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prima pietra

di Francesco Gagliardi

 

Ieri sera, 3 aprile 2021, la nota rubrica di Canale 5 “Striscia la notizia” si è occupata di un cantiere inaugurato in pompa magna quattro anni fa e precisamente il 1^ aprile 2017 e mai iniziati i lavori.

Venne inaugurato alla presenza delle massime autorità con i Sindaci con le fasce tricolori con tanto di posa della prima pietra come si evince dalla foto.

 

Si trattava di un tratto di strada che doveva collegare tre Comuni della Toscana: Impruneta, Greve in Chianti e Bagno a Ripoli. E’ stato inaugurato, ma dell’opera non c’è traccia.

Tutto è rimasto come prima.

C’è solo la prima pietra, benedetta finanche da un sacerdote.

 

E’ ancora lì, della strada neppure l’ombra.

Ed erano stati stanziati 26 milioni di euro, che non sono bruscolini.

Ma evidentemente è stato un bel pesce d’aprile per gli abitanti di quei tre incantevoli borghi toscani.

L’inviata Chiara Squaglia, che se la squaglia, di Striscia la notizia non solo si è recata sul posto ma ha anche fatto visita anche all’attuale Sindaco di Firenze Nardella, che 4 anni fa ancora non ricopriva la carica di Sindaco, per cercare di capire le ragioni di questo notevole ritardo e come è possibile che lo Stato, le Regioni stanziano i soldi per la realizzazione di opere pubbliche utilissime per tutta la collettività e queste non vengono realizzate.

 

O se vengono poi realizzate passano diversi anni con sperpero del pubblico denaro.

Molti lavori spesso rimangono fermi sulla carta dopo anni e anni dalla posa della prima pietra.

Il Sindaco che non è responsabile di questo notevole ritardo ha dato la colpa alla burocrazia italiana che è davvero insostenibile.

Troppe pastoie burocratiche, troppe leggi, troppi cavilli, troppi documenti, carte bollate, firme, rifacimenti di progetti, appalti, fallimenti di aziende.

Molti miei fedeli lettori si stupiranno, ma in Italia è un fatto normale.

Una ditta partecipa ad un concorso per la realizzazione di un’opera, lo vince offrendo prezzi al ribasso, poi si accorge che i soldi non bastano e non può terminare i lavori, dichiara fallimento e quindi tutto si ferma. L’opera non viene portata a termine.

Intervengono i Tribunali, cambiano le norme, occorre fare nuovi progetti e gli anni passano e le opere da realizzare rimangono sulla carta. La prima pietra rimane, però sempre al solito posto.

 

Quella non si tocca.

Di chi la colpa?

Indovinate un po’.

Dei meridionali, dei burocrati che occupano posti di prestigio provenienti dall’Italia meridionale che sono famosissimi per inventarsi lacci e lacciuoli. Retaggio della dominazione spagnola.

Chi vorrebbe fare, come i settentrionali, le cose in maniera efficiente e rapida si trova spesso in difficoltà, perché sono in minoranza nelle stanze dei bottoni.

E se la pigliano con Garibaldi.

 

Ahi, Peppino, così scrive Lucio sul giornale digitale “l’Arno di Firenze”, se te ne restavi in Brasile a rubar cavalli a farti i cavoli tuoi, invece di venire qui a rompere i co…ni!- Questo, caro Lucio, è proprio quello che dovremmo dire noialtri meridionali.

Ci avete rubato e depredato di tutto e svuotato finanche il forziere del Banco di Napoli e portato altrove finanche i bulloni dei macchinari di Mongiana.

Questa è storia.

Leggi qualche libro prima di scrivere simili balle.

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renzi conte-2Domani avremo un altro governo, un Conte ter, con un semplice rimpasto, grazie ai costruttori di poltrone. Il mercato delle vacche è bello e pronto. E quindi uscimmo a riveder Mastella. Chi Clemente? Esattamente, ma anche la moglie Lonardo, eletta senatrice nelle liste di Forza Italia, ma ora, dopo una piroetta, nel Gruppo misto. Anche lei fa parte dei responsabili? No, ora si chiamano costruttori. Cosa vorranno costruire? Un nuovo governo, il terzo di Giuseppe Conte, con una nuova maggioranza. L’ennesima, nella speranza di poter superare l’ostacolo Renzi. I giornali italiani e i vari commentatori politici che ogni giorno pontificano nei vari talk show l’hanno presa male che Renzi abbia innescato la crisi di governo. Se l’Italia fosse un paese normale il Premier Conte sarebbe dovuto salire al Quirinale e rassegnare le dimissioni perché due Ministri e un Sottosegretario lo hanno abbandonato e il partito di Renzi “Italia Viva” si è allontanato dalla maggioranza. Allora è vera crisi di governo? Ma quale crisi. Sono solo scaramucce per ottenere visibilità e qualche poltrona importante. L’Italia sta soffrendo, siamo sull’orlo di una rivoluzione. Ci chiudono in casa fino a marzo e Conte e Renzi, Zingaretti e Di Maio litigano sulla spartizione del Mes e del Recovery Plan. E tutti zitti. A quanto pare questa volta Renzi non ha bluffato. Ma Conte non si è scomposto. Prende tempo e la prossima settimana si presenterà alle Camere. Non vuole dimettersi, non vuole andare a casa, non vuole elezioni anticipate. Ma le elezioni anticipate non le vuole nessuno. Nessuno vuole ritornare a casa a fare il disoccupato. E così avremo il terzo Governo Conte con una nuova maggioranza con un bel patto di legislatura, come predica da settimane Zingaretti. Un governo con gli stessi parlamentari? Quasi. Spostando qualcuno, inserendo qualche responsabile e forsanche qualche renziano perché a quanto pare Renzi stia facendo marcia indietro. E le parole di fuoco verso il Premier Conte dette da Renzi nella conferenza stampa? Sono solo parole e le parole si sa volano e non lasciano tracce. Per il bene dell’Italia, dicono, si metteranno tutti d’accordo perché nel bel mezzo di un’emergenza, con vaccini che non arrivano, con morti che aumentano, con un Recovery Plan di 210 miliardi da spalmare, con una grave crisi economica e sociale, con i trasporti, la scuola, la sanità che vanno a catafascio, sarebbe da irresponsabili lasciare la nave Italia che affondi in un mare in tempesta. Tanto è vero che Conte è salito al Quirinale non per rassegnare le dimissioni ma per assumere ad interim il Ministero dell’Agricoltura. La prossima settimana si presenterà in Parlamento per ottenere la fiducia. Da chi? Dal M5stelle, dal Pd, da Leu e dai responsabili. E chi sarebbero i responsabili? Sarebbero i voltagabbana, i traditori, i quaquaraqua, i tappabuchi che hanno lasciato i partiti che li hanno eletti in Parlamento. Chi realmente siano a Conte non interessa sapere, interessa il loro voto che gli servirà per continuare ad essere il Premier italiano. Punto. Il resto sono quisquilie, pinzillacchere. Una nuova maggioranza? Certo. Scolorita, però, da accordi indecenti. E in un paese normale questo non dovrebbe accadere. Ma in Italia dopo un anno di decine e decine di conferenze stampe notturne, dopo decine di Dpcm, dopo le passeggiate a piedi di Conte per le vie di Roma per stringere mani, per ascoltare gli elogi e i ringraziamenti ora non ci dobbiamo meravigliare. Conte è persuaso, è arciconvinto di essere davvero il santo protettore, l’uomo della provvidenza e che tutto questo sposterà più in là la sua sopravvivenza. Fine della sceneggiata.

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gesu nasce prematuro2

Amici, togliete il calendario che avete appeso al muro della cucina, non serve più.

Appendete quello nuovo, quello che certamente il Ministro Boccia invierà a tutte le famiglie italiane. Gratis?

Vi piacerebbe riceverlo gratis.

Non è in omaggio.

Bisogna pagarlo al postino all’atto della consegna.

 

 

Ancora, però, il Governo non ha deciso, i Ministri sono in riunione a Palazzo Chigi.

Una cosa è certa, però.

Nel nuovo calendario ci sono due date importanti che bisogna sottolineare in rosso come le regioni italiane.

Lo ha annunciato in pompa magna il Ministro Boccia.

Ha fatto sapere Urbi et Orbi che Gesù Bambino nascerà in Italia con due ore di anticipo, intorno alle 22 circa, cometa permettendo.

Quest’anno Gesù Bambino sarà un bambino prematuro, ne nascono tanti nel mondo senza problemi. Questo per quanto riguarda il Natale.

E per Capodanno?

 

 

Ancora nulla di nuovo, i Ministri sono in riunione.

Si è così deciso per evitare assembramenti nelle vie e nelle chiese.

Ma non ci saranno lo stesso assembramenti per la Messa delle 22?

Se la gente è costretta ad andare a Messa alle 22 invece delle 24 non ha la stessa possibilità di infettarsi? Il Virus alle 22 è in letargo? Boccia ha deciso l’ora di andare a Messa, si è sostituito al Papa e ai Vescovi italiani. Fra non molto sarà lui a indire un Conclave o un Concistoro e proclamare i nuovi Cardinali di Santa Romana Chiesa.

Farà nascere Gesù Bambino due ore prima. Non è un’eresia, ha detto. Va bene, nascerà due ore prima anche nelle nostre case? Quante persone potremmo accogliere?

 

 

Cinque, forse sei oppure dieci?

Con il Bambinello ci saranno Giuseppe e Maria, il bue e l’asinello.

E siamo a cinque. Con gli zampognari arriviamo a sette.

E poi arriveranno immancabilmente anche i Re Magi e siamo a dieci.

Con i cammelli siamo a tredici. E i pastori li lasciamo fuori di casa al freddo e al gelo?

Veda, signor Ministro, anche alle 22 ci sarà assembramento nelle nostre abitazioni.

Lascia perdere la nascita anticipata del Bambino Gesù e si occupa piuttosto di cose più serie e più importanti, come l’emergenza coronavirus, i malati, le difficoltà dei medici, i pronto soccorsi saturi, gli ospedali inefficienti, la gente che soffre, la gente che muore di fame, la gente che ha perso il posto di lavoro, i negozi che chiudono.

 

 

State rovinando il Natale a milioni di Italiani, almeno a quelli che ancora ci credono.

Con queste sparate stupide. Limitare la libertà personale pure a Gesù Bambino, beh, è una follia. Il Bambinello nascerà a mezzanotte come sempre è stato.

A mezzanotte suoneranno, squilleranno le campane.

E se Lei, signor Ministro, vuole fare nascere il Bambinello all’ora dell’aperitivo, faccia pure. Si deve comprare, però, un nuovo orologio.

Magari se lo faccia portare da Babbo Natale- Anche lui quest’anno arriverà in anticipo nelle nostre case, cassa integrazione permettendo. Ma arriverà per Natale?

 

Avrà ricevuto il lascia passare dal Premier Conte? Caro Ministro, pensa ad avvisare Babbo Natale che deve passare entro le 22. Se passerà dopo gli faranno una multa per violazione del coprifuoco e del DCPM.

Nell’attesa di altri cambiamenti sostanziali come l’apertura delle scuole, le entrate e le uscite, gli orari, settimana lunga, ragazzi a scuola anche di domenica e nei giorni festivi, c’è da scommettere che qualche Ministro saccente stia studiando a che ora terminerà quest’anno 2020 così terribile e disastroso.

Terminerà pure alle 22 del 30 dicembre o alle tre del pomeriggio del primo gennaio? Si eviterebbero di sicuro gli assembramenti.

Una proposta, però, vorrei farle, signor Ministro Boccia. Invece di spostare le lancette dell’orologio perché non spostiamo le date del Santo Natale e di Capodanno?

 

 

Il Santo Natale si celebrerà il 25 aprile e il Capodanno il 1 giugno. Che c’è di male?

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sos mammaQuesto è stato il grido di dolore di una bambina di 13 anni. Ha chiesto aiuto alla mamma perché due banditi erano entrati in casa dopo aver rotto i vetri di una finestra, dopo averla legata ad una sedia e messo la casa a soqquadro. Non era vero niente. E’ stata una grossa bugia. La bambina stanca di essere lasciata sola in casa perché i genitori lavorano si è inventato tutto. Non è stata legata, i ladri non hanno rotto i vetri della finestra, non hanno rubato nulla. Ricevuta la telefonata da parte della bambina tutta agitata e sotto shock la mamma si era precipitata in casa avvisando il marito e l’Arma dei Carabinieri. Ha abbracciato la bambina, baciata, coccolata, consolata. Era esattamente quello che voleva, desiderava ardentemente. Desiderava amore, affetto, vicinanza. Quando sono intervenuti i Carabinieri subito si sono accorti che qualcosa non quadrava, hanno incominciato ad avere qualche dubbio sulla rapina. I rapinatori non avevano portato via nulla, la ragazzina non presentava nessun segno ai polsi e alle caviglie, nonostante secondo il suo racconto fosse rimasta legata ad una sedia per più di un’ora. Alla fine, però, tra le lacrime ha dovuto ammettere che si era inventato tutto. Non c’era stata nessuna rapina, non era stata legata ed era stata lei stessa a mettere la casa a soqquadro. Ma perché l’ha fatto? Perché si è inventata questa brutta storia? Era stanca di passare tutti i pomeriggi sola in casa. A causa del Coronavirus era costretta a non vedere nessuno, neppure le sue amichette, le sue compagne di scuola. Sola in casa senza i genitori a guardare la televisione, a chattare sullo smartphone. Non ce l’ha fatta più. Ad un certo punto ha detto basta ai pomeriggi in solitudine, alla televisione, ai giochi tecnologici e ha inscenata la rapina. Con questa ha pensato la bambina convincerò i miei genitori a non lasciarmi più sola in casa. C’è riuscita, però ha commesso un reato. Non è punibile perché la bambina ha solo 13 anni. Ora la cosa più importante è che questa bambina ritrovi la serenità e la spensieratezza dei suoi 13 anni e che i genitori non la lascino a casa mai più da sola.

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candidoNon solo nel mio Comune San Pietro in Amantea nel lontano 2008 si è verificato il boom di candidati nelle elezioni comunali provenienti dalla Polizia Penitenziaria di Cosenza ma anche in altri Comuni italiani dal Nord al Sud. E il fenomeno, purtroppo, continua e riguarda tutte le forze dell’ordine. Candidati a ripetizione: sempre in aspettativa di 30 giorni regolarmente pagati. La pratica è diffusa. Compagnie di giro che presentano puntualmente la propria candidatura a ogni sacrosanta elezione. Nel 2008 si sono presentati nel mio paesello 13 candidati, tutti appartenenti alla Polizia Penitenziaria che prestavano servizio nel Carcere di Via Popilia in Cosenza. Ho scritto due articoli su “Il Quotidiano della Calabria” il 22 marzo 2008 e su “Calabria Ora” il 26 marzo 2008 affermando che c’era preoccupazione e sconcerto tra gli abitanti del piccolo borgo in quanto il candidato a Sindaco e gli altri candidati a consiglieri comunali si erano presentati in un paese lontano anni luce dai loro interessi e dal loro posto di lavoro e dai luoghi d’origine. La loro candidatura puzzava di furbizia. Sono stato attaccato ingiustamente e addirittura minacciato. In una lettera apparsa su “Calabria Ora” giovedì 27 marzo firmata dal candidato Sindaco della lista ”San Pietro per la libertà” sig. Carlo D’Angelo c’era scritto:- Il Sig. Gagliardi Francesco ha paura della competizione elettorale -. Sì, ho avuto tanta paura. Infatti la lista da lui capeggiata nelle elezioni comunali del 13 e 14 aprile 2008 ottenne appena 6 voti. Dico sei voti, sette in meno dei tredici candidati. Dicevo poc’anzi che la pratica è molto diffusa e i giornali purtroppo registrano casi analoghi del mio paese un po’ ovunque. Il 23 maggio 2009 “La Stampa” di Torino prendendo spunto dai miei precedenti articoli così scrisse: - La corsa delle divise al posto in lista. Mille Agenti delle forze dell’ordine candidati: per loro stipendio pieno e permessi -. Anche Pinuccio di “Striscia la notizia” il 5 ottobre u.s. si è interessato di queste candidature fasulle. In un paesino dell’Abruzzo in Provincia dell’Aquila Carapelle Calvisio, di appena 85 abitanti, con 67 elettori effettivi, si presentarono addirittura sette liste, 62 candidati in tutto. Un paese da record. In pratica un candidato per elettore. Ma le stranezze non finiscono qui. Quattro di queste liste erano composte di Agenti delle forze dell’ordine. Non c’è nulla di illecito, perché i candidati non hanno violato nessuna legge. Secondo la nostra Costituzione tutti erano e sono cittadini italiani e tutti avevano e hanno i requisiti necessari per presentare la propria candidatura in qualsiasi comune italiano. C'è un perché al quale non hanno mai voluto rispondere, però. Perché si presentano nei piccoli paesi dove non hanno la residenza e nessuno li conosce? Vogliono sfruttare una vecchia legge, Circolare Ministeriale del 21 marzo 2001 n.35. Ai candidati a qualsiasi tipo di elezione spettano 30 giorni di ferie retribuite. E se eletti possono chiedere il trasferimento nelle carceri vicino casa. Ritengo che questa legge ormai è vecchia e dovrebbe essere cambiata. Il Parlamento e il Governo dovrebbero intervenire al più presto, magari facendo in modo che l’aspettativa di 30 giorni non sia più pagata.

(Francesco Gagliardi)

Pubblicato in Calabria

como“Il prete degli ultimi”, così veniva chiamato da tutti il sacerdote Don Roberto Malgesini, è stato ucciso barbaramente a coltellate a Como, vicino la sua parrocchia, da un senzatetto extracomunitario, di origine tunisina, che il parroco ben conosceva e assisteva. E’ stato aggredito questa mattina intorno alle sette e poi un’ora dopo è andato a costituirsi presso la Caserma dei Carabinieri. Quini era lucido e cosciente di quello che aveva combinato. Ora qualcuno sta cercando per farlo passare per pazzo e sta cercando di minimizzare la triste notizia. Domenica si vota in molte Regioni italiane e alcuni partiti politici hanno paura che la Lega di Salvini cercherà di sfruttare al massimo questo episodio. Poverino, dicono, aveva problemi psichici. Poverino un corno. Ha ucciso a sangue freddo un uomo buono che cercava sempre di aiutare gli altri. Molti, però, piangono questo sacerdote. Quando avevano bisogno di aiuto, di pane, di medicinali, di consigli, si rivolgevano a lui e Don Roberto ha sempre spalancato le porte della sua parrocchia e le sue braccia, non ha mai detto di no a nessuno. Don Roberto aveva 51 anni, valtellinese di Morbegno (Sondrio) ed era da tutti amato e rispettato per il suo forte impegno nel dare assistenza a migranti ed emarginati. Aveva da poco iniziato il suo giro mattutino per distribuire la prima colazione. L’uomo che ha ucciso il parroco era molto conosciuto dalle Forze dell’Ordine e sin dal 2015 aveva ricevuto diversi decreti di espulsione perché era un immigrato clandestino. Sul luogo dell’omicidio è giunto anche il Vescovo di Como Mons. Oscar Cantoni. Il Sindaco ha proclamato il lutto cittadino. Il Governatore della Lombardia piange la morte di Don Roberto aggredito da questo senzatetto a cui il sacerdote aveva dato assistenza e conforto. Bella riconoscenza!. Vengono assistiti e poi ti uccidono. Meditate gente, meditate!.

Francesco Gagliardi

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gallo-cantaAmici, fatto veramente accaduto in un paesino del Lodigiano Castiraga Vidardo. Un gallo canta la mattina troppo presto e sveglia i vicini di casa e per questo i Vigili Urbani multano il proprietario dell’animale di 166 euro. Ma cos’è una multa? E’ una sanzione per aver violato il Codice della strada, per schiamazzi in luoghi pubblici, per ubriachezza molesta, per spaccio di stupefacenti, per violazione di regolamenti comunali e regionali, etc. Ma una notizia di una multa ad un gallo perché canta non l’avevo mai letta. Il gallo che canta fa il suo mestiere. Cosa dovrebbe fare? Purtroppo il signor Angelo, di anni 83, è stato multato perché il suo galletto Carlino cantava un po’ troppo presto svegliando l’intero vicinato. I vicini di casa si sono rivolti ai Vigili Urbani e per l’anziano signore è scattata la sanzione. E’ intervenuto il Sindaco del paese il quale ha ammesso che il signor Angelo e il suo gallo canterino hanno violato il regolamento comunale. Le norme vanno rispettate. Secondo l’articolo 24 del regolamento comunale dalle 22 alle 8 è vietato il disturbo di animali selvatici e domestici. Poiché il gallo Carlino dava il buongiorno del mattino ai vicini di casa intorno alle 4,30, la multa, secondo il Sindaco, era inevitabile. Ma il gallo Carlino, caro signor Sindaco, non ha l’orologio alle zampette e non conosce il regolamento comunale, quindi i Vigili Urbani avrebbero potuto chiudere un occhio. Lasciamo cantare il gallo Carlino, i suoi chicchirichì mattutini allietano le nostre giornate tristi e buie.

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migrantiFino ad ieri i migranti che arrivavano con le carrette di mare nelle nostre coste erano scalzi, mal vestiti, laceri, macilenti. Ieri, invece, sono sbarcati a Lampedusa con tanto di barboncino al guinzaglio, bagagli, occhiali da sole e cappellino di paglia alla moda. Ma davvero erano migranti? A me sembravano tanti turisti che venivano in vacanza nella bellissima isola di Lampedusa. Sono stati accolti con tutti gli onori come migranti provenienti da un paese in guerra. Intercettati in mare sono stati subito trasferiti su una imbarcazione della Guardia Costiera Italiana che li ha condotti fino al molo Madonnina a Lampedusa. Il Video dell’arrivo di questi migranti è poi stato postato su una pagina di Facebook. Lo sbarco di questi migranti, in tutto erano otto, ha destato grande scalpore. La situazione sull’isola ora è drammatica. L’hotspot è al collasso e il Sindaco ha chiesto l’intervento del Governo centrale. Alcuni cittadini, stanchi dei continui arrivi, hanno tentato di bloccare il porto. Una donna che si trovava a bordo del gommone ha dichiarato che il nostro paese le piace. Ha soggiornato in Italia 15 anni, ma poi è ritornata nel suo paese, la Tunisia. Ora è tornata di nuovo in Italia, spera di trovare un lavoro. Ma quello che mi ha colpito di più è stata questa dichiarazione:- Spero di trovare la libertà-. Sì, la libertà, perché in molte nazioni africane non c’è libertà. La Tunisia, ha affermato quella donna col cappellino, - è piena di carceri, è piena di schifo-. Signor Sindaco di Lampedusa, signor Presidente della Regione Sicilia, non protestate, non arrabbiatevi se la Sicilia, la bella e nobile regione, oggi è invasa dai migranti. Dovreste, invece, essere contenti, perché dopo il Coronavirus finalmente i turisti stranieri cominciano ad arrivare e gli alberghi saranno tutti occupati. Nessuno perderà il posto di lavoro e gli albergatori non dovranno chiudere o cambiare mestiere come aveva giustamente suggerito il Signor Ministro. Avete visto, a Lampedusa, sono incominciati ad arrivare turisti non più migranti strappalacrime.

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partorisce-femmina-muore-1280x720Donna partorisce una femmina, il marito si uccide e lei dopo pochi giorni muore di crepacuore. La nascita di un figlio di sesso femminile è ritenuta una disgrazia. Amici, oggi sono costretto a raccontarvi una triste storia realmente accaduta. Mi conforta un poco sapere che la storia non si è verificata in Italia ma nella lontana India, lontana non solo geograficamente ma anche culturalmente, moralmente, civilmente, politicamente. Ma anche in Italia in passato si sono verificate delle tristi avventure. Essere donna non sempre è una fortuna. Alcuni anni fa nel centro storico di Arco un marito quarantenne ha picchiato la moglie incinta di 4 mesi di un figlio di sesso femminile. L’ha ritenuta incapace di dargli un figlio maschio. Siamo venuti poi a sapere che il marito era originario dell’India e questo mi ha consolato un poco. In quel paese, purtroppo, ancora oggi nascere femmina è una vera disgrazia per sé e per la propria famiglia. Ma davvero è così nell’anno del Signore 2020? Purtroppo la risposta è sì. A Nuova Dehli una donna partorisce una femmina e il marito si uccide. La donna, dopo pochi giorni, muore dal dolore. Una storia al limite dell’assurdo. Si è poi saputo che la madre dell’uomo avrebbe insultato il proprio figlio, accusandolo di disonore, incapace di dare alla famiglia un figlio maschio. Ancora oggi in molti paesi dell’Estremo Oriente quando nasce una bambina non si fa festa. Scoppiano litigi tra i coniugi e tra i familiari, violenze fisiche e psicologiche. E la donna quando apprende di aspettare un figlio di sesso femminile per evitare guai non solo col marito ma specialmente con la suocera sceglie di abortire.

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vino-rosso-fa-male-o-fa-bene-quanto-bereAmici miei carissimi che mi state leggendo, sapete per conoscenza diretta o per sentito dire che non sempre nelle cantine dei nostri paesi si vendeva e si serviva vino di ottima qualità. Spesso veniva annacquato specialmente quando gli avventori erano forestieri o i giocatori a “Patrune e sutta” erano un po’ brilli. Non vi dico poi in occasione delle feste principali o della festa patronale di San Bartolomeo Apostolo.

C’era fino a pochi anni fa nella via principale del mio paesello una cantina il cui proprietario, Mastro Ciccio si chiamava, si vantava che il suo vino rosso era il migliore del circondario. Gli affari andavano a gonfie vele. La sera, specialmente di sabato e di domenica, la sua cantina era sempre affollata. Per niente al mondo aveva avuto voglia di cambiare mestiere. E ogni sera quando ritornava a casa con la moglie Zia Gina contava i soldi e su un quaderno a quadretti con la copertina nera scriveva l’incasso della giornata. Ma non tutti i cittadini del paese frequentavano la sua cantina e di questo spesso si lamentava con la moglie e con gli amici fidati. Notando che il Podestà, il Segretario Comunale, il Medico Condotto e alcuni gerarchi fascisti passavano ogni mattina davanti la sua cantina senza mai fermarsi neppure per dare uno sguardo, scambiare quattro chiacchiere o assaggiare un sorsetto, escogitò uno stratagemma. Adesso voglio proprio vedere – diceva tra sé – se resistono a restare sempre fuori dalla mia cantina dove c’è un vino che fa resuscitare anche i morti.

Era d’estate, il caldo si faceva sentire e avrebbe voluto offrire agli illustri paesani e nobili signori un bicchiere di vino che aveva comprato da un produttore molto fidato. Era un vino della Contrada Cannavina, il migliore della zona. Ma non sapeva come fare. Non doveva essere lui ad invitare i nobili signori, ma dovevano essere loro a cedere alla tentazione di entrare nella sua cantina umida e buia, con due finestre sgangherate, annerite dal fumo, con gli scaffali informi, verdastri, chiusi con reticelle di metallo per difendere dalle mosche qualche tarallo di Aiello Calabro, e chiedere un bel bicchiere di quel vino rosso che avrebbe fatto venire l’acquolina in bocca perfino ai morti, come giustamente decantava Mastro Ciccio. E così ogni mattina si faceva preparare dalla moglie zia Gina un tavolinetto a tre piedi nel marciapiedi davanti la porta della cantina. Lo copriva con una tovaglia rossa a fiori fresca di bucato e poi vi metteva sopra una brocca di terracotta con manico e beccuccio con la scritta “Ricordo di Calabria” ripiena di vino rosso. Per l’occasione indossava un grembiule bianchissimo e pulitissimo che zia Gina aveva lavato il giorno prima nella cibbia dei Simari. Aveva appeso alla finestra sgangherata una bella frasca di quercia che Tonnuzzu gli aveva portato la sera prima. La frasca doveva attirare i viandanti e gli avventori e voleva dire che il vino era ottimo e che veniva spillato da una botte di rovere. E così Mastro Ciccio ogni qual volta che vedeva passare il Podestà, il Segretario Comunale, il Medico Condotto e gli altri nobili del paese incominciava a decantare il suo vino con tanta enfasi che dopo una, due, tre, quattro mattine, finalmente i signori si fermarono e il Podestà disse a Mastro Ciccio che tracannava il vino direttamente dalla brocca:- Allora questo vino è davvero buono?- Gli rispose:- Buono, ma cosa dice. E’ ottimo, il migliore del circondario di Amantea. Viene da Cannavina, la zona vinicola più rinomata e famosa. Spillato, poi da una botte di rovere. Bisogna assaggiarlo per apprezzarlo e basta -. Il Podestà allora si rivolse verso gli altri amici che erano con lui e disse:- Allora fermiamoci. E tu Mastro Ciccio facci assaggiare questo ottimo vino rosso di Cannavina. Prepara per noi una grande caraffa di vino perché questa mattina con questo caldo ho una bocca molto asciutta -. Mastro Ciccio si alzò dallo sgabello con uno scatto felino e chiamò sua moglie:- Gina, Gina, porta fuori dalla cantina un altro tavolino e degli sgabelli, quelli nuovi che Mastro Michele ha fabbricato l’altro giorno, e prepara un’altra caraffa, la più grande che è nello scaffale. Riempila di vino, quello buono, quello della damigiana che si trova accanto alla botte. Fai presto-. E invitò i nobili clienti ad accomodarsi e lui stesso si precipitò a sciacquare quattro calici da grandi occasioni e incominciò a versare il vino ai suoi nobili concittadini che, non avendo mai davvero bevuto un vino così nobile, incominciarono a decantarlo. I nobili clienti, da quel giorno, si fermarono ogni mattina nella cantina di Mastro Ciccio, ma nessuno di loro osò versare una lira. Avrebbero offeso Mastro Ciccio. Dicevano solo grazie, arrivederci, ottimo questo vinello. Bevevano a sbavo, doveva essere per forza un ottimo vino.

Un giorno il Podestà organizzò un pranzo in grande stile e aveva invitato personaggi famosi del circondario tra cui il Vescovo e il Prefetto. Mancava il vino e allora ordinò ad un impiegato del Comune di andare da Mastro Ciccio a farsi dare una bella damigiana di vino, quello buono che lui sempre decantava, per offrirlo agli illustri ospiti durante il lauto pranzo. Mastro Ciccio disse ridendo:- Hai sbagliato indirizzo, caro mio. Dica al tuo Podestà che il vino che lui desidera e che per la grande occasione vuole fare assaggiare agli illustri ospiti non si trova nella sua cantina ma alla fontana dei “Quattro Canali”, alla fontana du “Zu Tittu Nmienzu u largu” o al fiume Catocastro-. Quando l’impiegato tornò dal Podestà con la damigiana vuota e gli riportò le parole che Mastro Ciccio gli aveva detto, il Podestà, uomo scaltro e intelligente, capì subito quello che Mastro Ciccio gli aveva mandato a dire. Per avere la damigiana piena dell’ottimo vino che Mastro Ciccio spillava dalla botte di rovere bisognava pagare. – Mastro Ciccio ha perfettamente ragione- disse all’impiegato che ancora stava con la damigiana vuota in mano. Gli consegnò una moneta di cento lire e gli ordinò di ritornare da lui. Quando Mastro Ciccio vide quella moneta cartacea di cento lire con lo stemma Sabaudo e l’effige del Re d’Italia disse tutto contento:- Ora sì che non hai sbagliato indirizzo. Il Podestà ti ha mandato al posto giusto - e gli riempì la damigiana dell’ottimo vino che i nobili signori per diversi giorni avevano sorseggiato a sbafo.

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I Racconti

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