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foto001I ragazzi di oggi. specialmente quelli che vivono in città, durante i mesi invernali non soffrono il freddo, e quando la sera vanno a letto non trovano le lenzuola freddissime. Le case di oggi sono ben riscaldate. Tutte hanno riscaldamenti centralizzati o autonomi a metano. Non sanno, quindi, cosa significa il freddo. Anche perché le scuole sono pure riscaldate. E se qualche giorno gli impianti di riscaldamento non dovessero funzionare i giovanissimi di oggi si rifiutano di entrare in classe. Ai miei tempi le scuole non erano riscaldate. E quando davvero faceva molto freddo, con il fiato tentavamo di scaldare la punta delle dita ed eravamo costretti a stare con il cappotto e la sciarpa al collo. Ogni tanto la maestra si faceva portare da casa un braciere acceso per poter riscaldare un po’ l’ambiente. Non era proprio un braciere, era una padella col manico lungo, “a frissura”,adatta a trasportare i carboni ardenti. Sicuramente della “frissura” e della “vrascera” i ragazzi di oggi non sanno niente, forse ne hanno sentito parlare un po’ vagamente dai nonni, sempre se hanno avuto la fortuna di averli. I ragazzi di oggi credono di possedere tutto, credono di avere avuto tutto dalla vita: comodità, benessere, soldi, biciclette, motorini, auto, televisione, computer, tablet, telefonini, internet, pub,discoteche,sala giochi, etc. A loro, però, è mancato qualcosa: l’intimità della casa. E’ mancato a loro qualcosa di veramente importante: la gioia, la serenità, l’amore della famiglia riunita intorno al braciere specialmente durante le lunghissime giornate invernali quando fuori infuriava la tempesta e tutti erano costretti a stare nelle proprie case.

Il nonno con la paletta in mano, ogni tanto muoveva il carbone acceso e poi lo ricopriva con la cenere per mantenere a lungo e sempre viva la brace. Questo era un compito importante che la famiglia gli aveva affidato e lui ne andava fiero. Come riassettava lui il fuoco non c’erano eguali. La nonna e la mamma, invece, filavano o sferruzzavano, mentre io e mia sorella Anna coi libri poggiati sulle ginocchia facevamo finta di leggere. Non avevamo nessuna voglia di studiare. Ascoltavamo i ragionamenti degli adulti che si facevano allora: la guerra, Mussolini,, i soldati che morivano di freddo e di fame in Russia, la scarsità del raccolto, i bombardamenti, il tesseramento, la scarsità del cibo, il freddo pungente che non voleva andare via.

Se domandate ad un ragazzo di oggi cosa sia un braciere o non vi saprà rispondere oppure vi dirà che è un sottovaso finemente lavorato dove la mamma ha posto nel salotto o nel soggiorno una bella pianta ornamentale. Ecco a cosa serve oggi il bel braciere di una volta, è stato declassato ad un semplice portavasi. Invece, una volta, era ritenuto un oggetto indispensabile ed essenziale per la casa, sia essa ricca che povera. Le ragazze, poi, quando si sposavano ne portavano, fra le altre cose, uno in dote. Il braciere era un recipiente circolare, per lo più di metallo, con due manici, che doveva contenere le braci accese per riscaldare le stanze. Era noto fin dai tempi più antichi. Nelle case dei ricchi e dei nobili c’era il braciere di ottone finemente martellato e con manici pesanti ben lavorati e con il fondo di rame. Era più resistente al calore delle braci, durava più a lungo e si manteneva sempre lucido. Nelle case dei poveri, invece, c’era il braciere di latta che spesso il calore del fuoco bucava il fondo e faceva cadere la cenere per terra. Di ottone o di latta, il braciere non poteva restare così in mezzo alle stanze. Aveva bisogno di un mobile di legno, una specie di ruota del diametro di circa un metro e venti centimetri, col buco in mezzo, costruito in modo che doveva tenere sollevato il braciere da terra. Il bordo della ruota serviva poi come poggia piede per tutti i componenti della famiglia. Gli accessori essenziali del braciere erano: la paletta di ottone o di ferro, che serviva per muovere le braci e poi ricoprirle con un sottile strato di cenere; la pinza, che serviva per prendere le braci ardenti dal caminetto; il ventaglio e la “magara”. Quest’ultima a forma di imbuto bucherellato fatta di latta serviva per il tiraggio. Senza la “magara” a volte era difficile accendere i carboni. Perché si chiamava “magara”? Quante volte me lo son chiesto e mai ho saputo darmi una risposta plausibile. Deriva forse da “magaria”, “magara” o da magia. Chissà! Certamente era l’oggetto indispensabile per accendere il braciere e in pochi minuti compiva la magia di trasformare la legna e i carboni in brace ardente.

Ma il braciere di una volta a differenza dei termosifoni di oggi spesso ubicati sotto i davanzali delle finestre o in un angolo della casa, compiva un’altra “magaria”: aveva il compito di riunire tutta la famiglia specialmente di sera. Non solo ci dava calore che riscaldava tutte le membra, ma ci dava calore umano. Stare tutti uniti, stare tutti vicini, ci faceva sentire una sola famiglia, un corpo ed un’anima sola Il calore che emanava dal braciere ci accumunava e ci disponeva a comunicare fra di noi, a raccontare barzellette, “rumanze”, le vicende della vita, tutti i nostri pensieri, tutto il nostro vissuto, gli affanni, gli amori, i tormenti, le soddisfazioni, le gioie e le pene, diversamente da oggi, i cui componenti della famiglia non si incontrano neppure a pranzo e a cena e il calore e il tepore del termosifone non ci dispongono a stare vicini e insieme, a sentire l’uno il calore, l’umore, l’odore dell’altro. Le case oggi sono meglio riscaldate, in esse si vive meglio, diversamente da ieri. Oggi, però, il tepore del termosifone è fine a se stesso. Riscalda sì l’ambiente, non riscalda , però, i nostri cuori, non dispone a niente.#

# Dai libri del maestro Gagliardi: La valigia dei sogni e Viaggio nella memoria.

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Sala Consiliare del Comune di Amantea 17 Agosto 2017 Ore 18:00

Il libro sull’emigrazione negli Stati Uniti d’America nel periodo del grande esodo sarà presentato il 17 agosto alle ore 18:00 nella Sala Consiliare del Comune di Amantea.

E’ stato scritto dal dott. Francesco Gallo, nativo di Lago, ma che vive e lavora lontano dalla sua amata terra di Calabria: Padova, città del Santo, Sant’Antonio da Padova.

 

E’ un medico chirurgo, specialista in psichiatria, membro dell’Accademia Cosentina e della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, Professore dell’Università del Maryland negli U.S.A. e infine Presidente dell’Associazione “Laghitani nel mondo”.

Il libro si intitola Emigrazione negli U.S.A. da Amantea dal 1886 al 1925 e da San Pietro in Amantea dal 1897 al 1924.

Il dott. Gallo di emigrazione se ne intende perché oltre ad essere uno studioso della materia è stato anche lui un emigrante.

Con i genitori aveva lasciato il suo paesello natio e si era stabilito in America.

Poi fece ritorno in Patria, studiò, si laureò, si fermò a Padova, si sposò. Ha due figli e ogni anno, anche se per pochi giorni, ritorna in Calabria, per salutare amici e parenti e per respirare a pieni polmoni la salubre aria di casa nostra.

Il dott. Gallo è uno studioso, un appassionato di storia patria, ha pubblicato diversi libri, ha dedicato tempo per terminare, come lui afferma nella presentazione del libro, questa difficile e lunga ricerca sulla emigrazione negli U.S.A.

Ha scritto e pubblicato questo libro perché ha voluto onorare il coraggio e il sacrificio che fecero centinaia e centinaia di Amanteani e Sampietresi che emigrarono in America del Nord durante il periodo del “Grande esodo”. Grazie dott. Gallo.

Abbiamo vivamente apprezzato il vostro grande gesto verso i nostri cari emigranti in terre lontane che hanno dovuto abbandonare la loro terra, i loro affetti, le amicizie, le tradizioni, i costumi, la lingua.

Ha accumunato due Comuni viciniori e confinanti, Amantea e San Pietro in Amantea, perché molto simili sia dal punto di vista storico sia dal punto di vista culturale. San Pietro è stato per lungo tempo Casale di Amantea e poi durante il periodo fascista addirittura Frazione di Amantea.

E poi da sempre i nostri contadini si recano al mercato ortofrutticolo di Amantea a vendere i loro prodotti agricoli, mentre i pescivendoli di Amantea si recavano a San Pietro a vendere i pesci: vedi Candia, Francisca e Candia ed altri con i muli ed i carretti.

D’estate, noi sampietersi ci rechiamo ad Amantea a fare i bagni, mentre in passato molti amanteani venivano a San Pietro ad estivare perché l’aria è buona, il cibo ottimo, il vino eccellente.

Molte donne del nostro paese, ogni santo giorno, portavano nelle cantine di Amantea nei barili l’ottimo vino che si produceva qui da noi e molto apprezzato dagli intenditori.

Ma anche in America gli Amanteani e i Sampieteresi si incontravano, si frequentavano, si aiutavano a vicenda. Addirittura spesse volte emigravano insieme.

Ma c’è di più. Tanti, ma tanti sampietersi hanno aperto attività commerciali nel comune di Amantea e si sono stabiliti in questo luogo meraviglioso che avrebbe dovuto essere ma non lo è stato la perla del Basso Tirreno cosentino.

Molte nostre signorine si sono sposate con amanteani.

Voglio ricordare una vecchia diceria:- Alla Mantia maritaticce, ma statte accuortu nun ti cè zunrare-. Ma vi dirò di più.

Alcuni Sindaci della Città di Amantea erano originari di San Pietro. Uno, addirittura, ha frequentato le scuole elementari a San Pietro ed è stato alunno della nostra cara compianta maestra Dolores Lupi.

Tralascio la prima e la seconda parte del libro dedicate ad Amantea.

Mi fermo solo un po’ alla terza parte dedicata al nostro caro amato paesello, dove il Dott. Gallo fa una breve descrizione geografica e storico-culturale e dell’emigrazione dei suoi cittadini negli U.S.A. dal 1897 al 1924. Anni difficili.

C’è stata la prima guerra mondiale, l’uccisione del Re a Monza, le guerre coloniali. A pag. 263 c’è lo stemma del Comune, la foto della grande piazza e non poteva mancare la foto della bellissima fontana antica inaugurata nell’anno 1900 conosciuta affettuosamente da tutti i paesani come la fontana du zu Tittu.

Nelle pagine successive, in sintesi, il dott. Gallo ci parla di alcune tappe importanti della storia del nostro paese ed elenca i nomi dei Sindaci. E sorpresa delle sorprese, ho appreso per la prima volta che zio Palmerino Sesti, il migliore fabbro del paese, il nonno di mia cugina Veruzza Sesti, ha ricoperto la carica di Sindaco nel 1911 dopo il suo ritorno dalla lontana America. Anche zio Palmerino fu un emigrante.

Poi fa l’elenco di alcuni notabili e proprietari terrieri.

Alcune famiglie sono completamente scomparse. Da tempo non esistono più come la famiglia Aloisio, Ianne, Maio.

Una pagina è dedicata ai nostri caduti in guerra e alle chiese. E poi c’è un lungo elenco di nomi, 315 per l’esattezza,. Sono i nostri cari emigranti che hanno lasciato il nostro paese per recarsi in America per fare fortuna. Molti l’hanno fatta. E i loro figli e i loro nipoti oggi ricoprono cariche importanti nella pubblica amministrazione, nel Congresso degli Stati Uniti, nelle Università.

Oltre al nome di mio padre che trovasi al N. 93, c’è pure quello di mio nonno materno, Antonio Raso ( anche questo cognome è scomparso) al N. 253 che emigrò negli U.S.A. nel 1900 e si stabilì nella città di Braddock in Pennsylvania.

Delle famiglie sampietresi che in quegli anni del grande esodo emigrarono in America e che sono brillantemente descritte in questo libro io ne ricordo solo alcune perché ho avuto la fortuna di incontrarle quando ero in America. Non posso ricordarmele tutte perché quando emigrarono ancora io non ero neppure nato.

Gli spostamenti degli emigranti amanteani e sampietresi sono stati per la maggior parte permanenti, volontari e spontanei. Solo pochissimi emigranti, dopo aver lavorato all’estero, sono ritornati nel paesello natio.

Le migrazioni hanno contribuito alla formazione di moltissime nazioni moderne. L’America deve il suo popolamento ai flussi migratori. E grazie al lavoro degli emigranti e alle ingenti risorse naturali ebbe un notevole sviluppo economico basato sull’allevamento del bestiame, sull’agricoltura, sulle industrie del ferro e dell’acciaio, sulla costruzione di strade, ponti, ferrovie, sulla estrazione di minerali i cui sottosuoli sono ricchissimi.

Il flusso migratorio degli amanteani e sampietresi verso l’America fu dovuto principalmente al fattore fame e miseria, al sogno di miglioramento economico e sociale, alla disoccupazione, al sovrappopolamento.

Chi è emigrato è stato mosso dalla speranza di trovare migliori condizioni di vita, un lavoro stabile e duraturo, molto remunerativo, un ambiente sociale diverso che avrebbe potuto favorire anche un maggiore benessere a tutta la famiglia e ai propri discendenti.

La maggior parte degli emigranti erano scapoli. In un secondo tempo, dopo aver fatto fortuna e trovato un lavoro stabile, si facevano raggiungere dai familiari. E in compagnia di amici e compaesani fondavano nuovi agglomerati fuori dalle città, lontani dalle fabbriche e dalle miniere, dando nomi di città italiane e solo così davano loro un senso di libertà. A volte gli emigranti si isolavano, scrivevano lettere struggenti ai parenti lontani e si mettevano a piangere. Si lamentavano della lontananza, del cibo, del clima, degli usi e dei costumi, della lingua che non riuscivano ad imparare, perché la maggior parte non sapevano leggere e scrivere.

E qui mi preme ricordare, parlando di nostalgia per la terra lontana, la bellissima canzone di Bovio “Lacreme napulitane”, che anche se intrisa di grande teatralità ci fa rivivere la grandissima tragedia e sofferenza dei nostri cari emigranti in terre lontane. Si avvicinava il Santo Natale e struggente era il ricordo della sera della vigilia. L’emigrante avrebbe voluto essere in mezzo a tutti i familiari, avrebbe voluto ascoltare il suono della zampogna. Io non ci sono ma quando apparecchierete la tavola mettete anche il mio piatto.”Comme si ‘mmiez’a vuje stesse pur’io”.

Quante lacrime mi costa questa America, come è amaro il pane che col sudore ci guadagniamo ogni giorno. Io che ho perso la patria, la casa e l’onore, sono carne da macello. Sono un emigrante! Sognavano ad occhi aperti la cara e dolce terra di Calabria, così bella nelle splendide notti d’estate di luna piena e profumata dalle ginestre in fiore.

Col passare degli anni avevano creato una piccola fortuna, si attaccarono di più al paese che li aveva ospitati, alcuni cambiarono mestiere, si mettevano in proprio e non erano più tentati di ritornare in patria. Si erano completamente adattati agli usi e costumi americani, avevano comprato “il car o il truck”, erano diventati commercianti, proprietari di bar, di pizzerie, di negozi, di sartorie, di calzolerie, di panetterie, e così la nostalgia del luogo natio si andava a poco a poco affievolendosi. Cercavano il successo affrontando rischi e sacrifici e lo hanno ottenuto dopo anni di duro lavoro.

Un emigrato calabrese in America, Michele Pane, così scrive a suo padre, invitandolo a lasciare pure lui la Calabria e partire per l’America lontana. Ha fatto fortuna e nel commercio fa grossi affari, è diventato pubblico notaio, si è americanizzato ed ha finanche cambiato nome. Non si chiama più Michele, ma Mike.

La lettera è un misto di calabrese e americano. Ha inizio con “ Caro Tata”. Ancora oggi, nei piccoli paesi si suole chiamare il padre con l’appellativo di Tata. Mia sorella Anna chiamava il nonno Antonio Tata. Ricordate certamente il bellissimo racconto del libro “Cuore” di Edmondo De Amicis: L’infermiera di Tata.

La più grande ondata migratoria negli Stati Uniti d’America che era iniziata alla fine dell’ottocento e ai primi del secolo scorso si è esaurita.

E così l’Italia ha cessato di essere un paese di emigranti per diventare un paese di immigrazione. Migliaia e migliaia di nord africani, con vecchie carrette di mare stipati come sardine e con gommoni, sbarcano in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania.

In pochi anni hanno invaso il nostro territorio. E così come per i nostri contadini e braccianti agricoli sampietersi ed amanteani gli Stati Uniti erano “La Merica” cento anni fa, oggi per i nord africani e gli asiatici “La Merica” è l’Italia.

Pubblicato in Basso Tirreno

cornuto e mazOltre al danno la beffa

Carissimi amici lettori di Tirreno News oggi vi voglio raccontare una triste storia o meglio una tresca amorosa risalente al 2008 che non si è verificata nei nostri paesi bensì a Roma, i cui protagonisti sono un sacerdote di una parrocchia romana e un marito e moglie per giunta con due figli. E’ una storia vera e chi vuole saperne di più può benissimo consultare il giornale “Il centro”. Non faccio i nomi dei protagonisti per rispettare la loro privacy, ma vi dico però che la vicenda si è verificata in una parrocchia romana e precisamente nella chiesa di San Giustino. Il marito della donna un giorno si accorge che la moglie lo tradisce con un sacerdote dopo aver assunto e pagato lautamente un investigatore privato il quale gli ha fornito le prove del tradimento. E dire che la signora era tutto casa e chiesa. Ogni giorno immancabilmente ogni giorno si recava in chiesa e quando tornava a casa era tutta raggiante e appagata. Appagata da chi e da che cosa? Naturalmente dal sacerdote che frequentava assiduamente e che veniva evidentemente soddisfatta sessualmente, soddisfazioni che certamente non riceveva in casa dal marito.

Il marito si è rivolto alla magistratura denunciando la tresca amorosa e dopo lunghi 5 anni di attesa e di lunghe indagini finalmente la magistratura ha emesso la sentenza: il marito è stato risarcito con 15.000 euro non solo perché ha dovuto sopportare le corna ma anche perché era caduto in un grave stato depressivo. Chi dovrà pagare il 15000 euro? Tutti si aspettavano che il verdetto deciso dal Tribunale di Roma avrebbe condannato il sacerdote, invece ha condannato la moglie fedifraga. E finanche il Tribunale ecclesiastico della diocesi di appartenenza del sacerdote non ha preso nessuno provvedimento contro di lui. Gli sono stati perdonati tutti i peccati commessi e gli hanno ordinato, come del resto fanno i confessori coi peccatori, di non commetterli mai più.

Il marito tradito e i suoi avvocati non hanno gradito la sentenza e il comportamento della curia, tanto da chiedere al Vescovo formali spiegazioni, spiegazioni che purtroppo non sono ancora arrivate.

La storia come abbiamo visto risale al 2008, lo scandalo però è scoppiato nei giorni scorsi quando il sacerdote è stato trasferito nella Diocesi dell’Aquila. L’intrigo è ora di dominio pubblico perché il giornale locale “Il Centro” ha pubblicato la notizia. Fin qui la storia, però c’è un ulteriore dettaglio: il sacerdote ha chiesto al marito cornuto tramite i suoi avvocati e ottenuto un risarcimento danni di 3.200 euro più il pagamento delle spese processuali. Allora è vero il famoso e antico detto calabrese o napoletano: Curnutu e mazziatu!

Pubblicato in Calabria

fuocoSe mia madre fosse ancora viva non so cosa direbbe a quel signore che infastidito dai rumori provenienti dalla abitazione del vicino di casa, lo ha prima cosparso di liquido infiammabile e poi gli ha dato fuoco. Per anni e anni e in tutte le ore del giorno e della sera tutti quelli che hanno vissuto in Via del Popolo in San Pietro in Amantea da Nmienzu u Puritu al Ponte del Vallone hanno dovuto subire musica ad alto volume. In un locale al numero civico n.82 si esibiva il complesso musicale I Duchi di Lancaster Era sì assordante il suono del complesso musicale specialmente quando lasciavano aperte porte e finestre e in alcune ore del giorno era davvero fastidioso, troppo rumoroso, ma a nessun vicino di casa venne la pazza idea di cospargere di benzina Giacomino, il batterista, e Vincenzo. E poi dare loro fuoco. E successo, purtroppo, laltro giorno in una frazione di Albazzano (Pavia) quando un uomo di 41 anni ha dato fuoco al suo vicino di casa, un ragazzo di 27 anni, perché veniva infastidito dai troppi rumori provenienti dalla sua abitazione. Ora il ragazzo, gravemente ustionato, è ricoverato allospedale Niguarda di Milano ed è in pericolo di vita, mentre laggressore è finito in carcere con laccusa di tentato omicidio. Laggressore, hanno riferito i giornali locali, in passato si sarebbe più volte lamentato col vicino di casa per i rumori molesti e laltra notte, non riuscendo a prendere sonno, si è alzato, ha preso una bottiglia di liquido infiammabile, ha suonato alla porta del ragazzo, lo ha cosparso col liquido e poi gli ha dato fuoco. Se dovessimo fare anche noi così ogni qual volta un vicino di casa con rumori molesti, specie destate, non ci fa dormire e ci rovina le nostre vacanze, quante bottiglie incendiarie dovremmo comprare e quanti vicini di casa manderemmo allospedale per le gravi ustioni riportate? Mia madre, Gigio, Peppina, Rosina hanno sopportato con pazienza certosina i rumori assordanti e dicevano:- Sono ragazzi, hanno voglia di divertirsi. Non fanno nulla di male-. Quando io ricordo a Giacomino e a Vincenzo queste cose, che loro ben ricordano e che non hanno mai dimenticato, mi guardano, mi sorridono e dicono:- Quante ne abbiamo combinate, quanta pazienza c’è voluta per sopportare la nostra musica a volte assordante. E i vicini di casa sono stati davvero delle brave persone-.

Pubblicato in Italia

naveMentre i nostri governanti con gli altri Capi di Stato europei si riuniscono a Trieste, Berlino, Parigi, Bruxelles e altrove e parlano, parlano, parlano senza pervenire a nessuna conclusione per poi presentarsi spocchiosi in conferenza stampa ad affermare che i rapporti bilaterali sono eccellenti e che tutto in Europa e in casa nostra va a gonfie vele, l’Italia è invasa giornalmente da migranti, scippatori, rapinatori, sfruttatori, aggressori, delinquenti, spacciatori di morte.

 

Insomma l’Italia è allo sfascio e la nave sta andando a picco. Se ne è accorto finanche il “Corriere della sera” che è sempre stato a favore dei Governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni.

E la penna magica del grande giornalista Ernesto Galli della Loggia denuncia finalmente il naufragio della nave Italia che lentamente ma inesorabilmente va a picco.

 

E invece di prendere severi e urgenti provvedimenti per evitare il naufragio in corso il Governo italiano e la burocrazia perseguitano gli onesti, chi cerca di fare il proprio lavoro, chi si sostituisce allo stato, alle Regioni e a Comuni per risolvere alcuni problemi.

Un salumiere viene condannato perché ha offerto gratuitamente un panino ad un affamato.

Un commerciante viene condannato perché a proprie spese ha fatto coprire una buca con cemento che si trovava nel marciapiede davanti il suo negozio.

 

Fino ad oggi chi ha osato scrivere queste cose e criticare il Governo veniva etichettato come fascista, sfascista, populista, nemico dell’Italia.

Non si sono accorti che l’Italia viene giornalmente invasa da stranieri e che i Prefetti delle nostre Regioni meridionali non sanno più dove metterli, che i nostri porti sono intasati da navi straniere e per giunta militari che scaricano senza sosta ogni giorno migliaia e migliaia di nuovi arrivati, donne e bambini di ogni età senza accompagnatori, che il debito pubblico è aumentato vertiginosamente, che milioni di italiani vivono in povertà, che la pressione fiscale è alle stelle, che la disoccupazione giovanile è arrivata ad un livello tragico, che migliaia di lavoratori hanno perso il posto di lavoro, che i terremotati dello scorso anno non hanno ancora una casa, un alloggio decente.

Addirittura ad Amatrice e negli altri paesi distrutti dal sisma non sono state rimosse le macerie. Pietre e calcinacci delle case e degli edifici crollati sono ancora sulle strade. E i nostri governanti queste cose le ignorano e in Parlamento parlano di Jus soli, di legge elettorale, di fascismo, di Chioggia, dove il titolare di uno stabilimento balneare ha fatto scrivere alcune massime fasciste.

Ma chi ha l’acqua alla gola, chi non ha il pane quotidiano, chi ha perso il lavoro, chi ha figli piccoli e la sera ritorna a casa senza portare un tozzo di pane, chi ha avuto la casa distrutta, chi ha perso tutto, se ne frega del fascismo, della legge elettorale, del Jus soli e delle beghe personali tra Letta e Renzi, della Merkel e di Macron e del Presidente degli Stati Uniti e del libro di Matteo Renzi.

 

Queste cose al popolino non interessano e poi si lamentano che alle elezioni nazionali, regionali e comunali il popolo diserta le urne.

Oggi, però, grazie al Corriere della Sera e al giornalista Galli della Loggia, possiamo leggere tutte queste cose e apprendere il disastro causato dai nostri governanti che ci hanno venduto all’Europa per un piatto di lenticchie, mentre la Francia, la Spagna e la Germania fanno la voce grossa e chiudono i loro porti e le loro frontiere.

Solo noi dobbiamo accogliere i migranti provenienti dall’Africa che sbarcano nei nostri porti. E così a poco a poco rischiamo di perdere il controllo del territorio. Vedi le proteste dei cittadini di alcuni Comuni italiani che scendono in piazza e protestano bloccando strade, autostrade,ferrovia contro l’occupazione delle case e degli alberghi da parte dei migranti.

E mentre i nostri Governanti discutono l’Italia brucia dal Nord al Sud. In Sicilia, in un posto meraviglioso Sa Vito Lo Capo, vasti incendi hanno costretto migliaia di vacanzieri ad abbandonare gli alberghi e le residence.

Anche vastissime zone della nostra Calabria sono andate a fuoco dove hanno perso la vita alcuni contadini e proprietari terrieri che cercavano di spegnere gli incendi.

 

Ultimamente le colline di Vadue di Belmonte Calabro e di Camoli di Amantea per diversi giorni sono state bruciate.

Un giorno sono intervenuti due canader per spegnere gli incendi. Ieri la collina “Timponi Ferri” che si trova a ridosso dell’abitato di San Pietro in Amantea è stata completamente divorata da un incendio pauroso.

Tutto il verde è andato completamente distrutto perché un piromane tranquillamente ha dato fuoco dal retro della sua abitazione alla zona verde del paese dove l’Amministrazione Comunale lo scorso anno aveva realizzato una pista per fare trekking.

Nessuno è intervenuto e il piromane, fino ad ora, è rimasto impunito.

Pubblicato in Calabria

Mentre i nostri governanti con gli altri Capi di Stato europei si riuniscono a Trieste, Berlino, Parigi, Bruxelles e altrove e parlano, parlano, parlano senza pervenire a nessuna conclusione per poi presentarsi spocchiosi in conferenza stampa ad affermare che i rapporti bilaterali sono eccellenti e che tutto in Europa e in casa nostra va a gonfie vele, l’Italia è invasa giornalmente da migranti, scippatori, rapinatori, sfruttatori, aggressori, delinquenti, spacciatori di morte.

Insomma l’Italia è allo sfascio e la nave sta andando a picco.

Se ne è accorto finanche il “Corriere della sera” che è sempre stato a favore dei Governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni.

E la penna magica del grande giornalista Ernesto Galli della Loggia denuncia finalmente il naufragio della nave Italia che lentamente ma inesorabilmente va a picco.

E invece di prendere severi e urgenti provvedimenti per evitare il naufragio in corso il Governo italiano e la burocrazia perseguitano gli onesti, chi cerca di fare il proprio lavoro, chi si sostituisce allo stato, alle Regioni e a Comuni per risolvere alcuni problemi.

Un salumiere viene condannato perché ha offerto gratuitamente un panino ad un affamato.

Un commerciante viene condannato perché a proprie spese ha fatto coprire una buca con cemento che si trovava nel marciapiede davanti il suo negozio.

Fino ad oggi chi ha osato scrivere queste cose e criticare il Governo veniva etichettato come fascista, sfascista, populista, nemico dell’Italia.

Non si sono accorti che l’Italia viene giornalmente invasa da stranieri e che i Prefetti delle nostre Regioni meridionali non sanno più dove metterli, che i nostri porti sono intasati da navi straniere e per giunta militari che scaricano senza sosta ogni giorno migliaia e migliaia di nuovi arrivati, donne e bambini di ogni età senza accompagnatori, che il debito pubblico è aumentato vertiginosamente, che milioni di italiani vivono in povertà, che la pressione fiscale è alle stelle, che la disoccupazione giovanile è arrivata ad un livello tragico, che migliaia di lavoratori hanno perso il posto di lavoro, che i terremotati dello scorso anno non hanno ancora una casa, un alloggio decente.

Addirittura ad Amatrice e negli altri paesi distrutti dal sisma non sono state rimosse le macerie. Pietre e calcinacci delle case e degli edifici crollati sono ancora sulle strade.

E i nostri governanti queste cose le ignorano e in Parlamento parlano di Jus soli, di legge elettorale, di fascismo, di Chioggia, dove il titolare di uno stabilimento balneare ha fatto scrivere alcune massime fasciste.

Ma chi ha l’acqua alla gola, chi non ha il pane quotidiano, chi ha perso il lavoro, chi ha figli piccoli e la sera ritorna a casa senza portare un tozzo di pane, chi ha avuto la casa distrutta, chi ha perso tutto, se ne frega del fascismo, della legge elettorale, del Jus soli e delle beghe personali tra Letta e Renzi, della Merkel e di Macron e del Presidente degli Stati Uniti e del libro di Matteo Renzi. Queste cose al popolino non interessano e poi si lamentano che alle elezioni nazionali, regionali e comunali il popolo diserta le urne.

Oggi, però, grazie al Corriere della Sera e al giornalista Galli della Loggia, possiamo leggere tutte queste cose e apprendere il disastro causato dai nostri governanti che ci hanno venduto all’Europa per un piatto di lenticchie, mentre la Francia, la Spagna e la Germania fanno la voce grossa e chiudono i loro porti e le loro frontiere.

Solo noi dobbiamo accogliere i migranti provenienti dall’Africa che sbarcano nei nostri porti.

E così a poco a poco rischiamo di perdere il controllo del territorio. Vedi le proteste dei cittadini di alcuni Comuni italiani che scendono in piazza e protestano bloccando strade, autostrade,ferrovia contro l’occupazione delle case e degli alberghi da parte dei migranti.

E mentre i nostri Governanti discutono l’Italia brucia dal Nord al Sud. In Sicilia, in un posto meraviglioso San Vito Lo Capo, vasti incendi hanno costretto migliaia di vacanzieri ad abbandonare gli alberghi e le residence.

Anche vastissime zone della nostra Calabria sono andate a fuoco dove hanno perso la vita alcuni contadini e proprietari terrieri che cercavano di spegnere gli incendi. Ultimamente le colline di Vadue di Belmonte Calabro e di Camoli di Amantea per diversi giorni sono state bruciate. Un giorno sono intervenuti due canadair per spegnere gli incendi.

Ieri la collina “Timponi Ferri” che si trova a ridosso dell’abitato di San Pietro in Amantea è stata completamente divorata da un incendio pauroso.

Tutto il verde è andato completamente distrutto perché un piromane tranquillamente ha dato fuoco dal retro della sua abitazione alla zona verde del paese dove l’Amministrazione Comunale lo scorso anno aveva realizzato una pista per fare trekking.

Nessuno è intervenuto e il piromane, fino ad ora, è rimasto impunito.

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eccehomoMentre noi, qui, in San Pietro in Amantea, ci accingiamo a festeggiare la Vergine Maria, col meraviglioso titolo di Madonna delle Grazie, a Roma, anno del Signore 2017, 1 luglio, pensiline dell’ATAC, compaiono decine di manifesti blasfemi mai visti primi nella città eterna
.

 

I manifesti blasfemi apparsi sotto le pensiline dell’ATAC; Azienda del trasporto pubblico, hanno creato a Roma un grande scandalo. Tutti i giornali ne hanno parlato e hanno sollevato una marea di proteste.

 

Cosa c’erano disegnati e cosa c’era scritto in quei manifesti così provocatori e blasfemi? C’era ritratto Gesù, il figlio di Dio, nostro Signore, con il pene in erezione davanti ad un bambino e la Madonna, la Vergine Maria, definita – Immacolata in vitro.

 

Incinta grazie all’utero in affitto-. Ancora nessuno degli autori della bravata palesemente provocatoria ha rivendicato il vile gesto a dire il vero di cattivo gusto.

Tutti hanno protestato perché quei manifesti sono altamente offensivi verso milioni di persone, non solo italiane ma di tutto il mondo, che professano la fede cattolica,

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E se l’ATAC abbia consentito all’affissione dei manifesti dentro le teche predisposte per la pubblicità il dirigente responsabile di questa squallida vicenda dovrebbe per lo meno essere allontanato immediatamente.

Ma l’ATAC si è subito dissociata, nessuna autorizzazione è stata concessa. I manifesti sono stati affissi nelle teche abusivamente, tanto è vero che la società che gestisce le affissioni ha presentato denuncia all’autorità giudiziaria. Immediatamente ha provveduto ad oscurare quelle scritte blasfeme.

Non è la prima volta che ci dobbiamo occupare di queste iniziative blasfeme avvenute dentro i confini della Capitale d’Italia. Una vicenda che farà certamente discutere perché certamente gli autori appartengono ad uno schieramento politico ed i manifesti, ovviamente, hanno un risvolto politico.

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sesso-autoI protagonisti di questo squallido episodio sono due coniugi napoletani che una sera di giugno vanno alla ricerca di sesso a pagamento.

Un uomo di 51 anni per vincere la noia e il calore estivo o forse perché la consorte non lo soddisfaceva a dovere si reca in una via di Napoli frequentata da ragazze che vendono il proprio corpo a pagamento per intrattenersi 8 con loro. E sorpresa delle sorprese la ragazza che si era avvicinata al finestrino quando luomo si era accostato al marciapiede è sua moglie.

Luomo si era allontanato da casa con una scusa dicendo alla moglie che avrebbe trascorso la serata con gli amici e che quella notte non sarebbe tornato perché avrebbe dormito a casa di uno di loro. Invece, come faceva spesso, andò in cerca di una notte di sesso a pagamento, ma invece di recarsi nella zona di Piazza Garibaldi come aveva sempre fatto, quella sera cambiò strada e si recò in Via Gianturco.

Anche la moglie quella sera uscì di casa vestita con una mini minigonna e tacchi a spillo e si recò in Via Gianturco alla ricerca anche lei di sesso a pagamento. Immaginate cosa ha provato luomo quando si è accostato al marciapiede e abbassando il finestrino dellautomobile ha incominciato a trattare il prezzo della prestazione sessuale. Ha riconosciuto subito la moglie, è sceso dalla macchina e sono incominciate a volare parole grosse. Sono venuti alle mani e poi son dovuti accorrere alcuni agenti della polizia che prestavano servizio nella zona per separarli.

Dalle indagini è emerso che non era la prima volta che la donna si prostituiva in strada e lo faceva spesso quando il marito si assentava da casa. Aveva capito che il marito la tradiva ed era solito intrattenersi con le donnine che battono le vie e le piazze di Napoli perché, evidentemente, non era completamente soddisfatto delle prestazioni sessuali della moglie. Questa, invece, così ha detto agli inquirenti, non si accoppiava con gli estranei per vizio ma per sopperire alle difficoltà economiche della famiglia.

Se fosse ancora in vita Boccaccio chissà quale commedia piccante avrebbe scritto. Noi ci limitiamo a raccontare solo i fatti.

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Renzi sembra dire: Ah Francè m'hai sgamato!

 

Domenica 25 giugno u.s. si sono svolti in tantissimi Comuni italiani i ballottaggi per eleggere i Sindaci.

In alcune città ci sono stati dei ribaltoni storici, eclatanti, inimmaginabili fino ad ieri. Genova, La Spezia, L’Aquila sono andate al raggruppamento di centrodestra.

Ma il ribaltone che ha lasciato basiti Renzi e tutti i compagni comunisti di ieri e di oggi. si è verificato a Sesto San Giovanni da sempre, sin dalle prime elezioni dal dopoguerra in poi, amministrato dalla sinistra.

 

Un risultato storico dopo 72 anni di governo sempre di sinistra.

Il neo Sindaco esulta:- Siamo riusciti ad espugnare la “Stalingrado d’Italia”-.

Esulta Berlusconi e già pensa alle prossime elezioni politiche e si è messo al lavoro per formare una coalizione moderata di governo.

Esulta, cose da pazzi, anche il segretario del Pd Matteo Renzi e si vanta dicendo che il suo partito ha vinto, malgrado alcune sconfitte in alcune città importanti, i ballottaggi.

 

Ma il web lo deride. Salvini e la Meloni addirittura chiedono le dimissioni del Governo Gentiloni perché, secondo loro, non esiste più in Parlamento una maggioranza parlamentare e lo invitano a salire al Colle e rassegnare le dimissioni.

Dal Nord al Sud del paese l’onda azzurra ha decretato una vittoria schiacciante della coalizione del centro destra formata da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia e Matteo Renzi, imperterrito, nega la sconfitta postando un grafico.-67 Comuni sopra i 15000 abitanti sono andati al centro sinistra e 59 Comuni al centro destra-.

 

Ma il capogruppo alla Camera del Pd lo smentisce e ammette che il Pd ha perso.

 

I risultati delle elezioni sono andati davvero malissimo.

Nel complesso il Pd passa dal governare 93 Comuni ad appena 56.Il centrodestra, invece, passa da 34 a 46. Ma quello che più fa male al Pd è che il centrodestra è andato a vincere nei feudi rossi. Il messaggio vero, però, uscito dalle urne è uno soltanto:- Renzi, go home -.

Doveva andarsene dopo la sonora batosta subita nel dicembre scorso al Referendum Costituzionale. Ma non l’ha fatto.

Ora paga a caro prezzo la totale incapacità di rendersi conto che in Italia le cose stanno cambiando e che gli italiani sul tema migratorio la pensano diversamente da lui e dal Governo Gentiloni. L’immigrazione, volente o nolente, è percepita, purtroppo, dalla maggioranza degli italiani come un pericolo altro che risorsa.

Dunque Renzi e Gentiloni dovrebbero andare a casa e al più presto perché sono gli unici perdenti di queste elezioni per le loro scelte, per l’immigrazione incontrollata, per il Jus soli, per i fatti della Banca Etruria, per la disoccupazione alle stelle, per il debito pubblico in continuo aumento, per le tasse, per la gestione della vicenda dei vaccini, per lo schifo che si verifica nelle corsie degli ospedali e nei pronto soccorsi, per il disastro sulla legge elettorale, per i terremotati che ancora non hanno una casa.

E’ vero che le elezioni comunali sono molto diverse dalle elezioni nazionali ed europee, ma quando al Pd faceva comodo in Televisione e nei talk show Renzi, la Serracchiani, Orfini e Co. sbandieravano con spocchia che alle elezioni europee avevano preso il 40% dei voti e quindi erano il primo partito in Italia.

Ora, che hanno perso dappertutto e il 40% se lo sono sognato, le elezioni comunali non contano più. Contenti loro.

 

I ballottaggi di domenica scorsa hanno dimostrato due cose:

Il Pd è in caduta libera e il segretario Matteo Renzi perde le guerre quasi sempre.

Il tocco magico del rottamatore che prese alle elezioni europee il 40% è già storia.

E’ sparito. E’ stato dimenticato.

Come potrebbe sparire, come potrebbe essere dimenticato l’imbonitore fiorentino che in pochissimo tempo è passato dalle stelle alle stalle.

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Domani 2 giugno si festeggerà in Italia la festa della Repubblica Italiana, ma la strada per la democrazia fu lunga e difficile.

 

 

Le donne e i poveri non avevano diritto al voto, perché secondo un’opinione consolidata solo gli uomini ricchi potevano dedicarsi alla politica. .

Ecco cosa scrive Gianpaolo Pansa a pag.200 del libro Poco o niente: All’inizio del novecento il potere politico stava per intero in mano ai ricchi.

Per essere precisi, agli avvocati, ai professori, ai notai, ai medici, ai proprietari di tenute agricole, ai primi cementieri, ai padroni delle cave, ai costruttori edili,, ai grandi redditieri che godevano il frutto di patrimoni spesso cospicui.

Spettava soltanto a loro decidere per tutti, anche nel caso di elezioni comunali o per la Camera dei deputati.

Ci riuscivano perché erano pochi e legati dagli stessi interessi.

In tempi più recenti, questo blocco sociale sarebbe stato definito una oligarchia. Molto dura da scalfire.

Con il tempo, però, venne esteso anche agli altri cittadini maschi il diritto di voto.

In Francia nel 1848 venne introdotto il suffragio universale maschile per quelli che avevano superato il 21° anno di età.

In Germania entrò in vigore nel 1871.

In Italia il diritto di voto e l’eleggibilità, dopo l’unità d’Italia, erano riservati ai maschi di età superiore a 25 anni e di elevata condizione sociale.

Dovevano saper leggere e scrivere e pagare un’imposta di 40 lire.

Nel 1881 il diritto di voto venne esteso anche alla media borghesia e il limite di età fu abbassato a 21 anni.

Votavano chi aveva superato i primi due anni della scuola elementare.

Nel 1912 il Parlamento Italiano approvò l’estensione del diritto di voto a tutti i cittadini italiani di genere maschile dal 21° anno di età.

Il 31 gennaio 1945 anche le donne italiane furono ammesse al voto e così il 2 giugno 1946 andarono per la prima volta a votare in occasione del voto referendario Monarchia – Repubblica. Nel 1975 il Parlamento abbassò il limite di età per il diritto di voto a 18 anni.

Vediamo ora chi erano gli elettori del nostro comune nell’anno 1894. San Pietro in Amantea contava solamente 165 elettori su una popolazione intorno alle 1200 unità.

 

Avevano diritto di voto soltanto 13,75% della popolazione effettivamente residente.

Perché così pochi elettori?

Perché come abbiamo visto soltanto chi sapeva leggere e scrivere e chi pagava una imposta annua di almeno 19 lire aveva diritto di voto.

I cittadini, per essere elettori, dovevano necessariamente essere iscritti nei ruoli delle imposte e delle tasse comunali. I poveri e le masse lavoratrici delle campagne che non erano iscritti nei ruoli delle tasse non potevano votare.

I contadini non avevano alcun diritto di partecipare alla vita amministrativa del Comune e di scegliere democraticamente i loro rappresentanti.

Si dovette attendere come abbiamo visto il 1912.

Gli elettori aumentarono di numero e la scelta del Sindaco nelle elezioni successive al 1912 diventò più seria e più oculata.

Infatti, prima della entrata in vigore della legge del 1912, i Sindaci del Comune appartenevano sempre alle stesse famiglie più ricche e più influenti.

Troviamo Francesco Saverio Sesti, Michele Ianne, Giovanni Lupi, Domenico Simari, Roberto Ianne, Gregorio Lupi, Domenico Lupi.

Erano fra di loro cugini,nipoti, zii, padri e figli.

L’elettorato si divide in attivo e passivo.

L’elettorato attivo è disciplinato dall’Art.48 della nostra Costituzione Italiana:- Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed uguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge-.

L’elettorato passivo consiste nella capacità di essere eletti.

Di regola chiunque è elettore è anche eleggibile.

Per essere eletto Deputato l’elettore deve aver compiuto 25 anni.

Per il Senato il compimento è il 40°. Da notare che se si perde l’elettorato attivo, viene meno quello passivo.

 

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