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Arrivano le elezioni regionali ed Oliverio rilancia il «mare da bere»

Ci sono politici di estrema intelligenza .

Sono quelli ai quali non importa la verità perchè sanno che la gente ama essere rassicurata dalle parole e non dai fatti.

 

Questo sanno che basta la locandina dei quotidiani che suggerisca una cosa, tanto, poi, chi compra il giornale?.

E se anche lo compra , spesso lo si mostra, portandolo sotto il braccio, ma chi lo legge mai?

Allora bastano le parole!.

Come il Mare da bere!

Quello di Oliverio quando era alla provincia di Cosenza, quello di Agazio Loiero, quando era governatore della Calabria,( ma che poi ebbe la onestà di smentirsi da solo), quello, ancora una volta, di Oliverio oggi che è governatore della Calabria.

Ed ecco cosa dice Oliverio: «La task force che abbiamo allestito nel sistema della depurazione ha lavorato benissimo».

Mamma mia, nientemeno che una task force!

Non solo, ma poi ha aggiunto che :«Abbiamo un quadro preciso della situazione, che monitoriamo costantemente e che è progressivamente migliorata nel corso degli ultimi anni, perché abbiamo messo in campo un grande progetto di costruzione del sistema della depurazione in Calabria, con i Comuni che avranno importanti risorse grazie alle convenzioni con la Regione per realizzare un’impiantistica efficiente e all’altezza della situazione».

«Inoltre – ha sostenuto il governatore, che qualche anno fa aveva coniato lo slogan del «mare da bere» – abbiamo lavorato molto sulla manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti, e non è un caso che i punti di divieto di balneazione si sono via via ridotti.

Il nostro mare è un mare splendido: basti vedere come viene illustrato dai media.

Poi, ovviamente, se dovesse verificarsi un’alluvione o un evento straordinario com’è stato qualche settimana fa ci può essere un problema per qualche giorno, ma questo è normale e naturale e infatti nel giro di pochi giorni il mare è ritornato a essere splendido e cristallino»

Già! Nel contempo chiarisce un suo comunicato stampa chiarisce che “Il lavoro di questi anni svolto di concerto con la Capitaneria di porto ed una serie di autorità che hanno competenza sul mare ci ha consentito di fare notevoli passi in avanti in direzione della salubrità delle acque”.

Gli risponde il sindaco di Locri

Il primo cittadino Giovanni Calabrese porta le lamentele direttamente negli uffici della procura. Critiche anche al governatore Mario Oliverio: «Lo aspettiamo per il mare da bere»

LOCRI Il sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica per segnalare «la gravità della situazione legata all’inquinamento del mare». Infatti scrive in una nota il primo: «Da anni – è detto in una nota del comune – viene segnalata la presenza di liquami in mare. Da anni i cittadini si indignano e protestano. Ed anche quest’anno il solito copione. Questa mattina numerose le segnalazioni e le proteste pervenute al Palazzo Municipale da cittadini e bagnanti, prontamente raccolte dal sindaco e dal vicesindaco con delega all’ambiente Raffaele Sainato». L’amministrazione è corsa subito ai ripari ma si tratta di riscontri particolarmente delicati. «Sono stati immediatamente avviati i controlli in tutti gli impianti cittadini per i quali veniva confermato, da parte della ditta incaricata della gestione, il corretto funzionamento, con l’assenza di alcun tipo di avaria. Quindi, mentre l’assessore all’ambiente effettuava le opportune verifiche agli impianti, il sindaco Calabrese, insieme a polizia municipale e guardia costiera, allertata proprio dal primo cittadino, verificava la gravità della situazione lungo tutto il tratto di mare antistante l’arenile comunale, confrontandosi con la rabbia di cittadini e turisti». In un post su facebook il sindaco Calabrese ha parlato di: «Spettacolo indegno. Lo scempio presente in mare da due giorni non dipende assolutamente dalla città di Locri. L’impianto fognario, come verificato dai tecnici comunali e dalla ditta incaricata della manutenzione, funziona perfettamente. Non ci sono scarichi a mare dei quali possa essere responsabile il Comune di Locri». Lo stesso sindaco Calabrese ha convocato una riunione straordinaria ed urgente dell’esecutivo municipale per domani mattina, venerdì «al fine di individuare – si afferma nel comunicato – soluzioni per tutelare la stagione estiva già iniziata male a causa delle non buone condizioni atmosferiche e che rischia di essere compromessa a causa delle condizioni del mare. Non si può stare sempre con la speranza che il mare pulito dipenda dalle correnti. Tutto ciò è inaccettabile.

Se il Presidente Oliverio sostiene che in Calabria vi è un ‘mare da bere, lo invitiamo allora a venire a bere l’acqua del mare della Locride.

Siamo certi che, in tal caso, dovrebbe ricorrere alle cure dell’ospedale della Locride.

Ospedale che non c’è, ma il Presidente Oliverio questo non lo sa. Una situazione, quella del mare, che verrà costantemente monitorata con la speranza che possano essere presi i giusti provvedimenti da chi di competenza.

Pubblicato in Reggio Calabria

L’ex direttore direttore generale di Calabria Verde Furgiuele è un fiume in piena e racconta ai magistrati di Catanzaro la lottizzazione dell’agenzia regionale.

Ecco cosa scrive Alessia Truzzolillo su Ilcorriere dellacalabria.

 

“«Nei distretti si governano gli operai e si diventa soggetto politico». I “capi” scelti da Oliverio e il “no” di Pignanelli a Rizzo, che «disse di essere stato minacciato»

Catanzaro. Chi governava gli operai, nei distretti dell’azienda regionale “Calabria Verde”, acquisiva potere, diventava soggetto politico, diventava interlocutore privilegiato dei Comuni.

Per questo motivo la nomina di responsabile nei distretti poteva scatenare una vera e propria guerra, con tanto di minacce.

Il racconto viene dalla viva voce di Paolo Furgiuele, ex direttore generale dell’ente strumentale della Regione Calabria, oggi commissariato e sotto la lente della magistratura.

«Tutti i nomi dei responsabili dei distretti che io ho insediato, negli undici distretti territoriali, me li ha dati tutti il presidente (della Regione, ndr), tranne Rizzo che ho nominato io, infatti me lo ha fatto cacciare, non lui ma Pignanelli (Gaetano Pignanelli, capo di Gabinetto della giunta Oliverio, rinviato a giudizio nell’inchiesta su Calabria Verde condotta dalla Procura di Castrovillari, ndr), cioè lo ha costretto alle dimissioni, perché io non l’ho cacciato, anzi l’ho tenuto Rizzo, credo di avere qui le delibere».

Paolo Furgiuele parla con i magistrati di Catanzaro.

Ha buona memoria ma anche carte e documenti. È indagato in tutti e tre i tronconi dell’inchiesta che riguarda i presunti illeciti commessi nella gestione dell’azienda responsabile degli interventi sul territorio nel campo della forestazione e della difesa del suolo.

Due procedimenti sono seguiti dalla Procura di Catanzaro e uno da quella di Castrovillari. Furgiuele parla, soprattutto a partire dal 10 novembre 2016, e le indagini si aprono a nuovi scenari: dopo l’utilizzo illecito dei fondi del Por 2007-2013, usati per pagare gli stipendi di un numero esorbitante di dipendenti, e gli illeciti sui tagli boschivi, il nuovo capitolo, sul quale sta investigando la Guardia di finanza, riguarda le assunzioni “pilotate” politicamente. Tra gli indagati, tutti per abuso d’ufficio, c’è anche il governatore in carica, Mario Oliverio.

Calabria Verde nasce con la legge regionale 25 del 16 maggio 2013 e riunisce i compiti che furono dell’azienda Forestale della Regione Calabria (A.Fo.R.) e dalle Comunità montane soppresse e poste in liquidazione. Insomma, nasce prima dell’elezione del governo Oliverio, eletto a novembre 2014. Ma con l’insediarsi di Oliverio non c’erano ancora dei responsabili per i distretti, spiega Furgiuele. C’erano dei responsabili pro tempore, provvisori.

GLI APPETITI SUL SETTORE FORESTAZIONE Per nominare i responsabili degli 11 distretti calabresi Furgiuele racconta che nel gennaio 2015 porta un elenco con gli aventi titolo ad un incontro col governatore, gli dice che farà una procedura di interesse, avverte che parteciperanno tutti ma quelli aventi titolo sono quelli riportati nell’elenco. Cosa risponde il governatore secondo il racconto di Furgiuele?
 «E lui mi dice: “Fammi vedere… no, metti a questo qua, poi questo qua, poi questo qua… tutti”». Secondo l’ex dg è tutto riscontrabile. «Se lei vede tutti quei nomi – spiega – sono tutti scritti al Partito democratico, ex partito… sono storici…». Ma c’è un dato che emerge sugli altri agli occhi degli investigatori: nei distretti tutti vogliono andare a ricoprire l’incarico all’ufficio Forestazione.
«E perché praticamente là si governano gli operai – risponde Furgiuele – … governare gli operai significa poter diventare soggetto politico perché chi governa gli operai interloquiva nella migliore delle ipotesi con i Comuni per poter favorire qualche Comune, i lavori, iniziative o cose del genere». La pratica, spiega Furgiuele, è vietata «perché il finanziamento che deriva dai 130mila euro del governo prevede altri tipi di lavori e (gli operai, ndr) non possono andare nei Comuni». Per farlo bisognerebbe «fare delle convezioni ad hoc e i Comuni devono pagare e invece questo non succede», spiega l’ex dg. «C’era chi aveva la velleità di governare operai, quindi crearsi un suo spazio di potere… come posso dire? … attraverso la gestione degli operai, e chi invece aveva interesse alla gestione del patrimonio forestale, che è cosa diversa. Io ho sempre cercato qui di spiegare. Cioè il core business dell’azienda era la gestione, la manutenzione straordinaria del bosco e la sua certificazione, che è la vera ricchezza calabrese sulla quale ho puntato e sono rimasto inascoltato».

LE DIMISSIONI DI RIZZO E LE MINACCE È lungo e serrato il confronto con gli investigatori per capire in quali distretti Furgiuele avesse subìto pressioni per la nomina dei responsabili e in quali avesse agito liberamente. Naturalmente non passa inosservato il distretto 5, San Giovanni in Fiore, paese d’origine e feudo elettorale di Oliverio. Qui vengono indicati i nomi di Cava, Luigi Rizzo e Antonietta Caruso. Tutti, tranne Rizzo, era stati indicati dal presidente. È proprio Rizzo che Pignanelli avrebbe costretto alle dimissioni. Il capo di Gabinetto di Oliverio, dopo la nomina, non ci sta e chiama il direttore generale: «Perché hai nominato Rizzo? Là c’era Zaccaro». Furgiuele tenta con una bugia: «Me l’ha detto il presidente». Ma Pignanelli non la beve e allora il burocrate di Calabria Verde ammette: «Sì, l’ho nominato io, ma ti sembra normale che io non possa avere una persona dell’azienda che mi riferisce quello che succede sul distretto?».

«Sì, ma Rizzo non è dei nostri…», risponde Pignanelli.

Nelle conversazioni che Furgiuele riporta, questa espressione – “è dei nostri, non è dei nostri” – torna spesso, come se si trattasse di un circolo chiuso.

E nonostante Furgiuele si imponga per Rizzo, le ripercussioni del circolo chiuso cadono sulla testa del dipendente che ad un certo punto sente il desiderio di dimettersi perché, dice al dg, «mi creano problemi, c’è un brutto ambiente».

Alla fine Rizzo, il 6 luglio 2015, mentre hanno inizio le «questioni» sulle concessioni dei tagli boschivi (che vedranno poi indagato il capo di Gabinetto del governatore, ndr), si dimette.

«Clima poco collaborativo, altamente conflittuale», scrive nella propria lettera di dimissioni e alle insistenze di Furgiuele replica: «No, dottore, io sono stato minacciato».

Rizzo avrebbe rivelato di essere stato minacciato da Caligiuri «quello là che sta al dipartimento».

Il dipendente non dice altro, non spiega quali siano state le minacce e a cosa si riferissero ma, giura Furgiuele, «prima, quando lo avevo nominato, era felicissimo di poter tornare a lavorare vicino a casa».

Il segretario regionale della Uil Santo Biondo da inizio alle degnazioni delle illogicità di Oliverio che sembra non si legga i discorsi che gli preparano.

Infatti commentando l’intervento del governatore nelle celebrazioni per il Primo Maggio dice che : «Con quel discorso ha preso a schiaffi se stesso»

Ecco il testo riportato da Il Corriere della Calabria:«Ho letto e riletto l’intervento fuori programma del governatore Oliverio alla Montagnella di Carfizzi, in occasione della festa del Primo Maggio. Mi sono impegnato a farlo perché volevo saziare la mia stupita curiosità. L’ho fatto perché avevo intenzione di capire se quelle parole fossero state proferite proprio dal presidente della giunta regionale o da uno dei tanti sindacalisti o dei tantissimi lavoratori presenti a Carfizzi».

È quanto afferma, in una nota, il segretario generale della Uil calabrese, Santo Biondo.

«Quelle parole dette dal presidente Oliverio, infatti – prosegue Biondo – mi sono parse da subito paradossali.

Era come se il capo del governo regionale stesse abiurando se stesso e il proprio lavoro quadriennale, come se volesse salire a bordo di una macchina del tempo per cancellare gli ultimi quattro anni di storia legislativa calabrese, come se fosse quello il primo giorno di una dura campagna elettorale avviata per portare il centrosinistra al governo della Calabria. Mario Oliverio pronunciando quel breve discorso ha preso a schiaffi se stesso.

Ha buttato alle ortiche quel poco che la sua squadra di governo è riuscita a fare in questi anni. Ha ammesso la bancarotta delle sue politiche. Ha detto a chiare lettere che il suo passaggio ai piani alti della cittadella di Germaneto è stato fallimentare».

«Le sue parole sono risuonate irreali – dice ancora Biondo – fuori contesto, quasi fossero pronunciate da un marziano della politica.

Che il lavoro sia uno dei problemi più importanti di questa terra lo sanno anche i muri.

Che sia necessario ottenere un piano nazionale di interventi straordinari lo stiamo sostenendo da tempo, tanto che siamo scesi in piazza il 16 novembre dello scorso anno, insieme alla Cgil, per portare all’attenzione della giunta regionale una piattaforma analitica su cosa serve alla Calabria per uscire dalla crisi profonda in cui è precipitata.

Da quel documento bisogna far ripartire il confronto costruttivo con le organizzazioni sindacali ma, sino a oggi, il governatore ha fatto finta di non capire il messaggio lanciato dalla piazza del 16 novembre. La situazione della Calabria non è migliorata, questa terra non ha bisogno di comizianti fuori posto, questa regione non può attendere a lungo un concreto cambio di passo».

«Al presidente Oliverio, che ha insistito sulla necessità di un piano nazionale di interventi – sostiene ancora il segretario generale della Uil calabrese – vorremmo ricordare che il Masterplan tutto è tranne che un piano straordinario, rappresentando, invece, solo una riorganizzazione di risorse messe già a disposizione della Calabria da quel governo sostenuto da un partito, il Pd, di cui egli stesso è esimio rappresentante in terra calabra.

Davanti allo stallo amministrativo alla Regione ribadiamo con forza la nostra idea che l’ultima fase politica del governo regionale debba essere finalizzata alla realizzazione di un programma di fine legislatura che sia basato su pochi e qualificati punti, utili al rilancio produttivo, economico e sociale della nostra terra.

Intanto, la Calabria ha bisogno di vedere realizzata la tanto attesa legge regionale sulla stabilizzazione del precariato. Dovrebbe, poi, ritornare all’attenzione del governo regionale il destino del porto di Gioia Tauro. Su questa importante infrastruttura si sta giocando una partita delicata. Mct e Msc avevano preso degli impegni con il Governo, che per il momento è ancora in carica, ma questi non sono stati rispettati».

«In ultimo, ma non per ultimo – conclude Biondo – ricordiamo al governatore Oliverio che il settore della forestazione ancora aspetta la sottoscrizione del Contratto integrativo regionale che era stata strumentalmente promessa dal presidente della giunta a poche ore dalla mobilitazione del 16 novembre dello scorso anno e, ad oggi, sparita dal ragionamento del governatore».

Pubblicato in Calabria

Si narra che Michelangelo, ammirando il suo Mosè, estasiato dalle forme tanto realistiche dell’imponente scultura, sia stato colpito da un violento accesso d’ira ed abbia esclamato la celebre frase «Perché non parli!?»

Non certo per le sue forme ma vale il caso di dire anche ad Oliverio «Perché non parli!?»

 

Proprio tu che ti fai fotografare sempre e dappertutto, magari mentre guidi il trenino della Sila o mentre segui il corso di cuoco a Milano, proprio tu per il quale i tuoi giornalisti emanano comunicati ad ogni piè sospinto, proprio tu non hai parole per il risultato del PD in Calabria?

Strano, molto strano

Non è importante che il Pd sia crollato miseramente al 14,3%, ben al di sotto della percentuale nazionale, perdendo in 5 anni 9 punti percentuali.?

Non c’entri niente tu?

Non c’entra niente il tuo governo regionale?

Ma davvero pensi che i calabresi non colleghino il disastro del tuo governo con la loro rabbia, la loro reazione politica?

Anche tu ritieni come gran parte del PD che sono gli elettori che non hanno capito il grande lavoro fatto da te, dal PD che governa la Calabria.?

Si è probabile, se non certo, che ti sei fatto molti nemici che hanno votato contro il PD per votare contro di te

E questa è la politica.

Non solo in Calabria.

Possibile che davvero tu non ti sia reso conto che i calabresi sono alla fame?

Possibile che davvero tu non ti sia reso conto che la disoccupazione in Calabria è altissima?.

Possibile che davvero tu non ti sia reso conto che la Calabria ha il reddito più basso d’Europa superata in questa posizione negativa solo dalla Grecia?

Possibile che tu ti sia contornato solo da accondiscendenti Yes man?

Possibile che nessuno ti abbia detto o ti dica che la tua sembra la corte di Luigi XVI di Borbone, quello della rivoluzione francese?

Usa la tua intelligenza

Pubblicato in Calabria

Secondo il tribunale amministrativo l'atto difetta di motivazioni

Scrive Il Corriere “ Sergio Tempo, vince la sua prima partita davanti ai giudici amministrativi.

Il Tar della Calabria ha infatti sospeso il decreto con cui, lo scorso 22 dicembre, il governatore ha revocato l’incarico al revisore “ribelle” per affidarlo al secondo classificato dopo sorteggio pubblico, Rocco Nicita.

La rimozione di Tempo, raccontata dal Corriere della Calabria ha fatto scalpore proprio per via delle denunce che il revisore aveva presentato negli ultimi mesi alla Corte dei conti e alla Procura di Catanzaro.

Nei suoi esposti, Tempo aveva denunciato presunte illegittimità relative ad affidamenti e proroghe di incarichi professionali e al contratto dei dipendenti non dirigenti.

In un altro verbale, inoltre, l’esperto contabile aveva fatto luce sulle difficoltà finanziarie dell’ente, dovute alla gestione “allegra” del commissario Rosario Guzzo.

La revoca di Oliverio era dunque stata da più parti interpretata come un tentativo di allontanare un tecnico sgradito ai piani alti della Cittadella regionale.

Per il momento, il Tar ha annullato il provvedimento del governatore in quanto il ricorso di Tempo presenta «profili di fondatezza», con riferimento, in particolare, «alle censure con le quali si lamenta carenza istruttoria, difetto di motivazione, tenuto anche conto che la revoca interviene dopo 10 mesi dal conferimento dell’incarico di revisore» e considerato che dall’esecuzione dell’atto firmato da Oliverio «deriva alla parte ricorrente un danno grave e irreparabile».

L’udienza di merito è stata fissata per il prossimo 17 gennaio”.

Pubblicato in Amantea Futura

GIUSEPPE-GRAZIANO 6riceviamo e pubblichiamo

Il presidente Graziano scrive a Oliverio: Rilanciare le ambizioni della struttura

AMANTEA (Cs) – Giovedì, 28 Dicembre 2017 –  La Regione Calabria inserisca nelle opere finanziabili anche il progetto di riqualificazione del Porto di Amantea, ammesso nell’ambito del bando porti emanato dal Dipartimento Lavori pubblici che prevede la ripartizione di oltre 21 milioni di euro sulle proposte ritenute idonee. È necessario rilanciare le ambizioni di una struttura strategica nell’intero bacino tirrenico. E questo è possibile solo integrando le risorse disponibili così da finanziare anche l’area portuale di Amantea.

È quanto chiede il Presidente nazionale de Il Coraggio di Cambiare l’Italia, Giuseppe Graziano, che sostenendo la vertenza incalzata da tempo da Vincenzo Lazzaroli, in rappresentanza dei cittadini, in merito alla questione del Porto di Amantea ha scritto al presidente della Giunta regionale, Mario Oliverio.

Il porto di Amantea – dice Graziano - rappresenta uno dei siti di approdo storico sul tirreno cosentino che ogni anno accoglie centinaia di diportisti contribuendo, di fatto, all’economia e allo sviluppo turistico del territorio. Una struttura strategica, dunque, riconosciuta anche dalla commissione tecnica che ha valutato il progetto di riqualificazione, facendolo rientrare tra i primi otto ammissibili sull’intero territorio regionale. Ora è necessario, per contribuire a rilanciare le ambizioni economiche e di sviluppo del comprensorio del basso tirreno cosentino, rendere attuativo questo progetto. Ecco perché – aggiunge – abbiamo chiesto al presidente Oliverio di integrare e rimpinguare le risorse già assegnate con altri fondi così che tutte le otto idee progettuali ritenute idonee dalla commissione di valutazione, compresa quella per il porto di Amantea, possano essere finanziate.

Questa - precisa il leader del CCI – è una vertenza dei cittadini che non può essere issata su bandiere politiche ed il cui esito positivo sarebbe un risultato grandioso per tutti. Ecco perché la stessa Amministrazione comunale dovrebbe rivolgere un’attenzione maggiore a questa problematica. Che al momento non c’è. Tant’è vero che il porto di Amantea rischia addirittura di non essere operativo per la prossima stagione estiva se – spiega Graziano - non verranno attuate le urgenti e necessarie azioni di dragaggio della darsena. Che ormai, puntualmente, tutti gli inverni si insabbia. Nell’aprile scorso, grazie ad una idea concreta proposta dal nostro movimento e sostenuta da Vincenzo Lazzaroli indicammo la soluzione, poi attuata con successo dall’allora Commissione prefettizia insediata presso il Comune di Amantea, per avviare le attività di disocclusione dell’ingresso del porto. Basterebbe, oggi – precisa il Presidente de Il Coraggio di Cambiare l’Italia– che l’Amministrazione comunale ri-adottasse sic et simpliciter quel provvedimento commissariale che prevede l’asporto dei sedimenti insabbiati in deposito temporaneo utilizzandoli, previa analisi chimico-fisica dei materiali – conclude -, per il ripascimento della costa.

Pubblicato in Politica

«Mario Oliverio la smetta di spacciare fake news».

Lo afferma, in una nota, la deputata M5s Dalila Nesci, capogruppo in commissione sanità, con riferimento alle recenti dichiarazioni del governatore della Calabria, che ha annunciato di non rinegoziare a Roma il Piano di rientro dal disavanzo sanitario ragionale e di chiedere invece al governo nazionale «un atto interruttivo del commissariamento» della sanità calabrese.

«Oliverio – incalza la parlamentare 5stelle – può chiedere qualsiasi supercazzola brematurata, di monicelliana memoria. Ormai non gli crede più nessuno.

La verità è che dal commissariamento della sanità si esce soltanto presentando un nuovo Piano di rientro, che deve essere approvato.

Questo dice la legge, a meno che qualche leguleio dop non pensi che il diritto creativo alla calabrese valga nel resto dell'Italia».

«A nulla – precisa la parlamentare M5s – serve l'ordine del giorno che i parlamentari calabresi del Pd riferiscono approvato.

Anche se lo fosse, è un trucco da strapazzo per convincere l'opinione pubblica che cambieranno le sorti sanitarie.

Finora il governatore non ha mosso un dito: non ha impugnato i decreti commissariali sulla rete ospedaliera né ha mai recuperato i 2miliardi in meno che per la sanità la Regione ha ricevuto dallo Stato, dal '99 a oggi.

Inoltre Oliverio ha nominato dirigenti in violazione di legge e ha consentito che direttori generali di sua nomina prendessero bonus di migliaia di euro, malgrado i disavanzi milionari prodotti negli anni».

«A ridosso delle elezioni politiche – conclude Nesci – Oliverio recita a soggetto, cercando di nascondere la sua incapacità, la sua inconcludenza e la sua malafede.

Non gli consentiremo di prendere in giro il popolo calabrese».

Pubblicato in Calabria

Stamattina è stata una bellissima giornata di sole. Ben più che primaverile, quasi estiva.

Ed era impossibile al professor Nuccio Morelli non approfittarne per far fare attività fisica ai suoi alunni

Peraltro la Scuola media, andata via dalla Mameli, ora manca di palestra.

E così l’area del vecchio “catuso” sembra logica, accettabile, quasi obbligata .

Ed i ragazzi della Scuola media girano intorno al costruendo ITC dove dovrebbe arrivare Mario Oliverio .

Una delle ragazzine passa e ci dice “ Abbiamo fatto 469 passi e consumato x calorie. Ora andremo di corsa e consumeremo molto di più”.

Oliverio ritarda e la classe cambia.

La seconda X fa un primo giro.

Il governatore visita il cantiere, accompagnato da Franco Iacucci, il presidente dell’ente provincia, dal sindaco Mario Pizzino ed altri amministratori di Amantea , parla con le maestranze, saluta il maresciallo Tommaso Cerza dei carabinieri, il comandante Emilio Caruso della Polizia Municipale, incontra il personale della Mobilità, e saluta quasi tutti i presenti.

I fotografi scattano le foto ufficiali.

I ragazzi passano e sorpresi si informano su quell’inusuale movimento.

Diciamo loro che tutto dipende dalla presenza del governatore della Calabria Mario Oliverio e loro chiedono con delicata educazione al prof Morelli di poterlo incontrare, conoscere.

Ed il governatore li incontra con gioia.

Si. La scuola è anche questo, cogliere le opportunità per andare oltre.

A casa i ragazzi potranno parlare ai genitori ed agli altri della famiglia della occasione di incontro e conoscenza del nostro governatore Oliverio.

E prima di casa anche a scuola.

Certo che quando il docente di educazione fisica dirà ai “suo ragazzi” di andare al “catuso” nessuno gli dirà di no:

Anzi vi anticipiamo che il governatore si è impegnato a tornare ancora una volta ad Amantea per……

Ma di questo parleremo in un altro articolo.

Domani.

Il lavoratore che viene collocato al di fuori dell'azienda a seguito di una procedura di licenziamento collettivo gode di una serie di benefici per bilanciare la sua posizione di disoccupazione.

Viene infatti inserito all'interno delle c.d. liste di mobilità che prevedono anche una serie di strumenti per il suo reinserimento nel mondo del lavoro e gode di una indennità di mobilità.

Per bilanciare la situazione di precarietà economica la legge prevede anche il versamento di una indennità economica, detta indennità di mobilità.

L'importo dell'indennità è variabile. L'indennità, infatti, si calcola prendendo a base il trattamento straordinario di integrazione salariale che sarebbe spettato (o che spettava) al lavoratore nel periodo immediatamente precedente la perdita del lavoro e spetta nella misura del:

   100% nei primi 12 mesi.

   80% dal tredicesimo a trentaseiesimo mese.

Ben 25 lavoratori in mobilità sono stati occupati dal 23 giugno 2017 nel comune di Amantea.

5 mesi oggi senza ricevere un euro.

E Natale è alle porte.

Ma la loro preoccupa zie è quella di continuare a lavorare.

In momenti come quelli attuali difficile se non impossibile trovare lavoro!.

E così tutti i lavoratori hanno deciso di cogliere la opportunità della presenza ad Amantea del Governatore Mario Oliverio per parlare della loro situazione e chiedere una mano di aiuto.

E Mario Oliverio li ha ascoltato con attenzione e li ha anche rassicurato.

A dar loro una mano il sindaco Mario Pizzino e l’assessore Luca Ferraro.

Ambedue hanno detto al governatore che il comune di Amantea ha un organico assolutamente insufficiente e che il personale della Mobilità costituisce un elemento indispensabile.

Ora non resta che aspettare.

Da un lato il pagamento delle spettanze economiche: “ Anche due mesi” ci ha detto uno di loro.

Dall’altro la conferma del lavoro per il prossimo 2018.

A conclusione dell’incontro con il governatore Oliverio uno di loro ci ha detto. “ Torno a casa soddisfatto. Potrà dire ai miei figli che forse la politica dare risposta ai nostri bisogni. Comprendo benissimo che ci sono anche altri che aspettano lavoro. Ma ci siamo anche noi”.

Ed un altro ancora : “ Ringraziamo anche l’amministrazione comunale che ha detto per noi belle parole”.

Pubblicato in Cronaca

Non è che Mario Oliverio abbia indovinato tanto nella sua azione di Governo, ma certamente tra i suoi innegabili meriti va ascritta la nomina di Carlo Tansi a capo della Protezione Civile calabrese.

Due giorni fa leggemmo il suo post L “ La burocrazia regionale ha vinto” dove ha scritto:

“È riuscita a bloccare il trasferimento della sede provinciale di Cosenza della Protezione Civile regionale dalla attuale sede di Via degli Stadi all’edificio di Vaglio Lise, dove avevano già trovato ospitalità vari dipartimenti regionali.

A livello logistico Vaglio Lise sarebbe stato un sito ottimale per l’efficacia strategica della protezione civile in una provincia ad altissimo rischio sismico. Avremmo avuto a disposizione un’ampia area adiacente messa gratuitamente a disposizione da Trenitalia per portare a Cosenza mezzi e attrezzature fondamentali a fini di protezione civile (autobotti, torrifaro, tende, gruppi elettrogeni, ecc.) che in ogni emergenza nel cosentino devono giungere da Catanzaro con assurdo spreco di denaro pubblico (per il carburante necessario per mobilizzare enormi mezzi e per le ore di straordinario in più per il personale) e per il conseguente notevole ritardo sui tempi di intervento, che in molti casi risultano vitali per salvare vite umane. E invece no! Di tutto ciò ringrazio i signori burocrati, con i quali da più di un anno ho avviato una corposissima quanto inutile corrispondenza formale che esibirò a tempo debito. Bravi bravissimi!

Cambia soltanto il finale. Due giorni fa Tansi si diceva ancora fiducioso, oggi sembra che abbia perso definitivamente le speranze. Aspettiamo la formalizzazione delle dimissioni”.

Pochi minuti fa Carlo Tansi ha annunciato sul suo profilo FB la volontà di dimettersi dal suo incarico di capo della Protezione Civile calabrese che gli è stato conferito da Mario Oliverio.

Le ultime polemiche relative alle sedi sono state la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Dopo quella di Cosenza, adesso arriva anche la mazzata di Reggio Calabria. 

Pubblicato in Calabria
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