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“Medico evade il Fisco per 500 mila euro, denunciato dalla Finanza di Paola

PAOLA (CS) – Dal 2014 il medico professionista non ha dichiarato compensi per circa 500 mila euro e non ha presentato alcuna dichiarazione I.V.A., pur avendo eseguito operazioni imponibili per oltre 670 mila euro.

I Finanzieri della Compagnia di Paola hanno smascherato il medico evasore, operante nella Provincia di Cosenza, grazie all‘individuazione “mirata“ del soggetto economico attraverso l’attività di controllo del territorio e l’utilizzo delle banche dati a disposizione della Guardia di Finanza, che complessivamente hanno consentito di sviluppare una specifica analisi di rischio e di rilevare significativi elementi di pericolosità sotto il profilo fiscale, originando una preordinata attività di controllo.

L’attività ispettiva è stata effettuata anche attraverso indagini finanziarie, aventi ad oggetto numerosi conti correnti ed altri rapporti, aperti presso diversi Istituti, nonché migliaia di operazioni bancarie.

Grazie anche alla ricostruzione dei rapporti intrattenuti con i soggetti economici ai quali sono state rese le prestazioni mediche, complessivamente le Fiamme Gialle calabre hanno ricostruito la reale posizione fiscale del professionista, i compensi percepiti e non dichiarati, l’Imposta sul valore aggiunto non dichiarata, dovuta e non versata.

Al termine della verifica è stata rilevata, quindi, la mancata dichiarazione di compensi per circa 500 mila euro, operazioni imponibili ai fini I.V.A. per oltre 670 mila euro e sono state calcolate imposte evase per 290 mila euro.

Inoltre, il professionista è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria, per la commissione del reato di “Omessa dichiarazione” ed ora rischia anche la reclusione fino a quattro anni.

Pubblicato in Paola

Alcuni titolari di lidi balneari hanno avuto un incontro con l’ amministrazione comunale per una valutazione sulla possibilità automatica di attuare le solite dune artificiali a tutela delle loro opere evitando i gravissimi danni che talvolta le forti mareggiate vi apportano con il rischio della loro mancata attivazione nell’anno successivo e quindi una risposta insufficiente alle esigenze dei turisti ed un aumento delle tariffe

Amantea come tanti altri paesi turistici ha diversi lidi balneari annuali al fine di ridurre le tariffe do servizio che sono aumentate dai costi di smantellamento e riproposizione annuali.

Anche in tante altre parti d’Italia la prima e più semplice risposta è la realizzazione di dune artificiali atte a spezzare l’effetto dei marosi ribaltando l’onda e così ripetendo il positivo effetto che realizza il nostro lungomare che infatti si mantiene da tempo mentre altri( vedi Campora San Giovanni) sono stati interamente distrutti.

Per esempio la intera spiaggia di Santa Maria del cedro interessata dalle dune artificiali che tutelano sia i lidi che terreni ed opere, pubbliche e private.

Per non parlare di tante spiagge dell’Adriatico

Ora proprio a conferma della ricerca europea che afferma come la Calabria sia l’ultima regione italiana e la terzultima europea per risposta burocratica alle esigenze della comunità i titolari dei lidi hanno evidenziato la mancanza di certezza comportamentale.

In ragione di questa grave condizione di inefficienza e di incertezza è emersa la possibilità ed opportunità di integrare il piano spiaggia con un micro codicillo che permetta automaticamente la realizzazione di dune artificiali di tutela dei lidi usando la sabbia presente nella stessa area della concessione demaniale che a fine periodo invernale sarà ridistribuita sulla spiaggia.

Un codicillo da sottoporre ad apposita conferenza di servizio.

Un codicillo che permetterà allo stesso comune di realizzare sue dune a tutela del lungomare e della pista ciclabile che molto spesso vengono invasi dalle onde e riempite dalla sabbia da esse trasportata.

Basta evidenziare che si tratta di interventi storicizzati che hanno garantito una efficace risposta ai marosi e senza alcuna negativa incidenza ambientale.

Basterà quindi una semplice comunicazione all’ente comune in fase di realizzazione della duna ed una in fase di eliminazione con dichiarazione se sarà usata soltanto la sabbia presente nella concessione o se essa dovrà essere integrata da apparto esterno; in tal caso sarà necessario una preventiva valutazione della compatibilità della nuova sabbia.

La comunicazione permetterà al comune di esercitare i controlli che esso riterrà opportuni.

E’ un necessario processo di semplificazione amministrativa e che permette la riduzione di danni e di inutili costi.

Ora spetta al comune di operare per dare risposta ai titolari di lidi ed alle proprie necessità forse nemmeno interamente percepite.

Ma domani ci saranno novità……………….( vi faremo sapere)

Pubblicato in Primo Piano

“Nella giornata di oggi un organo di stampa ha dato la notizia su di una indagine della Guardia di Finanza che starebbe effettuando accertamenti su presunte illegittimità nelle retribuzioni, nelle indennità e nei contratti dei Sorveglianti Idraulici, transitati nell’anno 2014 da AFOR a Calabria Verde.

La notizia accostata con sarcasmo alla particolare situazione della sorveglianza idraulica (tra l’altro, in un periodo caratterizzato da eventi climatici particolari) e all’annuncio che “intanto” l’Azienda Calabria Verde “ha previsto oltre 1.000 assunzioni in tre anni” ha suscitato in molti ilarità.

Intendo, pertanto, fornire qualche elemento di informazione. Prima, però, una precisazione: non ho nulla da giustificare perché convinto di operare da sempre nell’interesse dell’Azienda.

Veniamo, quindi, al dunque, partendo dagli accertamenti della Guardia di Finanza.

Nel mese di luglio u.s., in Azienda si presentò personale della Nucleo di Polizia Economica - Finanziaria di Catanzaro che, essendo già stato in Regione, chiese chiarimenti sul perché agli operai idraulico forestali e agli stessi sorveglianti idraulici, dipendenti comunque da un’Azienda pubblica (Calabria Verde è un ente pubblico non economico), fosse applicato il contratto nazionale del comparto operai idraulico forestali.

Mi riservai di fornire notizie di dettaglio, precisando sin da subito che, mentre l’applicazione del citato contratto agli operai idraulico forestali mi pareva corretta, quella dello stesso contratto ai sorveglianti suscitava non poche perplessità, anche perché, mesi prima, intervistato da inviati di “Striscia la notizia” avevo già parlato di un “pastrocchio”. Nella circostanza, presi l’impegno con gli operanti di fornire loro tutti gli elementi a mia disposizione. Datomi tempo a sufficienza, dal decorso mese di luglio al 19 ottobre u.s., esaminati gli atti normativi di settore, nei ritagli di tempo (perché ho anche altro da fare), ho cercato di comprendere quanto accaduto. Nel mese di agosto, scrissi persino una riservata al Presidente informandolo che, per quello che stavo appurando, avevo ritenuto opportuno congelare la trattativa in atto ai fini della stesura di un nuovo contratto regionale per gli operai idraulico forestali, suscitando le reazioni delle parti sociali, all’oscuro di quanto stava accadendo.

Il 19 ottobre u.s., ho quindi consegnato alla Guardia di Finanza un copioso documento che riporta il numero di protocollo aziendale 16597 del 17 ottobre 2018, inviato anche al responsabile del Dipartimento Presidenza della Regione Calabria e, per conoscenza, alla Procura della Repubblica di Catanzaro.

Nel documento ho cercato, sperando di esserci riuscito, di spiegare il perché della, a mio avviso, legittimità applicazione del succitato contratto agli operai forestali, come anche i motivi che mi fanno invece ritenere inapplicabile quello stesso contratto ai sorveglianti.

L’occasione è stata buona in quanto, approfittando della richiesta, ho “sciorinato” gli atti normativi e amministrativi che hanno riguardato nel tempo il cosiddetto “servizio di sorveglianza idraulica”, oggi all’attenzione di molti, facendo emergere una serie di situazioni assurde.

Ad esempio, ho visto che l’estensore dell’articolo si è meravigliato che in Calabria non esistono ancora i presidi idraulici, almeno 5 (uno per provincia) e che non esiste un servizio di piena. Il paradosso è che di presidi idraulici in Calabria ve ne dovevano essere 13, uno per area programma, e che benchè siano stati istituiti per ben 6 volte, non esistono ancora. Devo ringraziare il dirigente che ha proposto nel 2013 un atto deliberativo coraggioso, se prima AFOR, oggi Calabria Verde, non debbano rispondere di continue omissioni a livello penale. Oggi Calabria Verde fa infatti esclusivamente un servizio di sorveglianza di primo livello volto al solo monitoraggio. Sento parlare anche, a sproposito, di assenza di un servizio di piena e di un corpo di polizia idraulica, senza però che qualcuno (anche politici di rango) indichi con chi e con quali risorse si debbano espletare tali servizi. Ricordo ancora, poiché è in una relazione agli atti (redatta in occasione di una delle diverse periodiche attivazioni dei Presidi), si parlò di una esigenza di circa 1.500 unità per la sorveglianza. Sicuramente erano altri tempi! Oggi, infatti, si polemizza sulla necessità di dover assumere in 3 anni 1.000 persone. Intanto vorrei precisare che di quelle 1.000 persone 203 sono precari interessati da un processo di stabilizzazione triennale (ex LSU/LPU).

Nei giorni scorsi ho pubblicato il bando per i primi 75 che saranno assunti a tempo indeterminato entro il corrente anno.(ndr In tempo per le elezioni?)

Il bando non sottende manovre politiche di alcun genere. Anzi, se qualcuno lo leggerà si renderà conto che coloro che intendono essere stabilizzati devono andare a colmare le lacune dell’antincendio boschivo.

Sul sito aziendale vi è la delibera che, vi assicuro, in tanti dei diretti interessati, ha suscitato malumori.

Ho già avvisato i sindacati che entro il mese di dicembre organizzerò il concorso che nel 2019 dovrà portare, per come previsto dalla legge, all’assunzione degli ex LSU/LPU di categoria D e C e fisserò, sempre per il 2019, i numeri del contingente degli stessi lavoratori di categoria A e B. Il tutto secondo legge.

L’ho detto e lo ripeto, se rimarrò in Azienda, nel 2018, 2019 e 2020 stabilizzerò tutto il contingente ex LSU/ LPU, consentendo loro di passare anche dalle attuali 26 ore settimanali a 36, a prescindere dalle prossime campagne elettorali. Tutti hanno una dignità. Del resto, se si può dare un reddito di cittadinanza a chi non ha lavoro, perché non si può dare un reddito dignitoso da lavoro a chi è oggi precario?

Sulla programmata assunzione di operai, è bene chiarire. Si tratta di assunzioni a tempo determinato. Sto facendo passare a fatica (lo sottolineo, a fatica) il concetto che l’Azienda svolge attività stagionali. Non servono più reggimenti di operai generici. Serve manodopera particolare che consenta di svolgere sin anche il servizio di pronto intervento idraulico che è il vero e più utile servizio che serve al settore della Sorveglianza. L’Azienda già dal prossimo anno avrà difficoltà ad espletare le attività che la legge le attribuisce. Quest’anno sono andati in pensione altri 250 operai. Nel prossimo anno ve ne saranno molti di più a causa degli incentivi pensionistici introdotti. Mi aspetto, ad esempio, che i circa 1200 operai, interessati allo stato da gravi prescrizioni sanitarie, accetteranno di andare via. Sul balletto di numeri attorno al contingente di operai di Calabria Verde, rivolgo a tutti un invito: evitiamo inutili speculazioni. Il numero corretto l’ho persino indicato alla magistratura contabile. Si sappia che nel 2022, viste le nuove norme pensionistiche, in Azienda rimarranno solo gli operai dell’ex Fondo Sollievo (1.100).

Un’ultima puntualizzazione. Se è vero che il bilancio di Calabria Verde riporta ingenti spese di personale, qualcuno si deve anche preoccupare di spiegare, dopo aver compreso cosa fanno, come quantificare la redditività del loro lavoro.

L’Azienda, purtroppo, non raccoglie e vende frutta o taglia e vende alberi (a questo purtroppo vi provvedono altri).

Qualcuno si dovrà prima o poi preoccupare di dare un valore al lavoro svolto dai miei operai forestali che, nonostante i tanti problemi, sono orgoglioso di rappresentare, sorveglianti idraulici compresi che, non appena saranno liberati dal “peccato originale” della loro assunzione, non abbandonerò.

Chiudo con un invito rivolto al signor Presidente della Regione: “Presidente, non siamo sorveglianti, ma tutti sorvegliati, compatibilmente con i suoi impegni, è assolutamente urgente e necessario, anche a tutela della sua persona, produrre un report su quello che in Azienda è stato fatto e si sta facendo.

Urgente perché non vorrei che si ripensasse, a ridosso di elezioni, ad atteggiamenti propagandistici, necessario poiché non posso vedermi periodicamente esposto a gratuite illazioni.

Cordialmente”. Presidenza - Catanzaro, 10/11/2018 Aloisio Mariggiò Commissario "Calabria Verde"

Pubblicato in Calabria

Nel mirino della Guardia di Finanza una società attiva nel settore pubblicitario, che non avrebbe dichiarato quattro milioni e mezzo di euro di ricavi, evadendo le imposte per oltre un milione e 300mila euro

Due persone sono state denunciate dai finanzieri di Paola

 

che hanno scoperto una società attiva nel settore pubblicitario che avrebbe evaso il Fisco, non presentando dal 2013, alcuna dichiarazione dei redditi pur avendo conseguito ricavi per 4,5 milioni di euro.

L’impresa “fantasma”, dopo essere stata particolarmente attiva nel territorio cosentino ed aver cambiato negli anni diversi amministratori e sede, spostando quest’ultima da una città ad un’altra, dall’anno 2013 non ha più presentato le dichiarazioni fiscali ed è stata posta in liquidazione, così evadendo rilevanti imposte a danno dell’Erario pari ad oltre 1,3 milioni di euro.

Negli ultimi tre anni la società ha fatto anche importanti investimenti, tra cui l’acquisito di un immobile e di diverse autovetture, alcune di rilevante valore.

Nonostante la scarsa documentazione amministrativa e contabile a disposizione, i Finanzieri hanno ricostruito, grazie ad una mirata serie di riscontri effettuati nei confronti di numerosi operatori commerciali del settore, la reale posizione fiscale del contribuente, le vendite effettuate e gli utili conseguiti.

Al termine della verifica fiscale è stata rilevata, quindi, la mancata dichiarazione di ricavi per 4,5 milioni di euro e sono state calcolate imposte evase per oltre 1,3 milioni di euro.

Inoltre sono state denunciati due amministratori all’Autorità Giudiziaria, per la commissione dei reati di “Omessa dichiarazione” e “Occultamento o distruzione di documenti contabili”, i quali ora rischiano anche la reclusione fino a sei anni.

Pubblicato in Alto Tirreno

La Compagnia della Guardia di Finanza di Paola (CS) ha scoperto un evasore, che dal 2012 non ha presentato alcuna dichiarazione dei redditi pur avendo conseguito ricavi per oltre 250 mila euro.

I finanzieri hanno smascherato la società “fantasma”,

 

operante nella provincia di Cosenza ed attiva nel settore della “fabbricazione di porte e finestre in legno”, grazie all‘individuazione “mirata“ del soggetto economico attraverso l’attività di controllo del territorio e l’utilizzo delle banche dati a disposizione della Guardia di Finanza, che complessivamente hanno consentito di sviluppare una specifica analisi di rischio e di rilevare significativi elementi di pericolosità sotto il profilo fiscale, originando una preordinata attività di controllo.

L’attività ispettiva è stata resa particolarmente difficoltosa a causa della parziale esibizione e consegna della documentazione contabile, da parte del contribuente sottoposto a controllo.

Ciononostante, anche attraverso riscontri effettuati nei confronti di numerosi operatori commerciali del settore, le Fiamme Gialle calabre hanno ricostruito la reale posizione fiscale della società, le vendite effettuate e gli utili conseguiti.

Nel corso del controllo, inoltre, è emerso che la società aveva svolto anche l’attività commerciale di “vendita di prodotti per la casa, l’igiene intima, detersivi, etc.”, la quale però non era stata dichiarata al Fisco.

Le fatture di vendita acquisite hanno consentito di calcolare anche i ricavi derivanti da quest’ultima attività “nascosta”.

Al termine del controllo fiscale è stata rilevata, quindi, la mancata dichiarazione di ricavi per 250 mila euro e sono state calcolate imposte evase per circa 67 mila euro. Inoltre, l’amministratore e legale rappresentante della società è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria, per la commissione del reato di “Occultamento o distruzione di documenti contabili” ed ora rischia anche la reclusione fino a sei anni.

Prosegue l’attività da parte della Guardia di Finanza calabrese a tutela dei cittadini e degli imprenditori onesti, al fine di evitare sleali ed illecite concorrenze che sfruttano e si basano su comportamenti illeciti per avvantaggiarsi sul mercato a scapito degli operatori corretti.

Pubblicato in Paola

Le fiamme gialle hanno scoperto un sistema per frodare fisco e gli uffici regionali e della Provincia di Cosenza. Sequestrati beni a due soggetti residenti nel Cosentino e a Roma. L’operazione è la continuazione dell’indagine avviata nel 2017

Cinque persone denunciate, un’imbarcazione da 200mila euro e quattro immobili a Roma sequestrati: sono i numeri di un’operazione della Guardia di Finanza della Compagnia di Paola e della Tenenza di Amantea, nel Cosentino, dopo la scoperta di false fatture per nove milioni per truffare la Regione Calabria e la provincia di Cosenza.

In particolare è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Paola nei confronti di due soggetti residenti nelle Province di Cosenza e di Roma, per truffa ai danni della Regione Calabria e della Provincia di Cosenza ed evasione di imposte sui redditi e sul valore aggiunto.

Il sequestro effettuato costituisce il completamento di un precedente provvedimento già effettuato dalle Fiamme Gialle calabre a luglio 2017 (su 77 immobili, prevalentemente terreni, e 16 rapporti finanziari), in quanto la prosecuzione delle indagini ha consentito di individuare ulteriori beni nella disponibilità di due dei cinque indagati.

Ora l’importo totale del profitto dei reati contestati è arrivato a un milione e 613mila euro.

I Finanzieri hanno scoperto un sofisticato meccanismo di false fatturazioni, pari a circa 9 milioni di euro emesse da una serie di società (due delle quali estere, in realtà fittiziamente create al solo scopo di rendere più difficoltose le indagini), enti morali e associazioni no profit, intestate a “prestanome” al fine di evadere le imposte e creare un indebito credito Iva nei confronti dell’Erario.

Il falso credito di imposta veniva poi indebitamente utilizzato per compensare debiti Iva, ritenute d’acconto operate nei confronti di numerosi soggetti e mai versate.

Una parte delle false fatture, infatti, è stata utilizzata – unitamente ad altra documentazione mendace – quale giustificativo di spesa nell’ambito di un progetto di formazione professionale per l’apprendistato denominato “Addetto al ricevimento”, nonché nell’ambito di corsi di formazione.

Tutte le operazioni illecite venivano abilmente “schermate” da scritturazioni contabili opportunamente predisposte che, come dimostrato anche dal loro confronto con i movimenti bancari afferenti i conti aziendali e quello personale del principale indagato, hanno permesso di veicolare oltre 1,6 milioni di euro a beneficio del truffatore, il quale ha in parte trasferito il denaro su conti correnti esteri.

Con tali stratagemmi gli indagati traevano anche in inganno gli Enti finanziatori, che provvedevano quindi ad accreditare le relative somme.

Al temine delle indagini sono state denunciate 5 persone per i reati di “Emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti” e “Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche”.

Con l’ulteriore sequestro disposto dal Tribunale di Paola su richiesta della locale Procura, i responsabili vengono privati complessivamente di 81 immobili (fabbricati e terreni), un’imbarcazione e 17 rapporti finanziari per un valore pari all’evasione fiscale ed alle indebite percezioni pubbliche conseguite pari ad 1.613.338.

L’indagine di Polizia Giudiziaria si inserisce nell’ambito della proficua azione di lotta alla criminalità economica e finanziaria ed alle illegittime e/o indebite accumulazioni patrimoniali, a tutela dall’economia sana e degli imprenditori onesti, sinergicamente effettuata dalla Procura di Paola e dalla Compagnia Guardia di Finanza, che negli ultimi quindici mesi ha portato a sequestri di beni immobili, mobili registrati e disponibilità finanziarie per un valore di oltre 6 milioni di euro.

Bene! Bravi! Ma c’è ancora tanto da scoprire!

Amantea (Cosenza) - È ritornata in mare dopo le cure un esemplare adulto di tartaruga caretta-caretta trovato in fin di vita l’11 giugno scorso da un'unità navale in forza al Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Vibo Valentia,

al largo di Amantea, durante un’ordinaria navigazione di polizia.

Dopo aver preso a bordo l’esemplare di specie protetta, i finanziari, hanno attivato la Rete Regionale Spiaggiamento, chiamando l’ASP “Area C” di Cosenza - Distretto Tirreno ed il Centro Recupero M.A.R.E. (Marine Animal Rescue Effort) di Montepaone.

L’esemplare debilitato ed in pericolo di vita, affetto da una grave sub-occlusione per ingestione di numerosi frammenti di plastica, dopo circa un mese e mezzo di trattamento terapeutico continuato da parte del veterinario e degli operatori del Centro di Recupero M.A.R.E. Calabria di Montepaone, è stato riportato nel suo habitat naturale.

Le dottoresse Elena Madeo e Stefania Giglio, Operatori Scientifici di Rete Regionale Spiaggiamento della Regione Calabria e operatori del Centro Recupero M.A.R.E., si sono prese cura dell’animale fino all’ultimo istante a bordo dell’unità della Guardia di Finanza, prima del suo rilascio.

Giunti in prossimità del luogo del rinvenimento, le biologhe presenti a bordo, con il supporto dei membri dell’equipaggio dell’unità navale del Corpo, hanno provveduto al rilascio della tartaruga, alla quale è stato dato il nome “ELLA”.

Pubblicato in Primo Piano

Paradossale e provocatorio.

Continua l’azione delle fiamme gialle rispetto alle direttive impartite dal Ministero dell’Interno a contrasto dell’abusivismo commerciale e della contraffazione

 

 

In parallelo alle iniziative di prevenzione ed educazione alla legalità decise dalla Prefettura di Crotone, i finanzieri della compagnia pitagorica, hanno individuato due soggetti intenti alla vendita di scarpe riportanti marchi e segni distintivi di importanti aziende sportive provvedendo a sottoporre a sequestro penale complessivamente 130 articoli contraffatti ed a denunciare i malfattori.

Emblematica è risultata essere la circostanza dell’intervento condotto dalle Fiamme Gialle: sul lungomare del centro cittadino, durante la presentazione dello stand espositivo organizzato proprio per informare e sensibilizzare la collettività alla prevenzione dei fenomeni illeciti dell’abusivismo commerciale e della contraffazione.

Come già in più occasioni ribadito l’acquisto di merce contraffatta alimenta il lavoro nero, genera evasione fiscale, favorisce il riciclaggio dei proventi illeciti da parte della criminalità organizzata che il Corpo della Guardia di Finanza intende contrastare in ogni sua forma di manifestazione.

Pubblicato in Crotone

Dopo la recente scoperta di un supermercato evasore totale e relativa denuncia del responsabile dell’ occultamento al fisco di oltre 1.7 milioni, ecco che la Guardia di Finanza di Paola ha scoperto un evasore totale,

 

 

che dal 2010 non ha presentato alcuna dichiarazione dei redditi pur avendo conseguito ricavi per oltre 3,6 milioni di euro.

L’ attività di Polizia Giudiziaria è stata diretta dal Procuratore Capo della Repubblica di Paola, Pierpaolo Bruni e dal Sostituto, Teresa Valeria Grieco.

Essa aveva portato anche all’esecuzione di misure cautelari personali e sequestri nei confronti di diversi soggetti, accusati di aver commesso il reato di “Trasferimento fraudolento di valori” (“Intestazione fittizia”)

I finanzieri hanno smascherato una ditta individuale “fantasma”, attiva nel settore della “Pubblicità”.

L’amministratore di fatto ed il suo prestanome sono stati denunciati per omessa dichiarazione e occultamento o distruzione di documenti contabili.

Pubblicato in Paola

Ma queste persone lo sanno che i responsabili della coltivazione di droga ai sensi dell’art. 73 del D.P.R. 309/1990 che punisce chiunque produce, traffica o detiene sostanza stupefacente con la reclusione da un minimo di 6 ad un massimo di 20 anni, nonché con una multa da un minimo di 26.000 € ad un massimo di 260.000 €?

E’ vero che con la droga si guadagna moltissimo, ma si rischia anche moltissimo!

Addirittura ora la droga si coltiva in giardino.

I Finanzieri della Compagnia di Rossano hanno scoperto, nell’ambito degli ordinari controlli del territorio effettuati al fine di arginare il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti, una coltivazione di canapa indiana occultata all’interno del giardino di un’abitazione del rossanese, traendo in arresto il responsabile.

A condurre le Fiamme Gialle all’abitazione di V.D., 40 anni, sono state le informazioni raccolte nell’ambito della attenta e continua attività di controllo del territorio al fine di prevenire e contrastare ogni forma di traffico illecito.

Nell’abitazione, ispezionata dai Finanzieri sia all’interno che nell’ampio giardino di pertinenza, è stata rinvenuta una vera e propria serra per la coltivazione di 9 piantine di canapa indiana dell’altezza di circa 120 cm, molto ben curate, con tanto di attrezzatura completa per l’irrigazione e la cura degli arbusti.

La coltivazione era stata ricavata in un angolo del giardino, abilmente occultata da recinzioni in reti “ombreggianti” sia per fornire adeguato riparo dal sole alle piantine, ma soprattutto per evitare che le stesse fossero agevolmente individuate dall’esterno.

Le piantine sono state estirpate, poste sotto sequestro, ed avviate alla distruzione.

Il peso complessivo delle piante è risultato essere pari a 1,5 kg.

Tale quantitativo di sostanza stupefacente, una volta sottoposto a procedura di essiccazione, suddiviso in dosi e posto in vendita sul mercato clandestino,avrebbe avuto un valore pari a circa 14.000 €.

Pubblicato in Calabria
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