominati” affinché venissero predisposti gli atti fondamentali dell’Ente quali lo Statuto ed un Piano Industriale all’altezza delle risorse umane e finanziarie del CORAP, nonostante sull’Ente siano state fatte ricadere le spese relative al mantenimento di numerosi consulenti che, lungi dall’adempiere ai compiti affidati, si sono limitati a fare da “corte ossequiosa” del commissario di turno.
  4. A vigilare sui numerosi atti transattivi sottoscritti dai commissari circa somme vantate da terzi e lasciando che il prevedibile mancato rispetto di quegli stessi atti configurasse come crediti certi ed esigibili notevoli quantità di denaro, senza la verifica della loro effettiva certezza. Quanto queste partite pésino oggi sul CORAP, ce lo illustra proprio la norma che si vorrebbe che il Consiglio regionale approvasse. Si tratta, ovvero, di milioni di euro.
  5. Ad arrestare l’emorragia di terreni di proprietà del CORAP ceduti a condizioni vantaggiose per pochi e scelti acquirenti. Sul punto basterebbe riesumare i tanti articoli apparsi sulla stampa riportanti numeri e date degli atti, luoghi e cifre.
  6. A riportare nelle disponibilità del CORAP numerose infrastrutture di proprietà dell’Ente. Ci si riferisce, ad esempio, al depuratore di Gioia Tauro che -da solo- avrebbe fruttato risorse bastevoli al mantenimento di tutte e cinque le ex ASI. Circa il depuratore di Gioia Tauro rientra nel nostro dovere segnalare la sottoscrizione da parte di uno dei “commissari nominati” di un “concordato in continuità” a favore di una società privata; cosicché, ad oggi, quell’atto ha prodotto un aumento del “fondo rischi” del Bilancio CORAP pari a ben 12 milioni di euro.
  7. A risolvere il vistoso conflitto d’interesse instaurato con la nomina di commissari scelti fra i dirigenti regionali. Di conseguenza, questi ultimi, dirigenti contemporaneamente sia della Regione che del CORAP, hanno sottoscritto atti tutti a favore del loro datore di lavoro. Si pensi, ad esempio, all’aumento del “fondo di progettazione” per ben 9 milioni di euro, tagliato su misura a tutela della Regione e che, di conseguenza, pesa per una cifra corrispondente sul Bilancio del CORAP.
  8. A verificare lo stato effettivo dei crediti vantati dal CORAP nei confronti di terzi, lasciando che, in assenza di atti interruttivi, una gran massa di essi (regolarmente e precisamente censiti in precedenza dalle ASI) cadesse in prescrizione.
  9. A controllare e autorizzare -così come avrebbe voluto il c. 3 dell’articolo 15 della L.r. 24/2013- la congruità delle spese effettuate dai “commissari nominati”. Abbiamo, quindi, dovuto assistere all’effettuazione di spese incoerenti, svincolate da qualsivoglia controllo e/o atto di programmazione. Fra tutte, si richiamano gli investimenti fatti dal CORAP in Marocco dove, a tutt’oggi, l’ente è obbligato al pagamento di canoni di locazione per una sede situata a Marrakech, arredata di tutto punto a spese del CORAP, e la cui utilità rimane un mistero per tutti, compresi i dipendenti delle ex ASI.

Da ultimo, non possiamo fare a meno di evidenziare che il Governatore non ha ritenuto di dare risposta sia alle numerose interrogazioni fatte dai consiglieri regionali, io stesso ne ho presentate ben due, la prima risale al 2017; né a dare riscontro alle numerose relazioni predisposte dal Revisore Unico dei Conti nei confronti del quale l’unica azione registrata è stato il tentativo di defenestrarlo; né accennare ad una minima reazione quando la stampa non ha mancato di pubblicare articoli ben documentati e, pertanto, assai preoccupanti. C’è da precisare che il tentativo di defenestrare il Revisore Unico dei Conti è fallito solo per intervento della Magistratura.

Veniamo, dunque, all’oggi.

Non è chiaro chi -eventualmente- debba decidere circa una eventuale Liquidazione Coatta Amministrativa (LCA) del CORAP per più ordini di motivi:

  1. Il permanere della confusione creata, non si sa bene se intenzionalmente oppure no, fra le norme previgenti e quelle di più recente approvazione.
  2. Ad oggi non esiste lo Statuto del CORAP e il vigente risulta essere quello depositato presso la Camera di Commercio di Catanzaro dal terzultimo commissario. Inoltre, dalla visura camerale, risultano soci del CORAP l’insieme degli enti soci delle ex ASI. Ne deriva che il futuro del CORAP è affidato al chiarimento di tale inammissibile confusione per il cui superamento è urgente attivare le procedure previste dalla legge nonché l’approvazione dello Statuto del CORAP secondo criteri e modalità sganciate dalle volontà regionali, in ossequio al principio di indipendenza ed autonomia degli enti.
  3. Nella confusione che ha regnata sovrana, i soci delle ex ASI sono stati estromessi dal CORAP e privati anche del patrimonio consortile che detenevano per quota.
  4. Per quanto sopra, per la Regione, di fatto socio unico del CORAP, consegue l’obbligo al ripiano delle perdite (sicuramente di quelle prodotte dalla gestione commissariale che sono la gran parte). Non basta che il commissario Caldiero abbia scritto alla Regione chiedendo il detto ripiano come se fosse una mera “eventualità”; rientra nei suoi doveri, infatti, procedere come per legge, azionando tutte le iniziative previste dalle norme di riferimento, anche di tipo giudiziale. Ma ciò, com’è facile immaginare, evidenzierebbe un ulteriore conflitto d’interessi venutosi a creare: può un professionista nominato su base fiduciaria dal Governatore, quest’ultimo rappresentante legale dell’ente regionale, assumere atti che vadano contro quello stesso ente?

Ed inoltre:

  1. Poiché ad oggi finalmente è chiaro che - sin dal varo della L.r. 24/2013 e, a maggior ragione, dalla pubblicazione del decreto di accorpamento a firma Oliverio (il n. 115/2016, già citato) - il disegno è sempre stato e continua ad essere quello della chiusura definitiva delle ASI, ci si deve domandare se l’ingente debito cui si denuncia l’esistenza derivi da dati veritieri.
  2. Svela ancora le reali intenzioni del governo regionale il fatto che la norma predisposta dall’attuale commissario preveda che il commissario liquidatore sia il commissario stesso. Possibilità, questa, espressamente vietata dalla legge: gli amministratori (ed il dottor Caldiero tale è, basti leggere il decreto di nomina) non possono assumere le funzioni ed i compiti dei commissari liquidatori.

Ecco la proposta:

Alla luce dei fatti sinteticamente esposti, si deve ritenere che la Liquidazione Coatta Amministrativa proposta dal commissario Caldiero si configuri precisamente per quello che avevamo immaginato: <<un colpo di spugna sulla gestione delle ex ASI portata avanti negli ultimi sei anni ed, in specie, negli ultimi cinque, sotto la gestione Oliverio>>.

Crediamo che vada assunta una norma per la predisposizione e adozione di un Piano di risanamento e riequilibrio e di un Piano industriale per il Corap.

La Regione Calabria ha il dovere di ripianare il debito prodotto nel corso della gestione commissariale mediante il già previsto e autorizzato stanziamento di tre milioni di euro annui per le annualità 2019-2020-2021, aumentandolo attraverso una apposita norma finanziaria inserita nel prossimo Bilancio di 10 milioni annui per le annualità 2020-2021-2022-2023 teso a ripianare i debiti del Corap.

Pubblicato in Calabria

Ecco la nota di Enzo Giacco:

Il Partito Democratico è un grande Partito.

Lo hanno dimostrato gli oltre mille militanti, iscritti, dirigenti e amministratori che hanno partecipato all’assemblea di Catanzaro.

Chi si è recato al teatro comunale lo ha fatto per amore del Partito, della democrazia e della Calabria.

Lo ha fatto per il desiderio di partecipare, di esserci, di contare.

 

Lo ha fatto per chiedere il rispetto delle regole che il PD si è dato.

Lo ha fatto anche, e forse soprattutto, per dire alla Segreteria nazionale che una fase importante, quella che porta alle elezioni regionali, è ormai iniziata ed il PD in Calabria ha bisogno di unità e non di divisioni.

Proprio per questo non può prescindere dalla base, dagli iscritti, dagli amministratori.

Deve abbandonare i diktat ed avviare un grande confronto democratico investendo nei percorsi condivisi.

“Il Calabrese vuole parlato”, vuole assumersi la responsabilità di scegliere e non subire la vergogna della subalternità.

Il Partito Democratico Calabrese può essere un grande Partito se i militanti vengono rispettati e non strattonati.

E le elezioni regionali si vincono se si sceglie insieme e se si fa del Partito una casa trasparente dove non ci sono porte chiuse per prendere le decisioni e dove i giochi di corrente valgono meno della dedizione di un militante.

L’assemblea di Catanzaro ha voluto anche ribadire che Mario Oliverio è, innanzitutto, una persona perbene.

È un grande uomo di Partito e un amministratore attento e scrupoloso.

Lo dice la sua storia.

E per questo merita rispetto.

Zingaretti, che è persona di grande equilibrio e responsabilità, non può rimanere indifferente rispetto alle richieste di unità, di condivisione e di democrazia uscite dal teatro comunale di Catanzaro.

Non è una corrente a chiederlo, ma il popolo del Pd.

Enzo Giacco Responsabile Organizzazione Federazione provinciale PD Cosenza

Pubblicato in Calabria

Ospite nuovamente della trasmissione Agorà, su Rai3, il presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra, chiude alla possibilità di candidarsi alle prossime regionali in Calabria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nicola Morra, senatore del Movimento 5 Stelle e presidente della Commissione Antimafia, nel corso della trasmissione Agorà con riferimento ad alcune notizie apparse sui quotidiani di oggi che riportavano di un’intesa fra Pd e M5S sul nome di Morra quale candidato a Presidente della Regione Calabria ha ribadito: “Come ho già dichiarato in più occasioni non sia mai”.

Ed alla successiva domanda sul perché di tale risposta continua: “Perché il Movimento è nato per esser alternativo a certi mondi, certi mondi partitocratici che hanno fatto vergognare molto spesso gli stessi elettori che avevano dato fiducia a quei mondi e che hanno abbandonato quei mondi votando convintamente M5S.

Se adesso quei mondi per riverginarsi debbono usare altre persone che non provengono dalla loro tradizione, non si va da nessuna parte”.

Pubblicato in Calabria

«È indispensabile rivedere con rapidità la rete dell’assistenza ospedaliera, al fine di determinare con esattezza il fabbisogno di personale per le assunzioni necessarie nella sanità calabrese».

Lo afferma, in una nota, il deputato M5S Francesco Sapia, della commissione Sanità, che aggiunge: «Spesso si parla di assunzioni in termini astratti, senza criteri e obiettivi.

A riguardo la retorica di attori politici e sociali è stata deleteria.

 

Del commissario Saverio Cotticelli ho potuto invece apprezzare la serietà e l’impegno, peraltro in una lunga fase di tensioni istituzionali e di reggenza temporanea delle aziende del Servizio sanitario regionale, che devono avere vertici stabili, capaci, sganciati dal potere e in grado di assicurare il rispetto della legalità e la piena tutela della salute».

«Confido – prosegue il deputato del Movimento 5 Stelle – che la sub-commissaria Maria Crocco, appena insediatasi, definisca il fabbisogno di personale sulla scorta di un’attenta riorganizzazione della rete dell’assistenza ospedaliera, che rappresenta la base per procedere al reclutamento del personale sanitario in ospedali e strutture territoriali.

Il vecchio quadro delle assunzioni risente di logiche clientelari e non garantisce affatto l’affidabilità dell’emergenza-urgenza».

«Le unità operative e i cittadini della Calabria – sottolinea il parlamentare – hanno subito oltremodo sterili campanilismi, squallide speculazioni politiche, sfacciati favoritismi, timori di più direttori generali reggenti, grossi interessi di privati, pesanti carenze di organico nel dipartimento regionale Tutela della salute e perfino dei mezzi di base nella struttura commissariale.

Ora bisogna cambiare partendo dalla riorganizzazione ragionata dei servizi sanitari e rimuovendo quelle prassi di palazzo, anche ministeriali, che bloccano le nuove assunzioni e infine creano paralisi inaccettabili dei reparti, come per esempio successo a Castrovillari, a Corigliano-Rossano e a San Giovanni in Fiore».

«Mi auguro – conclude Sapia – che gli alleati di governo del Pd concordino sulla necessità di allontanare definitivamente dalla gestione della sanità calabrese il presidente della Regione, Mario Oliverio, e il proprio consulente Franco Pacenza, primi responsabili politici del grave degrado di tante strutture sanitarie pubbliche».

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