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Arrivano le regionali ed i voti di Iacucci fanno gola.

Arrivano le Provinciali e Iacucci ha timore di restarne fuori.

Ed allora dopo aver detto peste e corna di Palla Palla ecco che scoppia la pace

Questo, almeno, stando a Iacchité:

 

 

“Palla Palla&Iacucci, una bella nomina nell’Ufficio di Gabinetto e torna il sereno

Allo squallore politico non c’è mai fine.

Così come non c’è mai fine ai continui salti della quaglia a cui i politici della vecchia nomenklatura partitica ci hanno abituati.

Specie di questi periodi dove si fa urgente, per i vecchi tromboni che da sempre campano di politica e denaro pubblico, trovare una nuova collocazione, con la speranza di potersi riciclare per continuare a lucrare sulle spalle della povera gente.

La sola idea di lavorare per vivere, li terrorizza. E pur di mantenere i privilegi sono disposti a tutto.

Ed è per questo che i politici marpioni si adoperano tutto il giorno a portare avanti la solita e triste tiritera: gli amici diventano nemici, e i nemici diventano amici, per poi ritornare amici con gli ex amici, e nemici con gli ex nemici.

Una continua altalena che dondola a seconda delle convenienze personali del politico marpione, disposto a ricorrere ad ogni schifezza (minacce, pressioni, ricatti) senza farsi il ben che minimo scrupolo, pur di ottenere il posto al sole.

Uno dei massimi esperti in dondolio dell’altalena è Franco Iacucci, comunista sfegatato e da sempre braccio destro di Palla Palla, con il quale negli ultimi tempi aveva rotto ogni tipo di rapporto umano e politico.

Infatti, Iacucci, ultimamente, passava le giornate a dire male di Palla Palla.

Chiunque incontrava la prima cosa che diceva era questa: Oliverio è un traditore, un meschino, e io con lui non ci voglio avere più niente a che fare.

Iacucci ha passato gli ultimi tempi a denigrare Oliverio, questo lo sanno tutti, specie i suoi compagni di partito, fino al 22 novembre del 2018, quando, non si sa il perché e il per come, Iacucci viene nominato componente dell’Ufficio di Gabinetto del presidente della giunta regionale (decreto del presidente n.125), da Palla Palla che ritorna, nella bocca di Iacucci, ad essere uno dei più bravi e onesti politici che la Calabria abbia mai avuto.

Una nomina clientelare per appaciarsi con Iacucci in vista (a novembre non aveva ancora ricevuto la botta della Dda) della sua ricandidatura alla presidenza della Regione Calabria.

Ecco, è bastato poco, o meglio un altro stipendio al “comunista” Iacucci, per ritrovare l’armonia perduta. Già, perché Iacucci non sa più neanche lui quanti stipendi prende. Senza contare gli intrallazzi che da sempre compie indisturbato nel suo paesello dove si fa solo quello che dice lui.

Come tutti potete vedere e constatare i motivi di contrasto tra i vecchi politici riguardano sempre i fatti loro.

Mai gli interessi del cittadino.

Un bel colpo, quello messo a segno da Iacucci, che oltre allo stipendio di “consulente” potrà anche esercitare il ruolo di controllore di se stesso.

Già, perché Iacucci è anche il Presidente della Provincia di Cosenza (però senza stipendio… ecco perché l’urgenza della nomina), e il suo compito nel gabinetto di Palla Palla, otre a porgergli la carta igienica, è quello di controllare il lavoro dei presidenti della Province Calabresi, compresa quella da lui guidata.

Che dire, siamo al saccheggio finale, fino a che avranno ancora un po’ di potere questa gentaglia non farà altro che continuare a derubare il cittadino.

Accumulare denaro è il loro unico scopo, e questo perchè sanno bene che per loro è l’ultimo giro di giostra. Perciò arraffano tutto quello che in questi ultimi mesi possono arraffare, e delle macerie che lasciano, poco gli importa, tanto a pagare il conto per ricostruire una regione ridotta alla fame, saranno sempre i soliti caggi: i cittadini!

Da Iacchite - 19 Gennaio 2019”

Pubblicato in Basso Tirreno

Era il 17 dicembre quando il governatore Oliverio annunciò lo sciopero della fame per protestare contro il suo coinvolgimento nell'inchiesta “Lande desolate”.

Ne parlò tutta la Calabria, gran parte dell’Italia ed anche oltre.

 

Oggi è il trentesimo giorno( 18 dicembre-16 gennaio)

Ad oggi non si hanno più notizie della sua protesta.

Fra 10 giorni arriveremo ai fatidici 40.

40 è un numero simbolico.

Quaranta furono i giorni del diluvio;

quaranta i giorni trascorsi da Mosè sul monte Sinai;

quaranta giorni durò la lotta di Davide contro Golia;

quaranta sono i giorni del cammino di Elia prima di incontrare il Signore sul monte Horeb;

per quaranta giorni Giona annuncia la parola di Dio a Ninive;

quaranta i giorni del digiuno di Gesù nel deserto prima di iniziare la sua missione;

quaranta i giorni durante i quali il Signore risorto appare ai suoi e li prepara alla loro missione;

quaranta gli anni dell’esodo;

Il numero quaranta è chiaramente un simbolo per indicare un periodo di lotta, di fatica, di purificazione in vista di grandi eventi, di importanti scelte, di un nuovo capitolo nella storia della propria vita.

Ora sembra che Oliverio non abbia sospeso lo sciopero della fame.

Anzi, scrive Pietro Bellantoni, Oliverio, “sembra invece godere di buona salute, come dimostrano le ultime foto pubbliche( In una, scattata lo scorso 9 gennaio, il presidente del Pd è stato ritratto durante un incontro a San Giovanni in Fiore con i nuovi commissari della Sanità calabrese, Saverio Cotticelli e Thomas Schael).

In quell'occasione, il governatore è apparso tutt'altro che smagrito, per niente debilitato da uno sciopero della fame che – se condotto fino in fondo – avrebbe dovuto determinare evidenti conseguenze fisiche.

Per fortuna, invece, il presidente calabrese è apparso in ottima forma o, comunque, non meno in salute rispetto al passato.

Poi una seconda verità: «Macché sciopero della fame, lo ha annunciato ma non lo ha mai portato avanti. Qualcuno lo ha consigliato male», confessa uno dei collaboratori storici del governatore. È dunque più che possibile che la sortita di Oliverio sia stata solo una mossa propagandistica, un annuncio e niente più.

Non sarebbe nemmeno la prima volta. Circa un anno fa, Oliverio aveva dichiarato pubblicamente la sua intenzione di incatenarsi davanti a Palazzo Chigi per protestare contro il commissariamento della sanità calabrese.

Inutile cercare su Google le parole “Oliverio” e “incatenamento”: non comparirà alcuna immagine del presidente con le catene ai polsi.

Altrettanto se cerchi Oliverio fine sciopero della fame.

Insomma è una bufala od un miracolo?

OLIVERIO-1140x620CATANZARO – “Il Presidente di Regione Mario Oliverio va sospeso dalla sua carica in virtù delle Legge Severino”.

Questo è quanto affermano i parlamentari calabresi del M5S Alessandro Melicchio, Bianca Laura Granato e Riccardo Tucci. “Abbiamo inviato un’istanza al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro per gli Affari Regionali, al Ministro dell’Interno e al Prefetto di Catanzaro per chiedere l’acquisizione dal Tribunale Penale di Catanzaro delle copie dei provvedimenti con i quali è stata irrogata a Mario Oliverio la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di San Giovanni in Fiore per poter valutare, alla luce della misura cautelare restrittiva inflitta al Governatore, se vi siano i presupposti per l’adozione del provvedimento di sospensione di Oliverio dalla carica di Presidente della Giunta Regionale della Calabria”. I parlamentari 5 stelle specificano poi il perché si dovrebbe intervenire a norma di legge. “Dal 17 dicembre Mario Oliverio è stato attinto, a seguito di richiesta di arresti domiciliari da parte della Procura di Catanzaro, dalla misura cautelare dell’obbligo di dimora presso il Comune di San Giovanni in Fiore adottata dal GIP del Tribunale di Catanzaro. Successivamente il Tribunale del Riesame ha confermato questa misura cautelare, che è personale, coercitiva e obbligatoria. Ma la sede della Giunta Regionale della Calabria si trova a Catanzaro mentre il Consiglio Regionale, di cui Oliverio è membro, si trova a Reggio Calabria. Il GIP e il Tribunale del Riesame disponendo l’obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore, di fatto hanno vietato a Mario Oliverio di fare ingresso nelle due città dove dovrebbe svolgere il mandato elettorale”. Tutto ciò, secondo i pentastellati, andrebbe inquadrato con riferimento all’articolo 8 della Legge Severino che prevede la sospensione dalla carica del Presidente della Giunta Regionale quando il divieto di dimora riguarda la sede dove si svolge il mandato elettorale. “Abbiamo chiesto di intervenire per far rispettare la legge - concludono Melicchio, Granato e Tucci – ma Oliverio avrebbe dovuto dimettersi immediatamente, se davvero avesse avuto a cuore la Calabria. Il governatore finge che la dimora obbligata a San Giovanni in Fiore non pesi affatto nella concreta gestione degli affari correnti, ma la sua vicenda giudiziaria non può compromettere il futuro della nostra regione. È giunta l'ora di far rispettare la legge e archiviare la sua fallimentare amministrazione, per il bene della Calabria”.

 
Alessandro Melicchio, Bianca Laura Granato, Riccardo Tucci

portavoce del MoVimento 5 Stelle

Pubblicato in Calabria

Primo. Oliverio ‘assume’ telefonicamente 287 lavoratori

Il presidente della Regione Calabria ristretto a San Giovanni in Fiore con obbligo di dimora ha partecipato attraverso collegamento telefonico alla cerimonia della firma dei contratti di 287 lavoratori ex legge 28/08. Novità per ex lsu – lpu

“Avevo assunto un impegno con voi ed è stato mantenuto. L’obiettivo non è solo il raggiungimento del lavoro, ma è quello di svolgerlo con dignità e certezza”.

Lo ha detto il presidente della Regione, Mario Oliverio intervenendo telefonicamente, oggi – riporta un comunicato dell’ufficio stampa della Giunta regionale – “durante la cerimonia con la quale i 287 lavoratori ex legge 28/2008 hanno firmato i contratti con cui transiteranno dal 1 gennaio 2019 nei ruoli di Azienda Calabria Lavoro grazie alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato.

Si tratta di un altro importante passo nel percorso di stabilizzazione dei precari calabresi in linea con gli impegni assunti dal presidente Oliverio e dall’assessore regionale al Lavoro Angela Robbe”. “Ho sempre dichiarato – ha aggiunto Oliverio – l’impegno ad affermare il superamento della precarietà a difesa del lavoro stabile. Quest’obiettivo lo stiamo perseguendo concretamente giorno dopo giorno. Non ho mai mollato l’impegno per realizzare questo. La bussola che mi ha sempre guidato è l’affermazione del diritto al lavoro e della dignità e tranquillità nel suo esercizio. Per questo sono contento di avere messo voi lavoratori nelle condizioni di stabilità e di fuori uscita dalla precarietà”.

“Auguri dunque – ha concluso Oliverio – per essere stati messi finalmente in uno stato di certezza del lavoro. Mi dispiace non essere potuto essere con voi ma è come se ci fossi stato”.

Secondo. Enza Bruno Bossio risolve il problema degli LSU che non aveva risolto in passato. Ecco come.

“Grazie alla circolare della Regione di questa mattina, quegli ex Lsu Lpu calabresi che i Comuni non sono ancora in grado di stabilizzare, potranno avere la proroga del loro contratto a tempo determinato anche per il 2019, fino ad aprile, ovvero fino a quando si potranno coprire le esigenze finanziarie con i 39 milioni stanziati dalla Regione”.

Lo afferma, in una dichiarazione, la deputata del Pd Enza Bruno Bossio. “Mi auguro che nelle prossime settimane – prosegue Bruno Bossio – questi irresponsabili del governo nazionale gialloverde saranno in grado di correggere l’articolo della legge di bilancio e definire con certezza risorse e percorso per tutti i 4500 ex Lsu/Lpu calabresi”.

Terzo. Luce per gli ex Lsu-Lpu, circolare della Regione “proroga” i contratti

Una luce a fine anno per gli ex Lsu-Lpu della Calabria: un proroga dei contratti a tempo determinato dei lavoratori almeno fino al 31 di ottobre del 2019.

Una circolare della Regione - firmata dall'assessore al Lavoro Angela Robbe e sottoscritta dal dirigente generale del Dipartimento competente, Fortunato Varone - inviata agli enti interessati, illustra infatti leprocedure da seguire per la proroga previstanella nuova Legge di Bilancio.

Il Governo ha inserito appunto delle disposizioni relative alle procedure di stabilizzazione a tempo indeterminato dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità e nelle more del completamento di queste procedure sono previste le proroghe dei contratti.

Quanto a quest’ultima possibilità, la circolare della Regione ha confermato anche e “sin da subito” la disponibilità di risorse previste e inserite nel bilancio 2019, 39 milioni di euro.

L’ente rimane comunque in attesa del decreto ministeriale o di un altro provvedimento analogo “funzionale all'individuazione e quantificazione delle risorse assegnate” alla Calabria per la proroga.

Quanto agli enti in dissesto o in riequilibrio finanziario, viene specificato che non sono sottoposte al controllo preventivo della Commissione competente per la stabilità finanziaria degli enti.

La circolare, infine, detta istruzioni operative, spiegando come gli enti possano provvedere alle proroghe dei contratti degli Lsu-Lpu, con la scadenza al 30 aprile 2019, estensibile al 31 ottobre dello stesso anno, “subordinatamente all'adozione del decreto attuativo del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali” e attraverso una serie di modalità come l’adozione di una delibera di Giunta di presa d'atto della stessa circolare regionale.

Pubblicato in Calabria

Con l’accusa di corruzione, Gerardo Mario Oliverio, potrebbe da questo momento passare alla storia politica della Regione Calabria come il politico di professione che ha seppellito in un secondo, l’intero patrimonio e l’eredità morale, etica, culturale e politica della sinistra calabrese, tenacemente costruita da un popolo di braccianti, operai, donne, contadini poveri, giovani coraggiosi, intellettuali e militanti, antifascisti e democratici, in un lungo, lunghissimo secolo e mezzo di lotta di classe, talvolta anche sanguinosa e durissima, in cui si è temprata un’orgogliosa differenza ideale e sociale dagli agrari, dai mafiosi, dai clericali, dai qualunquisti, dai delinquenti e dagli affaristi, purtroppo miseramente perduta e indegnamente gettata nel fango.

Infrangendo le ‘regole sacre’ di quella che un tempo veniva propugnata da Togliatti, Longo, Natta, Amendola, Napolitano, Berlinguer la supremazia, il primato della diversità comunista, pur appartenuto al ceppo di quella sinistra prima stalinista e poi progressista, Oliverio ne avrebbe purtroppo calpestato i valori fondamentali dimenticando le proprie origini e il proprio passato da cui pure ha ricavato ingenti quanto evidenti benefici personali.

Si sarebbe tentati di paragonarlo ad un piccolo Lula italiano, affetto da una sindrome brasiliana, forse per via della sua biografia ‘elettrica’, per via del fatto che egli fu ed è stato sempre consigliere e assessore regionale, amministratore comunale, parlamentare di lungo corso, legato alla vicenda industriale della Sila e degli impianti Enel che in quelle lande dominano da oltre centro anni, manomettendo l’ambiente, deviando il corso dei fiumi, costruendo dighe, sempre attento allo stretto rapporto tra agricoltura, pataticoltura e bacini idroelettrici silani, esattamente quasi travolto da un prevedibile destino, la cui mano invisibile lo ha scaraventato nello scandalo per corruzione della Vallata dell’Inferno, stesso ambito geo-politico-energetico, pittoresco in cui far cadere in trappola quest’ultimo tracotante presidente della Regione Calabria.

Ma si potrebbe anche figurativamente assimilarlo a una sorta di piccolo Mussolini, per come anche lui con la pelata, si ritrova ristretto e confinato nel ridotto di una sua Salò, dalle più modeste dimensioni di una frazione comunale più prosaicamente denominata Palla Palla.

In realtà, dando per a priori che la magistratura non fa politica, e che quindi l’azione della Legge resta sempre e comunque avulsa dagli schemi della politica, succede quasi sempre e ovviamente che lo schema della politica si appropri a suo modo e per i propri fini delle conclusioni oggettive e soggettive postulate dal teorema penale.

Per cui se all’imputazione della Procura Antimafia di Catanzaro, Oliverio continuerà a opporre una personale quanto logicamente dovuta resistenza di chi si dichiara e si professa innocente, questa nuova situazione ha posto un problema di coscienza e di responsabilità istituzionale non solo a lui, che certamente non si dimetterà, quanto all’intera compagine che lo sostiene dentro e fuori il Consiglio Regionale, dal Presidente del Consiglio Regionale ai membri dei gruppi consiliari che ne compongono la maggioranza in assemblea, e che sembrano oggi far parte di un vero e proprio branco di struzzi stabulanti nell’aula di Palazzo Campanella.

Per non dire del Partito Democratico della Calabria con sede a Lamezia e comandi a Cosenza che, in quanto soggetto politico usurpato, strumentalizzato e offeso da una cricca di ‘briganti’ della politica, una sorta di banda dei quattro alla cinese, la stessa che ha rubato il cuore e lo stemma alla sinistra calabrese laica, progressista, cattolica, socialista, democratica, ambientalista, popolare, repubblicana ecc., non ha ancora sciolto riserve e dettato la linea al novello Ragionier “Corrotto” che finirebbe a memoria a far da pari a Don Ciccio Mazzetta, al secolo Francesco Macrì, sindaco democristiano di Taurianova, tratteggiato dal decano collega Pantaleone Sergi nella prosa implacabile di un reporter di classe:

   “… lo inchiodarono, facendogli trascorrere i primi 39 giorni in carcere, il procuratore di Palmi, Agostino Cordova, e il sostituto Francesco Neri, che gli contestarono ben 48 capi d’ imputazione. Da tempo don Ciccio ha ingaggiato un braccio di ferro con la magistratura di Reggio e provincia. I magistrati erano andati a indagare tra le carte del comune, dell’ex amministrazione ospedaliera, dell’Usl, del Comitato provinciale caccia e dell’Antimalarico provinciale che Macrì aveva presieduto, dell’Istituto professionale di Stato dove avrebbe dovuto insegnare francese. Sono scaturite tante inchieste e diversi processi. Un commerciante reggino lo accusò di pretendere la tangente su ogni acquisto. Da qui il nome Ciccio Mazzetta, con cui lo indicano anche i carabinieri”.

Già, è proprio così. La storia del regionalismo, la storia della Regione Calabria, la storia della politica calabrese si riscrive continuamente quasi uguale a se stessa, improvvisamente, tumultuosamente.

Da Iacchite - 31 dicembre 2018

Pubblicato in Calabria

Catanzaro Brutto colpo per il governatore Mario Oliverio che aveva molto confidato nei giudici del Riesame per vedersi ridimensionate l’accusa di abuso d’ufficio che gli rivolge la procura di Catanzaro nell'ambito dell'operazione Lande Desolate .

 

Il Tdl, infatti, dopo l’udienza di ieri, per il presidente della giunta regionale ha confermato la misura dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza.

Pertanto il governatore continuerà a rimanere “sospeso” dalla sua carica e la Regione sarà guidata dal vice-presidente Russo.

Tra l’altro, Oliverio, adesso dovrà rispondere pure di corruzione nell’ambito della stessa indagine “Lande desolate” che lo vede incriminato assieme ad altri 15 soggetti.

Alla vigilia di Natale gli è stato notificato, al riguardo, un nuovo avviso di garanzia.

Oggi all’esito dell’udienza preliminare in corso per il caso “Calabria Verde” per Oliverio però è arrivata una buona notizia, in quanto rispetto alla richiesta di rinvio a giudizio, per la vicenda dell’assegnazione del “comando” di Serra San Bruno, distretto dell’azienda forestale regionale è arrivato il proscioglimento da parte del gup di Catanzaro .

Paolo Orofino

Pubblicato in Calabria

La procura di Catanzaro contesta anche il reato di corruzione a Mario Oliverio.

Stamattina al governatore della Calabria è stato notificato un avviso di garanzia con questa ipotesi di reato.

 

 

 

Oltre all’abuso d’ufficio già contestato a Oliverio, adesso si procede anche per corruzione.

Ed entriamo in una situazione e in una ipotesi di reato notevolmente più grave, che tra l’altro sembrava già tratteggiata il 17 dicembre, quando per Oliverio scattò l’obbligo di dimora.

Adesso, però, Gratteri sostiene apertamente e direttamente che Palla Palla è un corrotto e non è una novità di poco conto.

L’oggetto del contendere è sempre l’appalto per la costruzione dell’impianto sciistico di Lorica, affidato all’imprenditore Giorgio Barbieri, vicino al clan Muto e che avrebbe beneficiato di risorse pubbliche non dovute assicurando in cambio il rallentamento del cantiere di piazza Fera/Bilotti a Cosenza.

Proprio per questa vicenda la procura ha deciso di formalizzare l’ipotesi di reato di corruzione, visto che è un atto contrario ai doveri d’ufficio.

Si fa più pesante il carico di accuse contro Mario Oliverio.

Una nuova grave contestazione, quella mossa dalla Procura di Catanzaro, che si aggiunge a quella già nota di abuso d'ufficio per la quale, da alcuni giorni, il governatore è sottoposto a obbligo di dimora nella sua San Giovanni in Fiore.

Le nuove accuse riguardano sempre il presunto patto da lui stipulato con l'imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri.

Quest'ultimo, infatti, avrebbe dovuto bloccare i lavori di piazza Bilotti, a Cosenza, cosi da penalizzare il sindaco di quella città, Mario Occhiuto, e in cambio lo stesso Barbieri avrebbe ottenuto un finanziamento extra - oltre quattro milioni di euro - per completare i lavori delle piste da sci di Lorica, in Sila.

Rispetto a tali fatti, l'ufficio diretto da Nicola Gratteri ipotizzava solo il reato di abuso d'ufficio, ma era stato lo stesso gip firmatario dell'ordinanza a ravvisare un difetto di contestazione, suggerendo agli inquirenti di procedere con l'accusa di corruzione.

Detto fatto.

E non finisce qui.

Nell'avviso di garanzia,infatti, è ventilata anche un'ipotesi di associazione a delinquere dai contorni, però, ancora da chiarire.

Sempre da chiarire eventuali altri cointeressati.

Pubblicato in Calabria

Un giorno atteso da tutti i calabresi

Ovviamente in modi diversi.

C’è chi vorrebbe una pronuncia a favore del Governatore, una pronuncia che fosse anticipatrice della sua piena e totale assoluzione da parte del VERO tribunale penale.

C’è invece chi vorrebbe che il Tribunale del Riesame di Catanzaro confermasse l’obbligo di dimora disposto dal GIP

Ed anche in questo caso la speranza sarebbe quella che il presidente della Regione, Mario Oliverio, accusato di abuso d’ufficio nell’ambito dell’indagine “Lande Desolate” su presunti appalti “pilotati”, condotta dalla Dda del capoluogo calabrese, fosse irreversibilmente avviato verso la fine della sua infelice gestione della regione che ha distrutto la Calabria.

Non solo.

Ma c’è gente che, nel caso di una pronuncia favorevole ad Oliverio, spera che Gratteri ricorra ed ottenga gli arresti domiciliari

Forse domani stesso sapremo!

Pubblicato in Calabria

Catanzaro. Ancora un rinvio per il processo Calabria Verde.

Il processo vede alla sbarra il governatore della Regione Calabria Mario Oliverio, Paolo Furgiuele e Franca Arlia ex manager ed ex dirigente Calabria Verde e il presidente della Provincia di

Cosenza Franco Iacucci(ex capo struttura) e l’ex assessore della giunta Scopelliti Michele Trematerra.

Non si è potuta tenere la udienza stante l’assenza di Michele Trematerra e degli avvocati cosentini Vincenzo Belvedere e Benedetto Carratelli.

Questa volta l’impedimento a svolgere l’udienza, che dovrebbe sancire l’avvio del dibattimento che vede alla sbarra sei persone, è stato determinato dall’assenza di un imputato e di due legali della difesa.

Salvo nuove assenze la prossima udienza si terrà il 28 dicembre.

Il gup Ciriaco dovrà decidere in merito alle accuse mosse dal pm Alessandro Prontera il quale sostiene che in concorso tra loro i sei si sarebbero adoperati per nominare a capo del distretto territoriale di Serra San Bruno Giuseppe Barilaro, sindaco di Acquaro, non in base alle sue competenze, ma solo per ottenere un ritorno elettorale nel circondario.

Il troncone principale del procedimento invece riguarda un’inchiesta in cui si intende far chiarezza sugli 80 milioni di euro di fondi europei destinati all’acquisto di mezzi antincendio e messa in sicurezza dei corsi d’acqua usati svaniti nel nulla.

Denaro che secondo l’accusa sarebbe stato usato a fini personali dagli imputati Paolo Furgiuele, Alfredo Allevato, Marco Mellace, Antonio Errigo, Gennarino Magnone e Emanuele Ciciarello.

Pubblicato in Cosenza

Operazione Lande Desolate, Oliverio risponderà al gip

Gratteri annuncia possibili nuove indagini di rilievo

Cosenza. Non si avvarrà della facoltà di non rispondere davanti al Gip il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, sottoposto da lunedì scorso all’obbligo di dimora con l’accusa di abuso d’ufficio nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Catanzaro riguardante alcuni appalti, nel corso dell’interrogatorio di garanzia cui sarà sottoposto domani a Catanzaro. É quanto ha riferito il difensore di Oliverio, Enzo Belvedere.

«Non avendo nulla da nascondere - ha detto l’avvocato Belvedere - il presidente Oliverio è pronto a rispondere a qualsiasi domanda gli verrà rivolta nel corso dell’interrogatorio. Non avendo alcuna preoccupazione che negli atti dell’inchiesta possano esserci accuse ulteriori rispetto ai fatti inconsistenti contenuti nel provvedimento di obbligo di dimora, il presidente Oliverio non si avvarrà della facoltà di non rispondere. Oliverio, infatti, vuole contestare sin da subito le incongruenze che caratterizzano le accuse che gli vengono mosse, dimostrando con elementi precisi la sua assoluta estraneità ai fatti e la trasparenza dei suoi comportamenti amministrativi e politici».

Oliverio ha incassato la solidarietà del presidente del Consiglio regionale, Nicola Irto: «Ribadiamo il più pieno e assoluto rispetto del lavoro della magistratura, verso la quale nutriamo la massima fiducia. Nello svolgimento delle doverose attività d’indagine auspichiamo un celere accertamento della verità, attesa anche la delicatezza della funzione istituzionale del presidente Mario Oliverio, la cui storia è sempre stata chiara, e che è stato chiamato democraticamente dai cittadini, alle elezioni regionali del 2014, a svolgere la massima funzione di governo della Regione».

«Esprimo un ringraziamento ai colleghi dell’Ufficio di Presidenza, ai Presidenti dei Gruppi consiliari e a tutti i consiglieri - ha sostenuto ancora Irto - per il senso di responsabilità dimostrato in queste ore che, sul versante politico-istituzionale, sono molto delicate e impongono il massimo impegno per portare avanti l’attività di questa istituzione nell’interesse del popolo calabrese. Siamo certi che i lavori della seduta di oggi, il cui ordine del giorno prevede la trattazione di materie delicate, a cominciare dal Bilancio della Regione Calabria per il 2019, si svolgeranno con senso di rigore, di sobrietà e di responsabilità. Sul piano umano auguro al Presidente Oliverio di poter chiarire nel più breve tempo possibile, dinanzi alla magistratura, la propria posizione».

Intanto Oliverio ha iniziato da subito, così come aveva annunciato, lo sciopero della fame (LEGGI LA NOTIZIA) per protestare contro quelle che ha definito «accuse infamanti» nell'ambito dell'operazione Lande Desolate, il governatore della Calabria Mario Oliverio, del Pd.

«Abbiamo già depositato il ricorso al tribunale della Libertà e siamo in attesa dell’interrogatorio di garanzia dinnanzi al Gip, durante il quale esporremo le nostre ragioni e metteremo in evidenza degli errori di interpretazione di alcuni elementi contenuti nell’ordinanza» (LEGGI LA NOTIZIA). Lo ha detto l’avvocato Enzo Belvedere evidenziando anche che sarà esaminata nel corso dell’udienza del Tribunale del riesame di Catanzaro fissata per il prossimo 27 dicembre, la richiesta di revoca del provvedimento di obbligo di dimora.

Nell’istanza che ha presentato ai giudici del riesame il difensore di Oliverio, avvocato Enzo Belvedere, ha chiesto la revoca dell’obbligo di dimora sostenendo l’insussistenza dei fatti contestati al Presidente della Regione. Il Tribunale, secondo quanto si prevede, si riserverà la decisione sull'accoglimento del ricorso, depositando il proprio provvedimento entro il termine ultimo del 29 dicembre.

Secondo il legale quindi i giudici di Catanzaro hanno effettuato degli errori nel ricostruire la vicenda burocratica che ha portato all’erogazione delle varie tranche di finanziamento a favore della ditta Barbieri.

Ma prima di arrivare alle aule di giustizia, lo scontro si sta accendendo sui media. Lo stesso Oliverio in una nota lamenta ingiurie, calunnie ed improperi provenienti da falsi profili facebook e da ben identificate aree politiche su cui auspica un immediato intervento delle autorità competenti. ma prima che sui social la battaglia si sta svolgendo sulle televisioni. Ieri sera è stato durissimo il Governatore nella sua dichiarazione rilasciata a Rainews24. Fra le altre cose Oliverio aveva detto che non avrebbe consentito «nemmeno a Gratteri di infangare la mia storia».

Il caso ha voluto che lo stesso Procuratore capo di Catanzaro sia stato intervistato ieri mattina da Rai Uno. «Con quasi 17 milioni di euro la Regione ha contribuito a “ingrassare” alcune cosche grazie a lavori non eseguiti o eseguiti in minima parte».

Nicola Gratteri ha difeso e rilanciato la sua inchiesta che ha rappresentato un terremoto per la Regione. Quando i giornalisti gli fanno notare che Oliverio, in segno di protesta, ha iniziato lo sciopero della fame Gratteri s’è limitato a commentare così, «ognuno reagisce come vuole, in base al proprio carattere. Per parte nostra posso dirvi che siamo tranquillissimi delle risultanze investigative e che anzi queste miglioreranno. Ci saranno altre novità, ci saranno sorprese».

A quali novità si riferisce Gratteri? Secondo alcune indiscrezioni l’operazione di ieri rappresenta solo una prima tranche di una indagine molto più complessa. Da quanto trapelato pare che in questi giorni al vaglio del gip di Catanzaro ci siano altre posizioni oltre le sedici di ieri. Qualcuno parla di una nuova operazione che vede coinvolti circa quaranta indagati, fra cui anche alcuni politici. Non resta che aspettare che i tempi maturino.

DaIlQuotidiano

Pubblicato in Catanzaro
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