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italia-nord-sudLa signorina Ceccardi è un Sindaco leghista di un paese medio piccolo toscano, Cascina in provincia di Pisa, l’unico ad essere amministrato dalla Lega Nord. L’altro giorno è intervenuta ad Agorà, il programma di RAI3, e ha provato a spiegare agli altri partecipanti alla trasmissione sul perché i medici che lavorano negli ospedali e nelle strutture mediche del Nord dovrebbero essere pagati più di quei dottori che lavorano nelle strutture mediche del Sud. Ha detto che lei non ce l’ha con i calabresi, però, secondo lei, i medici calabresi sono meno preparati dei medici del Nord. Quelli del Nord meritano uno stipendio più corposo perché non solo lavorano in strutture migliori ma anche perché sono più preparati e più competenti. Addirittura ha affermato, parlando di malasanità, che i medici del Sud lasciano finanche i bisturi negli stomaci della gente. Gli ospiti nello studio televisivo non hanno condiviso quello che il Sindaco leghista ha affermato, la quale, non contenta, ha continuato imperterrita a criticare i medici calabresi e la sanità in Calabria che non è proprio un’eccellenza. Gli altri partecipanti hanno ribattuto che ci sono nel mondo tanti medici calabresi che operano nelle strutture pubbliche e private con grande competenza. Sono stati costretti a lasciare la loro terra perché le strutture in Calabria sono inadeguate non perché incompetenti. Di fronte alle obiezioni dei partecipanti alla trasmissione e del conduttore il Sindaco così ha concluso:- In Calabria, anche per i casi di malasanità, ci sono medici meno bravi che in Emilia Romagna -. In quella trasmissione avrebbe dovuto partecipare qualche medico calabrese per ribattere alle menzogne e alle calunnie di questo sindaco ignorante e razzista in cerca di visibilità e di qualche voto. Le elezioni nazionali sono vicine e forse si sta preparando alla competizione. Ma il Sindaco lo sa che i più grandi scandali della sanità succedono al Nord? E lo sa che molti malati del Sud che vanno a curarsi al Nord in genere ritornano nella propria terra chiusi in una bara?

Questo Sindaco non è nuovo alle provocazioni. Il 13 settembre u.s. si è scagliato contro i ragazzi africani che emigrano nel nostro paese. Ospite nella trasmissione su La 7 “L’aria che tira”, la prima cittadina avrebbe voluto sapere dove questi ragazzi hanno lasciato le madri, le sorelle, le fidanzate, le mogli e perché sono venuti da soli e si è scagliato contro il parroco don Biancaloni che li ha accolti in parrocchia e poi portati a fare i bagni in piscina. Don Biancaloni ha cercato di rispondere ma lei non ha sentito ragione.

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Il calendario di dicembre è pieno di Santi famosi.

Dopo Santa Barbara, San Nicola, Sant’Ambrogio, l’Immacolata Concezione, ecco Santa Lucia, vergine e martire.

La sua festa liturgica viene celebrata dalla chiesa il 13 dicembre.

Ancora non siamo entrati nell’inverno meteorologico vero e proprio, però queste prime settimane di dicembre ci hanno regalato pioggia, vento, gelo, freddo e neve in grande quantità.

Nell’altopiano della Sila è caduta la prima neve. Una spruzzatina anche sulla cima del monte Cucuzzo.

Santa Lucia era nata a Siracusa in Sicilia e, secondo la tradizione, era una fanciulla molto bella.

Era pagana, poi si convertì al cristianesimo.

Questa conversione le procurò il martirio e per questo venne innalzata agli onori degli altari e il suo culto si propagò in breve in tutto il mondo.

La sua bellezza fece innamorare finanche l’imperatore del tempo.

Lucia, però, non ne volle sapere e rifiutò la proposta dell’imperatore, il quale, per vendicarsi dell’offesa ricevuta, le fece cavare gli occhi e poi decapitare.

Secondo la tradizione popolare, però, si racconta che fu Santa Lucia stessa a strapparsi gli occhi e depositarli in un vassoio.

Per questo motivo divenne la protettrice della vista.

Il suo corpo è conservato in Venezia in una chiesa a lei dedicata.

Anche in Cosenza c’è una chiesetta a lei dedicata e che si trova nel centro storico in una via che porta il suo nome, via molto famosa fino al 1958 perché frequentata da donne di male affare.

I cosentini sono molto devoti a questa Santa, infatti il giorno della sua festa Piazza Valdesi e via Santa Lucia sono invase da una grande moltitudine di fedeli che fanno visita a questa Santa per chiederle protezione per la vista.

Anche nel mio paese, San Pietro in Amantea, una volta si festeggiava Santa Lucia con una celebrazione di una Santa Messa solenne (si diceva Messa Parata con tre sacerdoti celebranti), con la processione della Statua per le vie principali del paese preceduta dalla banda musicale o dagli zampognari e poi in piazza con spari di fuochi d’artifizio.

Questa usanza è andata perduta, anche perché il Vescovo della Diocesi di Cosenza ha vietato tantissime feste e le processioni.

Sono rimaste le feste di San Bartolomeo Apostolo, Santo Patrono, del Corpus Domini e della Madonna delle Grazie.

Sono rimaste altresì le due feste della Contrada Sant’Elia e di Gallo: Sant’Elia e San Michele Arcangelo.

Bellissima era la canzoncina che le popolane intonavano in chiesa, nella quale si poteva notare quanto l’Imperatore fosse innamorato di Lei e dei suoi occhi belli e azzurri.

Così cantavano:- Santa Lucia gloriosa e bella / facie orazione dintra na cella./

Passe lu Re e le disse: quantu è bella / Lucia ti vulisse a lu miu cumandu…

Lucia non accetta le proposte dell’Imperatore e prima che il boia le strappasse quegli occhi belli e azzurri, lei stessa se li strappò e li depose in una bacinella.

La statua che ancora si trova nella chiesa della Madonna delle Grazie, infatti, tiene in mano una bacinella con dentro i suoi occhi.

In alcune città italiane Santa Lucia viene ricordata come la Santa che porta i doni ai bambini buoni. A Siracusa e a Bergamo i doni di Natale arrivano in anticipo rispetto alle altre città italiane. Nei paesi pre-silani per la festa di Santa Lucia si prepara ancora un piatto prelibatissimo che richiede molto tempo e tanta pazienza: la cuccia.

Ma noi adulti del basso Tirreno cosentino ricordiamo questo 13 dicembre anche per un altro motivo: dalle cantine, dalle soffitte, dai mezzanini, tiravamo fuori le scatole di scarpe nelle quali il giorno due febbraio, giorno della Candelora, avevamo conservato con la massima cura tutto l’armamentario del presepe dell’anno precedente.

I pastori, le pecorelle, gli zampognari, i Re Magi, San Giuseppe, la Madonna e il Bambinello venivano srotolati con la massima cura dalla carta di giornale con cui erano stati impacchettati, perché non venissero rovinati dall’umidità e dalla polvere.

Malgrado ciò, il più delle volte trovavamo i pastori rotti e inservibili, perché erano fatti a mano e di creta.

Tornavano così a rivedere la luce le casette, la cometa d’argento, l’ovatta e gli specchietti di vetro, i venditori di frutta e verdura, il falegname, l’arrotino, il fabbro, le contadine con la cesta in testa colma di doni per il piccolo Gesù.

E poi, dopo aver pranzato, via ai preparativi per la costruzione del nuovo presepe.

Carta d’imballaggio, carta di sacchi di farina, qualche pezzo di legno, e poi sughero, sughero in abbondanza, perché la costruzione di un vero presepe che si rispetti abbondava di questo morbido elemento che una volta quando i boschi non subivano incendi durante la torrida estate si trovava facilmente nei boschi del mio paese.

Che Francesco Gagliardi sia stato e sia un grand’uomo mai avuto dubbi. E credo nemmeno altri. Ma il suo racconto di stasera ne è una conferma infinita. Provate a leggerlo. Io mi sono commosso come non mi succedeva da tempo. E se mi è consentito un suggerimento leggetela ai vostri figli od ai vostri nipoti con tutta la passione di cui sarete capaci.

Un racconto che fa pensare chi ha ancora un cuore.

Ed intanto a tutti , a cominciare da Francesco, BUON NATALE.

“Ho avuto la fortuna di avere una nonna così buona, ma così buona, la compianta nonna Teresa, madre di mia madre, che non mi ha mai sgridato, qualsiasi cosa io facessi.

Ero piccolo quando mia madre si ammalò gravemente e fui costretto ad abbandonare la casa dove abitavo per andare a vivere in casa della nonna alla “Caciarogna”, così si chiama quella località caratteristica del mio paese prospiciente il mare e ridente località “Terramarina”.

Essendo mia madre ammalata stavo quindi giorno e notte con la nonna.

Quando andava in campagna, a “Sangineto”, non mi faceva mai camminare a piedi.

Mi metteva dentro una grande cesta che serviva per fare il bucato e mi portava sulla testa, come facevano le contadine di un tempo.

Ogni sera, poi, prima che mi addormentassi mi raccontava sempre delle storie bellissime.

Di storie e di “rumanze” ancora oggi ne ricordo parecchie.

Ne ricordo una, assai bella, che a distanza di 80 anni è rimasta impressa nella memoria.

Rosa, donna povera, povera, era vedova da tre anni e madre di cinque figli piccoli.

Abitava, fra lo squallore, in un tugurio in Via Pappone.

Ogni giorno, di buon mattino, andava in giro per le campagne circostanti del paese e dava la mano ai contadini ed alle contadine, ai braccianti, ai taglialegna, ai carbonari, a chi aveva bisogno, insomma, della sua opera e così riusciva ad avere un tozzo di pane da portare ai figlioli che nel freddo e nudo magazzino l’aspettavano con ansia e tremanti.

La vigilia di Natale di tantissimi anni fa, mentre fuori infuriava la bufera e dopo aver messo a letto i figlioli, con una lanterna in mano uscì di casa.

Si avviò lentamente verso una località denominata “I Comuni” dove vegetavano e vegetano tuttora alcuni pini ed abeti.

Anche per i suoi bambini mamma Rosa voleva preparare un bell’alberello di Natale con appese castagne, mele, arance e qualche moccolo di candela.

Con un’accetta, che s’era portata dietro, tagliò una giovane pianta di abete, quindi rifece lentamente la strada, mentre il vento pungente tagliava il viso della povera donna.

Prima che arrivasse in paese venne fermata da una guardia campestre e l’alberello le fu sequestrato. Rincasò e risvegliò i suoi bambini.

Un grido di dolore e di sgomento uscì da quelle boccucce.

Intanto dall’unica finestrella dai vetri affumicati era apparsa la testa di un bel signore che guardava commosso quella scena.

Mamma Rosa e i bambini, con gli occhi umidi di pianto, si addormentarono, mentre il freddo si faceva ancora più pungente anche perché il fuoco che ardeva nel piccolo camino si era completamente spento.

Ad un tratto, senza che la porta si aprisse, comparve un uomo.

Aveva con sé un bell’alberello di abete, un fascio di legna e un sacco pieno.

I bambini si svegliarono di soprassalto ed ebbero paura..

Stupiti guardavano quell’uomo, che senza profferire parola, accese il caminetto, preparò un bell’albero di Natale e mise sotto l’albero tantissimi regali.

Poi, senza dare alcuna spiegazione andò via, ma si fermò a spiare dai vetri della finestra.

I bambini saltarono dal pagliericcio poggiato sul pavimento ed incominciarono ad aprire i regali: mele, pere, arance, castagne, noci, caramelle, cioccolata, scarpe, vestitini, pantaloncini, pasta, ceci, lenticchie e due pagnotte di pane ancora calde.

La signora Rosa aprì la porta e non vide nessuno, nemmeno un’orma sulla soffice neve.

Fuori, intanto infuriava la tormenta e la neve cadeva a folate.

Gesù Bambino, quella notte, nel giorno della sua nascita, aveva voluto visitare la stamberga della povera donna e portare un po’ di gioia a quei poveri orfanelli.

Ricordo ancora la voce della nonna e mi sembra di avvertire quel calore che c’era intorno a quella “Vrascera” accesa dove tutta la famiglia era riunita in quell’inverno di circa 80 anni fa.

I nonni di oggi sono capaci di raccontare ai propri nipotini le belle storielle che raccontavano i nonni di una volta?

Ne hanno il tempo e la voglia?

E i nipotini di oggi hanno il tempo e il desiderio di ascoltare le storielle che i nonni vorrebbero raccontare?

Hanno pochissimo tempo, invero.

Col tempo che passano davanti al televisore, al computer, ai video giochi, al tablet, ai telefonini, sono stanchi ed intontiti.

Non hanno tempo per ascoltare la voce dei nonni, figuriamoci le vecchie storie e le “rumanze” inventate da vecchi “rimbambiti” vissuti in un altro mondo, provenienti da un’altra cultura.

Il nostro passato per loro non conta, non interessa. Non lascerà tracce nel loro futuro. Che mondo sarà il loro?

Certamente più bello e più comodo, pieno di divertimenti, pieno di soddisfazioni materiali, ma sul piano affettivo, sul piano dell’esperienza e del sapere spirituale, molto, ma molto povero.

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Non manca un colpo l’amico Gagliardi. Ed eccolo puntuale e completo su Angelino Alfano:

“ll Ministro degli Esteri On. Angelino Alfano finalmente ha buttato la spugna.

 

Si ritira dalla politica.

Tirreno News così ha scritto: Coerenza o paura?

Per paura dico io.

Cosa ha fatto per l’Italia? Nulla. E per la sua Sicilia? Posti nei centri di accoglienza per immigrati, vedi Mineo.

Ma andiamo per ordine.

L’On. Alfano ha dichiarato che nelle prossime elezioni politiche non si presenterà come candidato pur essendo ancora per un poco segretario del partito che lui ha fondato.

Non è una grande notizia. Nessuno si suiciderà.

Io continuerò a guardare la televisione e la gente comune continuerà a fare la spesa ai supermercati e Renzi, sono sicuro, dirà: finalmente questo peso morto è fuori dalle palle.

Molti, si fa per dire, sono rimasti scioccati nell’apprendere questa decisione irrevocabile.

Alfano non più Ministro. Boom!

Alfano non più Deputato. Boom e straboom!

E cosa farà se in vita sua non ha mai fatto niente?

A Porta a Porta, trasmissione di Bruno Vespa, davanti a milioni di telespettatori ha annunciato questa sua decisione.

Chissà perché. E’ stanco della politica? E’ stanco di sedere in quella comoda poltrone ovattata del Parlamento Italiano prima come semplice Deputato e poi come Ministro della Giustizia, Ministro degli Interni e Ministro degli Esteri.?

No che non è stanco. Vorrebbe restare seduto in quella poltrona fino all’eternità.

Ma c’è un ma, grande come una casa.

Chi lo ha messo nel posto che occupa abusivamente fino ad oggi?

E’ stato eletto Deputato con i voti di Berlusconi che poi ha tradito per non perdere il posto di Ministro.

Ha tradito Berlusconi e ha fondato un nuovo partito ora allo sfascio.

Ultimamente in Sicilia, nella sua Sicilia, si sono svolte le elezioni regionali e Alfano con chi si è alleato?

Con il Pd e ha perso.

Quanti consiglieri regionali del suo partito sono stati eletti? Nessuno.

Ap non ha superato il quorum. Bella impresa. Forse a marzo si svolgeranno le elezioni politiche nazionali per eleggere il nuovo Parlamento e Alfano ha cercato in tutti i modi di riallacciare i fili interrotti con Berlusconi.

Niente da fare. Berlusconi ha detto:No, perché gli elettori che gli sono rimasti fedeli non accetterebbero la candidatura di un traditore.

Alfano ha tradito e potrebbe tradire ancora un’altra volta.

Si è rivolto a Renzi e questi gli ha garantito soltanto 4 0 5 posti sicuri nel Parlamento.

Troppo pochi, per poter accontentare i Deputati e Senatori fedifraghi.

Forse è meglio se corriamo da soli, dice qualcuno del suo entourage. Ma riusciranno a superare lo sbarramento del 3%? Improbabile.

E allora ecco la decisione di questo poltroniere di Alfano: per non fare una figuraccia come l’ha fatta il suo predecessore Gianfranco Fini, non si presenterà alle elezioni.

E ora cosa faranno i vari Deputati e Senatori che l’hanno seguito in quella sciagurata scissione col Popolo della Libertà? Alcuni già stanno facendo la fila ad Arcore, abitazione del Cavaliere Berlusconi.

Altri confluiranno nel Pd sperando che Renzi sia magnanimo con loro piazzandoli in qualche collegio sicuro, altrimenti anche loro, con le pive nel sacco, ritorneranno nelle loro case a fare i vagabondi.

E finalmente capiranno che il tradimento non è un bell’affare e si morderanno le mani ricordando i tempi felici accanto a Berlusconi dato ormai vincitore alle prossime elezioni politiche.

Alfano ha buttato la spugna perché nessuno lo vuole. E’ come un appestato, tutti lo evitano.

I motivi annunciati da Bruno Vespa sono una vera pagliacciata Quello che hai fatto fino ad oggi non l’hai fatto per il bene dell’Italia, ma per il tuo bene: conservare la poltrona di Ministro.

I guai che hai combinato sono sotto gli occhi di tutti. L’Italia è invasa da immigrati. E la figuraccia che hai fatto fare all’Italia per l’espulsione dall’Italia di Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente Kazago Ablyazov la vogliamo ricordare?

E come Ministro degli Esteri vogliamo ricordare la clamorosa bocciatura di Milano come sede dell’Agenzia del Farmaco EMA?

A pensare male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca, diceva un uomo politico di cui, caro Alfano, non sei degno neppure di allacciargli le scarpe.

Il clima all’interno del tuo partitino è molto teso e quindi c’è il rischio di una clamorosa scissione, per causa tua.

Tu sei il vero problema, ecco perché vuoi farti da parte.

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presepioSi avvicina il Santo Natale e in molte scuole e nelle nostre case fervono i preparativi per allestire il presepe. Nelle piazze delle grandi città si allestiscono alberi di abete giganteschi ornati di luci sfavillanti e di palline colorate. Non tutti sono d’accordo. Alcuni dirigenti scolastici, alcune maestre anche quest’anno si sono rifiutate di allestire l’albero e il presepe a scuola perché secondo loro offendono le tradizioni, le culture e le usanze degli altri alunni provenienti da altri paesi lontani. E così i simboli della nostra tradizione cristiana, dalla natività all’albero di Natale, dalle recite alle canzoncine, vengono totalmente messi da parte. Mentre, però, i simboli cristiani sono a rischio, c’è ancora un paesino che neppure è segnato sulla cartina geografica, Poffabro, ai piedi delle Dolomiti Friuliane di appena 60 abitanti che difende con forza la nostra cultura e così, per il Santo Natale, ha preparato 120 presepi, piccoli e grandi, belli e goffi, di creta e di stoffa, di cartone e di tronchi d’albero. Gli abitanti di questo minuscolo borgo sono tutti d’accordo:il presepe è il simbolo più importante della nostra cultura cristiana. Il minuscolo borgo avvolto dalle montagne sopravvissuto al devastante terremoto che colpì il Friuli nel lontano 6 maggio 1976 da diversi anni per il Santo Natale prepara i presepi. Oggi siamo giunti alla XX Edizione. Poffabro, anche se è in via di estinzione come del resto lo sono già i nostri piccoli comuni calabresi per mancanza di matrimoni e di nascita, è un paesino bellissimo, meraviglioso, inserito dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani tra i borghi più belli d’Italia e in occasione delle festività natalizie il borgo si rianima, attira migliaia di visitatori provenienti non solo dai paesi viciniori, ma anche dall’Austria, Olanda e Slovenia, per ammirare i bellissimi presepi incastonati ovunque: dentro piccole grotti o anfratti, nelle capanne, lungo le strade, nei giardini, sotto gli scantinati, nelle finestre, sui davanzali delle porte, appesi agli alberi, nei terrazzi e persino dentro i tronchi degli alberi. In ogni casa c’è un presepe, a volte anche più di uno. Ogni piccolo spazio è riempito di addobbi. Mentre in tutta Italia i simboli cristiani sono a rischio c’è ancora in Italia un piccolo borgo in controtendenza che difende così le nostre tradizioni, le nostre usanze, i nostri usi e costumi, la nostra cultura: costruisce 120 presepi.

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Natale è alle porte.

Non ce lo dice soltanto il calendario appeso in cucina, ma ce lo dicono le cataste dei panettoni nei supermercati e le sfavillanti luci multicolori dei negozi e delle strade.

In varie città italiane hanno aperto da diversi giorni i mercatini di Natale.

(nella foto il presepe di San Bernardino)

Anche Cosenza, secondo la tradizione, ha il suo mercatino.

Quest’anno è in Piazza Bilotti ex Piazza Fera. Pastori, stelle filanti, alberi di Natale artificiali, palline colorate, oggetti in ceramica artistica calabrese e poi anche frittelle e cullurielli.

Non potevano mancare i fichi e le crocette della famosa ditta a noi molto cara e vicina, la ditta Colavolpe.

E come ogni anno puntualmente arriva la querelle:- Il presepe o l’albero di Natale?-

Io mi schiero per la tradizione e scelgo il presepe e ricordo con piacere la storica battuta della commedia “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo:- Tommasì, te piace ‘o presebbio?-

In alcuni negozi del Nord non si trovano più i pastori di un tempo: Non si trova più la Madonna e San Giuseppe, e la capanna col bue e l’asinello.

Il loro posto è stato preso dall’albero di Natale. E’ di moda. E’ più chick. Con i suoi addobbi, con le stelle filanti, con le luci colorate, con la natività di Nostro Signore non c’entra un tubo.

Ma dato che è di moda l’albero di Natale anche quest’anno i pastori, la capanna, le casette, gli zampognari,

Gesù Bambino sono stati dimenticati nel più angolo remoto della soffitta. Io, però, a scanso di equivoci, preferisco il presepe.

Perché mi ricorda tempi lontani quando si era felici anche se nella miseria.

Il presepe che ho impresso nella mente e che porto nel mio cuore è quello costruito con scatole di cartone, con tronchi di sughero, con carta di imballaggio per le montagne, con l’ovatta per la neve, con gli specchietti di vetro per i laghetti, con il muschio che andavo a raccogliere nei boschi, con i pastori di creta fatti a mano che ci portava nelle nostre case “U capillaru” Giorgio che abitava alle Rote in Amantea in cambio dei capelli della mamma e di mia sorella Anna.

Era bello il mio presepe anche se i risultati a volte erano goffi e commoventi. I pastori erano più grandi delle casette.

Gli odierni presepi che si vendono in un unico blocco nel mercatino di Natale a Cosenza ed in alcuni negozi di Amantea sono bellissimi e perfetti, ma non danno nessuna soddisfazione a chi li compra.

Dov’è finita l’attesa, la preparazione del tavolo e dei cartoni, la gioia nello srotolare i pastori avvolti nella carta di giornali, la messa in opera delle casette, la raccolta del muschio, il posizionamento dei pastori.

La costruzione del presepe era un gioco bellissimo ed impegnativo, ne sanno qualcosa alcuni amici di Amantea che ogni anno preparano i presepi nelle case e nelle chiese.

Occupava parecchio tempo e serviva ad unire tra loro le persone: insegnanti ed alunni, nonni e nipotini, uomini e donne, vecchi e bambini, ricchi e poveri, eruditi ed analfabeti.

Esso descriveva e descrive tuttora un evento storico inconfutabile: la venuta di Gesù sulla terra. In ogni vero presepe sia piccolo o grande, semplice o sfarzoso, fatto di cartapesta o di sughero, con pastori di creta fatti a mano o comprati a Napoli a San Gregorio Armeno,, ci riconosciamo un poco di noi stessi.

Il presepe, sia piccolo che grande, bello o goffo, ci ricorda la dolcezza della nostra infanzia spensierata, ci ricorda la nostra cara mamma che con le vicine di casa friggeva “turdilli e cullurielli” nelle grandi cucine piene di fumo e di fuliggine, ci ricorda la nonna che cullava il nipotino e gli raccontava le rumanze, ci ricorda tutta la famiglia riunita per Natale intorno ad una lunga tavola apparecchiata con tredici pietanze.

Lasciamo dunque la preparazione dell’albero di Natale agli abitanti del Nord.

Noi del Sud preferiamo il presepe perché non solo i nostri gusti personali e le nostre preferenze sono diverse, ma sono diversi la visione della vita, della casa, della famiglia, dell’amore, della gioia, dello stare insieme, di essere, almeno a Natale, un cuore ed un’anima sola. Noi del Sud sin da piccoli abbiamo costruito il presepe e, quindi, siamo cresciuti con esso. Lasciamo a quelli del Nord l’albero.

A noi ci piace di più il presepe. I miei amici di Tirreno News sono d’accordo?

E Luca "Ottenuto il sospirato sì, disperde lo sguardo lontano come per inseguire una visione incantevole: un Presepe grande come il mondo, sul quale scorge un brulichio festoso di uomini veri, ma piccoli piccoli, che si danno un da fare incredibile per giungere in fretta alla capanna, dove un vero asinello e una vera mucca, piccoli anch'essi come gli uomini, stanno riscaldando con i loro fiati un Gesù Bambino grande grande che palpita e piange, come piangerebbe un qualunque neonato piccolo piccolo..."

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modulo-bonifico-postalePer il Santo Natale mancano ancora tre settimane, ma Babbo Natale per migliaia di contribuenti italiani è arrivato in anticipo. Stanno arrivando migliaia di bollette salatissime, per lo più pazze e a volte anche ridicole e solleciti di pagamento per importi non dovuti. Il più delle volte arrivano bollette che contengono importi esagerati (migliaia di euro) che non corrispondono ai consumi effettivi e addebiti di servizi mai attivati. La settimana scorsa ci siamo occupati di una anziana signora di Pordenone la quale aveva ricevuto una bolletta della compagnia elettrica per un importo di un centesimo. Avete letto bene, amici, un centesimo. Poiché doveva pagare il saldo tramite un bonifico bancario la signora avrebbe dovuto spendere 5 euro .Cose da pazzi. E queste cose , purtroppo, si verificano nel Bel Paese. Bel Paese un corno!. Forse per gli stranieri o per qualche vacanziere occasionale. Ma per noi? Non lasciatemelo dire. Ma oltre alle bollette arrivano pure le minacce. O paghi entro 5 giorni oppure ti tagliamo la luce. E se a voi, cari amici, arrivasse a casa una bolletta di “0” euro come vi regolereste? Zero euro vuol dire nella lingua italiana che non dovreste pagare nulla. Ma essendo cittadini onesti subito vi rechereste presso il più vicino Ufficio postale per effettuare il versamento dovuto, ben compilato dalla società del gas, della luce, del telefono, per un importo complessivo di “0” euro. L’Ufficiale addetto allo sportello si metterebbe a ridere e vi direbbe:- Non si può -. Nel bollettino non c’è scritto nessun importo da pagare, perciò la Posta rifiuta il versamento. Ma se voi non versate in tempo la somma complessiva di “0” euro vi tagliano la luce. Qualcuno di voi in questo momento mentre sta leggendo forse dirà:- Il maestro Gagliardi ha tanta voglia di scherzare e ci vuole raccontare delle barzellette-. Non sto scherzando affatto. La bolletta surreale è arrivata per davvero al Sig. Virginio Anselmi, Sindaco di Pieve Porto Morone, vicino a Pavia. Hanno sbagliato gli impiegati, ha sbagliato il computer? Sta di fatto che l’avviso è chiaro ed imperioso:- Se non paghi entro 5 giorni, via la luce -.Se la compagnia elettrica del Sig. Anselmi non riconosce subito di avere sbagliato chiedendo scusa, la sua famiglia composta da sette persone per il Santo Natale rimarrà al freddo e all’oscuro.

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Amici miei carissimi di Tirreno News, vi è mai sorto qualche volta un dubbio su come scrivere alcune parole?

A me è capitato, non spesso.

Quando sorge qualche dubbio, per evitare poi brutte figure, meglio consultare il vocabolario della lingua italiana. Il computer ci viene anche in aiuto.

Sottolinea in rosso le parole sbagliate.

Poi basta cliccare sulla parola esatta e tutto ritorna alla normalità.

Zebra si scrive con una sola “b” o con due “b”?

Con una sola “b”, naturalmente

E palla come si scrive?

Con due “l”, naturalmente, altrimenti diventerà pala.

E’ normale se l’errore viene commesso da un bambino della scuola elementare.

Normalissimo poi se quel bambino è diversamente abile.

Ma se l’errore viene commesso da una maestra è grave perché non solo farà sorridere qualcuno ma indignare molti.

E allora cosa è venuto in mente a quella maestra di sostegno di una scuola elementare “Antonio Gramsci” della provincia di Milano correggere il compito di un ragazzo disabile che aveva scritto la parola zebra correttamente con una sola “b”?

La maestra ha aggiunto con la penna rossa alla parola zebra un’altra “b”.

Ha fatto come Totò nella scena più famosa e più vista del cinema italiano, il quale, nel dettare a suo fratello Peppino la famosa letterina per la fidanzata del nipote ad un certo punto dice: Punto.

Due Punti. Ma sì, fai vedere che abbondiamo.

Totò e Peppino potevano abbondare. Loro recitavano.

La maestra non recitava, insegnava e quindi non poteva commettere simili strafalcioni.

Il caso della correzione errata non è stato sollevato dai genitori del ragazzo.

Ci ha pensato, invece, un altro papà il quale ha chiamato la redazione di un giornale locale e subito la notizia della zebra con due “b” si è diffusa in un baleno.

La zebra è uscita fuori dalla scuola e ha conquistato il Web suscitando ilarità, sconcerto e relativo sfottò.

E’ intervenuto finanche il dirigente scolastico di quell’Istituto confermando l’errore commesso dalla maestra. ( nella foto in basso)

Ha cercato di difenderla dicendo:- Ha sbagliato.

Un incidente che può capitare, ma quanto rumore per una sciocchezza!- Il Corriere della Sera nella rubrica Ortografia e Zoologia immaginaria così ha scritto:- Che forma ha una zebbra con due “B”?.

Somiglierà ad un cammello con le strisce?.

O avrà 4 gobbe?.

E se uno a Londra attraversa la strada su uno << zebra crossing>> si ritrova a camminare in salita e in discesa come sui dossi stradali?.

Chissà come l’avrebbe commentata il grande Gianni Rodari che agli svarioni ortografici e grammaticali ha dedicato quel piccolo capolavoro che è il suo “Libro degli errori”.

Intanto sembra che le zebre si siano messe a ridere ( prima foto).

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Il primo atto formale che un padre di famiglia deve fare dopo la nascita di un figlio è quello di recarsi al Comune di residenza e comunicare all’Ufficiale dello Stato Civile l’avvenuta nascita del bambino al quale è stato dato il nome di……….

La dichiarazione di nascita è obbligatoria.

Non sempre, però, i genitori del nascituro si recano al Comune per registrarlo.

Capita, perciò, che qualche volta i genitori si dimenticano di registrarlo oppure non vogliono fare sapere a nessuno l’avvenuta al mondo di un figlio e volendo ingannare lo Stato fanno finta di niente per poi pentirsi amaramente quando vengono scoperti.

La storia che sto per raccontarvi si né verificata a Moncalieri alle porte di Torino e sono stati i Carabinieri di Torino che hanno scoperto l’esistenza di questo bambino fantasma

In quel paese è vissuto un bambino di 7 anni che non solo non è stato mai registrato all’anagrafe, ma che non è mai uscito di casa, che non aveva mai visto il sorgere e il tramonto del sole, che non aveva mai giocato con altri bambini, che non aveva mai frequentato l’asilo infantile, che non aveva mai fatto una passeggiata per le vie del paese.

Per lunghi sette anni sempre tenuto rinchiuso in casa come un animale e nessuno, dico nessuno, neppure i vicini di casa se ne sono accorti.

Se ne sono accorti, per un caso fortuito, i Carabinieri, i quali un giorno bussarono alla porta di una casetta in una borgata agricola della città perché dovevano notificare un atto giudiziario alla signora che abitava in quella casa.

Sapevano che abitavano in quella casa un uomo e una donna, marito e moglie.

Bussarono alla porta e sorpresa delle sorprese andò ad aprire la porta un bambino.

E tu chi sei? – disse un carabiniere stropicciandosi gli occhi.

Rispose la madre prontamente accorsa:- E’ mio figlio -.

I carabinieri rimasero sorpresi perché nello stato di famiglia della signora che avevano in mano non c’era traccia del piccolo.

Un bambino fantasma.

Però dopo la scoperta fatta dai carabinieri il bambino è stato iscritto anche se tardivamente all’anagrafe del Comune, è incominciato ad andare a scuola, ha imparato a leggere e a scrivere, ha imparato a tirare calci ad un pallone come fanno del resto tutti i bambini del mondo.

Ha imparato a vivere.

Era morto ed è resuscitato.

I carabinieri per primi si sono presi cura di lui.

Poiché il bimbo amava disegnare gli hanno regalato i pennarelli, un diario e uno zainetto.

Al resto ci ha pensato una signora che ha voluto restare anonima.

Gli ha spedito libri, quaderni, penne, matite, animaletti di peluche e tante macchinine, le sue preferite.

I genitori ora rischiano da 3 a 10 anni di carcere per il reato commesso:

Soppressione di Stato Civile, per non averlo mandato a scuola, per non averlo protetto coi vaccini obbligatori.

Ora il bimbo ha un nome ed un cognome, è stato regolarmente registrato all’anagrafe, ha un codice fiscale, ha la tessera sanitaria, è stato vaccinato, frequenta la scuola pubblica regolarmente, ha imparato a leggere e a scrivere.

E al mattino quando si alza non guarda più gli altri bambini che giocano, ridono, si rincorrono, scherzano, si abbracciano per strada o nel cortile da dietro i vetri di una finestra della sua cameretta.

Ora tutto questo lo può fare anche lui, grazie anche al buon fiuto dell’Arma dei Carabinieri.

NdR Aggiungiamo a quanto sopra che la madre è un'italiana di 48 anni, la quale ha detto di essere convinta che a registrarlo fosse stato il padre, padre che ha fatto perdere le proprie tracce, quando si è accorto che la vicenda era stata scoperta.“

Ora il tribunale dei Minori di Torino, che insieme alla procura del tribunale ordinario si occupa dell’incredibile vicenda del piccolo lo ha allontanato dalla madre.

Il ragazzo vive in una comunità per minori.

E sta tentando di recuperare il ritardo nello sviluppo cognitivo acquisendo sorriso e serenità

Pubblicato in Italia

Francesco Gagliardi ci sta per raccontare una meravigliosa storia d’amore. Eccovela, da leggere con attenzione:

“Nel 2013 muore giovanissimo per un tumore il Sig. Michael Williams a Knoxville nello Stato americano del Tennessee.

Lascia la moglie ed una figlia, ancora in tenera età.

Direte certamente: Ma che c’è di così importante che venga ricordata la sua morte?

In Italia e nel mondo ogni giorno muoiono centinaia di persone e se venissero ricordate non basterebbero i giornali che ogni giorno troviamo in edicola.

Voglio raccontarvi la storia del Sig. Williams perché prima di morire ha voluto scrivere alcune letterine che, ad ogni compleanno della figlia, le venissero recapitate accompagnate da un mazzo di fiori.

Ho trovato questo gesto bellissimo, ma nello stesso tempo triste e doloroso.

Bello per un padre che sa di lasciare questo mondo e che vuole tanto bene alla sua bambina che l’ha lasciata orfana e che aveva ancora bisogno di consigli e di affetto.

Doloroso per una figlia rimasta orfana quando ancora aveva bisogno di un padre.

Ma il padre morente non ha voluto abbandonare la figlia che amava tanto e che aveva desiderato.

E così ogni anno, il giorno del suo compleanno, ha ricevuto dal padre una letterina accompagnata sempre da un fascio di fiori freschi.

Oggi la sua bambina ormai diventata adulta ha ricevuto per l’ultima volta l’ultimo regalo e ha voluto raccontare a tutti questa storia che ha commosso l’America e non solo.

Ha pubblicato su una delle riviste più popolari d’America l’ultima letterina ricevuta dal suo papà dall’aldilà, certamente da un posto meraviglioso e migliore del nostro.

“Questa è la mia ultima lettera d’amore per te fino a quando ci rivedremo.

Non voglio che tu versi un’altra lacrima per me, mia piccolina, perché io sono in un posto migliore”.

Questo padre che sapeva di morire e che doveva lasciare questo mondo amava sua figlia.

Un male incurabile lo ha portato a miglior vita, però ha voluto starle vicino anche se per un giorno all’anno, il giorno più bello, il giorno del suo compleanno.

E’ voluto stare accanto alla sua bambina anche dopo la morte attraverso le meravigliose letterine che ha lasciato scritte e ai fiori freschi.

Un gesto d’amore di un padre che ha deciso di essere presente fisicamente anche dopo la morte. Questo gesto, triste e commovente, vuole dimostrare che l’amore di un padre verso un figlio non muore mai, è eterno, va oltre la morte.

Ndr Grazie Francesco.

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