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Dal Circolo “Moro-Berlinguer” di Amantea riceviamo e pubblichiamo il “Programma dei lavori del Congresso” del Circolo PD Amantea per l'elezione del Segretario di Federazione, dei membri dell'Assemblea provinciale, del Segretario di Circolo e del Direttivo del Circolo.

 

Il congresso si terrà venerdì 20 ottobre il Congresso

I lavori si svolgeranno nella sede del Circolo "Moro-Berlinguer - in Corso Vittorio Emanuele n. 71 - secondo il seguente calendario:

ORE 15.00 - Elezione della Presidenza del Congresso

ORE 15.15 - Presentazione delle linee politiche e organizzative dei candidati alla carica di Segretario di Federazione

ORE 15.45 - Orario entro cui depositare le liste dei componendi l'Assemblea provinciale, il Direttivo di Circolo e le candidature a Segretario di Circolo

ORE 15.50 – Presentazione delle linee politiche e organizzative dei candidati alla carica di Segretario di Circolo

ORE 16.30 - Apertura del dibattito

DALLE ORE 17.30 ALLE ORE 20.45 - Orario entro cui gli aventi diritto potranno esprimere le proprie preferenze ai fini dell'elezione del Segretario di Federazione, dei membri dell'Assemblea provinciale, del Segretario di Circolo e dei componenti il Direttivo del Circolo

ORE 21.00 - Spoglio delle schede e proclamazione degli eletti

PD AMANTEA

Pubblicato in Cronaca

scheda001Qualche giorno fa, durante una intervista rilasciata a “Zippa 29”, sono stato poco chiaro nell’invitare la popolazione di Amantea a non votare.

 

In realtà domenica bisogna votare ma mettendo nell’urna una scheda bianca.

Chiaramente, considero la scelta di votare una lista il male minore, come il vero cancro metastatizzato delle democrazie moderne.

Alcuni anni or sono, in occasione di una scadenza elettorale, un celebre giornalista italiano invitò i propri lettori a turarsi il naso e a compiere il proprio dovere di cittadini, recandosi a votare per il partito allora al potere.

Il giornalista era ben consapevole che all’olfatto della gente quel partito emanava il fetore di decenni di putridume istituzionale — soprusi, corruzione, malaffare — ma la sola alternativa politica disponibile sul mercato, la sinistra, gli sembrava ancor più nefasta. Non rimaneva quindi che turarsi il naso e votare per i governanti già al potere.

 

Per quanto riguarda Amantea, non tutti si rendono conto della gravità della situazione.

Gli Amanteani sembrano convinti che abbiamo grandi problemi: in particolare la disoccupazione, l’inettitudine dei politici, la stagnazione economica. Molti ci mettono anche il dissesto pubblico, ma al riguardo si dicono che, come si è fatto per il passato, si farà per l’avvenire. Comunque nessuno teme che le cose vadano peggio. Non solo, sono convinti che votando il male minore è l’unica cosa da fare. Restare nell’ambito del male minore non pone troppi problemi; il problema comincia nel momento in cui si esce da questo ambito, nel momento in cui lo si distrugge. Basta osservare che tra due mali il peggiore è sceglierne uno, ed ecco la polizia bussare alla porta. Se si è nemici di qualsiasi partito, di qualsiasi guerra, di qualsiasi ricco, di qualsiasi sfruttamento della natura, non si può che risultare sospetti all’occhio dell’autorità. In effetti, è qui che comincia la sovversione. Rifiutare la politica del male minore, rifiutare questo istinto che induce a conservare la propria esistenza invece di viverla, porta necessariamente a mettere in gioco ogni cosa in quanto il mondo reale e le sue “necessità” perdono di significato. Non che l’Utopia sia immune alla logica del male minore, no di certo. Durante i periodi rivoluzionari è proprio in questo modo che sono stati fermati gli assalti degli insorti: quando infuria la tempesta e le ondate minacciano di spazzare via tutto, c’è sempre qualche rivoluzionario più realista del Re che si affretta a dirottare la rabbia popolare verso rivendicazioni più “ragionevoli”. Dopo tutto, anche chi vuole mettere sottosopra questo mondo ha paura di perdere tutto.

Anche se di quel tutto, non c’è nulla che davvero gli appartenga. Sia chiaro, tutto ciò non impedisce a noi tutti di cogliere la nocività di quanto abbiamo di fronte. Sappiamo di scegliere comunque un male. Ciò che ci manca — e ci manca perché ci è stata sottratta — non è tanto la capacità di giudicare il mondo che ci circonda, la cui infamia si impone con l’immediatezza di un pugno in faccia, quanto quella di andare al di là delle possibilità date.

Dire “meglio” invece che “meno peggio” è un po’ come dire “è il meno peggio e mi dà anche soddisfazione”.

Dire semplicemente “meno peggio” significa omettere la parte sulla soddisfazione, perché la soddisfazione non c’è o non è granché.

Ma dal punto di vista del confronto tra i candidati non cambia nulla: il meglio è sempre, immancabilmente, il meno peggio. Chiarito questo equivoco, il discorso dovrebbe spostarsi sul perché e il percome Tizio sia meglio (o meno peggio) di Caia, o se invece sia vero il contrario, o se invece ancora sia meglio votare scheda bianca come atto cosciente di ribellione al sistema. Invece in tanti rimangono intrappolati nell’equivoco e si mettono a dibattere di un problema inesistente, come se ci fossero due diverse filosofie e logiche del voto e della vita – votare per il meglio o votare per il meno peggio.

Questo dibattito è fuorviante.

L’argomento del “male minore” è un argomento che puntualmente salta fuori quando vi sono da prendere determinate decisioni politiche o legislative.

I favorevoli, la stragrande maggioranza, al “male minore” si pongono sulla linea del “cedere per non perdere”, sulla necessità di “limitare i danni”. Chi sposa questa prospettiva afferma che è doveroso scegliere un “male minore” se questo può servire a evitare un “male maggiore”.

Oppure, trovandosi di fronte a due mali, si afferma l’obbligo di scegliere il minore perché bisogna avere il coraggio di “sporcarsi le mani”, mentre non scegliere affatto è considerata una condotta da irresponsabili. La logica del “meno peggio”, il ricatto morale sulle conseguenze, l’adattarsi a un’offerta scarsa, sono da sempre l’arma vincente delle politiche povere, pigre, mediocri, e delle scelte di persone inadeguate e indigeste. L’aberrante soluzione del minore dei mali.

L'opzione "Non voto" fa schifo in qualunque caso, perché come dicevo prima ognuno può interpretare questa cosa come meglio crede, e comunque chi ha votato decide (e ha più potere per capita). Qualcuno dice che il pragmatismo ci ha portato qui... Io dico che il pragmatismo è la migliore soluzione realisticamente possibile. La migliore in assoluto è l'ideologia, che però non è realistica e applicata in piccolo numero non serve a niente e fa gli interessi del più forte (chi ha più voti in teoria). A meno di essere proprio organizzati per votare in bianco, una specie di partito/movimento della scheda bianca. In questo modo l’elettore si reca comunque a votare, ma sceglie di non dare alcuna indicazione di voto.

Le schede bianche saranno comunque valide pur non contenendo alcuna preferenza e influendo, come ovvio, sul risultato finale. Voglio svegliarmi lunedì 12 giugno con la notizia che gli Amanteani hanno depositato nell'urna il 50% delle schede bianche. L’inizio di una vera e propria rivoluzione.

Gigino A Pellegrini

Pubblicato in Amantea Futura

E’ normale che man mano che ci si avvicina ad un oggetto od un posto lontano e che spesso proprio per la distanza appare sfocato e quasi misterioso, si dissolvano le tenebre, i fumi e l’oggetto od il posto stesso appaiono più nitidi e certi.

 

 

Lo stesso avviene per le elezioni amministrative ad Amantea.

Ed allora sembra ormai certo che le liste concorrenti alla elezione del nuovo sindaco e del nuovo consiglio comunale saranno 4.

 

 

Questo almeno a giudicare dai modelli ritirati e pronti per essere compilati e consegnati.

La prima lista , lo abbiamo detto, è quella del M5s con capolista Francesca Menichino.

La seconda lista è quella di Tommaso Signorelli.

Poi sembrano ormai certe le altre due liste.

La terza che fa capo a Franco La Rupa, Totonno Veltri, Rocco Giusta, Andrea Ianni Palarchio, Luca Ferraro, eccetera, eccetera.

 

Sciolto anche il dilemma del capolista, un dilemma che ha tenuto nel dubbio gli amanteani con le ipotesi di nomi esterni alla compagine che da tempo si sta movendo in direzione della conquista del potere-dovere di gestione del comune.

Sembra infine sciolto il dubbio sulla quarta lista.

Quella che fa capo a Mario Pizzino che in questi ultimi giorni ha avuto un fiorire di incontri dai quali sarebbero emerse tali e tante solidarietà da determinare un elenco non solo completo di candidati ma anche espressivo della politica locale.

Gli unici dubbi sarebbero quelli sui nomi dei candidati.

Dubbi, comunque, pronti a sciogliersi.

 

Nei prossimi giorni, infatti, si comincerà ad autenticare le firme dei presentatori ed avremo contezza non solo del numero delle liste , ma anche dei capi lista e dei candidati.

Poi , a noi cittadini, resterà soltanto il dubbio amletico su chi vincerà!

A loro candidati, forse, resterà il dubbio se saranno capaci di affrontare una situazione difficile come sicuramente è quella che troveranno dopo il dissesto.

Secondo noi sono pochi i candidati che hanno piena consapevolezza di che cosa sia il dissesto, visto che nemmeno il management comunale ha piena certezza dei debiti, al cui elenco, molto, molto incompleto, sembra manchino molti dati e secondo l’amministrazione precedente quelli esposti sarebbero inesatti.

Mah!

Pubblicato in Primo Piano

Le elezioni amministrative ad Amantea. Tra i tanti dubbi, le prime certezze

Il quadro politico ad Amantea è estremamente ingarbugliato.

Tanti, troppi, i candidati a sindaco, per lo più senza speranza, pochi i candidati a consigliere.

 

Ci vorrebbe un miracolo, come quello della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ma dove lo troviamo Gesù?

Ma, al di là dei numeri, il vero problema è quello che, forse, in qualche modo, i candidati a sindaco hanno una, sia pur parziale, visione delle gravi difficoltà nelle quali versa il comune, sia dal punto di vista dei tributi, che del bilancio, ma, soprattutto, della ancora più grave situazione economica generale oltre che etica e culturale della comunità locale

Non così , a quanto sembra, per i candidati a consigliere.

E’ possibile che gran parte di essi disconoscano quasi interamente la gravità della situazione complessiva e/o si illudano di poterla affrontare con il coraggio di cui sono dotati, quasi che esso possa essere solutivo e/o possa bastare.

Colpevoli di questa illusione possono essere state le ventilate candidature dei vecchi amministratori, di cui si fanno i nomi, e la cui presenza induce a pensare :” Loro sanno e si presentano, segno che esiste una soluzione.Loro la sanno. Noi la troveremo”

E se invece, come è probabile, nemmeno loro sapessero?

Se, ed anzi, la loro candidatura fosse determinata solo dalla volontà o bisogno di tutelarsi il meglio possibile dalle responsabilità connesse alla loro partecipazione alle precedenti giunte ed ai precedenti consigli?

Insomma un quadro confuso, molto confuso.

Tra tanti dubbi vediamo, però, qualche certezza.

La prima è quella che il PD vuole fare una lista.

Il partito non vuole e non può lasciare i propri voti in libertà come avvenuto fino ad adesso.

Coerentemente, chiede una lista o comunque impone ai propri iscritti di concorrere alla formazione di una lista.

E’ il senso della sollecitazione del segretario Enzo Giacco.

“ Care compagne e cari compagni, care amiche e cari amici,…….Facciamo la lista di partito. E’ necessario che i membri della segreteria in primis diano la propria personale disponibilità a candidarsi. Poi faremo una riunione di coalizione…..”

Una scelta difficile, certo, ma anche una scelta possibile.

Perché vi chiederete?

Semplice perché la lista del PD può contare sulla protezione di un grande partito ed è probabile che il PD locale possa essere al corrente realmente della gravità della situazione del nostro comune.

Stiamo parlando del partito di Minniti, infatti.

Peraltro, le giunte precedenti erano tutte espressioni di liste civiche e quand’anche qualche amministratore abbia potuto avere la tessera del PD, responsabile di quanto fatto, scoperto o meno, interamente o meno, è l’amministratore in prima persona, non certamente il partito.

Una posizione quella della lista del PD, aperta alle collaborazioni delle associazioni e del mondo cattolico, una lista che se anche non appare in prima istanza vincente, può esserlo alla luce di quanto potrebbe emergere nei prossimi giorni.

Infatti manca ancora un mese esatto alla presentazione delle liste ed in un mese ne possono avvenire di cose ……!

Pubblicato in Primo Piano

pride-and-prejudice-and-zombies-trailer-screengrab-3Nelle credenze popolari di Haiti, alcuni sacerdoti sarebbero in grado di catturare una parte dell'anima di una persona detta piccolo angelo guardiano, producendo uno stato di letargia che rende come morto un essere vivente. 

 

Romanzi e film hanno portato gli zombi in occidente.

E così gli zombi sono entrati nell'immaginario collettivo per indicare la figura di un morto vivente che cammina.

Da tempo la politica si è appropriata di questa figura per indicare quei cittadini che vivono la propria vita senza interessarsi mai dei problemi della comunità, senza preoccuparsi delle cose che succedono nel proprio paese, senza denunciare le cose che non vanno e gli errori dei governi, senza proporre cambiamenti, senza contribuire in alcun modo al futuro della propria comunità.

 

E poi all’improvviso, appena sentono di potersi candidare alle elezioni, soprattutto comunali, si svegliano da questo sonno mortale e si convincono di essere se non indispensabili almeno fortemente utili.

Ed è così che escono dalle loro tombe sociali, dalle grotte nelle quali hanno vissuto il lungo letargo e si presentano alla gente alla quale chiedono i voti se per conquistare il Comune, almeno per avere uno scranno che li ponga più in alto dell’ordinario luogo di riposo.

 

Ed è ora e qui che si avverte prepotente ed invincibile il forte paraculismo degli elettori.

C’è chi ne ha timore fisico e psicologico, quasi temesse di essere infettato dal loro virus, e subitamente li rassicura che voterà per loro, tranquillizzandoli dell’esito positivo della loro campagna elettorale, che il loro sogno si realizzerà e che pertanto non ritorneranno nella tomba per scomparire per ancora altri anni.

Anche amici e parenti che non solo non hanno mai fatto celebrare una messa per le loro anime , ma che non hanno avuto per loro nemmeno un pensiero, garantiscono e suggeriscono di andare in giro nella comunità a cercare “gli altri voti” che servono.

 

E solo perchè stiano da loro lontani.

Nessuno che chieda loro dove sono stati finora e che cosa hanno fatto per gli altri.

E tutti sorridono ed appena lo zombie si allontana si sganasciano dalle risate proferendo le mitiche parole “ ma vida su fissù adduvu c…u addi jiri?”.

E così mentre loro si avviano in fila verso il portone del Comune di Amantea c’è chi si porta la sedia da casa per vedere il nuovo film ed i nuovi attori, ben sapendo che la commedia-tragedia è sempre la stessa.

Solo pochi si chiedono se gli zombies non siano già dentro il comune o ci siano stati e ne stiano uscendo o ne siano appena usciti.

Ci siamo. Registriamo che Amantea alle prossime elezioni avrà una nuova giunta.

 

A concorrere non solo il PD ed il M5s, ma anche altri.

Non parliamo, come alle elezioni scorse, di conati elettivi, cioè di tentativi di formare liste per rivendicare il diritto a salire sul cavallo!

 

NO! Parliamo di gruppi compositi e forti che mostrano solo il desiderio di salvare la città.

Persone, cioè che non vogliono un cavallo per apparire più alti, ma avvertono la preoccupazione forte per la situazione della loro città ed in particolare per il gravissimo stato delle finanze ( ai loro tempi non era così!), per l’organico insufficiente e per molti versi impreparato( nessuno segue più corsi di formazione che sono costi per l’ente ed utilità per nessuno) , per la situazione giudiziaria non facile ( un tempo c’era solo un dipendente, o quasi, che raccoglieva a sé tutti i processi penali e che restò sempre assolto).

Persone quindi che hanno deciso di dare il proprio contributo per aiutare Amantea a salvarsi.

Lo sappiamo tutti.

 

La città, nella sua millenaria storia, ha avuto momenti difficili e questo è uno di quei momenti.

E sappiamo che la città, “grill’o’grall”, letto nella antichissima accezione di “Magro o grasso” si è sempre salvata grazie alle azioni poste in essere dagli uomini ( amante ani o non amanteani) al loro coraggio, alla loro saggezza, alla loro lungimiranza.

Ed il gruppo che si è incontrato ieri sera ( in via B…………..)è certamente, almeno potenzialmente ( eccome!) , capace di salvare la città da questa grave ambascia.

Ovviamente se vince le elezioni.

Uomini coraggiosi che sanno bene che il saluto “ ..Sindaco..!” che giocosamente si rivolge a loro non è un “augurio” , ma, - come diciamo in dialetto ad Amantea- “forse, una jistima”.

 

E questo per la gravissima difficoltà di trovare le soluzioni immediate ed efficaci ai problemi di Amantea; l’economia stagnante, l’attrattività spentasi della città sul suo intorno, i negozi che chiudono, uno dopo l’altro, la sanità allo sbando, il turismo ormai quasi finito, il lavoro che manca, l’edilizia stagnante, l’artigianato senza respiro.

E potremmo continuare a lungo ma non vogliamo che l’angoscia prenda il sopravvento sui nostri coraggiosi eroi.

Anche se non possiamo non ricordare che il più grave problema è che la città da “perla del Tirreno” è diventata “cozza del tirreno”, buona solo per uno spaghetto; che , cioè, la città si è isolata e come in passato cinta da muri isolanti che non stanno impedendo scambi ed incontri.

Agli amici che si sono incontrati (la segnalazione ci è pervenuta da un amico politico che conosce a memoria tutte le targhe) e che sono FLR, RG, MS, MP,AM, eccetera, i nostri sinceri auguri.

Ah, dimenticavamo di segnalare che la lista in via di formazione ci sembra una giusta miscela di nuovo e di usato, di esperienza, consapevolezza, saggezza, maturità, competenza pratica, capacità, abilità, accortezza, perizia, ma anche del loro contrario, cioè di giovani con tanta voglia di fare.

Pubblicato in Primo Piano

Le elezioni sono alle porte e a Cleto c’è fermento, ricerca di candidati,qualche incontro tra Gruppi , numerosi incontri tra persone con argomento fondamentale le elezioni.

 

Scambio di notizie e pettegolezzi a iosa,sugli ultimi spostamenti,sui dissidi tra gruppi e nei gruppi ”Tizioè passato con quel gruppo perché è parente a…Caio sta con …perchè ha ricevuto un favore da… , quello va casa per casa a promettere…, in quel gruppo ci sono spaccature pesanti,…. non c’è accordo sul capolista indicato…,quei due gruppi si sono incontrati ma ognuno è rimasto inamovibile sul proprio capolista e tutto è finito lì, ecc.ecc.”

 

Voci e pettegolezzi a iosa su capilista,assessori e candidati,la passerella di qualche politico che ha preso qualche voto,ma zero confronti sui problemi reali di Cleto.

In ogni caso,al di là di pettegolezzi e voci,il dato reale che,ad oggi,si può fotografare,è che a Cleto ci sono quattro gruppi distinti e contrapposti.

Tre di questi quattro gruppi hanno già indicato il loro capolista (Longo-Filice-Falsetto).

 

Noi di “Cleto Futuro”,alternativi nel 2009 e 2011 a Longo e Filice, abbiamo invitato e sollecitato più volte,anche in forme pubbliche ,un confronto sui problemi reali di Cleto!

E per essere concreti abbiamo indicato, oltre che i problemi reali del paese, anche i nostri orientamenti di base.

 

Noi siamo interessati a un confronto solo con cittadini o con gruppi che accettano poche ma chiarissime regole:

-prima si parla delle esigenze di Cleto dopo di capolista,assessori e consiglieri.

-volere bene sinceramente a questo martoriato paese

-considerare la politica un servizio, non un’occasione per avere tornaconti personali o realizzare

semplicemente aspirazioni personali

-essere assolutamente lontani dalla politica familistica-clientelare che è alla base della corruzione ed è il più grande male dell’Italia e anche di Cleto;

-se si è maggioranza o opposizione ci deve essere il massimo di rispetto per le regole democratiche;

-la partecipazione dei cittadini deve essere agevolata durante tutta la durata del mandato utilizzando

tutti gli strumenti umani e tecnologici;

A questo,sicuro di interpretare gli orientamenti di tutto il gruppo,vorrei aggiungere,oggi,un ulteriore

elemento per il confronto.

A Cleto,piccolo paese in via di declino e di spopolamento,le tasse e i tributi sono tutti al massimo (ci sono famiglie con tre o più figli che pagano fino a 600,00 euro per la spazzatura) e gli Amministratori gravano sul bilancio per circa 25000,00-30000,00 euro/anno.

Io ritengo che sarebbe doveroso inserire nel programma due impegni tra loro legati.

 

Gli amministratori rinunciano, nei primi due anni, alle loro indennità che vanno a essere utilizzate per ridurre tributi e tasse per le famiglie più numerose e bisognose e per altri interventi nel sociale.

Dopo i due anni se l’Amministrazione sarà stata in grado di ridurre tasse e tributi per tutti i cittadini ed avere risorse per interventi nel sociale,gli Amministratori potranno ricevere la metà dell’indennità loro spettante per il resto del mandato.

Sarebbe un gesto di affetto e amore sincero e concreto per questo sfortunato paese!

In un momento in cui politica e politici,a tutti i livelli,hanno una fiducia tendente allo zero,questo gesto sarebbe sicuramente un modo concreto,per praticare la politica come servizio e impegno civile,per avvicinarla ai cittadini, per portare un po' di sollievo a famiglie che sono in grande difficoltà e inoltre potrebbe essere anche una bella sfida e uno stimolo per un impegno amministrativo efficiente ed efficace.

 

Anche un piccolo paese può essere laboratorio per coltivare un virus benefico capace di diffondere un po' di moralità nella politica!

Noi speriamo che anche gli altri gruppi costituiti accettino questa scelta morale!

 

Giuseppe Furano

Pubblicato in Basso Tirreno

Le elezioni al comune di Cosenza sono il più grosso “affaire” politico dei prossimi mesi in Calabria.

 

Ed è per questo che intorno ad esso si stanno definendo tanti accordi sottobanco che non saranno mai svelati nella loro essenza al popolo calabrese.

 

Il primo è la approvazione da parte del consiglio comunale del capoluogo della provincia, in una seduta aperta alla quale hanno partecipato il governatore Oliverio e i vertici della sanità cittadina (il Presidente dell’Ordine dei Medici di Cosenza Eugenio Corcione, il Direttore dell’azienda Ospedaliera di Cosenza Mario Veltri), di un ordine del giorno con il quale “si chiede al Governo nazionale di dichiarare al più presto la cessazione della fase commissariale e la restituzione al Consiglio ed alla Giunta regionale di prerogative, diritti e funzioni che loro competono per il governo del servizio sanitario regionale”.

 

L’altra voce che corre è che il posto di direttore dell’Asp della provincia cosentina è oggetto di accordo finalizzato a definire gli appoggi necessari a garantire la elezione del nuovo candidato a sindaco di Cosenza.

Proprio in ragione di tali necessità appare certo il defenestramento dell’attuale commissario Filippelli.

Ovviamente fatto salvo il possibile pronunciamento della Corte costituzionale di cui è attesa la sentenza sulla legge elettorale e che potrebbe azzerare tutto in Calabria.

Pubblicato in Cosenza

sab«Nessuno stupore e nessuna meraviglia ha suscitato nei componenti della maggioranza la presa di posizione di Alessandro Salvatore nel corso dell’ultimo consiglio comunale. In effetti era un passaggio che covava da tempo, già all’indomani dell’assegnazione delle deleghe si era verificata una frattura con l’esecutivo che non si è mai sanata. Lo sapevamo che sarebbe successo, ce lo aspettavamo anche perché non è mai stato un elemento sul quale fare affidamento, basti ricordare che nei momenti topici, in cui un’amministrazione deve dimostrare la propria compattezza e la propria unione, lui non c’era. Non ha votato né il bilancio di previsione né il consuntivo, non ha mai convocato la commissione consiliare che presiedeva, ha partecipato a pochissime commissioni consiliari, ha espresso rarissimamente la sua posizione sulle varie questioni affrontate nel corso dell’ultimo anno, non ha mai preso nessuna iniziativa che riguardasse le deleghe consiliari che gli erano state attribuite. Quindi se avesse voluto portare avanti le necessità della popolazione avrebbe avuto tutte le possibilità per impegnarsi come fanno non solo gli assessori (che percepiscono l’indennità sulla quale a breve faremo chiarezza con cifre alla mano per dimostrare che la spesa per gli amministratori non è aumentata come il becero populismo vuole far credere ai cittadini ma è diminuita), ma anche i suoi colleghi consiglieri sempre attivi, propositivi e collaborativi con lo scopo di portare avanti il programma elettorale che abbiamo presentato ai cittadini e per il quale abbiamo avuto il consenso».

«Dalle considerazioni fatte dal consigliere Salvatore ci chiediamo se lui questo programma lo abbia mai letto, il dubbio è forte… Se un ragazzo di 28 anni si candida alle amministrative della propria città lo fa perché ha in mente delle idee che vuole attuare per migliorare e adeguare lo standard di vita dei propri concittadini, e se è determinato nel suo percorso non si ferma se non ha la delega o l’incarico che voleva. Ma ciò che ha scritto il consigliere Salvatore dimostra anche e soprattutto la completa lontananza dall’avere consapevolezza di ciò che voglia dire essere consigliere comunale, probabilmente qualcuno gli aveva insegnato che amministrare il paese significava mandare l’operaio a Tizio, la ruspa a Caio e la luce a Sempronio, promettere i 10 giorni di lavoro al compare o la sistemazione definitiva all’amico. Se questo era il modo in cui il consigliere Salvatore voleva stare in mezzo alla gente e portarne la voce in consiglio comunale che lo faccia pure dai banchi dell’opposizione».

«Lamenta l’abbandono di Campora (anche se sembra contraddirsi quando vota contro lo spostamento di 250 mila euro per la costruzione del passaggio a mare su Campora) ma non sa forse che l’assessore Cannata insieme al gruppo di consiglieri rappresentanti della frazione Mannarino, Arone e Morelli sono sempre a disposizione dei cittadini e in continuo contatto e confronto con il consiglio di frazione? Inoltre da giovani amministratori si dovrebbe superare l’antico campanilismo e far passare il messaggio che non esiste differenza tra il capoluogo e la frazione. L’accusa che rivolge all’amministrazione sull’inefficienza del proprio operato nel settore sociale, urbanistico e manutentivo è sintomatico della sua totale assenza dall’attività di programmazione e rendicontazione dell’amministrazione Sabatino. Se fosse venuto ad una delle tanti riunioni avrebbe non solo potuto sapere i risultati raggiunti e cosa si sta programmando, ma avrebbe potuto dare il suo contributo e la sua opinione. Ma Alessandro ha rinunciato dal primo giorno a questa possibilità, nonostante l’impegno di tanti nel tentare di fargli capire la grande opportunità che aveva tra le mani di cambiare questa città se solo avesse deciso di ragionare con la propria testa».

«Hai preso la tua decisione e la rispettiamo, ti auguriamo un proficuo percorso politico e auspichiamo per te di trovare un ambiente più congeniale alle tue peculiarità di quanto lo sia stato l’amministrazione Sabatino».

Nota comune di Amantea.

Pubblicato in Politica

Ancora e sempre al voto. Tra 40 giorni 340 mila calabresi saranno chiamati alle urne.

Si vota il 31 maggio!

Il comune più grande è quello di Lamezia Terme, con oltre 70 mila abitanti

Segue Vibo Valentia con oltre 33 mila abitanti

Poi due grossi comuni del Cosentino ( Castrovillari e San Giovanni in Fiore) ed uno nel reggino ( Gioia Tauro)

Tra i 50 comuni al voto "solo" 38 in naturale scadenza.

Ben 12 sciolti dal Governo ed al momento gestiti da una commissione straordinaria. Un record forse imbattibile.

I partiti sono presenti solo nei comuni maggiori.

Nei piccoli comuni quasi interamente liste civiche.

Fa eccezione in diversi comuni  M5S, quando presente.

Ecco il quadro dei comuni provincia per provincia:

-Provincia di Reggio Calabria. Sono diciotto i Comuni al voto. Il centro più importante , come detto,  è Gioia Tauro che supera i 15 mila abitanti.

Seguono Rosarno, Polistena, Villa San Giovanni, Santo Stefano in Aspromonte, Roccaforte del Greco, Bovalino, Delianuova, Maropati, Cinquefrondi, San Lorenzo, Molochio, Pazzano, Giffone e Scilla.

-Provincia di Catanzaro. Sono undici al voto. Il centro più importante è Lamezia Terme.

Seguono  Soverato, Girifalco, Davoli, Montepaone, Gizzeria, Sant’Andrea Apostolo, Martirano, Amaroni, Sorbo San Basile.

-Provincia di Cosenza. Sono undici i Comuni al voto. I centri maggiori sono Castrovillari e San Giovanni in Fiore, entrambi sopra la soglia dei 15mila.

Seguono  Cetraro, Cerzeto, San Fili, San Lorenzo del Vallo, Tortora, Grisolia, Campana, Spezzano Piccolo, Papasidero.

-Provincia di Crotone. Si vota in un solo comune , Rocca di Neto.

-Provincia di Vibo Valentia. Si vota in 9 comuni tra cui il capoluogo, Vibo Valentia.

Seguono Acquaro, Cessaniti,  Ionadi, Limbadi, Monterosso Calabro, Spilinga, Zaccanopoli e Zambrone.

Pubblicato in Calabria
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