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Mattarella “ riscopre” le foibe e gli italiani.

Sabato, 09 Febbraio 2019 13:30 Pubblicato in Italia

"Celebrare la Giornata del Ricordo significa rivivere una grande tragedia italiana, vissuta allo snodo del passaggio tra la Seconda Guerra Mondiale e l’inizio della guerra fredda.

Un capitolo buio della storia nazionale e internazionale, che causò lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente".

Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della celebrazione al Quirinale del Giorno del Ricordo, aggiungendo: "Mentre, infatti,sul territorio italiano la conclusione del conflitto contro i nazifascisti sanciva la fine dell’oppressione e il graduale ritorno alla libertà e alla democrazia, un destino di ulteriore sofferenza - ha ricordato il Capo dello Stato - attendeva gli italiani nelle zone occupate dalle truppe jugoslave".

"La zona al confine orientale dell’Italia, già martoriata dai durissimi combattimenti della Prima Guerra mondiale, assoggettata alla brutalità del fascismo contro le minoranze slave e alla feroce occupazione tedesca, divenne, su iniziativa dei comunisti jugoslavi, un nuovo teatro di violenze, uccisioni, rappresaglie, vendette contro gli italiani, lì da sempre residenti. Non si trattò, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare, di una ritorsione contro i torti del fascismo" ha detto Mattarella.

"Perché - ha spiegato - tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni".

"Per una serie di coincidenti circostanze, interne ed esterne, sugli orrori commessi contro gli italiani istriani, dalmati e fiumani cadde una ingiustificabile cortina di silenzio, aumentando le sofferenze degli esuli, cui veniva così precluso perfino il conforto della memoria" ha proseguito il Presidente della Repubblica.

"Solo dopo la caduta del muro di Berlino, il più vistoso ma purtroppo non l'unico simbolo della divisione europea, una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo, restituendo questa pagina strappata alla storia e all'identità della nazione".

"L'istituzione, nel 2004, del Giorno del Ricordo, votato a larghissima maggioranza in Parlamento, dopo un dibattito approfondito e di alto livello, ha suggellato questa ricomposizione nelle istituzioni e nella coscienza popolare".

E "certa propaganda legata al comunismo internazionale - ha aggiunto il Capo dello Stato - dipingeva gli esuli come traditori, come nemici del popolo che rifiutavano l'avvento del regime comunista, come una massa indistinta di fascisti in fuga. Non era così, erano semplicemente italiani".

"Molti tra i presenti - ha affermato il presidente Mattarella - figli e discendenti di quegli italiani dolenti, perseguitati e fuggiaschi, portano nell'animo le cicatrici della vicenda storica che colpì i loro padri e le loro madri.

Ma quella ferita, oggi, è ferita di tutto il popolo italiano, che guarda a quelle vicende con la sofferenza, il dolore, la solidarietà e il rispetto dovuti alle vittime innocenti di una tragedia nazionale per troppo tempo accantonata"

È incinta di 2 gemelli e non vuole abortire: il fidanzato, un immigrato marocchino, la investe.

Una vicenda violenta, quella registrata a San Martino Siccomario, nel Pavese e che ha per protagonista una coppia di immigrati marocchini, frutto di un cinismo che poteva costare la vita a una giovane mamma e ai due gemelli che porta in grembo.

Una storia mimetizzata nelle maglie di un terreno sociale multietnico sulla carta ma che in realtà denuncia in ogni sua piega il perseguimento di una mancata integrazione eletta a sistema.

Una situazione, quella della 23enne futura mamma, che rivela l’agghiacciante considerazione che di lei, e della maternità, ha il suo compagno.

E allora, 23 anni lei, 30 lui, finiscono una in ospedale (con una prognosi di 30 giorni) e l’altro in cella, per quello che sulle prime avrebbe potuto sembrare un incidente ma che poi, vinte paure e ritrosie, la giovane futura mamma ha denunciato essere un vero e proprio attentato alla sua vita e a quella dei due piccoli che porta in grembo.

Come riporta in queste ore, tra gli altri, il sito de Il Giornale, l’uomo, regolarmente residente in Italia, mercoledì pomeriggio ha investito con l’auto la sua fidanzata, 23 anni, sua connazionale che era tornata nella casa dove i due fino a poco tempo fa convivevano, per riprendersi alcune cose di prima necessità lasciate lì nella fretta di andarsene e porre fine ai continui litigi che avevano irrimediabilmente incrinato il loro rapporto.

L’immigrato è stato arrestato per tentato omicidio e tentata interruzione di gravidanza

Una crisi in virtù della quale il 30enne nordafricano pretendeva che la ragazza abortisse: eventualità che lei si era sempre rifiutata anche di prendere solo in considerazione.

Cosa che ha scatenato in lui una rabbia disumana». Una furia che per fortuna non ha provocato il peggio, ma che ha finito per portare lui in arresto per tentato omicidio e tentata interruzione di gravidanza, e lei, tempestivamente soccorsa e trasportata al Policlinico San Matteo, che uscita dal nosocomio con una prognosi di 30 giorni – che per fortuna ha escluso conseguenze problematiche per la gravidanza – ora dovrà affrontare sola e spaventata la maternità.

Da Ilprimatonazionale:”

Questo episodio è solo l’ultimo di una serie in cui le donne rimangono vittime di una visione oscurantista e violenta dei rapporti umani: era solo il 2 febbraio quando a perdere la vita è stata Marina Sartori, venticinquenne di Bergamo, a causa di un fendente al cuore. Il colpevole? L’ex marito Arjoun Ezzedine, tunisino di trentacinque anni.”

Ivoriano stupra una donna poi la uccide insieme al marito

Venerdì, 08 Febbraio 2019 22:56 Pubblicato in Italia

Per la corte d’assise di Catania, Mamadou Kamara il 30 agosto del 2015 uccise nel corso di una rapina Vincenzo Solano e la moglie Mercedes Ibanez nella loro villetta di Palagonia, in provincia di Catania.

 

La donna fu violentata e gettata dal balcone mentre era ancora in vita.

Ergastolo e 12 mesi di isolamento diurno.

Questa la condanna che la Corte d’assise di Catania ha stabilito nei confronti di Mamadou Kamara, l’ ivoriano accusato di avere ucciso il 30 agosto 2015 nella loro villa di Palagonia per rapina Vincenzo Solano, 68 anni, e sua moglie Mercedes Ibanez, 70,che sarebbe stata anche violentata, prima di essere gettata dal balcone quando ancora in fin di vita.

Accolto la richiesta del procuratore di Caltagirone Giuseppe Verzera secondo cui si trattò di una rapina finita nel sangue, compiuta, secondo l'accusa, dal 20enne all'epoca ospite del Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo.

Alle richieste dell’accusa si erano associati i legali delle parti civili

Le indagini sul duplice omicidio sono state eseguite da personale del commissariato della polizia di Caltagirone e della squadra mobile della Questura di Catania.

“Questa sentenza risponde alle esigenze di giustizia dalla famiglia Solano, ma un soltanto un primo passo. Perché la nostra battaglia continuerà per accertare le responsabilità di chi nel Cara di Mineo ha permesso che l'ivoriano uscisse, nonostante fosse vietato, consentendogli di uccidere due persone”.

Così l’avvocato Francesco Manduca, legale di parte civile, commenta la condanna all’ergastolo di Kamara, che si è sempre proclamato innocente.

L’ivoriano, dopo aver commesso il fatto, era rientrato in bicicletta nel Centro accoglienza richiedenti asilo di Mineo, in cui era ospite, dove era stato bloccato da militari dell’esercito e da un ispettore capo in servizio nel Cara.

“Se non fosse stata per l’attenzione di un caporale dell’esercito – aggiunge il penalista – che quando Kamara è rientrato al Cara di Mineo indossando abiti non suoi e sporchi di sangue non ci sarebbe stato alcun processo.

La famiglia ringrazia gli investigatori, la squadra mobile di Catania e la polizia di Caltagirone, che hanno svolto un grande lavoro.

Ma soprattutto il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, che ha fatto un grande lavoro ed è sempre stato presente in aula e vicino alla famiglia”.

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