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elezioni-amministrative-2018Il 10 giugno prossimo anche in Calabria gli abitanti di 53 comuni calabresi si recheranno alle urne per eleggere il Sindaco e il Consiglio Comunale. Il più popoloso comune calabrese è Corigliano Calabro. Eventuale ballottaggio domenica 24 giugno. I Comuni più vicini a noi sono Serra d’Aiello e San Lucido. Ma anche in questa tornata elettorale di primavera molti cittadini non andranno a votare perché in alcuni comuni non è stata presentata alcuna lista. Nessuno viole diventare Sindaco, nessuno vuole diventare consigliere comunale. Anche nella nostra Calabria c’è un comune che non andrà per la terza volta consecutiva al voto. E’ il comune di San Luca tristemente noto alla cronaca nera per le faide delle cosche mafiose e per rapimenti e uccisioni degli anni passati. Ma San Luca è anche il paese di Corrado Alvaro. Anche in Sardegna ci sono 6 paesi in cui non si è trovato nessuno disponibile a candidarsi. Se questo succede in Calabria e in Sardegna, un motivo c’è. Nei comuni piccoli i Sindaci sono più esposti e meno tutelati. Poi se in quei paesi la mafia la fa da padrone allora è comprensibile la rinuncia dei cittadini a candidarsi. La vita è sacra. Il Sindaco di Bari nonché Presidente dell’ANCI così ha detto:- A spaventare sono le minacce della criminalità organizzata. Fare il Sindaco è un mestiere difficile che costringe a scontrarsi con ostacoli burocratici. Le risorse sono poche e gli obblighi molti, con una miriade di scelte scomode, impopolari e a volte rischiose come risulta l’alto numero di amministratori minacciati-.

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aeroporto-Crotone-De-Felice-1080x581Con stupore e incredulità leggendo “La Stampa” di Torino di oggi 14 maggio ho appreso che la Regione Calabria riapre finalmente l’aeroporto “Sant’Anna” di Crotone, senza viaggiatori, pagando 570 mila euro di fondi pubblici a favore della Compagnia Rynair, la quale garantirà i collegamenti con le città di Pisa e di Bergamo soltanto per i tre mesi estivi e fino al prossimo mese di ottobre. Il cronista nel titolo ha voluto rimarcare che l’aeroporto Sant’Anna è senza viaggiatori e quindi inutile e superfluo perché già operano in Calabria due aeroporti efficienti, come quello di Lamezia Terme e di Reggio Calabria. Una storia che sembra non avere mai fine. Infatti l’aeroporto venne chiuso nel 2016, ma oggi, col primo giugno sarà riaperto. Il Governatore della Calabria On. Mario Oliverio, presentando le due nuove rotte, quelle di Pisa e di Bergamo, ha così commentato:- Abbiamo sostenuto la ripresa dei voli perché nessuna compagnia vola gratis-. E così la Regione Calabria e i Comuni della Provincia di Crotone si sono impegnati a sostenere la compagnia irlandese per fare funzionare l’aeroporto. La Corte dei Conti Europea nel 2014, due anni prima della chiusura definitiva dello scalo, lo aveva definito “superfluo” perché non aveva mai raggiunto il traguardo fissato a quota di 300 mila passeggeri all’anno. Ora il Sales and Marketing Manager per l’Italia di Rynair John Alborante ha fissato come obiettivo 70 mila clienti con queste due nuove rotte estive: Pisa e Bergamo. Obiettivo forse irraggiungibile, anche perché l’ultima compagnia che aveva investito su Crotone, l’austriaca Flyservus, in due anni aveva ricevuto soltanto 47 prenotazioni. Ma l’apertura dell’aeroporto è di vitale importanza per gli abitanti di Crotone e della provincia, anche perché la città e dintorni vivono praticamente isolati. Per raggiungere Roma i treni impiegano più di otto ore. Per non parlare poi della strada statale 106, conosciuta da tutti col nome di strada della morte, dove gli incidenti mortali sono all’ordine del giorno.

Pubblicato in Crotone

giro d italiaCon riferimento ad alcuni articoli apparsi sui giornali di oggi riguardanti il Giro d’Italia, le notizie false divulgate dai giornalisti RAI al seguito del Giro, le dichiarazioni del Governatore Oliverio e del Sindaco di Cetraro, il quale è indignato perché la RAI ha mortificato la dignità di una città, la notizia falsa del ritrovamento di una nave dei veleni rinvenuta nelle acque antistante Cetraro, mi preme far sapere ai lettori di Tirreno News quanto da me scritto alcuni anni fa. E’ bufera politica, scrivono i giornali, sulla notizia della nave dei veleni di Cetraro. Il servizio di cronaca della RAI sul giro d’Italia relativo a Cetraro è una vergogna……. che doveva essere di festa e invece è diventato delle polemiche della rabbia…

E’ vero, i fusti della nave fatta affondare nelle vicinanze di Cetraro non contenevano e non contengono sardine come ha affermato l’Avv. Claudia Conidi difensore del pentito di ‘ndrangheta Fonti. Ma non contenevano e non contengono neppure veleni come da mesi hanno scritto alcuni giornali calabresi e come Fonti ha sempre affermato. E la nave non è la Cunsky. Il relitto è una nave affondata addirittura durante la prima guerra mondiale. Urlare a gran voce al mondo intero che il nostro mare era inquinato dai veleni e dai rifiuti tossici provenienti dalla nave che il Fonti aveva fatto affondare nel nostro mare ha causato un grave danno alla Calabria, ai suoi abitanti, ma soprattutto agli albergatori e pescatori. La nave dei veleni al largo di Cetraro non è la Cusky? Cosa importa. Cunsky e non Cunsky, bisogna dire che il nostro mare è avvelenato. L’emergenza deve continuare. Invece di tirare un sospiro di sollievo continuiamo a farci del male. Invece di rallegrarci che le ricerche hanno dato esito negativo alcuni irresponsabili continuano ad alimentare ingiustificati allarmismi. Perché continuare a gridare al lupo al lupo e insistere nel recupero del relitto se si tratta di un relitto di circa cento anni fa? Recuperare la nave costerà centinaia di migliaia di euro. Non sarebbe meglio spendere questi euro per l’emergenza ambientale e intervenire in quei luoghi dove le discariche abusive di rifiuti tossici hanno causato gravissimi danni alla Calabria? Non sarebbe meglio spendere questi euro nei Comuni calabresi dove ancora non funzionano i depuratori? Non sarebbe meglio spendere questi soldi per migliorare la balneazione del nostro Mare Tirreno? Il Mare Tirreno è malato, gravemente ammalato. Quest’estate molti turisti hanno abbandonato le nostre spiagge perché il mare faceva veramente schifo. Liquami dappertutto e il colore da azzurro diventava all’improvviso marrone. Questa è la vera emergenza e non le solite trovate. La minaccia alla nostra salute non viene dalle navi dei veleni che nessuno ancora è riuscito a localizzare, ma dalle sostanze inquinanti e cancerogene che ogni anno vengono riversate nel nostro mare. Il Governatore della Calabria On. Loiero alcuni anni fa ha chiesto scusa ai turisti. Ora cosa si inventerà? Davvero le acque del nostro mare sono da bere? E’ disponibile ancora l’On. Oliverio, Presidente della Provincia di Cosenza ( ora Governatore della Calabria), a bere un bel bicchiere di acqua del nostro mare? Chi ripagherà i calabresi del danno fino ad oggi ricevuto? Chi ha inventato questa bufala perché adesso tace? E l’Assessore Greco condurrà ancora una volta I Sindaci del Tirreno Cosentino sotto le finestre della Camera dei Deputati e chiederà scusa ai calabresi per aver innescato inutili allarmismi e causato a tutti i ceti produttivi gravissimi danni? Non lo farà mai perché sia Greco che i Sindaci sono più preoccupati adesso che l’allarme veleni è cessato. Non hanno più argomenti, non possono più andare in televisione, non possono più organizzare cortei e inveire contro il Governo nazionale perché ha abbandonato la Calabria. No veleni, no party. No Cunsky, no bufale. Fine degli allarmismi. La nave affondata presso Cetraro è il Catania, una nave innocua, priva di scorie radioattive, ma con le stive piene di grano, cotone e manganese, silurata il 16 marzo del 1916 da un sommergibile tedesco.

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arrotinoL’Agenzia fotografica francese Afp per celebrare il 1° maggio ha pubblicato un album fotografico contenente 22 professioni che non esistono più. Ne ha dato notizia l’altro giorni “La Stampa” di Torino. Sfogliando l’album si scoprono universi professionali nascosti negli angoli più inaspettati. A Nuova Delhi c’è un solo grammofonista; a Belgrado c’è l’’ultima ombrellaia che ripara ombrelli nel suo negozio; in Italia un solo gnomonista, costruisce e ripara meridiane; ad Atene un solo calzolaio che crea scarpe in pelle su misura; a Bangladesh c’è un solo uomo che pulisce orecchie anche a domicilio; in Egitto c’è l’unico sviluppatore di fotografie; in Columbia un ragioniere di strada che sbriga pratiche amministrative.

Anche io, alcuni anni fa, mi sono occupato in un libro intitolato”Viaggio nella Memoria” dei giochi infantili e popolari, dei mestieri, delle usanze e delle tradizioni. Così ha scritto il caro Prof. Attilio Perri (ahimè non più tra noi) :- Il lavoro di ricognizione di Francesco Gagliardi non solo restituisce alla coscienza storica segni e simboli dell’antica civiltà contadina ed artigiana, quanto stimola la riflessione sulla nostra società il cui principio supremo di vita è il piacere -. Oggi vi voglio parlare, amici miei carissimi, di alcune professioni scomparse che fino agli anni cinquanta c’erano anche in Amantea: l’ammola forbici, l’umbrellaru, u capillaru e u ferraciucciu.

ombrellaioL’ammola forbici si posizionava dove ora c’è l’oreficeria Dea, mentre di ferraciucci c’è ne erano due: uno in Via Nazionale e l’altro in Via Orti dove ora c’è il Cinema Sicoli. Delle altre professioni scomparse ve ne parlerò quattro alla volta ogni settimana.

-Ammola forbici, curtielli e rasuli!- questo era il grido assordante che si udiva nelle piazze il giorno del Santo Patrono. Era il grido dell’arrotino che invitava i paesani a portare le forbici, i coltelli e i rasoi per essere lucidati e molati. L’arrotino arrivava spingendo un trabiccolo simile ad una carriola. Una grande ruota, dalla quale una lunga cinta di cuoio imprimeva velocità ad una mola sempre bagnata da una goccia d’acqua che scendeva da un barattolo di latta, veniva fatta girare con la spinta del piede sinistro, e l’esperto arrotino, con le mani sempre ferme sulla mola, girava e rigirava l’oggetto prezioso fino a quando era ben lucidato e molato. L’arrotino lavorava con le mani e con i piedi e per lunghissime ore la sua schiena stava curva sulla mola.

Nelle brumose giornate novembrine nelle piazze e nelle viuzze del paese si elevava alto il grido de l’umbrellaru che invitava le comari a portare gli ombrelli per essere riparati. Portava a tracolla una cassettina con dentro gli arnesi necessari. Viaggiava a piedi. Si fermava negli angoli delle strade e si sedeva sui gradini delle scale o su di un panchetto. Con pinze, tenaglie, morsetti, fil di ferro, aggiustava e sostituiva le stecche, il collare, la forcella e, se necessario, anche l’impugnatura dell’ombrello. Poi lo apriva e lo richiudeva bruscamente, lo faceva roteare a destra e a sinistra per dimostrare alle massaie il bel lavoro eseguito e glielo consegnava soddisfatto. Si alzava e proseguiva per le vie del paese al grido.- Umbrellaruuuu!-

U capillaru era trafficante di capelli. Raccoglieva i capelli che le nostre donne, le mamme, le sorelle tenevano nascosti nei buchi delle case. Servivano, si diceva, per confezionare le parrucche e i capelli per le bambole. U capillaru era un ambulante, con la cassetta della mercanzia a tracolla piena di cianfrusaglie varie: pastori di creta, pettini, aghi, filo per cucire, elastici. I più fortunati portavano la cassettina sul portapacchi di una bicicletta sgangherata. Era festa per grandi e piccini, quando sentivamo il grido festoso di questo personaggio simpatico e sorridente che allegramente ripeteva :- U Capillaruuu!- Doveva essere un grido e pareva un lamento, sufficiente, tuttavia, perché tutte le donne abbandonassero per un momento i lavori domestici e uscissero di casa con in mano capelli arrotolati. L’ambulante poggiava la bicicletta, afferrava i capelli e con rapidità distribuiva pettini, aghi, elastici, bottoni e pastori. U Capillaru che io ancora ricordo era Giorgio ed abitava alle Rote.

maniscalcoAl mondo dei ricordi appartiene l’arte del maniscalco,mestiere ormai scomparso e per sempre. Ne restano testimonianza in alcuni portoni dove ancora oggi si vedono i ferri da cavallo appesi come portafortuna o contro l’invidia ‘a jettatura. Le botteghe artigianali erano buie ed umide. I ferri per muli e cavalli venivano preparati all’interno dell’officina. Le bestie da ferrare, invece, restavano fuori. Il maniscalco prima puliva con una paletta tagliente lo zoccolo, poi vi applicava il ferro rovente ed infine ribatteva su di esso lunghi chiodi ,“i posti”. L’unghia della bestia sfrigolava fumando e un acre odore pestifero si diffondeva tutto intorno.

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Elezioni regionali Friuli Venezia Giulia.

Alla chiusura dei seggi ha votato soltanto il 49,63% degli aventi diritti al voto.

Metà degli elettori ha disertato le urne.

Ha vinto, come previsto, con una schiacciante maggioranza il candidato leghista del centro destra Massimiliano Fedriga.

Adesso si conteranno, si peseranno le preferenze date ai singoli partiti.

Il Pd, ancora una volta non ha vinto.

Ha subito l’ennesima sconfitta in una Regione italiana che governava con la Serracchiani, vice segretario del partito ai tempi di Renzi, fino ad ieri.

E’ stato, ancora una volta, umiliato da quegli stessi elettori che nel 2013 avevano dato la vittoria a Serracchiani strappandola al centro destra.

In 5 anni il Pd non solo ha perso la Regione, ma ha perso nei capoluoghi Trieste, Pordenone, Gorizia e la roccaforte operaia di Monfalcone.

Matteo Salvini gongola.

Ha atteso i risultati del Friuli a Marina di Lesina (Foggia) insieme alla sua compagna dopo due settimane di tour de force elettorale.

L’esito del voto, come del resto quello della settimana scorsa in Molise, avrà un valore politico molto rilevante.

Il Movimento 5 Stelle è in netto calo, è in evidente difficoltà.

Quindi lo spocchioso, lo spaccone, l’arrogante Di Maio, se vuole davvero governare, deve fare i conti con tutto il centro destra, nessuno escluso.

Rispetto alle elezioni politiche del 4 marzo scorso, questo è un dato di fatto importante, il Movimento ha perso 10 punti.

Tre disastri, tre flop in una sola settimana e sono davvero troppi.

E questa volta Di Maio sarà costretto ad abbassare la cresta.

L’esito del voto in Friuli avrà sicuramente riflessi nel confronto tra Di Maio e Salvini, nella complessa vicenda e ricerca di una soluzione politica per la formazione di una maggioranza di governo. vista la sconfitta del Pd e il “No” di Renzi ad una eventuale alleanza tra Pd e 5 Stelle.

Ieri sera Matteo Renzi dopo un lungo silenzio durato 2 mesi è apparso in televisione nel programma di Fazio e ha frenato il patto tra il Pd e 5 Stelle.

E’ pronto a trattare su un eventuale programma coi grillini ma ha escluso un’alleanza.

Marco Travaglio non ci sta e attacca l’ex Premier per aver detto “No” a Di Maio e di aver fatto fallire la trattativa in corso.

In una settimana due Regioni guidate dal Pd vengono conquistate dal centro destra.

Voglio augurarmi che il botto sia arrivato anche a Roma e che Mattarella non faccia come fece alcuni anni fa Napolitano quando fece finta di non aver udito il botto che arrivava dalla Sicilia.

Un bel segnale per Roma e per quei politici nostrani che a Roma dormono e amoreggiano, fregandosene del voto espresso dagli italiani.

Il crollo dei 5 Stelle dopo appena due mesi dal voto nazionale ha una logica spiegazione.

Paga il fatto di non essere riuscito a formare un governo dopo 56 giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo u.s. dalle quali uscì come primo partito con il 32% dei voti.

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Copertina libro KoreaRicordi di guerra di un giovane calabrese che ha indossato la divisa dell’U.S.Army, S.N.11301482 e che si trovava ad Ascom City, nel 121° Evacuation Hospital, quando il 27 luglio 1953 a Panmunjon venne firmato l’armistizio tra due Coree.

Ero partito da un piccolo paese della provincia di Cosenza sperduto in mezzo al verde, avevo lasciato una casetta dove ancora l’acqua potabile veniva portata in casa da mia sorella Anna con un barile riempito nella pubblica fontana ed ora invece mi sentivo protagonista della storia mondiale in una terra dove si decidevano i destini dell’umanità. Il passo fatto era enorme, avevo mutato in poco tempo il mio tenore di vita ed avevo imparato per forza e per necessità nuovi modi di agire e di pensare, non fosse altro per non essere stritolato dagli ingranaggi e dalla routine militare. Non potevo morire senza rivedere il paesello natio, le piante di “Nmienzu u largu”, i volti amici, il muro della mia casa dove, bambino, avevo scritto “Vinceremo”, le colline dove avevo visto spuntare tante volte il sole. Già, il ricordo del sole di quelle lunghe giornate d’estate; di quella pace celestiale che regnava ovunque; dei suoni, delle voci, degli odori che salivano al cielo; del battito del martello sull’incudine e della figura di mio cugino, ancora bambino, che tirava il mantice nell’officina del padre; del canto delle cicale, monotono e regolare, che ti accompagnava sempre durante la pennichella pomeridiana. Non potevo morire ed infatti anche per questa volta la fortuna fu dalla mia parte. L’avanzata dei soldati Nord coreani venne fermata dal pronto e miracoloso intervento dei marines. La firma dell’armistizio era imminente e le agenzie “Tass” e “Nuona Cina” precisavano che la linea di demarcazione avrebbe seguito esattamente la linea del fronte, quale essa si sarebbe presentata dodici ore dopo la firma dell’armistizio. Il dramma coreano era entrato nella fase culminante: il vecchio Presidente Sud Coreano Sigman Rhee non accettava le condizioni dell’armistizio ed era disposto a condurre la guerra da solo. Eravamo convinti che la strada per tornare a casa passava necessariamente per Panmunjon ed ogni qual volta apprendevamo che si era riunita la Commissione per l’armistizio, l’America si avvicinava sempre di più. Sul fronte, intanto continuano violenti gli attacchi comunisti. La situazione è critica non solo militarmente, ma anche politicamente e diplomaticamente. Si teme da un momento all’altro un colpo di mano militare da parte del Presidente sud coreano. Syngman Rhee crea dunque nuove complicazioni e la fine della guerra in Korea viene rimandata di giorno in giorno ed intanto altre centinaia di soldati continuano a morire. L’opinione pubblica americana è stanca della tensione psicologica creata dalla lunga guerra in Korea, le madri piangono le perdite dei loro giovani figli morti ammazzati in una terra tanto lontana e sconosciuta, Wall Street rimpiange le spese militari di milioni di dollari sostenute in questi tre anni di guerra ottenendo scarsa soddisfazione e mediocre gloria. I cino nordisti con altoparlanti fanno sapere che la firma dell’armistizio è vicina e che per Natale saremo di ritorno in patria. Non ci credo molto, anche perché nel 1950 il Generale Mac Arthur aveva detto la stessa cosa, così pure il Generale Eisenhower prima di essere eletto Presidente degli Stati Uniti d’America nel 1952. Staremo a vedere. 27 luglio 1953, fine delle ostilità, da mezzanotte non si sparerà più, a Panmunjon viene firmato l’armistizio. E’ la prima buona notizia dopo sette mesi di inferno. Nelle baracche, nelle corsie dell’ospedale si sentono ripetere alcune frasi come:- Abbiamo avuto salva la vita -. – Ritorneremo finalmente a casa -. E’ la pace, è la pace, ma non c’è pace dentro il mio cuore. Immagini della guerra mi ritornano nella mente e rivedo davanti ai miei occhi gli amici che mi hanno lasciato. E’ ancora davanti ai miei occhi il triste spettacolo di uomini e donne, giovani e vecchi, frugare tra le rovine e le macerie alla ricerca di qualche oggetto domestico; il volto dei ragazzi che ti guardano con occhi impauriti e che pietosamente stendono la mano con la speranza di ricevere qualcosa; gli sguardi avviliti delle ragazze che si vendono per un pacchetto di chewing gum ed una tavoletta di cioccolato. Ma soprattutto i volti di migliaia e migliaia di soldati, avviliti, tristi, polverosi, infangati, in marcia lungo le strade e in mezzo alle risaie che vanno verso la morte. E’ impossibile dimenticare tutte queste brutture della guerra. L’inferno finalmente è finito, però porterò con me per sempre vivo il ricordo di questa triste avventura coreana. Cin cin, ragazzi, buona fortuna. Chiudo gli occhi e rivedo la mia casetta, la mia gente, i miei compagni. La giornata è splendida, molto bella, caldissima. Penso sarebbe bello un giorno rivedere i luoghi dove sono nato e ritrovare gli amici di un tempo. Chi troverò.

A luglio del 1961 sono ritornato definitivamente nella mia amata terra di Calabria.

Francesco Gagliardi

Via Guido Dorso,23

87100 Cosenza

Tel.0984-391835

Cell. 3287094710

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bandiera-italianaSperiamo che me la cavo, dice il “guagliune” napoletano appena uscito dal colloquio col Presidente della Repubblica Mattarella. Vuole a tutti i costi diventare Presidente del Consiglio. Vuole passare alla storia come il più giovane Premier della Repubblica Italiana.. Alle elezioni politiche del 4 marzo scorso il suo Movimento ha preso il 33% dei voti validi, non sufficienti però per formare da solo un nuovo governo. Ha bisogno di un altro partito, di destra o di sinistra, che faccia da stampella. Ha tentato di coinvolgere Matteo Salvini. Non c’è riuscito perché il leader leghista fino adesso ha tenuto duro, non ha voluto tradire la coalizione di centro destra e Berlusconi in particolare. Ora, però, dopo il fallimento con la Lega, Di Maio vuole coinvolgere il Pd, il partito che dalle urne è uscito sconfitto e umiliato. Quel partito che per cinque anni ha dovuto subire rampogne, umiliazioni, contumelie, insulti volgari, offese da Grillo, Di Maio, Di Battista e altri. Per loro i piddini erano mafiosi, schifosi. Erano delle merde, dovevano morire. La senatrice che diceva queste cose ieri sera è apparsa in televisione e non si è pentita delle parole pronunciate contro gli esponenti del Partito Democratico col quale ora vuole fare un nuovo Governo. Ma davvero le liti e le offese saranno facilmente dimenticate? Per il bene del Paese? No! Per il tornaconto personale di alcuni deputati e senatori che non vogliono perdere la comoda poltrona di Ministro. Franceschini che non vuole lasciare la poltrona di Ministro e aspira a diventare Presidente della Camera se Fico dovesse diventare Primo Ministro. Veltroni e Fassino alla spasmodica ricerca di un incarico di prestigio. Ma Veltroni non è quello che doveva abbandonare l’Italia quando venne sconfitto da Berlusconi e andare lontano lontano? Sì, è proprio lui. Doveva partire per l’Africa. Evidentemente neppure in Africa lo hanno voluto. Fassino, invece, è disoccupato e anela ad un posticino di prestigio, Di Maio permettendo. Di Maio, guagliune molto furbo e scaltro, ha dimenticato il torbido passato e guarda al futuro e cerca di trovare una intesa con quel che resta del Pd e con il reggente Martina, possibilmente con il bene placito di Matteo Renzi, che fino ad ieri è stato zitto. La strada è stretta e lunga, comunque, ci sta tentando, anche perché se si dovesse andare di nuovo al voto con la stessa legge elettorale difficilmente uscirebbe dalle urne un vincitore. Resta, però, ancora una probabile intesa con Matteo Salvini dopo il voto del Friuli Venezia Giulia. Dipende dal risultato elettorale. Per un accordo col Pd Di Maio dirà sicuramente sì a tutte le proposte che faranno i piddini salvo poi tirare loro un bel calcio nel sedere quando non ne avrà più bisogno. Ha in mente una sola cosa e non ci dorme la notte. Vuole Palazzo Chigi. Lo hanno capito pure le mosche che gli ronzano attorno. Non ci sono ostacoli quando c’è un nobile fine da raggiungere. E poi si ricorda di Macchiavelli quando dice che il fine giustifica i mezzi. E’ propenso a coinvolgere gli attuali Ministri Franceschini, Fedele, Lorenzin e perché no? Anche il desaparecido Angelino Alfano. Quest’ultimo ha fatto da stampella a Renzi e Gentiloni, continuerebbe anche con Di Maio. Che c’è di male. Che male c’è. Ma nel Pd che fu di Renzi, Bersani, Veltroni, Fassino, D’Alema, la confusione oggi regna sovrana e c’è pure spazio per un gigante della politica italiana, quel Pierferdinando Casini che nella sua lunga vita di parlamentare ha fatto casini a non finire. Ha cambiato partiti e schieramenti politici una decina di volte. Riporta “Repubblica” la dichiarazione fatta da questo illustre parlamentare:- Il Pd è davanti a scelte drammatiche. Ha bisogno del suo leader-. E chi sarebbe il leader? Ancora una volta Matteo Renzi uscito sconfitto dalle urne nel referendum costituzionale e nelle elezioni politiche del 2018. Ma Casini pensa ai fatti suoi. Se si dovesse andare di nuovo a votare chi garantirebbe per lui una nuova candidatura ed in un collegio blindato? Casini, come del resto tutti i nuovi parlamentari appena eletti due mesi fa, sono terrorizzati ora che lo spauracchio delle elezioni anticipate bussa alle porte. E così Casini, come del resto gli altri parlamentari porta borse, bussano alla porta dei grillini:- Per favore, fateci entrare. Non daremo fastidio. Staremo buoni buoni. Fate la carità ad un povero cieco!- Sì, sono diventati non solo ciechi, ma sordi e muti. Direbbe Dante Alighieri:- Ahi serva Italia, di dolore ostello. Nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello -. Che Iddio ce la mandi buona! Cosa possa unire il programma dei grillini e quello del Pd per me è un mistero. Tre punti soltanto, però, ci sono e sono l’antiberlusconismo, il famoso conflitto di interesse e le poltrone. Solo questi tre punti potrebbero avvicinare Pd e Movimento 5 Stelle. Ahi Italia, asservita agli interessi di uomini faziosi, ignoranti, qualunquisti, senza aver mai lavorato, luogo di sofferenza, priva di un governo autorevole, stabile e duraturo, 200 mila insegnanti che fra non molto perderanno il posto di lavoro, le nostre coste invase da immigrati africani, le nostre scuole frequentate da alunni delinquenti incalliti, dove i professori e le maestre non sanno più reagire, i pronto soccorsi intasati, malati curati per terra, per una visita medica in ospedale bisogna aspettare mesi e mesi, le nostre città invivibili ed inospitali. A Di Maio, a Renzi, a Martina, a Di Battista, a Mattarella e agli altri questo vorrei dire usando una terzina di Dante Alighieri:- Vieni a veder la gente quanto s’ama! / e se nulla di noi pietà ti move, / a vergognar ti vien de la tua fama-.

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elezioni regionali urnaIl 22 aprile si è votato nella più piccola regione italiana e il centro destra ha conquistato la Regione che fino ad ieri era governata da una coalizione di centro sinistra. Anche in questa piccolissima regione è continuata la parabola discendente del Pd il quale è sceso al di sotto del 10%. Ma quello che più mi preme sottolineare è che Il Movimento 5 Stelle che alle ultime elezioni politiche del 4 marzo scorso era risultato il primo partito è stato sonoramente sconfitto e nel giro di appena due mesi ha perso ben sette punti. Questo significa: Addio sogni di gloria per Di Maio, aspirante Primo Ministro, il quale aveva puntato sull’elezione del candidato grillino a Governatore della Regione Molise. Il risultato ottenuto dai grillini significa oltretutto che il voto di protesta degli elettori si è fermato e che essi hanno capito di che pasta sono fatti: incapaci ad amministrare una regione, figuriamoci a governare una nazione come l’Italia. E’ dunque chiaro a tutti ormai, ma forse sarebbe meglio aspettare le votazioni della prossima settimana in Friuli Venezia Giulia e un’altra vittoria del centro destra, che il clima è molto favorevole a Matteo Salvini che a Di Maio. Quest’ultimo si aspettava che il Molise fosse la prima Regione italiana conquistata dai grillini, invece si ritrova con un candidato sconfitto al di sotto del 40%. L’ambizione dei 5 Stelle che ambivano ad eleggere il loro primo Governatore per continuare a chiedere con maggiore insistenza il ruolo di Premier per Di Maio si è sciolta come neve al sole di aprile. Dalle urne è uscito un centro destra vincente, compatto, più frizzante del previsto, e il partito di Berlusconi anche se di poco è risultato il primo partito della coalizione. Questo dato di fatto ha scombussolato i piani segreti di Matteo Salvini e di Di Maio. Il 4 marzo scorso Di Maio ebbe facile gara nel promettere agli elettori italiani il reddito di cittadinanza e gli elettori del Sud hanno abboccato, gli hanno creduto e gli hanno dato il voto. Subito dopo, però, sono rimasti delusi e presi in giro. Si sono recati in massa nei vari comuni alla ricerca dei moduli per incassare subito il reddito promesso, il sussidio gratis, e non trovandoli hanno capito subito la bufala del guagliune napoletano dal sorriso smagliante e in Molise l’hanno punito. Scomparso il reddito di cittadinanza dal contratto che voleva firmare con un suo eventuale alleato, Lega o Pd pari sono, sono scomparsi anche i voti. In questo lasso di tempo che ci separa dal 4 marzo Di Maio ha voluto fare lo spaccone, il puro, il prezioso, l’incontaminato, l’incorruttibile, l’uomo dalle mani pulite che non se l’avrebbe mai sporcate andando a governare l’Italia con gli altri e ora si trova impelagato nella palude dei tatticismi e dei veti incrociati e siamo arrivati alla conclusione che se vuole diventare Premier dovrà ingoiare molti rospi e deve fare i conti col “delinquente” Berlusconi, col “condannato Berlusconi, col male assoluto. Ora che ha fatto la prima donna per due mesi dovrà scendere dal piedistallo, dovrà prendere un vecchio pallottoliere che si usava una volta nella scuola elementare e incominciare a fare i conti e vedrebbe che per governare l’Italia i voti di Forza Italia sono indispensabili. Il successo ottenuto nelle elezioni del 4 marzo gli ha annebbiato il cervello. E proprio questo insperato successo sarà la sua rovina. Un movimento basato soltanto sulla protesta, senza radici nella storia, né ancoraggio ideologico, non potrà avere un domani. Ma ciò non toglie che oggi ha un presente. Infatti il Presidente della Repubblica Mattarella ha dato mandato esplorativo al Presidente della Camera con il compito di verificare se sia possibile una intesa di maggioranza parlamentare col Pd, uscito dalle elezioni politiche sconfitto e umiliato, a formare un nuovo governo. Impresa alquanto difficile. Sperano molto nel successo i vari Franceschini e Co. che non vogliono mollare la comoda poltrona.

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islamDue associazioni culturali islamiche hanno organizzato un convegno in un teatro a Cairo Montenotte in provincia di Savona e nel locale c’erano in bella mostra una statua del guerriero Epaminonda completamente nuda, opera dell’artista Giuseppe Dini e un quadro di donna con la schiena nuda. Il quadro è stato rimosso, la statua, invece, per rispetto degli islamici l’hanno coperta con un grande lenzuolo. Anche in passato siamo venuti a conoscenza di simili frivolezze per non dire “cazzate”. Per queste imbecillità, noi italiani, siamo all’avanguardia. Non ci supera nessuno. Vi ricordate, amici, quando furono nascoste alcune statue per non turbare la sensibilità della delegazione iraniana in visita in Campidoglio? Nelle nostre scuole in occasione del Santo Natale alcune maestre un po’ saccenti hanno abolito le canzoncine di Natale e la costruzione del presepe. In alcuni uffici e in alcune stanze degli ospedali sono stati tolti i crocifissi dalle pareti. Continuando di questo passo e con l’arrivo in Italia di migliaia di immigrati islamici fra non molto non avremo più Natale, saranno tolte tutte le croci dalle nostre chiese e dai nostri monumenti, i sacerdoti non potranno più portare la piccola croce sul bavero del clergyman, i Vescovi la croce sul petto anche se di legno, tutte le statue nude nei nostri musei saranno coperte da lenzuoli bianchi, monumenti ed edifici cristiani completamente oscurati. E non potremmo più ammirare la bellezza dei Bronzi di Riace esposti nel Museo di Reggio Calabria perché anche loro sono completamente nudi. Ed anche le statue nude delle nostre fontane che si trovano nelle nostre città faranno una brutta fine. Quelle femminili saranno coperte da un lenzuolo, quelle maschili saranno private dai genitali. E le nostre Ministre non solo si copriranno il capo col velo ma obbligheranno a tutti i Musei italiani di mettere lo hijad anche alle opere d’arte nel nome dell’integrazione.

La croce di Cristo da fastidio? Le statue nude disturbano? Non guardatele. Sono in casa nostra. Appartengono alla nostra cultura e alla nostra tradizione cristiana. Non vi piacciono? Non le guardate. Ritornate a casa vostra. Il condirettore del giornale “Il Resto del carlino” di Bologna Beppe Boni così ha commentato l’episodio di Cairo Montenotte:- Se va avanti così è meglio che lo Stato Italiano si attrezzi per un acquisto massiccio di lenzuola per coprire monumenti, statue e facciate di edifici -.

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cane01L’altro giorno ci siamo occupati di un gallo canterino che con i suoi chicchirichì dava troppo fastidio ai vicini di casa. E’ dovuta intervenire la Polizia Municipale perché secondo quanto sostenevano il gallo disturbava la quiete pubblica. Ora vi voglio parlare di un cane che è diventato una “Star” sul Web grazie alla petizione lanciata dalla proprietaria e dalle apparizioni in televisione su RAI 1 e Canale 5. Siamo questa volta a Trento e qui c’è un bel cane, un pastore maremmano, che specialmente durante la notte abbaia troppo e disturba i vicini di casa e non li fa dormire. Dopo alcune querele presentate dai vicini i Carabinieri sono stati costretti a sequestrare il cane e portarlo nel canile della Pan Eppa di Rovereto. Però, ora, dopo 20 giorni il cane di nome Miro è tornato a casa dalla sua padrona che lo stava aspettando con ansia. Il Tribunale di Trento ha così deciso: Il cane Miro può tornare definitivamente a casa. Ha disposto il dissequestro, però la padrona di casa dovrà tenerlo chiuso in casa dalle 21 di sera fino alle 7 della mattina seguente. Ha festeggiato il Movimento Animalista:- Abbiamo vinto una battaglia di libertà contro una detenzione illegittima e illogica. Abbaiare è un diritto esistenziale dei cani. Miro tornerà a casa, tra i suoi affetti e nella sua famiglia -. La vicenda del cane allontanato dal suo padrone ha suscitato grande emozione e migliaia e migliaia di animalisti si sono mobilitati sul Web, poi, però, quando viene allontanato un bambino dalla sua casa e dai suoi affetti, da una mamma o da un papà che ha perso il lavoro e non ha una casa e non ha i soldi per comprargli il latte, tutti noi ci voltiamo dall’altra parte. Per un cane si sono mobilitati oltre 250 mila persone, per un bimbo silenzio assoluto. E questa non è una bella cosa. Gli animali meritano rispetto, ci mancherebbe, lo stesso rispetto, lo stesso interesse, lo stesso amore, però meriterebbero i bambini quando vengono sottratti con la forza dai genitori e richiusi in una casa famiglia. Se abbaiare è un diritto esistenziale dei cani, per un bimbo è un suo legittimo diritto vivere in casa con mamma e papà.

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