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Lo strapotere dell’Asp di Cosenza, ecco che fine fa chi si ribella

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“Nicola Gratteri non so se nella parte di Calabria in cui vive Lei ha ancora un senso denunciare , qui nell'alto Tirreno è un suicidio.

 

 

Raffaele Mauro non ha certamente un debole per la dottoressa Giuliana Bernaudo e lo si evince dal fatto che alla prima occasione l’ha letteralmente sbattuta fuori dai circuiti di potere che gravitano attorno a quel pozzo senza fondo di illegittimità che è il Capt praiese, la struttura spacciata senza vergogna per un ospedale e che ospedale, nonostante tre sentenze del Consiglio di Stato, forse non tornerà mai ad esserlo.

Circuiti di potere, dicevamo.

E se poi i circuiti saltano, qualcuno deve pagare il conto.

Chi pensava di aver fatto il terno al lotto cavalcando l’onda del populismo con la litania della buona sanità e delle riaperture inesistenti, è andato a sbattere contro la voglia di verità dell’elettorato, che il 4 marzo scorso, ha dato il benservito a coloro i quali pensavano di vendere un inganno come fosse verità senza destare sospetti.

Però dall’Asp di Cosenza ci avevano provato.

Sfacciatamente.

Volevano portare il Pd cosentino in vetta e ci hanno provato cominciando dal sostituire i pezzi sulla scacchiera.

A poche settimane dal voto dentro la piddina Angela Riccetti, fuori la pedina Giuliana Bernaudo.

Che non solo era d’intralcio per la campagna elettorale, ma continuava a fare il “cane sciolto”, non si sottometteva alla supremazia di quelli che fanno il bello e il cattivo tempo in quelle stanze dorate e protette dal mondo esterno che sono gli uffici Asp di Cosenza.

Così arriva il trasferimento in tronco della Bernaudo, nonostante un contratto di lavoro che le garantisse la permanenza alla direzione del distretto del Tirreno fino a maggio 2018.

Viene mandata lontano da quella struttura che in campagna elettorale doveva servire a canalizzare il consenso verso il Pd, dunque, finisce a dirigere l’unità operativa complessa “Igiene degli alimenti e nutrizione” del Dipartimento di Prevenzione. A Cosenza.

A 100 chilometri da Praia a Mare.

Ma la dottoressa ribelle, una che per non essersi resa complice di certi personaggi, per dire, non ha meritato neppure l’invito all’inaugurazione farsa del fantomatico ospedale, deve essersi attirata parecchie antipatie negli ultimi tempi, tanto che l’esilio in territorio bruzio non ha soddisfatto del tutto il direttore generale del”Asp Raffaele Mauro, il quale quattro giorni fa ha comunicato ai vertici sanitari ancora un trasferimento dell’ex direttrice del Distretto sanitario del Tirreno, questa volta mandata a ricoprire il ruolo di dirigente biologo presso il Poliambulatorio di Amantea, che com’è specificato nel documento, è la sede originaria di appartenenza.

Che in politichese si legge «incarico affidato (la dirigenza dell’unità di “Igiene degli alimenti e nutrizione”, ndr) in attesa che trovasse naturale scadenza il contratto di lavoro stipulato con l’Asp», in gergo potrebbe significare invece “passaggio obbligato per rispedirti da dove sei venuta”. Significa annullamento di anni di sacrifici e di carriera.

È un pugno allo stomaco, l’ennesima umiliazione per Giuliana Bernaudo, che non esercita più la professione di biologa da oltre 20 anni.

E che anche stavolta verrà lasciata sola a combattere contro un sistema marcio e una società silente che si rende ogni giorno più complice

Posted on 18 maggio 2018 by Francesca Lagatta

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