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MEDIOCRITA’ NON GRANDEZZA

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gigino nuovoMEDIOCRITA’ NON GRANDEZZA

La mediocrità di cui vorrei parlare qui di seguito non ha niente a che fare con l’aurea mediocritas cantata ed esaltata dal poeta Orazio, il quale con questa espressione intendeva riferirsi alla capacità di tenersi lontani dagli estremi e dagli eccessi e quindi in definitiva ad un principio di saggezza e ragionevolezza.

“Chiunque l'aurea via di mezzo

predilige, al sicuro sta lontano dallo squallore

di un tetto diroccato, sta lontano, sobrio,

da una reggia invidiabile”.

La mediocrità a cui si fa riferimento in questo breve scritto è quella di cui parla il sociologo canadese Alain Deneault nel suo recente libro “La mediocratie” nel quale prende di mira il conformismo acritico dominante in tutto il mondo; come pure il riferirsi della stragrande maggioranza della popolazione mondiale a modi e stili standardizzati di pensare e di agire; a parametri di giudizio e a canoni di comportamento definiti e determinati sulla base di ciò che “mediamente” viene ritenuto accettabile e praticabile. " La mediocrazia ci ha travolti, così i mediocri hanno preso il potere". Alain Deneault.

In maniera più chiara, sulla base di criteri opportunistici o di convenienza che consigliano di non entrare in rotta di collisione con il vigente ordine economico e sociale, per cui una cultura sempre più uniforme e standardizzata, che ha come punto di riferimento, la “media” o di ciò che vale mediamente come norma o regola predominante, la sostanziale accettazione del “mercato” e dei suoi spesso infimi effetti collaterali culturali oltre che delle sue “leggi” economiche, non possono che generare “mediocrità” fino al punto di consegnare il mondo al potere di una moltitudine di “mediocri”.

La regione Calabria, sarà governata da una maggioranza mediocre con un presidente mediocre, che voleva elaborare un progetto comune, capace di risollevare la Regione dal baratro in cui è sprofondata in questi ultimi decenni. Questo potente gruppo

ha cartellinato donne ed uomini forti e capaci, che "conoscono" i problemi del territorio e che si identificano con la maggioranza, purtroppo, dei calabresi.

Questo gruppo se ne va in giro a dire ai quattro cantoni che bisogna dire basta a quelli che l’avevano preceduto logorati dalla propria inettitudine politica ed incapacità amministrativa.

Questi sapientoni hanno indossato gli abiti degli onesti, i meritevoli, i capaci. Stanno diffondendo il verbo, tramite il loro Sparaballe digitale e non, che la Calabria ha bisogno di donne ed uomini volenterosi ed appassionati per mandare a casa quegli inquietanti personaggi che non solo avevano distrutto la regione ma che avevano addirittura la faccia tosta di riproporsi all’elettorato immaginando che i calabresi avessero la memoria corta, come di fatto hanno. Un gruppo straordinario di salvatori della Calabria.

Gli uomini e le donne di quest'ultima corsa al potere si sono presentati come la nuova classe dirigente, che si sarebbe operata a favore dei disagiati, dei senza casa e senza lavoro, delle famiglie povere. Gli stessi dicono di aver individuato i “percorsi” e i progetti che consentiranno alla Calabria di ritrovare il suo antico e nobile ruolo di “guida”, facendo sentire la propria autorevole voce a Roma, e garantire un futuro certo e dignitoso ai propri figli.

Per far questo i mediocrati hanno avuto bisogno del concorso di tutti quelli che erano stanchi delle malefatte amministrative precedenti e avevano a cuore la nostra bellissima ed amata “terra". Ogni tanto sfoggiano il loro sconfinato amore per la Calabria e sono certi che la targa automobilistica KR sta per Cremona.

Una delle prime cose che i “nuovi” mediocrati metteranno in atto dopo le elezioni sarà quello di allontanare dalla politica chiunque stava loro sulle scatole, preparando il terreno a un consiglio regionale dove continueranno a regnare gli incompetenti.

E’ vero, non è simpatico quello che sto dicendo. Ma io tra la simpatia e la sincerità, se devo scegliere, scelgo la seconda.

L’essere parziali, l’essere omissivi, l’essere generici e sfuggenti, l’essere realisticamente prudenti nel non pestare i piedi a chi conta e può influire anche sul loro destino nel valutare distanti scostanti e sprezzanti persone “esplosive” ma marginali, a “teste calde” non sprovviste di capacità e mezzi per minacciare gli establishments costituiti, per alterare determinati equilibri politici e culturali, per contribuire ad invertire radicalmente taluni processi di partecipazione alla ricerca scientifica e culturale, di acquisizione e distribuzione del sapere oltre che del potere e della ricchezza. Questo è l’identikit del perfetto mediocre sapientone, preparato, competente, funzionale alla conservazione di una società, mediocre per l’appunto, in cui la sua condizione sociale e il suo prestigio professionale sarà insidiato il più debolmente possibile.

Il mediocrate è uno bravo che sta al gioco, può anche avere i vezzi del genio purché sostanzialmente non si allontani troppo da quello che, nei vari ambiti dell’esistenza e di questo periodo storico, viene considerato come il “politicamente corretto”.

Quale è il significato di tutto ciò? Forse esprime la volontà che egli, sia pure in forme discrete o nascoste, abbia accettato piccoli o grandi compromessi utili al perseguimento di obiettivi a breve termine, sottomettendosi a regole odiose e tralasciate come quella di chiudere gli occhi e tacere di fronte a tante ingiustizie visibili e reali o di esprimere giudizi completamente inattendibili per motivi che nulla hanno a che fare con quello che sarebbe dovuto essere il maggiore distintivo dell’intellettuale in genere, ovvero la sua onestà intellettuale, o ancora come quella per cui si tende a promuovere in senso lato non ciò chi ha a che fare con una reale produttività e con il merito ma solo con ciò che può essere utile e conveniente per se stesso e per il proprio gruppo di riferimento.

La realtà è che lo abbiamo sempre saputo: siamo dei mediocri componenti di una comunità mediocre. Tempo di scandali? Corruzione? Macché! Per noi solo robetta di quart’ordine. Dobbiamo accontentarci dei ravvedimenti operosi del Rais.

La regione Calabria, dove sono nato è diventata autoreferenziale. Sembra una barca sfasciata, che fa acqua da tutte le parti. Probabilmente stanno cercando maldestramente di aggiustarla, ma non riescono neanche a farcelo sapere. C’è una qualche politica sociale? L’assistenza è stata ridotta? I progetti di sviluppo dove sono? Qualche politica di indirizzo si intravede? Abbiamo accordi sensati con privati che vogliono investire? E uno straccio di discussione pubblica su questo lo vedremo mai?

I presidenti di regione che negli anni si sono alternati alla “guida” della Calabria mi ricordano Giampiero Ventura: un allenatore mediocre. Lo era anche prima di essere ingaggiato come c.t. della Nazionale azzurra di calcio.

Ha continuato ad esserlo ancora di più dopo quella esperienza. Prima, a parte Pisa, Torino e forse Bari, non si ricordano grandi performance in panchina del mediocre Ventura. Nella sua carriera come allenatore ha vinto solo due campionati interregionali con Empoli e Pistoiese e un campionato di serie C1 con il Lecce. Una vita sportiva da mediocre. Il mediocre Tavecchio ha affidato al mediocre Ventura la guida della Nazionale italiana di calcio e la mediocrità al potere ha portato solo a brutti risultati. E, a volte, gli insuccessi dei mediocri vengono giustificati con degli scaricabarili.

Prima di dimettermi dalla Rai mi ero quasi convinto che la fortuna contasse più del talento. Per questo i mediocri avrebbero sempre battuto quelli con maggiori abilità”.

Giacomo Leopardi, scriveva: “prendete una persona di vero valore e una di valore falso in qualsiasi ambito e vedrete che la seconda è sempre più fortunata della prima”.

Gigino A Pellegrini & G elTarik in collegamento da Bengasi

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