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Il Tar del Lazio annulla lo scioglimento del comune di Tropea

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Tropea come Amantea ? Sembra di si!

Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso che era stato presentato per chiedere l'annullamento dello scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Tropea.

Il ricorso era stato proposto dal sindaco, Giuseppe Rodolico, e da due assessori, assistiti dagli avvocati Alfredo Gualtieri e Demetrio Verbaro.

Lo scioglimento del Comune era stato disposto dal Consiglio dei Ministri il 10 agosto del 2016 su proposta dell'allora Ministro dell'Interno, Angelino Alfano.

Secondo gli avvocati Gualtieri e Verbaro, "mancavano del tutto gli elementi per adottare il provvedimento di scioglimento del Comune perché non c'era nulla che potesse fare presumere infiltrazioni nell'ente da parte della criminalità organizzata".

I giudici amministrativi del Lazio accolgono il ricorso degli ex amministratori e “bocciano” l’operato della Commissione di accesso agli atti e della Prefettura di Vibo. Caso chiuso?

Il provvedimento è stato adottato dalla prima sezione del Tar Lazio.

Il decreto era stato adottato sulla scorta di una relazione redatta dalla Commissione di accesso agli atti composta dal viceprefetto Lucia Iannuzzi, dall'allora comandante della Compagnia dei carabinieri di Tropea Francesco Manzone e dal capitano della Guardia di finanza Giovanni Torino,

Ora i giudici amministrativi hanno deciso che si è in presenza di una “carenza nella fattispecie dei presupposti per lo scioglimento degli organi elettivi locali”.

Il Tar ha notato che è stata la stessa Commissione di accesso agli atti ad aver usato la parola “presumibilmente” ("presumibilmente vicini alle cosche la frase esatta") in riferimento ad alcune persone presenti all’incontro. Si tratta di un grave errore motivazionale, perché una persona o è vicina ad un clan o non lo è, lasciando invece le "presunzioni" il tempo che trovano in termini giuridici.

Per esempio i certificati penali del futuro sindaco Giuseppe Rodolico, dell’avvocato Giovanni Vecchio (cugino del sindaco), di Antonio Bretti (poi nominato assessore), e del vicesindaco Domenico Tropeano, tutti presenti alla riunione pre-elettorale all’hotel Santa Lucia di Parghelia, dimostrano per il Tar che i partecipanti alla lecita riunione non avevano alcun precedente penale per fatti di criminalità organizzata, gli unici utili a motivare un decreto di scioglimento degli organi elettivi dell’ente per infiltrazioni mafiose.

Si evince inoltre l’assenza di procedimenti penali pendenti in capo a tutti i partecipanti all’incontro pre-elettorale e l’assenza di frequentazioni con esponenti della criminalità organizzata. “Ne discende, in mancanza di prospettazione di ulteriori e puntuali elementi, l'insussistenza - scrive il Tar - a carico dello sindaco e del cugino”, cioè Giuseppe Rodolico e Giovanni Vecchio, di “elementi dotati di concreta e univoca valenza probatoria”.

Ora il ministero ha la possibilità di ricorrere al consiglio di Stato.

Lo farà?

E gli amministratori di Tropea faranno come quelli di Amantea? Chiederanno i danni morali?

Seguiremo la vicenda.

Redazione TirrenoNews

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