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Redazione TirrenoNews

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Cosenza.Basta un matrimonio e resti in Italia.

Martedì, 23 Ottobre 2018 09:52 Pubblicato in Cosenza

I finti matrimoni da soggiorno li trovi in tutta Italia. In Calabria dopo Riace, ora, anche Cosenza.

Con un compenso di 4-6 mila euro per un matrimonio combinato resti in Italia

 

Sei italiani e tre marocchini indagati per aver favorito la permanenza illegale di stranieri nel territorio italiano.

Blitz dell’Arma nel cosentino.

Nella mattinata odierna a Cosenza e provincia i carabinieri del Ros, in collaborazione con quelli del Comando Provinciale di Cosenza, su delega di questa Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione ad un’operazione di Polizia Giudiziaria procedendo a notificare un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale nei confronti di 3 soggetti, ritenuti responsabili in concorso dei reati di favoreggiamento della permanenza illegale di stranieri nel territorio italiano e riguardo ad uno solo di essi del reato di spaccio di sostanze stupefacenti

Contestualmente il Ros dei Carabinieri ed i militari del Comando Provinciale di Cosenza, hanno dato esecuzione a decreti di perquisizione emessi da questa Procura nei confronti dei soggetti citati e di altre 6 persone, tutte ritenute  responsabili dei reati di associazione per delinquere e di favoreggiamento della permanenza illegale di stranieri nel territorio italiano

I provvedimenti scaturiscono da un’attività investigativa originata nell’estate del 2016 a seguito di dichiarazioni testimoniali di un cittadino marocchino riguardo un presunto affiliato allo Stato Islamico, il quale aveva confidato propositi di attentati terroristici da eseguire in Europa e in alcune cittadine del Marocco.

Gli accertamenti svolti sulla base delle notizie fornite dal testimone, consentivano di identificare lo straniero presunto militante dello Stato Islamico nel cittadino marocchino B.S., domiciliato in Cosenza.

Nella seconda metà di agosto 2016, a soli tre giorni dalle attivazioni dei controlli tecnici, il B.S. lasciava l’Italia per recarsi in Marocco dopo aver soggiornato brevemente in altri stati europei.

Tuttavia, si poteva appurare che lo stesso B.S., insieme al fratello B.M. pure domiciliato in Cosenza, si era avvalso dei servizi illeciti forniti da un’organizzazione criminale italo-marocchina radicata in Cosenza, la quale offriva la possibilità di contrarre matrimoni fittizi con donne italiane. Tanto al fine di ottenere i documenti necessari per legittimare la propria presenza in Italia e quindi per spostarsi con facilità nelle nazioni del c.d. “territorio Schengen”. In tale contesto B.S. aveva fittiziamente contratto matrimonio con la cittadina italiana P.E., residente a Cosenza e B.M. contratto matrimonio con A.E., residente a San Fili (CS).

Nell’ambito delle indagini conseguentemente indirizzate in direzione del sodalizio italo-marocchino avente base logistica a Cosenza, venivano individuate complessivamente27 persone partecipi, ciascuno con precipui compiti, a 7 unioni matrimoniali fittizie, consumate tra luglio 2015 e giugno 2018 tra cittadini italiani ed uomini/donne di nazionalità marocchina illegalmente soggiornanti sul territorio italiano.

Veniva altresì accertata la centralità del cosentino L.A. quale capo promotore del gruppo criminale di riferimento, composto da 6 italiani (L.A., F.A., Z.E., M.U., A.E., D.G.) e 3 marocchini (A.H., A.J., S.R.),  ciascuno con propri ruoli diretti ad individuare cittadini extracomunitari bisognosi di ottenere un permesso di soggiorno; fornire loro un supporto logistico; organizzare matrimoni fittizi tra cittadini italiani e cittadini extracomunitari irregolarmente presenti sul territorio nazionale; procurare a questi ultimi un permesso di soggiorno provvisorio e garantire loro tutti i vantaggi derivanti dal conseguimento dello stesso, ottenendone in cambio un illecito profitto pari ad ingenti somme di denaro comprese tra 4.500 e 6.000 euro a matrimonio; assicurare attività di assistenza e supporto sia nella fase antecedente al momento della celebrazione del matrimonio che successivamente, adoperandosi affinché  gli stessi potessero ottenere i documenti di identità (carta di identità, codice fiscale) e di abilitazioni alla guida di autoveicoli nel territorio europeo.

Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota stampa:

“Quello che è successo nei giorni scorsi in Calabria riguardo al sequestro milionario di beni provenienti da attività malavitose è importantissimo”.

Lo affermano con forza tutti i portavoce calabresi del M5s, presenti nei Comuni, nel Parlamento nazionale ed in quello europeo.

“L’azione svolta dalla magistratura e dalla Guardia di Finanza è encomiabile perché in una terra come la Calabria impoverita dalla criminalità organizzata, togliere ai colpevoli la disponibilità dei loro patrimoni è un’azione fondamentale”.

“La parte più rilevante di questo sequestro, oltre 9 milioni di euro- affermano le consigliere comunali M5s di Amantea Francesca Menichino e Francesca Sicoli - riguarda il politico amanteano Franco la Rupa e il suo patrimonio che le autorità hanno ritenuto sproporzionato rispetto ai redditi lecitamente guadagnati: la villa sul mare, 13 appartamenti, 32 terreni, un’azienda agricola, 3 veicoli, rapporti bancari, finanziari, assicurativi, mezzo fabbricato dell’ex Istituto Papa Giovanni XXIII e un bar, l’unico bar vicino al polo scolastico di Amantea, al quale il dirigente scolastico ancora consente la vendita in esclusiva dei prodotti per la ricreazione degli studenti.

Come ha potuto l’ex sindaco di Amantea ed ex consigliere provinciale e regionale accumulare tale tesoro? Adesso dovrà spiegarlo dettagliatamente al giudice, altrimenti tali beni saranno definitivamente confiscati e restituiti al pubblico patrimonio.”

“La commistione tra potere politico e mafioso è un flagello che ha impoverito i calabresi a vantaggio delle organizzazioni criminali e di politici collusi.

Non è possibile che mentre il popolo calabrese è tra i più poveri d’Italia e d’Europa, chi occupa cariche politiche approfitti della propria posizione per arricchire il personale patrimonio mentre le istituzioni pubbliche ed i cittadini s’impoveriscono.

Franco La Rupa, condannato in via definitiva per voto di scambio politico-mafioso, è il prototipo della politica che va debellata in Calabria, per restituire dignità e sviluppo a questa terra - affermano tutti i portavoce calabresi, e aggiungono insieme alle due consigliere amanteane - la sua presenza nel Comune ha segnato l’inizio di un declino amministrativo e morale che si può ritrovare con chiarezza nel dissesto che oggi mortifica i cittadini di Amantea.

Il sindaco Pizzino che da funzionario della prefettura ha dichiarato pubblicamente in campagna elettorale di ispirarsi a Franco La Rupa e che alla sua scuola negli anni si è politicamente formato, governando con lui la città- conclude la delegazione M5s- abbia la decenza di rassegnare le dimissioni.”

20/10/2018 – Arrestata dalla polizia di Padova una cittadina nigeriana, Deborah Paul, 26 anni, titolare di permesso di soggiorno per richiedenti asilo rilasciato dalla questura di Roma perchè trovata con 15 chili di marijuana.

 

 

La squadra Mobile di Padova, in un controllo del territorio, si è insospettiva, notando la giovane recuperare velocemente il proprio bagaglio guardandosi attentamente intorno.

L’indagata, alla vista della polizia, ha poi provato a ricollocare il grosso trolley appena scaricato all’interno del mezzo ed a risalire sul bus, ma è stata bloccata dagli agenti.

Nella valigia c’erano quasi 15 chili di marijuana.

La straniera è stata quindi arrestata per il reato di spaccio di sostanza stupefacente e condotta in carcere. [IlGazzettino.it]

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