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Corsi di formazione: truffe, truffe, truffe.

La “solita” Guardia di Finanza che “per fortuna” scopre i corsi fantasma e che non solo cerca la giustizia, ma che denuncia i responsabili, e, soprattutto, che induce comportamenti onesti, corretti in un sistema che spesso, molto spesso, troppo spesso, è viziato e truffaldino.

Le ultime due “scoperte”.

Crotone. I finanzieri di Cirò Marina hanno scoperto una truffa all'Ue da 517mila euro compiuta da una società che ha anche evaso il fisco per 1,1 mln.

La società ha ottenuto un finanziamento dalla Regione nell'ambito del Por 2000 2006 per il reinserimento di disoccupati, ma dalle indagini è emerso che i corsi non sono stati fatti.

Il rappresentante è stato denunciato in concorso con 17 docenti.

Catanzaro. I finanzieri di Lamezia Terme hanno accertato che 6 società, per beneficiare di contributi pubblici, hanno assunto in modo fittizio i lavoratori ed hanno attestato di avere tenuto corsi di formazione per gli stessi che in realtà non sono stati effettuati.

Sono stati denunciate 29 persone e 6 società per indebita percezione di contributi pubblici, falso e malversazione dai finanzieri del Gruppo di Lamezia Terme per distinte truffe che hanno portato alla percezione illecita di 740 mila euro di contributi pubblici destinati all'assunzione di giovani disoccupati.

Gli indagati sono stati anche segnalati alla Procura regionale della Corte dei conti per gli aspetti riguardanti il risarcimento del danno erariale conseguente agli illeciti. Sono stati anche segnalati alla Regione Calabria affinché avvii le iniziative di sua competenza per recuperare i fondi pubblici già erogati. La guardia di finanza, infine, procederà alla constatazione dei profili fiscali degli illeciti per i successivi accertamenti tributari da parte dell'Agenzia delle entrate. Tra i denunciati anche l’ex sindaco di Nocera Terinese l’ing. Luigi Ferlaino coinvolto con la ditta individuale Luigi Ferlaino.

Ecco l’elenco delle società:

CO.GE.MAN. COSTRUZIONI S.r.l.

SERVICE AND MAMAGEMENT S.r.l.

CIMINO Katia

VESCIO TRASPORTI S.a.s. di VESCIO Giuseppe & C.

TLCWEB S.r.l.

Ditta ind.le FERLAINO Luigi

ADRIANO TROPEA GIOIELLI S.r.l.

ADRIX S.r.l.

MARI S.r.l.

KIFA’ di AIELLO Fabrizio & C. S.a.s.

P.I.C.EM. di VESCIO Luca

Ora la speranza che i processi giungano a conclusione per tempo ed i responsabili siano giustamente sanzionati senza che come spesso avviene si giunga alla prescrizione del reato!

Pubblicato in Calabria

Tortora.Continua l’azione di tutela del mare da parte della procura di Paola.

Questa volta addirittura in collaborazione con la procura di Lagonegro.

A conclusione di una lunga ed attenta indagine iniziata nel 2011 condotta dalla Guardia di Finanza il GIP di Paola su richiesta della procura della repubblica di Paola condotta dal PM Bruno Giordano ha disposto il sequestro dell’impianto di depurazione di san Sago in Tortora.

L’impianto è gestito dalla “Ecologica 2008 srl”, autorizzato dalla Regione Calabria per il trattamento di rifiuti pericolosi.

Il sindaco di Tortora Pasquale Lamboglia dichiara che “L’operazione di questa mattina della Guardia di Finanza e della procura della repubblica di Paola rappresenta la conferma di quanto noi abbiamo sempre sostenuto in merito agli impianto di San Sago”

Secondo gli investigatori non sarebbe stato rispettato il limite quantitativo massimo giornaliero di rifiuti liquidi trattabili in più giorni negli anni dal 2009 al 2013, limite stabilito in 300 metri cubi giornalieri.

L’impianto di Tortora riceveva rifiuti liquidi da numerosi siti non solo della Regione Calabria, ma anche dalla Campania, dalla Puglia e dalla Basilicata.

Gli investigatori hanno evidenziato una serie di criticità nel funzionamento del depuratore, tra cui la presenza di tubazioni volanti, predisposte sulle vasche per bypassare sezioni del processo depurativo o la completa disattivazione della sezione di depurazione relativa alla “denitrificazione” con la conseguenza del mancato abbattimento dell’azoto, causa della cosiddetta eutrofizzazione dei torrenti recettori e del mar Tirreno.

Il Gip sottolinea che si tratta di «Una gestione dell’impianto, quindi, assolutamente non in linea con le sue caratteristiche tecniche, ma utilizzato quale sito in cui far confluire, al fine di maturare ulteriori guadagni “bypassando” illecitamente i parametri e gli adempimenti imposti dalle normative e dalle prescrizioni amministrative di riferimento, il maggior quantitativo di rifiuti possibili, successivamente smaltiti illegalmente, a causa del loro mancato e/o inadeguato o comunque insufficiente trattamento, attraverso il loro scarico nel torrente Pizzinno e successivamente, attraverso il fiume Noce, nel mar Tirreno».

Gli investigatori si sono avvalsi di moderne tecniche di controllo, tra cui apparecchiature Gps, impiantati sulle auto-cisterne e seguite nei loro spostamenti , accertando numerosi episodi durante i quali enormi quantità di liquami sono confluiti nell’impianto e successivamente, non depurati, sversati nelle acque del torrente Pizzinno.

Basti pensare che nei soli due mesi di dicembre 2012/gennaio 2013 l’impianto ha sversato illecitamente nel torrente Pizzinno oltre 8.500 metri cubi di rifiuti liquidi, per lo più percolato da discarica non depurato, che hanno determinato un gravissimo pericolo per l’incolumità pubblica e per l’ambiente, così come un deturpamento delle bellezze naturali circostanti costituite da macchia mediterranea, viste le caratteristiche inquinanti del percolato e gli effetti sull’ecosistema.

Parliamo di oltre 140 mc al giorno sversati nel torrente.

Forte la preoccupazione dei magistrati che hanno evidenziato che «Per avere un’idea del danno creato basti pensare che le acque del torrente vengono utilizzate anche
per l’irrigazione e l’abbeveraggio e, sversate nel mar Tirreno, rendono quelle acque, sempre più frequentemente, impraticabili per i villeggianti. Non è un caso, infatti, che da alcuni anni in diversi tratti del mar tirreno cosentino campeggino divieti di balneazione, facendo guadagnare a questi, un tempo, apprezzati lidi, il triste primato di maglia nera della balneazione. L’attività svolta costituisce ulteriore testimonianza del quotidiano impegno profuso dalle Fiamme gialle sul territorio a tutela della salute dei cittadini e della legalità».

Tre cose:

La prima: possibile che nessuno come al solito controlli le acque del fiume?. A chi compete? Chi è responsabile di questa omissione generalizzata e vergognosa?

La seconda: se davvero vogliamo un mare più pulito si impone che tutti i soggetti che hanno inviato a San Sago i propri reflui da trattare siano costantemente controllati, da subito, dalle Procure competenti per evitare che vengano comunque immessi reflui negli alvei fluviali e torrentizi della Calabria, della Basilicata e della Campania.

La terza. E’ indispensabile che vengano condotte indagini sulla flora e fauna dei terreni a valle delle immissioni.

Pubblicato in Alto Tirreno

“La procura della Repubblica di Lamezia Terme ha aperto un fascicolo a carico di Gaspare Rocca, sindaco del Comune di Nocera Terinese. Dalle indiscrezioni trapelate in ambienti politici noceresi, è emerso che la procura della Repubblica ha emesso un avviso di garanzia e contestuale conclusione delle indagini a carico del primo cittadino perché è stato ritenuto responsabile del reato di omissione di atti d’ufficio. Il sindaco sarebbe stato denunciato dalla guardia di finanza di Lamezia Terme perché, secondo gli inquirenti, non avrebbe emesso un’ordinanza di sgombero di un sito adibito a stoccaggio abusivo di rifiuti creato da un’impresa nocerese, che i finanzieri avevano scoperto e sequestrato. Il testo unico sull’ambiente, infatti, prevede che, a seguito del rinvenimento di un sito come quello scoperto dalla guardia di finanza, il sindaco è obbligato ad emettere un’ordinanza di sgombero a norma degli articoli 193 e 244. Inoltre, nonostante il sindaco avesse ricevuto reiterate richieste da parte della guardia di finanza, tendenti ad ottenere atti e documenti relativi ai provvedimenti che avrebbe dovuto intraprendere l’Ente dopo aver ricevuto la comunicazione ufficiale circa l’esistenza del sito abusivo di stoccaggio di rifiuti, il primo cittadino avrebbe anche omesso di fornire le informazioni ed i documenti che le fiamme gialle richiedevano. Il sito di stoccaggio abusivo era stato tra l’altro creato dall’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti per il Comune di Nocera Terinese”da LoradellaCalabria.

A tal proposito ricordiamo la sentenza 33034 della Cassazione la quale dispone che “Risponde del reato di cui all'art. 328 cod. pen. il Sindaco che non dispone l'immediato intervento per la eliminazione di rifiuti e per il ripristino dello stato dei luoghi, secondo quanto prescrive l'art. 14 l. 5 febbraio 1997 n. 22, non avendo alcuna efficacia scriminante l'attesa dovuta alla preliminare individuazione da parte dell'ufficio tecnico dei nominativi dei proprietari dei terreni inquinati o il rispetto dei tempi necessari per la procedura d'appalto dei lavori di rimozione dei rifiuti” (fatto occorso in Calabria).

Pubblicato in Lamezia Terme

Sembra incredibile ma è vero. L’Inps non esercita alcun controllo sulle pensioni, nemmeno quelli possibili.

Deve andare sempre la Guardia di Finanza per scoprire che il pensionato è morto magari da un decennio e che qualcuno intasca illecitamente la sua pensione.

Non è certo una bella cosa distrarre la Guardia di Finanza da ben altre indagini che è usa fare ed in particolare quelle contro l’evasione fiscale, i capitali illeciti ed altro.

Ancora una donna che ha intascato per 8 anni la pensione delle madre morta appunto otto anni prima

È successo a Praia a Mare ma potrebbe succedere dappertutto in questa Italia.

E serve poco che la domma sia stata denunciata per truffa continuata.

Anzi PM e tribunale saranno occupati da un processo che non si sarebbe dovuto svolgere se solo gli impiegati dell’inps accedessero ai dati anagrafici.

Possibile viene da chiedersi che non si disponga in tal senso?

Possibile che lo facciano i finanzieri e non gli impiegati dell’ente pensionistico?

Ora sarà possibile recuperare i circa 45 mila euro sottratti allo Stato?

Pubblicato in Alto Tirreno

È successo da poche ore. Il ristoratore amanteano Ciccio Vairo stamattina 23 luglio si è recato presso il municipio. Era in pantaloncini, già bagnato di benzina e con un accendino in mano. Nell’altra mano una bottiglia di benzina . ha dichiarato di volersi dare fuoco. La voce si è sparsa immediatamente tra gli impiegati comunali che sono in gran parte scappati fuori degli stabili. Un po’ per non assistere ad un eventuale cruda scienza, un po’ perché preoccupati che le fiamme potessero estendersi anche alle tantissime carte che invadono ordinariamente gli uffici di un ente locale.

Insieme al ristoratore sono giunti anche gli agenti della Guardia di Finanza , i carabinieri e la Polizia Municipale .

Presso il municipio è anche giunto il 118 per ogni eventualità

Un lungo conciliabolo ed alla fine il Vairo è stato dissuaso dalla nefasta intenzione ed anzi accompagnato a casa per una doccia e per cambiarsi dai pur pochi vestiti comunque impregnati di benzina.

Sembra che alla base del tentativo ci siano stati uno o più verbali contravvenzionali redatti a suo carico dalle forze dell’ordine a seguito di accertamenti a carico dell’esercizio commerciale. Il Vairo si è sentito vessato ed ha posto in essere questo tentativo di suicidio

Pubblicato in Politica

Ennesima importante operazione della Guardia di Finanza. Una frode fiscale di oltre 500 milioni. Fatture false, evasione fiscale, distruzione di documenti contabili e creazione artificiosa di crediti d’imposta inesistenti sono i reati contestati ai 5 arrestati ed a 12 prestanomi nullatenenti che risultavano amministratori delle società coinvolte.

Tra i denunciati anche l'ex direttore della filiale di Unicredit, filiale di Corigliano, Fabio Vena, che la stessa banca ha esautorato dal suo ruolo. Vena è stato raggiunto da un obbligo di firma.

Gli arresti ed i sequestri sono stati eseguiti, oltre che in Calabria, anche a Livorno, Como Torino e Napoli.

I provvedimenti riguardano: Francesco Domenico Ungaro, 40 anni; Domenico Paolo Antonio Pisano, 40 anni; Elena Zaccaro, 32 anni; Achiropita Formoso, 46 anni; Maurizio Pais, 59 anni. Tutti ai domiciliari. 

Il direttore di banca Fabio Vena ed altri 7 sono indagati a piede libero. Obbligo di dimora per: A. P., 72 anni; L. T., 24 anni; A. M., 29 anni; M. C., 60 anni; P. P., 34 anni; G. P., 39 anni; G. V., 38 anni.

10 le società interessate.

Sequestrati anche beni mobili e immobili, conti correnti e partecipazioni per un valore complessivo di circa 13.400.000 euro.

Le indagini erano iniziate nel 2011 da un'iniziativa dell'Agenzia delle dogane e portata avanti dalla guardia di finanza che ha scoperto un vorticoso giro di società che movimentavano somme enormi di denaro.

La Guardia di Finanza di Catanzaro ha compiuto intercettazioni telefoniche, accertamenti bancari, riprese video. Il sistema di frode consisteva nella produzione di documentazione "ad hoc" da parte delle varie società del "gruppo". L'organizzazione utilizzava un'articolata rete di strutture societarie, di diritto nazionale ed estero, con ramificazioni nel Regno Unito e in Bulgaria, dimostratesi soggettivamente ed oggettivamente collegate tra di loro. Molte di esse avevano la sola funzione di "cartiere" o contenitori di debiti fiscali riconducibili dal punto di vista gestionale ad alcuni degli indagati.

Pubblicato in Calabria

Nell'ambito dell'operazione denominata "Green War", in corso in tutta Italia da diversi mesi, le Fiamme Gialle di Pesaro e i Funzionari dell'Ispettorato Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali di Roma, a seguito di ulteriori perquisizioni presso aziende operanti nel settore dei prodotti da agricoltura biologica, ubicate a Cremona, Brescia e Pesaro, hanno sequestrato 800 tonnellate di semi di soia proveniente dall'India e 340 tonnellate di panello e olio di colza proveniente dalla Turchia, per un valore di 600.000,00 euro circa, in quanto prodotto contaminato con "clormequat", pesticida altamente tossico per la salute.

Tale quantitativo da ultimo sequestrato, si aggiunge a quello precedentemente effettuato, consistito in 1.500 tonnellate di mais ucraino e 76 tonnellate di soia indiana.

La presenza di tale sostanza, con un'alta concentrazione, rende la merce invendibile sia come biologica che come convenzionale.

I semi di colza e di soia sequestrati erano destinati ai mangimifici, mentre l'olio di colza doveva essere impiegato nell'alimentazione umana. Le produzioni agricole, falsamente certificate come biologiche, venivano importate dalle suddette aziende per essere successivamente commercializzate nel territorio nazionale e all'estero.

Più in particolare, l'attività di controllo posta in essere dagli investigatori, ha consentito di dimostrare che il meccanismo fraudolento attuato dalle aziende "scorrette" coinvolte nell'associazione a delinquere, da ricondurre a un vero e proprio paradigma nazionale, è consistito nel finanziare società estere compiacenti, al fine di introdurre nel territorio nazionale merce falsamente biologica.

L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Pesaro, ha permesso finora di sequestrare un totale di 2.640 tonnellate di prodotti "falsamente bio", pari ad euro 1.200.000,00 circa, in quanto contaminati da sostanze fitosanitarie nocive alla salute umana ed animale.

Sono trenta le persone indagate per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio, di cui 23 in relazione all'operazione condotta nel decorso mese di aprile e 7 denunziati con quest'ultima

Pubblicato in Italia

Roma - L'ennesima retata contro le piattaforme dello streaming tricolore, ormai impelagate in uno scontro durissimo con l'industria dell'intrattenimento audiovisivo. In esecuzione di un'ingiunzione ordinata dal Tribunale di Viterbo, la Guardia di Finanza di Arezzo ha sequestrato il dominio filmsenzalimiti.it, per violazione dell'art. 171-ter della legge 633/1941 sulla protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio.

Sconforto tra gli utenti della piattaforma, attirati da un vasto catalogo di film suddivisi per genere, a libera disposizione in modalità streaming sul web. Sulla pagina Facebook del sito si può semplicemente leggere: "ciò che è senza limiti, rimane senza limiti". Al di là della filosofia spicciola, il sito rimane inaccessibile dall'Italia, fonte principale di traffico secondo i dati offerti dalla società d'analisi Alexa.

Con una media di quasi 8 pagine uniche visualizzate ogni giorno da un singolo utente, Film Senza Limiti poteva godere di un flusso di traffico proveniente al 94 per cento dal Belpaese. Una percentuale che, di fatto, ha provocato il tracollo del sito una volta sottoposto a sequestro dalle Fiamme Gialle del comune toscano. Permane il mistero su eventuali procedimenti legali a carico dei suoi amministratori.

Nel disclaimer del sito, gli stessi gestori avevano sottolineato come i contenuti presenti fossero ospitati su server esterni, così come il player per la visione dei film in streaming. "Per eliminare definitivamente un film bisogna far richiesta al servizio che lo ospita e che ha la responsabilità dei propri video, non a noi, perché noi non violiamo alcuna legge di copyright ma raccogliamo i film della rete e non disponiamo di alcun download interno o esterno che sia", si leggeva ancora nell'avviso agli utenti.

Creato nell'ottobre 2011, Film Senza Limiti era nato per superare il famoso limite dei 72 minuti imposto dal vecchio Megavideo per la visione in streaming delle opere cinematografiche o dei serial televisivi. Dai portali dello sport freedocast e mips al serial releaser SiDCrew, i finanzieri d'Italia hanno notevolmente aumentato il numero dei sequestri per violazione del diritto d'autore.

Mauro Vecchio

 

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La Finanza di Bologna ha eseguito oggi in tutta Italia 29 ordinanze di arresto e sequestrato beni per oltre 90 milioni di euro a una banda capeggiata da un importante boss della ’ndrangheta che Ravenna dirigeva sul territorio nazionale ed estero, un’intensa attività illecita nel settore del gioco online e delle Video Slot manomesse.

Modena. Sono circa 1.500 le slot machine truccate sequestrate in tutta Italia nel corso di una maxi operazione della Guardia di Finanza di Bologna di questa mattina. Fonti investigative fanno sapere ad Agipronews che negli apparecchi si trovava una scheda modificata per occultare i reali volumi di gioco ed evadere quindi le tasse da pagare allo Stato. L’indagine ha portato anche alla scoperta di attività di gioco online illegali. In pratica, nelle numerose sale gioco collegate all’organizzazione (dislocate in tutta Italia tra Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna) si trovavano dei terminali attraverso i quali si potevano piazzare scommesse su siti esteri - principalmente attivi tra Gran Bretagna e Romania - privi dell’autorizzazione dei Monopoli di Stato per la raccolta di gioco online. In totale, tra le slot truccate e le attività di gioco online, l’organizzazione gestiva un giro d’affari da decine di milioni di euro, tutti sottratti alle casse erariali.

A tirare le fila era il boss della ’ndrangheta Nicola Femia detto "Rocco". Il boss Femia, originario di Marina di Gioiosa Jonica (Rc), ma trasferito dal 2002 in Sant'Agata sul Santerno (Ravenna) per scontare un provvedimento di 'obbligo di firma presso la polizia giudiziaria, e' un soggetto pregiudicato per diversi reati, tra cui il traffico internazionale di sostanze stupefacenti e armi. Sarebbe lui secondo quanto hanno affermato in conferenza stampa i finanzieri all’origine delle minacce al giornalista della Gazzetta di Modena ed Espresso Giovanni Tizian, minacce che fecero scattare il programma di protezione con scorta armata. In conferenza stampa è stata fatta ascoltare la registrazione delle frasi che facevano riferimento agli articoli sulle slot machine e gli affari poco chiari della malavita, articoli pubblicati sulla Gazzetta di Modena In una telefonata fra il capo della banda, Nicola Femia (boss della ’ndrangheta), e il faccendiere Guido Torello, il primo si lamenta degli articoli che Tizian aveva cominciato a scrivere sulla «Gazzetta di Modena» evidenziando i legami di Femia con la criminalità organizzata calabrese. «O la smette o gli sparo in bocca», dice Torello. Ovviamente la cosa mette immediatamente in allarme gli inquirenti che decidono di mettere sotto tutela il giornalista. L’operazione, partita nel 2010, si è conclusa - sottolineano dal comando provinciale Gdf di Bologna - anche grazie alla collaborazione dei Monopoli di Stato e ha portato al sequestro di beni per il valore 90 milioni di euro tra unità immobiliari, veicoli e quote societarie

Ci sono anche tre membri delle forze dell’ordine tra le persone

29 ordinanze le restrittive, di cui 18 in carcere. Delle altre 11 3 hanno riguardato appartenenti a forze di Polizia in servizio e in congedo ed hanno comportato l'esecuzione di oltre 150 perquisizioni presso il domicilio dei soggetti indagati e numerose sale da gioco, utilizzate per collocare le Video Slot manomesse o consentire il collegamento con i siti di gioco on line illegali.
Sotto indagine un'impiegata della Cassazione, a Roma.

Sono stati lo stesso Primo Presidente della Cassazione e il capo della procura di Bologna a comunicare, attraverso una nota, che questa mattina alcuni ufficiali della Guardia di Finanza hanno perquisito la casa e il posto di lavoro di una donna che fa parte del personale amministrativo della Suprema Corte. "Nel corso delle operazioni - si legge - la Corte di Cassazione ha offerto la massima collaborazione per lo svolgimento dell'atto di indagine. Cio' per consentire l'accertamento doveroso di eventuali condotte che, se realmente tenute, comprometterebbero il prestigio e l'immagine dell'Istituzione"

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Il sequestro di oltre 80 kg. di eroina purissima e di un attrezzato laboratorio per la lavorazione dello stupefacente e l'arresto di un trafficante di droga sono il risultato di un'importante operazione condotta dagli uomini del Nucleo Polizia Tributaria di Torino nel Comune di Stra (VE), piccolo centro della Riviera del Brenta.

Le indagini della Guardia di Finanza, coordinate dalla D.D.A. (Direzione Distrettuale Antimafia) della Procura piemontese, hanno consentito di individuare un ventottenne di origine albanese, residente nel Monferrato, il quale si era trasferito in Laguna, dove aveva allestito un vero e proprio laboratorio usato per "tagliare" e confezionare lo stupefacente.

Il blitz è scattato, quando le Fiamme Gialle hanno intercettato il trafficante mentre trasportava, all'interno di un'autovettura di grossa cilindrata, più di 11 chili di eroina purissima appena giunta dall'Albania.

Contestualmente, i militari hanno fatto irruzione nel laboratorio, dove hanno rinvenuto gli altri 70 kg. di eroina, già lavorati, pronti per essere immessi nel mercato dello spaccio e diversi macchinari ed attrezzature (presse, miscelatori e bilancini) utilizzati per confezionare le singole dosi.

L'intera partita di droga avrebbe consentito di immettere in consumo circa 80.000 dosi che avrebbero fruttato guadagni superiori ai 4 milioni di euro.

Oltre allo stupefacente, è stata sequestrata l'autovettura che, in base ad una specifica norma di legge, potrà adesso essere utilizzata dalla Guardia di Finanza nelle indagini antidroga.

La scelta di stoccare e "lavorare" l'eroina nel Nord Est non è casuale: tra le direttrici del traffico di stupefacenti "battute" dagli investigatori, quella che dall'Est asiatico conduce in Italia passa attraverso la Turchia e, appunto, l'Albania. Pertanto, le organizzazioni criminali trovano conveniente far arrivare la droga in un'area geografica vicina al confine con l'ex Jugoslavia, "raffinarla", confezionarla e successivamente smistarla sull'intero mercato nazionale.

Il Filmato: http://it.notizie.yahoo.com/video/venezia-gdf-scopre-raffineria-di-123700319.html

 

 

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