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Il nostro amico Francesco Gagliardi ci scrive di una pietosa storia umana

Una mamma inglese 4 anni fa ha perso un figlio giovanissimo malato di tumore al cervello e spesso si reca al cimitero per depositare alcuni fiori sulla sua tomba e recitare alcune preghiere.

Passava giorni interi a piangere davanti alla sua tomba.

Direte: Che c’è di strano? Nulla.

E’ consuetudine che molti di noi spesso ci rechiamo al cimitero a salutare parenti ed amici scomparsi, ai quali abbiamo voluto bene.

Però a questa mamma sconsolata ed afflitta per la perdita del figlio giovane è. capitato qualcosa di strano, di eccezionale.

Ogni qual volta si reca al cimitero un pettirosso si avvicina e le fa compagnia, le sta accanto.

Prima si è posato sul piede della signora , poi sulle sue mani, guardandola fisso negli occhi.

La signora lo ha filmato con il suo cellulare.

E’ scoppiata a piangere. “Ecco il segno che aspettavo da Jack”, così si chiamava il figlio morto.

Lo ha postato su facebook che ha avuto fino ad oggi milioni di visitatori.

La signora ha interpretato questo particolarissimo incontro come un piccolo segno d’amore e della presenza del figlio, capace di andare ben oltre la morte.

E’ un segno dal cielo?

Sono tante le storie, le leggende, i simboli legati a questo minuscolo uccellino che oggi si vede in giro sempre meno dalle nostre parti.

Il pettirosso è il simbolo della vita che sopravvive anche nel freddo dell’inverno e forse per questo che da sempre ha emozionato l’uomo.

Ci è stato raccontato che fu questo piccolo uccellino che impietositosi strappò dalla testa del Cristo morente sulla Croce una spina che le causava tanto dolore.

Una goccia di sangue macchiò il suo petto.

Da allora il petto dell’uccellino è diventato rosso vivo. Gesù, morente sulla Croce, per ringraziarlo, decise di lasciargli quel segno rosso.

Una vecchia tradizione popolare poi ci dice che se vediamo un pettirosso dietro una finestra chiusa significa che l’inverno con freddo e neve è imminente.

Per i cristiani è il pettirosso che accompagna le anime nel regno dei morti.

Pubblicato in Mondo

X agosto, la chiesa festeggia San Lorenzo.

Noi mortali ricordiamo questo giorno famoso perché è il giorno delle stelle cadenti.

Ma di stelle cadenti ce ne stanno tutto l’anno, solo che durante l’inverno e le altre stagioni è difficilissimo vederle.

Alziamo quindi, amici di Tirreno News, oggi 10 agosto, in questa notte magica,lo sguardo verso il cielo per assistere allo spettacolo delle stelle cadenti ed esprimiamo ad occhi chiusi dei desideri.

Si avvereranno? Non lo so di sicuro.

Io, quando ero bambino, guardando le stelle che cadevano ho espresso tantissimi desideri.

Alcuni si sono avverati, altri no.

Anche oggi ogni anno milioni di persone si organizzano e si danno appuntamento sulle spiagge, in collina, in montagna, lontani dai luoghi luminosi, per assistere come facevo io quando ero un bambino allo straordinario spettacolo delle stelle cadenti.

Ma non sono stelle che cadono ci dicono gli astronomi ed è bene precisare.

Quelle che si vedono sono uno sciame di detriti originato da una cometa che penetrando nell’atmosfera a grandissima velocità bruciano e nel cielo lasciano quella caratteristica scia.

Questo giorno del 10 agosto lo ha reso famoso un grande poeta italiano, Giovanni Pascoli, il quale per ricordare il padre Ruggero, ucciso quando ancora lui era piccolino, da una persona rimasta ignota, mentre tornava a casa della sua famiglia con il calesse portando in dono alle figlie due bambole e che ora lo aspettano invano, ha intitolato una delle sue poesie più belle proprio 10 agosto.

Il poeta paragona la morte del padre a quella di una rondine, uccisa senza motivo, mentre tornava al suo nido portando nel becco un insetto, la cena dei suoi rondinini.

Il padre portava in dono due bambole alle due figlie che lo stavano aspettando e venne ucciso, la rondine portava nel becco un insetto ai suoi rondinini che pure loro la stavano aspettando perché avevano fame e venne uccisa.

Il poeta prende spunto dalla notte di San Lorenzo quando le stelle cadono più abbondantemente e lo trasforma in un pianto del cielo che vuole ricordare ogni anno la morte del padre.

Per Giovanni Pascoli le stelle che cadono non sono altro che lacrime del cielo sulla malvagità degli uomini. San Lorenzo, io lo so perché tanto / di stelle per l’aria tranquilla/ arde e cade, perché sì gran pianto / nel concavo cielo sfavilla.

Pubblicato in Belmonte Calabro

Il 6 agosto 2018 due gravissimi incidenti stradali hanno causato morti e feriti e la violenta esplosione di un’autocisterna che trasportava liquidi infiammabili sulla A14 all’altezza di Borgo Panicale ha fatto crollare addirittura una porzione di cavalcavia dell’autostrada.

Il bilancio è stato drammatico.

Oltre 100 feriti, alcuni molto gravi per le ustioni riportate.

Coinvolti finanche 11 agenti di Polizia e Carabinieri.

Le fiamme sprigionatesi dopo una violenta esplosione hanno distrutto non solo l’autocisterna e il camion con cui si schiantata, ma anche diverse auto parcheggiate sotto il cavalcavia e danneggiato diverse abitazioni.

La forte esplosione è stata udita da tutta la città e la colonna di fumo e di fiamma che si è alzata è stata davvero impressionante.

Le cause? Dai filmati si vede chiaramente l’autocisterna che tampona un camion. L’autista non frena, va diritto contro il Tir.

Malore del conducente? Colpo di sonno? Stava parlando al cellulare? Un attentato?

Le Forze dell’Ordine indagano.

Intanto il bilancio è davvero drammatico.

Al momento si contano un centinaio di feriti,una decina molti gravi per le gravi ustioni riportate. Molte case e automobili hanno riportato gravi danni.

Una vera devastazione.

L’autostrada è stata chiusa e le ripercussioni sul traffico sono fortissime. Per ripristinare la normale viabilità, assicurano i tecnici, servirà parecchio tempo.

Già la Procura di Bologna ha aperto un’inchiesta per disastro colposo.

L’altro grave incidente si è verificato nel foggiano dove hanno perso la vita 12 extracomunitari stipati in un furgone come bestie che avevano finito di lavorare nei campi e tornavano a casa.

E’ il secondo grave incidente stradale che si è verificato in quella zona dove avevano perso la vita altri quattro braccianti, sempre nord africani.

Il furgone che trasportava i braccianti è andato a sbattere contro un camion che trasportava farinacei ed è stato violentissimo, tanto è vero che i Vigili del Fuoco hanno impiegato diverse ore per estrarre i corpi dalle lamiere contorte.

Ancora da chiarire la dinamica dell’incidente mortale.

Fatto sta che in una settimana due tragici incidenti, identici, hanno causato la morte di braccianti nord africani che dopo aver raccolto pomodori per una intera giornata e che avevano appena finito di lavorare nei campi sotto un sole cocente ritornavano a casa.

Il furgone poteva trasportare al massimo 9 persone.

Ne trasportava 12.

Ora sono scoppiate, come al solito, le polemiche e si da la caccia e la colpa al caporalato e a chi sfrutta questi poveri disgraziati che sono costretti a lavorare 12 ore al giorno per un piatto di lenticchie.

La morte sulle strade foggiane di 16 immigrati, braccianti agricoli, è un boccone molto amaro e indigesto che abbiamo dovuto trangugiare in questi primi assolati giorni di agosto.

Pubblicato in Italia

Caro Direttore. L'articolo che hai pubblicato nell'aprile dello scorso anno è di attualità.

Purtroppo sono stato accusato di aver esagerato e che non è vero che i cinghiali scorazzano per le vie del paese.

 

 

L'esistenza dei cinghiali è stato, hanno detto e scritto, una invenzione del Prof. Francesco Gagliardi.

Invenzione un corno.

I cinghiali ci sono, eccome e stanno facendo gravi danni all'agricoltura.

Forse ora qualcosa si sta muovendo.

Sono troppi e bisogna prendere severi provvedimenti.

Bisogna abbatterli e subito, domani potrebbe essere troppo tardi.

Ti prego di ripubblicare l'articolo. Con sensi di stima. Ciccio Gagliardi

Era il 04 Aprile 2017 quando postavamo la amara nota del nostro amico Francesco Gagliardi.

Ciccio scriveva che“Cinghiali indisturbati scorazzavano nelle vie di San Pietro in Amantea”

“Cinghiali grandi e piccoli da diversi anni indisturbati scorazzano per le vie e nelle piazze del centro abitato di San Pietro in Amantea.

Se il Signor Sindaco e l’Amministrazione Comunale vogliono davvero tutelare la sicurezza e l’incolumità degli abitanti del piccolo borgo dovrebbero autorizzare la caccia ai cinghiali.

So che ora la caccia è vietata, ma è preferibile avere un abitante vivo che un abitante morto.

Perché dovrete sapere, amici lettori di Tirreno News, che i cinghiali sono pericolosissimi specialmente se in compagnia dei piccoli.

In alcuni Paesi si sono verificati luttuosi episodi dove alcuni uomini intervenuti per difendere i loro giardini, i loro frutteti e i loro prodotti agricoli sono stati aggrediti e morti dopo l’aggressione del branco.

Prima che succeda qualcosa di brutto anche nel nostro paese invito il Signor Sindaco ad assumersi tutta la responsabilità.

I cinghiali scorazzano e passeggiano indisturbati, non hanno più paura di nulla, per le vie del centro e la notte circondano le case ed entrano nei giardini, negli orti, nei terreni, rovistando dappertutto facendo danni incalcolabili.

Dove passano loro la terra sembra lavorata con il trattore.

E non esagero.

Basta recarsi a Terramarina, al Vallone soprano e sottano, alle Valle, al Ponte del vallone e ognuno potrà notare lo scempio che questi animali moltiplicati a dismisura combinano.

Oltre ad essere pericolosissimi perché attaccano l’uomo sono molto dannosi all’agricoltura.

Mangiano l’uva e danneggiano le viti, distruggono le piantagioni di granturco e gli alberi da frutta specie quando sono ancora piccoli.

L’altro giorno mentre ero nel mio terreno del Vallone intento a tagliare l’erba sono stato avvicinato da un branco di cinghiali ancora in tenera età.

Ho avuto tanta paura e sono stato costretto a scappare in casa per l’incursione di un grosso cinghiale, credo che fosse la madre del branco.

Ho fatto in tempo a chiudere il cancello in ferro altrimenti sarebbe entrato nel “catoio”.

Non è dunque sufficiente segnalare il caso ai Carabinieri di Amantea, alle Guardie Provinciali e alle Guardie Forestali che ogni giorno pattugliano la zona, bisogna intervenire al più presto prima che sia troppo tardi. Finora nessuno ha fatto nulla, solo chiacchiere.

E con le sole chiacchiere non si risolvono i problemi.

Da tempo abbiamo segnalato la presenza dei cinghiali che scorazzano indisturbati nel nostro paese mettendo in serio pericolo l’incolumità dei cittadini, specialmente ora che si avvicina l’estate e il nostro antico borgo si popola con l’arrivo di tanti bambini che amano giocare all’aperto.

Per la Coldiretti, l’aumento dei danni, delle aggressioni ed anche degli incidenti mortali ad opera dei cinghiali, è il risultato della incontrollata proliferazione dei cinghiali che ha superato in Italia il milione di capi.

E non esagero e non è neppure una battuta di pessimo gusto, ora come ora, nel mio paese ci sono più cinghiali che persone.”

Pubblicato in Campora San Giovanni

Cari anziani di Tirreno News, non aprite le porte di casa a nessuno.

Ancora una volta ci dobbiamo occupare di truffa agli anziani soli i quali vengono avvicinati da una donna e con la tecnica dell’abbraccio vengono derubati.

 

 

Sfilano con mestiere gli orologi d’oro, i portafogli, le catenine e tutto quello che hanno addosso.

Sono sempre le donne le truffatrici che con una scusa banale si avvicinano all’anziano e gli chiedono l’indirizzo stradale o gli propongono con faccia tosta una prestazione sessuale.

Poi lo abbracciano, lo baciano, lo stringono forte e poi con grande abilità e destrezza gli rubano tutto. Il povero malcapitato non ci ha capito nulla.

Quindi le donne, dopo il colpo, si allontanano in fretta e qui entra in azione un complice, il quale con una macchina si allontana velocemente.

L’Arma dei Carabinieri ha organizzato numerosi incontri in diverse province italiane con gli anziani per spiegare la tecnica dell’abbraccio e altre tecniche che i ladri e i truffatori per lo più donne belle e avvenenti usano per mettere a segno le truffe.

Le tecniche più diffuse vanno oltre a quella dell’abbraccio per strada, dal finto tecnico che si presenta in casa per controllare il contatore dell’acqua,, della luce, del gas, al finto Vigile fino allo specchietto retrovisore rotto.

Il finto tecnico del gas si introduce in casa degli anziani soli fingendo che ci sia una fuga di gas e quindi la deve aggiustare. Il finto avvocato che chiede denaro per conto di un parente che ha avuto un incidente o problemi con la giustizia.

Il finto Carabiniere indossando a volte anche la divisa fa uscire di casa la vittima designata fingendo di dover fare dei controlli.

E poi abbiamo lo specchietto della macchina rotto. Il truffatore fa fermare la vittima designata,unna donna anziana al volante, e l’accusa di avergli danneggiato lo specchietto e chiede un risarcimento danni.

Cari anziani di Tirreno News, non aprite le porte di casa a nessuno.

Quando uscite di casa e siete soli lasciate a casa l’orologio e le catenine d’oro.

Prima di fare entrare sconosciuti in Casa controllate sempre la loro identità facendo una semplice telefonata agli enti incaricati che effettuano i controlli.

Non esitate di contattare il 188. E poi siete guardinghi quando camminate per le vie, non date confidenza agli sconosciuti.

Riceviamo e con vivo piacere pubblichiamo la relazione del prof Gagliardi letta in occasione del primo premio di Poesia intestato ad Ines Nervi in Carratelli orgaizzato dalla pro LoCo di San Pietro in Amantea.

 

Nata il 1904 e deceduta il 1987 in San Pietro in Amantea

San Pietro in Amantea elesse un Sindaco donna nel lontano marzo del 1946. La Sig.ra Ines fu una delle prime donne in Italia a ricoprire una carica istituzionale E così, due anni fa, la Presidenza del Consiglio ha deciso di onorare il ricordo delle prime donne italiane elette nelle elezioni amministrative del 1946 con una targa celebrativa. I rappresentanti dei Comuni sono stati invitati alla cerimonia e si sono ritrovati l’11 novembre del 2016 nella Sala Polifunzionale in Via Santa Maria a Roma. L’incontro è stato introdotto dall’allora Sottosegretario di Stato Luca Lotti. Era presente il Sen. Franco Marini, Presidente del comitato storico scientifico. Per ricordare il lungo e faticoso cammino delle donne nella conquista dei loro diritti sono intervenute la storica Patrizia Gabrieli e la direttrice di RAI cultura Silvia Calandrelli. Era stata dimenticata l’insegnante Ines Nervi in Carratelli di San Pietro in Amantea, la quale venne eletta Sindaco anche lei nel lontano 31 marzo 1946 appena dopo la fine della seconda guerra mondiale., quando votarono per la prima volta anche le donne. Ricoprì la carica di Sindaco fino alle elezioni amministrative del 1952. Non si ripresentò. Aveva capeggiato una lista della Democrazia Cristiana. Il 31 marzo rappresenta, dunque, negli annali della vita amministrativa del Comune di San Pietro in Amantea, una data storica, non solo perché a quella competizione elettorale, le prime dopo la caduta del regime fascista, parteciparono al voto per la prima volta nella storia anche le donne, ma anche perché venne eletta Sindaco una donna, sposata col Cav. Prof. Vincenzo Carratelli, madre di due figli in tenera età, maestra di ruolo nelle scuole elementari di San Pietro - Centro. Da quel giorno fatale le donne non furono più considerate solo casalinghe o lavoratrici senza voce, ma come ricorda la targa “ fautrici a pieno titolo della nuova politica italiana”. – Onorare e ricordare – ha detto l’On. Lotti –affinchè nel nostro Paese non si dimentichi cosa è stato. E cioè che quello del 1946 non fu solo il primo voto amministrativo ma che 10 donne furono subito elette. Oggi è normale che ci siano molto donne Sindaco, ma allora non era così. Per questo ricordiamo sperando che questo atto abbracci metaforicamente tutte le donne d’Italia.

Il 3 maggio 2017, però, dietro miei segnalazioni, finalmente a Montecitorio nella Sala delle donne è stato affisso un nuovo ritratto che si aggiunge a quelli delle Madri della Repubblica. Si è trattato dell’undicesima Sindaca Italiana eletta nel 1946, Ines Nervi in Carratelli, prima cittadina di un piccolo Comune della Provincia di Cosenza, San Pietro in Amantea. Il nostro amato Sindaco è stato ricordato nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio alla presenza del Presidente della Camera dei Deputati On. Laura Boldrini. Presente alla cerimonia anche il Sindaco del nostro Comune Gioacchino Lorelli con una delegazione municipale. La Signora Nervi è morta da diversi anni ed è seppellita nella tomba di famiglia nel cimitero di San Pietro in Amantea. Il 30 aprile dello scorso anno così scrissi in un articolo pubblicato su “Tirreno News”:- A tutt’oggi non le è stata intitolata nessuna strada. Io consiglierei, o meglio suggerirei in punta di piedi, al Sindaco e all’intero Consiglio Comunale, l’intitolazione in suo onore della Sala del Consiglio Comunale, per ricordare alle nuove generazioni il suo nome e l’azione politico amministrativa svolta-. Suggerimento accolto. Ora la Sala Consiliare è stata intitolata alla Signora Ines Nervi in Carratelli, uno dei primi Sindaci donna in Italia, maestra elementare. Così disse il Sindaco Lorelli nella seduta consiliare del 21 dicembre 2017 quando il Consiglio per alzata di mano ha deliberato di intitolare la Sala consiliare del Comune di San Pietro in Amantea a Nervi Ines caratelli:- L’Amministrazione non poteva ignorare la storia di questa donna esemplare, Sindaca di San Pietro in Amantea dal 1946 al 1952. Anni difficili davvero. Dove la volontà senza coraggio e polso fermo non sarebbe bastata. IntitolarLe l’aula consiliare, a seguito dei lavori di adeguamento sismico e ristrutturazione del palazzo municipale, costituisce, per l’Amministrazione tutta, un onore e un dovere-.

Domenica 30 aprile ancora così scrissi su “Tirreno News”.- 1946 – 2017, settantuno anni di donne che votano e che vengono elette-. Ines Nervi in Carratelli fu votata nella seconda tornata elettorale amministrativa del 24 marzo 1946. Capeggiava una lista della D.C. in contrapposizione ad una lista civica “Stella”, capeggiata dall’Avv. Ottavio Policicchio. Era la prima volta che votavano anche le donne e che avevano la possibilità di essere elette. Il Decreto N.74, Articolo 7 del 10 marzo 1946, sotto il Governo di Alcide de Gasperi, aveva sancito l’eleggibilità delle donne. Ecco cosa scrive “Il Corriere d’Informazione” del 19 marzo 1946: Per la prima volta una scheda tra le mani. Ai seggi non manca una certa emozione, tra le donne, certo, consapevoli di vivere in prima persona un traguardo storico e di avere per la prima volta la responsabilità di cittadine, sentita in modo trasversale, senza differenza di età, ceto e istruzione, come racconta Egisto Corradi, testimone del voto di un gruppo di donne ai seggi di Lodi. “Stanno in fila, nel mattino grigio e piovigginoso tutto ben in fila e composte al portone della loro sezione elettorale, in mano il certificato, il rosario e il libro delle devozioni. Sono a malapena le sette e loro, che vengono dritte dritte dalla prima messa, sono lì pigiate ad attendere. Finalmente, a voto scodellato, comunicano le loro impressioni.- Ho fatto una croce grande, grande quanto tutto il foglio-.

Al voto del 1946 c’ero anch’io. Non ho votato perché ancora non avevo compiuto 21 anni di età, ero ancora un ragazzo, però quel giorno delle votazioni me lo ricordo ancora benissimo. E ricordo anche i giorni precedenti al voto, le adunate, i comizi elettorali del Cav. Gaetano Nesi, i volantini, i manifesti e poi lo spoglio delle schede, le ansie e le preoccupazioni dei candidati, i balli e le feste in casa del Sindaco eletto e il Cav. Carratelli, coniuge del Sindaco, al pianoforte. L’elezione di un Sindaco donna nel lontano 1946 ha rappresentato per la Calabria la punta più avanzata della rinascita dell’impegno femminile nella politica comunale. Il nuovo Sindaco eletto era una donna energica, religiosa, maestra elementare di ruolo, coniugata e madre di due figli ancora in tenera età: Carolina e Saverio. Nella lunga parentesi del fascismo le sue aspirazioni sociali e politiche sono assorbite tutte dall’impegno dell’insegnamento. Figura a volte nascosta, a volte oscurata, ma sempre presente e decisiva. Il cammino di donna Ines è stato irto di ostacoli e ricchissimo di pregiudizi, ma proprio per questo la sua lotta è stata ancora più ricca di grandi traguardi e importanti vittorie. Chi scrive è stato suo alunno in quinta elementare. Non c’era ancora nel nostro paesello un edificio scolastico, perciò le aule scolastiche di allora erano ubicate in magazzini a piano terra. La nostra aula si trovava nell’allora Via Michele Bianchi ora Via del Popolo nell’abitazione della famiglia De Grazia presso il Ponte del Vallone. La signora Ines sbaragliò gli uomini, suoi avversari politici e vinse le elezioni a grandissima maggioranza. Venne eletta alla carica di Sindaco nella prima seduta consiliare del 31 marzo 1946 con 14 voti, due in più della sua stessa maggioranza consiliare. C’è da precisare che allora il Sindaco veniva eletto dai consiglieri comunali. In quella prima tornata elettorale venne eletta anche un’altra donna, molto battagliera: Fu Lucarelli Vincenzina, la nonna paterna di Periglio, Ciccio e Sergio Grassullo. Il Sindaco Nervi restò in carica fino al 1952. Realizzò alcune opere importanti: la fognatura comunale e la pavimentazione della strada principale del paese da Piazza IV Novembre a Piazzetta Margherita, dando lavoro a decine e decine di operai di San Pietro. Da allora in poi San Pietro in Amantea ha avuto soltanto Sindaci maschi. Anche il mio paese natale ha scaricato le donne come del resto hanno fatto altri comuni calabresi. Queste donne coraggiose, intelligenti, esperte, sono rimaste “corpi estranei” in un mondo politico dominato dai maschi. Amantea ha dovuto aspettare oltre 68 anni per avere per la prima volta un Sindaco donna. Non le fecero neppure terminare la consiliatura. Venne disarcionata dalla carica di Sindaco dalla sua stessa maggioranza.

San Pietro in Amantea, 29 luglio 2018 Francesco Gagliardi

Pubblicato in Basso Tirreno

carabiniereAmici lettori di Tirreno News, oggi vi voglio raccontare una incredibile, assurda e grottesca vicenda davvero accaduta a Roma. Una fanciulla di 26 anni, avvocato, vuole a tutti i costi aiutare il fratello più piccolo e così si finge maschio e si presenta agli esami al posto del fratello. Cosa si fa e cosa si escogita oggigiorno quando davvero si vuole aiutare qualcuno che è in difficoltà. Questa incredibile vicenda ci è stata raccontata dal giornale romano “Il Tempo” e poi ha fatto il giro del Web. Molti, con i tempi che corrono, vorrebbero arruolarsi all’Arma dei Carabinieri per avere un futuro sereno e migliore, ma per farlo bisogna necessariamente superare un esame scritto ed un esame orale. Un ragazzo della provincia di Messina, forse non preparato, al concorso che si è svolto a Roma presso una caserma di Ponte Milvio, si è fatto sostituire dalla sorella più grande e molto preparata. E’ laureata in Giurisprudenza e certamente avrebbe saputo rispondere ai quiz. La giovane avvocatessa, però, durante lo svolgimento della prova scritta è stata scoperta dai militari della caserma di Tor di Quinto dove si svolgevano le prove. Tutto questo è davvero successo a Roma, giovedì pomeriggio, nella caserma intitolata al valoroso Salvo D’Acquisto fucilato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale. La ragazza, il fratello consenziente, aveva fatto tutto per bene, si era vestita da maschietto, aveva mascherato, ma inutilmente, i suoi lunghi e fluenti capelli, aveva cercato di camuffare il timbro di voce: è stata scoperta, dopo aver compilato facilmente i quiz. Se non fosse stata scoperta in tempo avrebbe poi, superato lo scritto, lasciato al fratello il compito dell’esame orale forse più facile e che forse avrebbe potuto superare impegnandosi davvero un poco nello studio. Stanata, ha cercato di difendersi, ma poi ha dovuto ammettere le sue responsabilità. Spetta ora all’autorità giudiziaria valutare la sua posizione e quella del fratellino minore.

Pubblicato in Italia

Bova Marina è un Comune di circa 4.179 abitanti, paesino della zona jonica di Reggio Calabria. Ora è al centro della cronaca.

I dipendenti comunali sono in numero di 25, 22 dei quali sono stati indagati dalle Forze dell’Ordine e dalla Magistratura per assenteismo.

Il 28 maggio scorso per 5 di essi furono presi i provvedimenti cautelari.

Oggi altri 7 impiegati sono stati sospesi dal servizio sempre per i soliti motivi: assenteismo.

Ma è possibile che ancora oggi si ripetano fatti così eclatanti che non solo fanno arrabbiare la popolazione ma anche i tanti giovani in cerca di lavoro?

Non si accorgono che mettono in cattiva luce le amministrazioni in cui prestano servizio?

E così facendo i loro Comuni vanno a finire in prima pagina e i commenti si sprecano.

Hanno dunque in parte ragione quando qualcuno ci accusa che noi calabresi siamo imbroglioni e scansa fatica.

E ogni santo giorno leggendo i giornali regionali e nazionali apprendiamo che molti impiegati abbandonano il proprio posto di lavoro e si recano per ore e ore a casa, al bar, dal meccanico, nei supermercati e alcuni addirittura svolgono altre attività molto remunerative.

E’, purtroppo, una cronica, diffusa e generalizzata abitudine che nessuno ancora è riuscito a sconfiggere e debellare.

E’ un cattivo sistema di malaffare, così scrivono i Carabinieri e la Guardia di Finanza,quando scoprono questi impiegati e funzionari infedeli che invece di svolgere funzioni pubbliche si allontanano per motivi personali dagli uffici evitando di timbrare i cartellini in modo da non far risultare i periodi di assenza dal lavoro.

Ma in un Comune piccolo o di media grandezza tutti si conoscono e tutti sanno quello che gli impiegati fanno o non fanno.

E’ difficile sfuggire alle indagini. E così anche a Bova Marina un numero record di impiegati è finito sotto inchiesta.

E 12 di essi, per ora, sono stati accusati dalla magistratura di truffa aggravata e continuata ai danni dell’Ente pubblico, di false attestazioni o certificazioni.

E’ scattata anche l’interdizione dai pubblici uffici in via cautelare.

Addirittura 2 impiegati del Comune dovranno rispondere pure di peculato in quanto usavano le auto del Comune per scopi privati.

Ma se davvero vogliamo combattere l’assenteismo non basta l’interdizione, dopo un mese, due mesi gli impiegati infedeli li troviamo ancora una volta agli stessi posti.

Ci vuole il licenziamento.

Punto. Devono perdere il posto di lavoro.

Forse così chi rimane negli uffici capirà che senza un valido motivo non si può allontanare dall’Ente in cui presta servizio e assentarsi in modo ingiustificato al solo fine di sbrigare faccende personali.

Si sono così giustificati. Così fan tutti e così abbiamo sempre fatto.

Ma se tutti facessero davvero così sarebbe meglio chiudere gli uffici comunali e mandare definitivamente a casa tutti gli impiegati.

Potrebbero, a fine mese, riscuotere lo stipendio tranquillamente alle Poste Italiane.

Pubblicato in Calabria

La giovane sposina col marito il giorno delle nozzeEra il 4 agosto del 2013 e la giovane Alice Gruppioni insieme al marito si trovava nella celebre spiaggia di Venice Beach di Los Angeles. Si era sposata il 20 luglio ed era negli Stati Uniti d’America in viaggio di nozze. All’improvviso, sulla famosa passeggiata un’auto pirata a grandissima velocità piombava sulla folla che tranquilla e felice camminava sulla passerella pedonale. Nel terribile incidente deliberamente voluto dal conducente rimasero ferite numerose persone tra cui il marito della giovane e sfortunata sposina. Lei, purtroppo, morì sul colpo, colpita in pieno dal vigliacco conducente dell’auto. Alice Gruppioni viveva a Pianoro ed era figlia di Valerio Gruppioni conosciutissimo nel bolognese non solo perché titolare di una azienda multinazionale ma anche perché in passato aveva ricoperto la carica di Vice Presidente del Bologna Calcio. Tutta la comunità bolognese e internazionale rimase shoccata dai fatti. Alla guida della macchina c’era un giovane biondo, col cappellino da basket, camicia nera e pantaloni bianchi. Dopo aver travolto volutamente le persone sulla passeggiata si era dato alla fuga, però, grazie alle varie telecamere della zona, la macchina era stata subito rintracciata e il conducente arrestato. Si trattava di un uomo di 35 anni, tra l’altro uno spacciatore. Perché vi ho voluto raccontare questa triste vicenda accaduta 5 anni fa e in un località certamente famosa ma molto lontana da noi? Perché ci è giunta notizia dalla lontana America che finalmente dopo 5 anni e dopo un lungo processo la Municipalità di Los Angeles ha risarcito la famiglia Gruppioni con 12 milioni, non vi so dire se in dollari o in euro, ma forse in dollari. Ora dopo quel terribile incidente, ma di attentato si è trattato, la città di Los Angeles ha preso misure di sicurezza a protezione della famosa passeggiata.

Pubblicato in Mondo

Amici di Tirreno News, tutti noi sappiamo che si può morire da un momento all’altro per un infarto, in seguito ad un incidente stradale, ferroviario, aereo, sul cantiere di lavoro, per un attentato, ma morire in uno studio medico in attesa di essere visitato dal medico di famiglia è davvero strano.

 

Il dramma è davvero accaduto alla periferia di Roma, in Via Palmiro Togliatti 1640.

Un paziente di 68 anni è morto dopo essere stato colpito da un colpo di pistola sparato da una guardia giurata che anche lui si stava sottoponendo a visita medica in un’altra stanza.

La guardia giurata di anni 40, Gaetano Randazzo, si trovava nello studio medico per una visita medica per il rinnovo del porto d’armi.

Sembra che abbia preso l’arma per mostrarla al dottore che lo stava visitando ed è partito all’improvviso un colpo.

Il proiettile ha attraversato la parete che era in cartongesso e ha centrato la vittima che era nella sala d’attesa in un’altra stanza che aspettava il suo turno.

Tragica fatalità. Che sfortuna!

I carabinieri subito accorsi hanno sequestrato l’arma del delitto e accusato la guardia giurata di omicidio colposo.

Shock nello studio medico.

Gli altri pazienti che in quel momento si trovavano nella sala d’attesa con la vittima sono rimasti sconvolti.

Hanno sentito prima lo sparo, poi hanno visto la vittima accasciarsi per terra senza proferire parola. Ora gli inquirenti stanno ricostruendo con esattezza quello che è realmente accaduto ascoltando la guardia giurata, il medico che lo stava visitando e i diversi pazienti che si trovavano in quel momento nella sala d’attesa.

Che sfortuna! Che tragica fatalità!

Davvero il destino è sempre in agguato.

E’ incredibile morire così.

Ma era proprio necessario portare la pistola quando si va dal medico?

E’ necessario portare la pistola quando si è fuori servizio?

Era necessario mostrarla poi al medico curante?

Con il colpo in canna e senza sicura.?

Ma se non viene premuto il grilletto il colpo non parte.

E allora? O la guardia giurata non era un esperto e quindi non sapeva maneggiare l’arma, oppure è successo qualcosa che ora noi non sappiamo e che è certamente al vaglio degli esperti inquirenti.

di Francesco Gagliardi

Pubblicato in Italia
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