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Vi presentiamo uno straordinario pezzo di giornalismo

“Gli strafalcioni in televisione e negli esami di maturità si sono sempre sprecati.

Si vede che la buona scuola ha fatto passi da gigante.

Per non parlare poi degli strafalcioni di reporter e giornalisti.

Molti conoscono Gabriele D’Annunzio come un grande esteta, ma come estetista lo ignoravo per davvero. Il grande Vate esperto in cure di bellezza, mamma mia che grande sorpresa!

Tutti sappiamo che a Firenze vi furono cruenti guerre tra Guelfi e Ghibellini, intense magari, ma intestinali direi proprio di no. Se fosse stato davvero così immagino le toilette fiorentine come fossero molto affollate.

Tutti abbiamo letto “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni e tutti sappiamo le peripezie che hanno dovuto affrontare i due protagonisti del romanzo Renzo e Lucia. Ebbene i due sfortunati amanti muoiono alla fine del romanzo. Ma gli sfortunati amanti non erano per caso Giulietta e Romeo, una delle tragedie più note di William Shakespeare?

E che dire di Napoleone Bonaparte, un generale tedesco che partecipò alla seconda guerra mondiale e venne sconfitto dall’esercito britannico ad El Alamein? Ma Napoleone visse nell’800, era francese, e fu sconfitto a Waterloo. Un soldato molto longevo che ha compiuto quasi 200 anni.

Tutti sappiamo come è finita la seconda guerra mondiale e chi ha maggiormente contribuito a porre fine al conflitto. Il famoso terremoto di Hiroshima. Sì, in Giappone ci sono stati tantissimi terremoti ma ad Hiroshima gli Stati Uniti d’America hanno sganciato una bomba atomica, non c’è stato un terremoto e un maremoto.

La capitale d’Inghilterra? Ovviamente Berlino. E ti pareva. Alla faccia della Brexit. Chissà come sarebbe contenta la signora Merkel.

E queste sono soltanto delle risposte che i nostri studenti hanno dato alle prove di esame della maturità. Alcune delle risposte hanno lasciato a bocca aperta i professori.

Io conosco un Pirandello che ha ricevuto negli anni 30 un Premio Nobel per la Letteratura, ma un premio Oscar non direi, anche perché Pirandello non ha mai girato un film.

La stampante è stata davvero una grande invenzione ma che abbia influito a diffondere le teorie di Lutero lo ignoravo per davvero.

Tutti conosciamo gli anni della guerra fredda perché l’abbiamo vissuta, ma che si sia combattuta durante i mesi invernali è per davvero una bella sorpresa.

E delle gaffe dei concorrenti ai vari quiz televisivi ne vogliamo parlare? Certamente.

Il versante italiano del Monte Bianco si trova in Sardegna.

Il passo di mare che separa la Francia e l’Inghilterra è lo stretto di Gibilterra.

Hitchcock è un famoso scienziato.

Ma in questi giorni la stampa e la televisione si sono interessate della trasmissione del Grande Fratello Vip.

Giulia De Lillis, l’ex corteggiatrice di “Uomini e Donne” e concorrente del Grande Fratello è al centro delle polemiche, continua a far parlare di sé per via dei continui strafalcioni.

I social network stanno impazzendo e Giulia è presa di mira per via della sua non cultura generale.

Giulia discute con gli altri inquilini della casa sulla capitale dell’Africa.

Ma l’Africa è un continente Signora Giulia!

E poi Sharm El Sheik non è la capitale d’Egitto.

L’America non è stata “inventata” nel 1842.

Ha detto proprio così:”Inventata”.

E’ stata scoperta da Cristoforo Colombo nel 1492. Inventata è tutto un’altra cosa.

Volta inventò la pila.

La Torre Eiffel a Parigi è stata costruita nel 2000.

Di fronte alle facce sbalordite ed attonite dei compagni di avventura ne ha detto proprio di tutti i colori.

Questi sono, amici lettori di Tirreno News, i frutti del nostro lavoro di insegnanti.

di Francesco Gagliardi

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Sabato 14 ottobre è stato un giorno speciale che i cittadini di San Pietro in Amantea ricorderanno a lungo.

Il nostro piccolo paese ha vissuto due avvenimenti che hanno visto la partecipazione di tutta la comunità.

Alle ore 10 nella chiesa della Madonna delle Grazie ha dato l’ultimo saluto all’Ins. Francesco Guzzo, una persona molto amata e stimata e che ha ricoperto la carica di Sindaco per 25 anni dal 1970 al 1995.

Alle ore 19, sempre nella stessa chiesa, la comunità parrocchiale, con tantissimi fedeli venuti specialmente da Lago, ha salutato e festeggiato l’arrivo dei nuovi sacerdoti: Don Giancarlo Gatto e don Juan Paterno.

Don Giancarlo Gatto, che ricopre già la carica di Parroco nella vicina Lago, è stato nominato Amministratore parrocchiale, mentre don Juan Paterno il suo vicario.

Alla fine della bellissima e partecipata Santa Messa presieduta da don Gianni Citrigno, Vicario della Diocesi di Cosenza – Bisignano, inviato dall’Arcivescovo Mons. Nolè perché impegnato a Roma per la canonizzazione di fra Angelo d’Acri, è stata preparata una grande festa nei locali annessi alla chiesa.

C’è stato un bel momento di festa.

Per l’occasione si sono visti tantissimi personaggi di cui avevamo perso le tracce.

Da parecchi anni si erano allontanati dalla Parrocchia.

Alcuni addirittura andavano a Messa nel convento di San Bernardino e nella chiesa dei Cappuccini in Amantea.

Si erano allontanati dalla nostra Parrocchia perché con l’ex Parroco, Padre Pio Marotti, non andavano più d’accordo essendo stati esclusi, per vari motivi che non intendo elencare, dai comitati festa e dal Consiglio Pastorale e dal Consiglio per gli affari economici.

Ora che Padre Pio è stato trasferito nella Parrocchia Santa Maria La Pinta in Amantea sono ritornati in parrocchia come il figliol prodigo.

Sono stati loro che hanno preparato l’ottimo e ricco buffet. Sono stati loro che hanno invitato con un manifesto i cittadini sampietresi, a nome della Parrocchia di San Bartolomeo Apostolo, a partecipare numerosi alla messa vespertina d’insediamento.

Nell’omelia del Vicario Generale mi sarei aspettato, però, un piccolo accenno al parroco uscente, un ringraziamento per la disponibilità dimostrata ad assumere un nuovo servizio e per il lavoro svolto nella Parrocchia di San Bartolomeo Apostolo di San Pietro in Amantea per lunghi anni.

Devo ammettere che il mio cuore è in subbuglio, non si possono dimenticare i 12 anni che Padre Pio é stato in mezzo a noi.

Il ricordo di questi anni, sono sicuro ci accompagnerà nella nuova pagina del libro della vita, come ci hanno accompagnato i distacchi degli indimenticabili don Gabriele Muti, don Giovanni Posa, don Pietro Cricelli, don Gianpiero Fiore, Padre Salvatore Sulla.

Ha dato il benvenuto il Sindaco, che per l’occasione indossava la fascia tricolore, Gioacchino Lorelli.

Dai volti dei parrocchiani si poteva notare tanta curiosità e attesa verso l’Amministratore e il suo Vicario.

L’accoglienza affettuosa che Don Giancarlo e don Juan hanno ricevuto sono certo che ci condurrà ad avere rapporti di amicizia vera e sincera, e come ha sottolineato anche il Sindaco, ad una fattiva collaborazione per il bene della Chiesa e della Parrocchia.

Preghiamo in attesa di avere ulteriori incontri e confidiamo nell’intercessione del nostro Santo Patrono San Bartolomeo Apostolo e della Madonna delle Grazie.

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manifestoNon si affitta ai meridionali

Era un classico cartello che veniva affisso ai portoni dei palazzi soprattutto a Torino negli anni “50 e “60.   Ma oggi anno 2017 sembra che il mondo torni sempre sui suoi balordi passi.

 

Amici lettori di Tirreno News questa è la scritta che è comparsa alcuni giorni fa sui Social. Non siamo agli anni del boom economico quando la gente del sud con la valigia di cartone legata con lo spago si recava a Torino in cerca di lavoro. Lasciava il mare, il sole, la propria terra e i propri affetti ed emigrava al Nord, specialmente in Piemonte, particolarmente a Torino, perché lì c’era la grande industria, c’era la FIAT, c’era dunque il lavoro.

La gente emigrava in massa e trovava gravi difficoltà non a trovare un lavoro dignitoso ma un alloggio decoroso. Sui portoni delle case spesso trovavano dei cartelli che avvisavano: Non si affitta ai meridionali. E già perché allora come ora noi meridionali siamo considerati degli appestati, portatori di malattie, mafiosi, camorristi, ndranghetisti, ladri, delinquenti, chiassosi, sporcaccioni, mal pagatori.

Come se al Nord queste categorie di persone non esistessero. Sono passati oltre 50 anni e purtroppo questi pregiudizi ancora non riescono a morire. Siamo rimasti dei terroni e questo basta. Quei fatidici cartelli affissi ai portoni delle case non si vedono più da diversi anni, però oggi al tempo di internet si trovano, eccome. Ne ha dato notizia “Il Messaggero” alcuni giorni orsono.

Ha raccontato la storia di un medico di Aversa che aveva accompagnato la figlia a Padova, nella città del Santo, per cercarle una pensione o una cameretta. La ragazza avrebbe dovuto seguire un corso di formazione. Non si è rivolto a nessuna agenzia immobiliare. Ha acceso il computer e subito è andato alla ricerca di una soluzione affidandosi ai social network. Ha trovato delle ottime abitazioni in affitto con prezzi abbastanza buoni, ma sorpresa delle sorprese, con queste limitazioni: Non si fitta ai meridionali, specialmente napoletani e siciliani.

La ragazza in cerca di alloggio è napoletana, quindi niente sistemazione. La notizia ha destato molto scalpore e a me è venuto in mente come venivano accolti i miei cari paesani quando a causa del lavoro che in Calabria mancava furono costretti ad emigrare in massa al Nord specialmente a Torino.

I rigurgiti del passato purtroppo sono ritornati. Molte persone che vivono al Nord hanno giustificato quei cartelli e hanno scritto che la proprietà privata è sacra e ognuno può fare quello che vuole. La casa è mia, quindi l’affitto a chi voglio io. Sì, affittala a chi vuoi, ma non puoi discriminare una ragazza sol perché è nata al Sud dell’Italia. Questo è razzismo, questa è discriminazione bella e buona, frutto di ignoranza e dei pregiudizi di queste brutte bestie che ancora albergano nei cuori e nella mente dei cittadini del Nord Italia, i quali non sanno che quando noi mangiavamo con la forchetta e con il cucchiaio loro mangiavano con le mani. Per non parlare dei saccheggi subiti da parte dei nordisti e dei Savoia al tempo dell’Unità d’Italia.

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Carissimi amici, ho letto e riletto con interesse l’articolo pubblicato su Tirreno News del 6 ultimo scorso: “Amantea, città dei burattini e delle marionette”.

Ma davvero la bella cittadina a noi tanto cara è popolata di marionette, burattini, mentitori, bugiardi, gatti e volpi, Mangiafuochi e chi ne ha più ne metta?

 

Stento a crederci

Eppure conosco tantissime persone buone, brave, intelligenti, impegnate in politica e nella società civile.

Quante persone non hanno il naso lungo, perché non dicono bugie.

Non hanno nulla di che vergognarsi perché non hanno commesso imbrogli, ladroniggi, spacciato droghe.

Se ne stanno da parte, non prendono parte ai pettegolezzi e non hanno nessun interesse ad entrare in qualche modo nella storia.

E sono la maggioranza dei cittadini della nobile città di Amantea.

Ci sono, come del resto ci sono in tutti i paesi di questo mondo, altre persone, purtroppo, che aspirano a posti di comando che con lusinghe e sotterfugi si fanno infinocchiare dai molti burattinai che sempre ci sono stati e che, ahimè! con loro dobbiamo convivere.

La favoletta di Collodi citata nell’articolo, molto ardito e divertente, ci fa capire che il burattino Pinocchio può ancora insegnare qualcosa, non solo ai piccini, ma anche e specialmente a noi adulti.

Pinocchio è un burattino vispo, allegro, vivace, imprevedibile come erano e come sono tutti i ragazzi del mondo nel loro comportarsi quotidiano e concreto.

Ieri come oggi i ragazzi ma anche gli adulti si ritengono capaci di agire da soli, di sapersi muovere con perizia e saper superare tutti gli ostacoli che si sovrappongono al loro cammino pieno di spine e di pericoli e di innumerevoli tentazioni del male.

 

Vogliono fare sempre da soli. E poi sbagliano, vengono imbrogliati, cadono nelle grinfie di imbonitori e come il povero Pinocchio vanno a finire in padella come i pesci, finiscono a fare il cane da guardia come Melampo, si fanno ingannare dalle astuzie del Gatto e della Volpe. Pinocchio, però, a differenza dei burattini Mantioti, senza guida e senza esperienza va in giro per il mondo.

Quelli che vivono in Amantea sono rimasti abbarbicati ai loro posti.

Pinocchio in fondo è buono ed è capace di riconoscere l’errore commesso.

I burattini di Amantea non vogliono riconoscere un bel niente, a quanto pare.

E Pinocchio, nel suo peregrinare, non commette mai lo stesso errore.

Gli amici di Amantea, invece, non hanno mai imparato la lezione

Alla fine si pente, dopo aver sperimentato sulla propria pelle tutte le lusinghe di questo mondo, le falsità della gente, le adulazioni, gli inganni, le promesse non mantenute.

Ha sbagliato tante volte, ma poi si è corretto.

E’ spesso caduto ma poi si è rialzato.

 

Voglio sperare che tutti i burattini evocati nell’articolo e che hanno sbagliato un giorno si possano pentire, si possano correggere, si possano rialzare.

Questi cambiamenti si verificheranno allorquando tutti noi diventeremo più buoni e sapremo riconoscere gli errori commessi.

Se qualcuno si sentirà offeso chiedo umilmente perdono.

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stupriOggi 31 agosto 2017, passando in rassegna i giornali nazionali, mi sono soffermato a lungo sulle prime pagine. O mio Dio, brutte notizie di cronaca: stupri a Rimini, stupri a Desio, stupri al mare, stupri in montagna, un’ottantenne violentata a Forlì, una dodicenne abusata a Trieste, incubo al parco a Milano, autista di pullman malmenato, capotreno aggredito. Siamo messi davvero male, L’Italia è diventata all’improvviso invivibile, una terra fertilissima per stupratori e delinquenti, provenienti per la maggior parte dei casi da paesi lontanissimi da noi per cultura, lingua, religione, clima, usanze, tradizione. E così ancora una volta, purtroppo, Rimini e la costa romagnola tornano al centro di altri episodi di cronaca nera. Questa volta, però, grazie all’intervento immediato dei Carabinieri è stato arrestato in flagranza un uomo marocchino di 34 anni che stava costringendo una donna ad avere un rapporto sessuale. Quest’uomo, voglio ribadirlo, aveva precedenti penali per reati contro il patrimonio. Appena una settimana fa, sempre a Rimini, un branco di delinquenti, di animali, aveva stuprato una giovane donna polacca e malmenato il marito, tutte e due ricoverati all’ospedale. La capitale della movida è ancora sotto shock. La gente seria, onesta e laboriosa non ne può più e allora si ribella, protesta, e ha perfettamente ragione. Qualcuno addirittura suggerisce di mettere questi stupratori sul primo volo cargo e nella stiva dell’aereo pur sapendo che il portellone è difettoso e spesso si apre durante il volo. Ora io mi chiedo: Se lo Stato non interviene per porre fine a questi episodi gravi, tristi e infamanti, è logico che i cittadini si ribellano e si attrezzano per ripulire questo Bel Paese da questa putrida melma. In questa fine estate del 2017 Rimini e non solo Rimini si stanno segnalando non solo come città del divertimento ma anche come città dello stupro. Arrivati a questo punto i nostri governanti, ministri, sottosegretari, magistrati, con le rispettive mogli e figlie dovrebbero programmare un bel soggiorno a Rimini e dintorni rinunciando però alla scorta. Da soli dovrebbero passeggiare per le vie, da soli dovrebbero entrare nei locali pubblici. Troverebbero ad accoglierli, senza dubbio, 10 – 100 – 1000 emigranti clandestini che farebbero una bella festa alle signorine e alle rispettive mogli. Solo così capirebbero che la vita ormai in Italia è invivibile e che le cose stanno peggiorando. Ma forse qualcuno dirà che io sto esagerando e che le cose invece in Italia vanno benissimo e non c’è nessuna emergenza. Tutto tranquillo, madame la marchesa! Tranquillo un corno. Il mio grido di dolore non è razzismo. In una nazione civile, libera e democratica dove le leggi nazionali vengono continuamente calpestate e giudici compiacenti garantiscono l’incolumità a queste bestie provenienti da un altro mondo, l’unica alternativa, caro signor Ministro Minniti, sarebbe mandarli a casa loro a lavorare e non farli restare ulteriormente in Italia a bighellonare nelle nostre vie, nelle nostre piazze. Nei loro luoghi d’origine sanno benissimo che se rubano gli tagliano la mano, se stuprano gli tagliano i coglioni. In Italia, invece, vengono protetti e loro lo sanno. Sanno benissimo che rischiano ben poco In Italia, ormai, tutto è possibile perché tutto è diventato lecito e giustificato. Hanno stuprato quella ragazzina? Sono stati provocati, indossava una minigonna. Hanno stuprato una straniera? Non ha gridato e non ha opposto resistenza. Hanno rubato al spermarket? Avevano fame. Hanno rubato il telefonino ad un ragazzino? Dovevano telefonare ai loro cari lontani. Hanno occupato una palazzina? Volevano un posto sicuro per dormire. Hanno stuprato una donna? Beh, la risposata la date voi, io non so rispondere.

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Anziano-truffato-780x400Aumentano i raggiri e le truffe alle persone anziane perché sono le più vulnerabili, conoscerle è importante per evitarle. Amici lettori di Tirreno News oggi vi voglio raccontare di una nuova truffa. Ancora una volta le vittime sono gli anziani soli. I truffatori prima li raggirano facendo loro sottoscrivere abbonamenti a riviste specializzate redatte da false Forze dell’Ordine e poi spacciandosi per funzionari del Tribunale li minacciano: se non pagate l’abbonamento vi verranno pignorati tutti i vostri beni. Purtroppo tantissime persone anziane sono cadute nella trappola e alcune hanno finanche versato addirittura ingenti somme di denaro. Ora due persone sono state arrestate e dovranno rispondere di estorsione aggravata, truffa, riciclaggio di denaro. Speriamo che questa volta il Tribunale e i Magistrati ai quali è stato affidato il compito di giudicarli non siano di manica larga. Meritano una pena esemplare. In galera devono marcire e mangiare per diversi mesi il rancio dello Stato. Approfittare delle persone anziane è un atto vile e deprovevole. Quante volte la stampa, la televisione, le Forze dell’ordine si sono occupati di truffe agli anziani. Questa volta sono stati proprio loro a denunciare alle Forze dell’ordine la truffa perpetrata ai loro danni. Alcuni mesi fa sono stato intervistato da una giornalista del TGR Calabria e da un funzionario di Polizia della Questura di Cosenza perché nel mio palazzo una signora anziana e che vive sola era stata aggirata da due signori, i quali spacciandosi per avvocati, hanno preteso dalla donna una ingente somma di denaro perché dovevano difendere il figlio che rischiava l’arresto dopo aver causato un grave incidente stradale. La vittima, sottoposta a una forte pressione anche psicologica credendo davvero che il figlio fosse in pericolo ha versato la somma di denaro richiestale. Agli anziani che vivono soli e che vengono contrattati telefonicamente suggerisco di non dare ascolto a questi imbroglioni ma di telefonare subito alle Forze dell’Ordine. Solo loro sapranno difendere le persone indifese e proteggere i nostri cari dalle truffe che sono, purtroppo, in continuo aumento. Ogni santo giorno Polizia e Carabinieri riescono a smarcherare tanti falsi avvocati, falsi preti, falsi poliziotti, falsi funzionari delle Poste e delle banche, falsi medici. Conoscere le storie di anziani truffati può aiutare a capire come difenderci. Ecco perché oggi vi ho voluto raccontare questa brutta storia, questa truffa perpetrata a danno degli anziani. La prima cosa che gli anziani dovrebbero fare: Non aprire la porta a persone sconosciute. Non credere a quello che viene loro raccontato telefonicamente. Non consegnare agli estranei il libretto postale o il bancomat. Non fare mai entrare in casa persone che si spacciano per dipendenti del telefono, del gas e della luce. I finti tecnici muniti di tesserino contraffatto millantando guasti al telefono, al contatore del gas e della luce, in realtà entrano nelle case per rubare denaro e gioielli. Bisogna stare sempre all’erta e telefonare subito ad un congiunto e alle Forze dell’Ordine

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Puntuale come sempre l'amico Francesco sui fatti della nostra società.

Ecco il suo ultimo "appunto":

Carissimi amici di Tirreno News, oggi vi voglio raccontare un triste episodio che si è verificato, meno male, non in Calabria e nelle nostre città, ma in una regione del Nord, altrimenti tutti i giornali avrebbero messo la notizia a caratteri cubitali in prima pagina e chissà cosa avrebbero scritto di noi calabresi, terroni, ignoranti, delinquenti, mafiosi, corrotti e maleducati. La notizia è apparsa sul giornale “Il Giorno” di Milano.

Un autista ha parcheggiato la sua autovettura al Centro Commerciale di Carugate, senza minimamente vergognarsi, in un posto dove c’erano le strisce gialle riservato ai portatori di handicap. Un autista handicappato, sopraggiunto, non trovando altri posti liberi ha chiamato i Vigili Urbani, i quali, prontamente intervenuti, hanno elevato una contravvenzione al cretino di turno. Non si è vergognato, non ha chiesto scusa, non si è pentito di aver commesso un reato. Sintetizzo per non dilungarmi troppo. ma ha voluto vendicarsi in un modo che dire vile e vigliacco è poco. Senza farsi vedere ha appeso un cartello scritto con vari errori di ortografia che a leggere il testo non solo c’è da rabbrividire, ma si resta completamente basiti e senza parole. Mai avrei pensato che un signore che abita in una cittadina evoluta ed emancipata avrebbe reagito in questo modo vile e vigliacco.

Così c’era scritto sul cartello:- A te handicappato che hai chiamato i vigili vorrei dirti che a me 60 euro non cambiano nulla ma tu rimani un povero handicappato. Sono contento che ti sia capitata questa disgrazia-.

Alcuni passanti, visto il cartello, lo hanno fotografato e lo hanno messo sul Web in modo tale che tutti avrebbero avuto la possibilità di vederlo e poi commentarlo. In un baleno migliaia di condivisioni sui social, seguiti da improperi ed insulti anche volgari. Del fatto si è pure interessata l’Amministrazione Comunale, la quale si è subito detta indignata e sconvolta. Anche il Centro Commerciale ha preso le distanze condannando il vile gesto del parcheggiatore scostumato ed ignorante. La solidarietà ai ragazzi e alle ragazze che sono meno fortunati di noi è arrivata finanche da una signora che noi abbiamo visto in televisione ballare con protesi alle gambe: Giusy Versace. Ma io mi domando, siamo nell’anno del Signore 2017 e ancora succedono queste cose terribili ed allucinanti e non ci vergogniamo? Sì, succedono purtroppo anche da noi. Quante volte ho visto posti riservati occupati da gente che non ha nessun diritto di parcheggiare la propria auto in posti riservatissimi , ostruire passaggi pedonali e impedire il passaggio alle carrozzelle. La trasmissione satirica “Striscia la Notizia” ci ha inondato di episodi simili, ma mai, dico mai, si erano verificati episodi allucinanti e sconcertanti come quello di Carugate, dove un handicappato viene finanche insultato. Per questi signori la multa di 60 euro è poco, è una sciocchezza. Meriterebbero una punizione esemplare: spingere per un mese la carrozzella di un handicappato, trascorrere ore ed ore a fianco di un disabile, per far vedere a loro quello che un disabile prova realmente quando deve salire le scale, prendere l’ascensore, quando e come si deve muovere in mezzo alle macchine parcheggiate selvaggiamente sui marciapiedi e sulle strisce pedonali.

Bella e commovente la risposta che ha dato sul Web la signora Versace:- Io sarò un handicappato per tutta la vita, ma tu rimarrai un idiota senza speranza-.

 

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foto001I ragazzi di oggi. specialmente quelli che vivono in città, durante i mesi invernali non soffrono il freddo, e quando la sera vanno a letto non trovano le lenzuola freddissime. Le case di oggi sono ben riscaldate. Tutte hanno riscaldamenti centralizzati o autonomi a metano. Non sanno, quindi, cosa significa il freddo. Anche perché le scuole sono pure riscaldate. E se qualche giorno gli impianti di riscaldamento non dovessero funzionare i giovanissimi di oggi si rifiutano di entrare in classe. Ai miei tempi le scuole non erano riscaldate. E quando davvero faceva molto freddo, con il fiato tentavamo di scaldare la punta delle dita ed eravamo costretti a stare con il cappotto e la sciarpa al collo. Ogni tanto la maestra si faceva portare da casa un braciere acceso per poter riscaldare un po’ l’ambiente. Non era proprio un braciere, era una padella col manico lungo, “a frissura”,adatta a trasportare i carboni ardenti. Sicuramente della “frissura” e della “vrascera” i ragazzi di oggi non sanno niente, forse ne hanno sentito parlare un po’ vagamente dai nonni, sempre se hanno avuto la fortuna di averli. I ragazzi di oggi credono di possedere tutto, credono di avere avuto tutto dalla vita: comodità, benessere, soldi, biciclette, motorini, auto, televisione, computer, tablet, telefonini, internet, pub,discoteche,sala giochi, etc. A loro, però, è mancato qualcosa: l’intimità della casa. E’ mancato a loro qualcosa di veramente importante: la gioia, la serenità, l’amore della famiglia riunita intorno al braciere specialmente durante le lunghissime giornate invernali quando fuori infuriava la tempesta e tutti erano costretti a stare nelle proprie case.

Il nonno con la paletta in mano, ogni tanto muoveva il carbone acceso e poi lo ricopriva con la cenere per mantenere a lungo e sempre viva la brace. Questo era un compito importante che la famiglia gli aveva affidato e lui ne andava fiero. Come riassettava lui il fuoco non c’erano eguali. La nonna e la mamma, invece, filavano o sferruzzavano, mentre io e mia sorella Anna coi libri poggiati sulle ginocchia facevamo finta di leggere. Non avevamo nessuna voglia di studiare. Ascoltavamo i ragionamenti degli adulti che si facevano allora: la guerra, Mussolini,, i soldati che morivano di freddo e di fame in Russia, la scarsità del raccolto, i bombardamenti, il tesseramento, la scarsità del cibo, il freddo pungente che non voleva andare via.

Se domandate ad un ragazzo di oggi cosa sia un braciere o non vi saprà rispondere oppure vi dirà che è un sottovaso finemente lavorato dove la mamma ha posto nel salotto o nel soggiorno una bella pianta ornamentale. Ecco a cosa serve oggi il bel braciere di una volta, è stato declassato ad un semplice portavasi. Invece, una volta, era ritenuto un oggetto indispensabile ed essenziale per la casa, sia essa ricca che povera. Le ragazze, poi, quando si sposavano ne portavano, fra le altre cose, uno in dote. Il braciere era un recipiente circolare, per lo più di metallo, con due manici, che doveva contenere le braci accese per riscaldare le stanze. Era noto fin dai tempi più antichi. Nelle case dei ricchi e dei nobili c’era il braciere di ottone finemente martellato e con manici pesanti ben lavorati e con il fondo di rame. Era più resistente al calore delle braci, durava più a lungo e si manteneva sempre lucido. Nelle case dei poveri, invece, c’era il braciere di latta che spesso il calore del fuoco bucava il fondo e faceva cadere la cenere per terra. Di ottone o di latta, il braciere non poteva restare così in mezzo alle stanze. Aveva bisogno di un mobile di legno, una specie di ruota del diametro di circa un metro e venti centimetri, col buco in mezzo, costruito in modo che doveva tenere sollevato il braciere da terra. Il bordo della ruota serviva poi come poggia piede per tutti i componenti della famiglia. Gli accessori essenziali del braciere erano: la paletta di ottone o di ferro, che serviva per muovere le braci e poi ricoprirle con un sottile strato di cenere; la pinza, che serviva per prendere le braci ardenti dal caminetto; il ventaglio e la “magara”. Quest’ultima a forma di imbuto bucherellato fatta di latta serviva per il tiraggio. Senza la “magara” a volte era difficile accendere i carboni. Perché si chiamava “magara”? Quante volte me lo son chiesto e mai ho saputo darmi una risposta plausibile. Deriva forse da “magaria”, “magara” o da magia. Chissà! Certamente era l’oggetto indispensabile per accendere il braciere e in pochi minuti compiva la magia di trasformare la legna e i carboni in brace ardente.

Ma il braciere di una volta a differenza dei termosifoni di oggi spesso ubicati sotto i davanzali delle finestre o in un angolo della casa, compiva un’altra “magaria”: aveva il compito di riunire tutta la famiglia specialmente di sera. Non solo ci dava calore che riscaldava tutte le membra, ma ci dava calore umano. Stare tutti uniti, stare tutti vicini, ci faceva sentire una sola famiglia, un corpo ed un’anima sola Il calore che emanava dal braciere ci accumunava e ci disponeva a comunicare fra di noi, a raccontare barzellette, “rumanze”, le vicende della vita, tutti i nostri pensieri, tutto il nostro vissuto, gli affanni, gli amori, i tormenti, le soddisfazioni, le gioie e le pene, diversamente da oggi, i cui componenti della famiglia non si incontrano neppure a pranzo e a cena e il calore e il tepore del termosifone non ci dispongono a stare vicini e insieme, a sentire l’uno il calore, l’umore, l’odore dell’altro. Le case oggi sono meglio riscaldate, in esse si vive meglio, diversamente da ieri. Oggi, però, il tepore del termosifone è fine a se stesso. Riscalda sì l’ambiente, non riscalda , però, i nostri cuori, non dispone a niente.#

# Dai libri del maestro Gagliardi: La valigia dei sogni e Viaggio nella memoria.

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Sala Consiliare del Comune di Amantea 17 Agosto 2017 Ore 18:00

Il libro sull’emigrazione negli Stati Uniti d’America nel periodo del grande esodo sarà presentato il 17 agosto alle ore 18:00 nella Sala Consiliare del Comune di Amantea.

E’ stato scritto dal dott. Francesco Gallo, nativo di Lago, ma che vive e lavora lontano dalla sua amata terra di Calabria: Padova, città del Santo, Sant’Antonio da Padova.

 

E’ un medico chirurgo, specialista in psichiatria, membro dell’Accademia Cosentina e della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, Professore dell’Università del Maryland negli U.S.A. e infine Presidente dell’Associazione “Laghitani nel mondo”.

Il libro si intitola Emigrazione negli U.S.A. da Amantea dal 1886 al 1925 e da San Pietro in Amantea dal 1897 al 1924.

Il dott. Gallo di emigrazione se ne intende perché oltre ad essere uno studioso della materia è stato anche lui un emigrante.

Con i genitori aveva lasciato il suo paesello natio e si era stabilito in America.

Poi fece ritorno in Patria, studiò, si laureò, si fermò a Padova, si sposò. Ha due figli e ogni anno, anche se per pochi giorni, ritorna in Calabria, per salutare amici e parenti e per respirare a pieni polmoni la salubre aria di casa nostra.

Il dott. Gallo è uno studioso, un appassionato di storia patria, ha pubblicato diversi libri, ha dedicato tempo per terminare, come lui afferma nella presentazione del libro, questa difficile e lunga ricerca sulla emigrazione negli U.S.A.

Ha scritto e pubblicato questo libro perché ha voluto onorare il coraggio e il sacrificio che fecero centinaia e centinaia di Amanteani e Sampietresi che emigrarono in America del Nord durante il periodo del “Grande esodo”. Grazie dott. Gallo.

Abbiamo vivamente apprezzato il vostro grande gesto verso i nostri cari emigranti in terre lontane che hanno dovuto abbandonare la loro terra, i loro affetti, le amicizie, le tradizioni, i costumi, la lingua.

Ha accumunato due Comuni viciniori e confinanti, Amantea e San Pietro in Amantea, perché molto simili sia dal punto di vista storico sia dal punto di vista culturale. San Pietro è stato per lungo tempo Casale di Amantea e poi durante il periodo fascista addirittura Frazione di Amantea.

E poi da sempre i nostri contadini si recano al mercato ortofrutticolo di Amantea a vendere i loro prodotti agricoli, mentre i pescivendoli di Amantea si recavano a San Pietro a vendere i pesci: vedi Candia, Francisca e Candia ed altri con i muli ed i carretti.

D’estate, noi sampietersi ci rechiamo ad Amantea a fare i bagni, mentre in passato molti amanteani venivano a San Pietro ad estivare perché l’aria è buona, il cibo ottimo, il vino eccellente.

Molte donne del nostro paese, ogni santo giorno, portavano nelle cantine di Amantea nei barili l’ottimo vino che si produceva qui da noi e molto apprezzato dagli intenditori.

Ma anche in America gli Amanteani e i Sampieteresi si incontravano, si frequentavano, si aiutavano a vicenda. Addirittura spesse volte emigravano insieme.

Ma c’è di più. Tanti, ma tanti sampietersi hanno aperto attività commerciali nel comune di Amantea e si sono stabiliti in questo luogo meraviglioso che avrebbe dovuto essere ma non lo è stato la perla del Basso Tirreno cosentino.

Molte nostre signorine si sono sposate con amanteani.

Voglio ricordare una vecchia diceria:- Alla Mantia maritaticce, ma statte accuortu nun ti cè zunrare-. Ma vi dirò di più.

Alcuni Sindaci della Città di Amantea erano originari di San Pietro. Uno, addirittura, ha frequentato le scuole elementari a San Pietro ed è stato alunno della nostra cara compianta maestra Dolores Lupi.

Tralascio la prima e la seconda parte del libro dedicate ad Amantea.

Mi fermo solo un po’ alla terza parte dedicata al nostro caro amato paesello, dove il Dott. Gallo fa una breve descrizione geografica e storico-culturale e dell’emigrazione dei suoi cittadini negli U.S.A. dal 1897 al 1924. Anni difficili.

C’è stata la prima guerra mondiale, l’uccisione del Re a Monza, le guerre coloniali. A pag. 263 c’è lo stemma del Comune, la foto della grande piazza e non poteva mancare la foto della bellissima fontana antica inaugurata nell’anno 1900 conosciuta affettuosamente da tutti i paesani come la fontana du zu Tittu.

Nelle pagine successive, in sintesi, il dott. Gallo ci parla di alcune tappe importanti della storia del nostro paese ed elenca i nomi dei Sindaci. E sorpresa delle sorprese, ho appreso per la prima volta che zio Palmerino Sesti, il migliore fabbro del paese, il nonno di mia cugina Veruzza Sesti, ha ricoperto la carica di Sindaco nel 1911 dopo il suo ritorno dalla lontana America. Anche zio Palmerino fu un emigrante.

Poi fa l’elenco di alcuni notabili e proprietari terrieri.

Alcune famiglie sono completamente scomparse. Da tempo non esistono più come la famiglia Aloisio, Ianne, Maio.

Una pagina è dedicata ai nostri caduti in guerra e alle chiese. E poi c’è un lungo elenco di nomi, 315 per l’esattezza,. Sono i nostri cari emigranti che hanno lasciato il nostro paese per recarsi in America per fare fortuna. Molti l’hanno fatta. E i loro figli e i loro nipoti oggi ricoprono cariche importanti nella pubblica amministrazione, nel Congresso degli Stati Uniti, nelle Università.

Oltre al nome di mio padre che trovasi al N. 93, c’è pure quello di mio nonno materno, Antonio Raso ( anche questo cognome è scomparso) al N. 253 che emigrò negli U.S.A. nel 1900 e si stabilì nella città di Braddock in Pennsylvania.

Delle famiglie sampietresi che in quegli anni del grande esodo emigrarono in America e che sono brillantemente descritte in questo libro io ne ricordo solo alcune perché ho avuto la fortuna di incontrarle quando ero in America. Non posso ricordarmele tutte perché quando emigrarono ancora io non ero neppure nato.

Gli spostamenti degli emigranti amanteani e sampietresi sono stati per la maggior parte permanenti, volontari e spontanei. Solo pochissimi emigranti, dopo aver lavorato all’estero, sono ritornati nel paesello natio.

Le migrazioni hanno contribuito alla formazione di moltissime nazioni moderne. L’America deve il suo popolamento ai flussi migratori. E grazie al lavoro degli emigranti e alle ingenti risorse naturali ebbe un notevole sviluppo economico basato sull’allevamento del bestiame, sull’agricoltura, sulle industrie del ferro e dell’acciaio, sulla costruzione di strade, ponti, ferrovie, sulla estrazione di minerali i cui sottosuoli sono ricchissimi.

Il flusso migratorio degli amanteani e sampietresi verso l’America fu dovuto principalmente al fattore fame e miseria, al sogno di miglioramento economico e sociale, alla disoccupazione, al sovrappopolamento.

Chi è emigrato è stato mosso dalla speranza di trovare migliori condizioni di vita, un lavoro stabile e duraturo, molto remunerativo, un ambiente sociale diverso che avrebbe potuto favorire anche un maggiore benessere a tutta la famiglia e ai propri discendenti.

La maggior parte degli emigranti erano scapoli. In un secondo tempo, dopo aver fatto fortuna e trovato un lavoro stabile, si facevano raggiungere dai familiari. E in compagnia di amici e compaesani fondavano nuovi agglomerati fuori dalle città, lontani dalle fabbriche e dalle miniere, dando nomi di città italiane e solo così davano loro un senso di libertà. A volte gli emigranti si isolavano, scrivevano lettere struggenti ai parenti lontani e si mettevano a piangere. Si lamentavano della lontananza, del cibo, del clima, degli usi e dei costumi, della lingua che non riuscivano ad imparare, perché la maggior parte non sapevano leggere e scrivere.

E qui mi preme ricordare, parlando di nostalgia per la terra lontana, la bellissima canzone di Bovio “Lacreme napulitane”, che anche se intrisa di grande teatralità ci fa rivivere la grandissima tragedia e sofferenza dei nostri cari emigranti in terre lontane. Si avvicinava il Santo Natale e struggente era il ricordo della sera della vigilia. L’emigrante avrebbe voluto essere in mezzo a tutti i familiari, avrebbe voluto ascoltare il suono della zampogna. Io non ci sono ma quando apparecchierete la tavola mettete anche il mio piatto.”Comme si ‘mmiez’a vuje stesse pur’io”.

Quante lacrime mi costa questa America, come è amaro il pane che col sudore ci guadagniamo ogni giorno. Io che ho perso la patria, la casa e l’onore, sono carne da macello. Sono un emigrante! Sognavano ad occhi aperti la cara e dolce terra di Calabria, così bella nelle splendide notti d’estate di luna piena e profumata dalle ginestre in fiore.

Col passare degli anni avevano creato una piccola fortuna, si attaccarono di più al paese che li aveva ospitati, alcuni cambiarono mestiere, si mettevano in proprio e non erano più tentati di ritornare in patria. Si erano completamente adattati agli usi e costumi americani, avevano comprato “il car o il truck”, erano diventati commercianti, proprietari di bar, di pizzerie, di negozi, di sartorie, di calzolerie, di panetterie, e così la nostalgia del luogo natio si andava a poco a poco affievolendosi. Cercavano il successo affrontando rischi e sacrifici e lo hanno ottenuto dopo anni di duro lavoro.

Un emigrato calabrese in America, Michele Pane, così scrive a suo padre, invitandolo a lasciare pure lui la Calabria e partire per l’America lontana. Ha fatto fortuna e nel commercio fa grossi affari, è diventato pubblico notaio, si è americanizzato ed ha finanche cambiato nome. Non si chiama più Michele, ma Mike.

La lettera è un misto di calabrese e americano. Ha inizio con “ Caro Tata”. Ancora oggi, nei piccoli paesi si suole chiamare il padre con l’appellativo di Tata. Mia sorella Anna chiamava il nonno Antonio Tata. Ricordate certamente il bellissimo racconto del libro “Cuore” di Edmondo De Amicis: L’infermiera di Tata.

La più grande ondata migratoria negli Stati Uniti d’America che era iniziata alla fine dell’ottocento e ai primi del secolo scorso si è esaurita.

E così l’Italia ha cessato di essere un paese di emigranti per diventare un paese di immigrazione. Migliaia e migliaia di nord africani, con vecchie carrette di mare stipati come sardine e con gommoni, sbarcano in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania.

In pochi anni hanno invaso il nostro territorio. E così come per i nostri contadini e braccianti agricoli sampietersi ed amanteani gli Stati Uniti erano “La Merica” cento anni fa, oggi per i nord africani e gli asiatici “La Merica” è l’Italia.

Pubblicato in Basso Tirreno

cornuto e mazOltre al danno la beffa

Carissimi amici lettori di Tirreno News oggi vi voglio raccontare una triste storia o meglio una tresca amorosa risalente al 2008 che non si è verificata nei nostri paesi bensì a Roma, i cui protagonisti sono un sacerdote di una parrocchia romana e un marito e moglie per giunta con due figli. E’ una storia vera e chi vuole saperne di più può benissimo consultare il giornale “Il centro”. Non faccio i nomi dei protagonisti per rispettare la loro privacy, ma vi dico però che la vicenda si è verificata in una parrocchia romana e precisamente nella chiesa di San Giustino. Il marito della donna un giorno si accorge che la moglie lo tradisce con un sacerdote dopo aver assunto e pagato lautamente un investigatore privato il quale gli ha fornito le prove del tradimento. E dire che la signora era tutto casa e chiesa. Ogni giorno immancabilmente ogni giorno si recava in chiesa e quando tornava a casa era tutta raggiante e appagata. Appagata da chi e da che cosa? Naturalmente dal sacerdote che frequentava assiduamente e che veniva evidentemente soddisfatta sessualmente, soddisfazioni che certamente non riceveva in casa dal marito.

Il marito si è rivolto alla magistratura denunciando la tresca amorosa e dopo lunghi 5 anni di attesa e di lunghe indagini finalmente la magistratura ha emesso la sentenza: il marito è stato risarcito con 15.000 euro non solo perché ha dovuto sopportare le corna ma anche perché era caduto in un grave stato depressivo. Chi dovrà pagare il 15000 euro? Tutti si aspettavano che il verdetto deciso dal Tribunale di Roma avrebbe condannato il sacerdote, invece ha condannato la moglie fedifraga. E finanche il Tribunale ecclesiastico della diocesi di appartenenza del sacerdote non ha preso nessuno provvedimento contro di lui. Gli sono stati perdonati tutti i peccati commessi e gli hanno ordinato, come del resto fanno i confessori coi peccatori, di non commetterli mai più.

Il marito tradito e i suoi avvocati non hanno gradito la sentenza e il comportamento della curia, tanto da chiedere al Vescovo formali spiegazioni, spiegazioni che purtroppo non sono ancora arrivate.

La storia come abbiamo visto risale al 2008, lo scandalo però è scoppiato nei giorni scorsi quando il sacerdote è stato trasferito nella Diocesi dell’Aquila. L’intrigo è ora di dominio pubblico perché il giornale locale “Il Centro” ha pubblicato la notizia. Fin qui la storia, però c’è un ulteriore dettaglio: il sacerdote ha chiesto al marito cornuto tramite i suoi avvocati e ottenuto un risarcimento danni di 3.200 euro più il pagamento delle spese processuali. Allora è vero il famoso e antico detto calabrese o napoletano: Curnutu e mazziatu!

Pubblicato in Calabria
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